Epifania: dal Creato al Creatore di Don Franco Galeone

6 gennaio 2017

riflessioni pluri-tematiche sul Vangelo della domenica                                              

A cura del Gruppo biblico ebraico-cristiano  השרשים  הקדושים

  1. Epifania, non Befana!

L’Epifania ha subìto una degradazione semantica, una caduta verticale di significato nota a tutti: dalla Epifania alla Befana, la vecchietta dei regali e dell’anno vecchio che se ne va! Ma ha conservato la sua immensa popolarità, tanto che, dopo avere tentato di sopprimerne la festa, la si è dovuta subito ripristinare. Epifania è una parola che deriva dal greco, e significa la rivelazione dell’amore gratuito ed universale di Dio padre. Lungo i secoli, l’Epifania è diventata anche la festa della luce, della ragione che cerca la fede, la festa della salvezza offerta a tutti. A Natale è apparsa la salvezza, nell’Epifania questa salvezza viene offerta a tutti. La caratteristica dell’Epifania è questo respiro universale. Difatti, la pietà popolare ha dipinto con tre colori diversi la pelle dei tre Magi, proprio a indicare l’universalità della salvezza. Quella salvezza, riservata agli ebrei, è ora per tutti, perché davanti a Dio non esiste nessun popolo eletto né razza pura: Dio non preferisce nessuna etnia: chi pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a Lui accetto, leggiamo negli Atti degli Apostoli. Per troppo tempo la Chiesa cattolica, cioè noi, è stata legata alla filosofia greca, al diritto romano, alla cultura occidentale, all’uomo bianco. Ma la Chiesa non può essere bianca o nera, borghese o proletaria, dell’est o dell’ovest. Un recente libro di R. Camilleri porta questo titolo: Dio è cattolico? Ma certo, a patto di dare al termine cattolico il significato suo letterale: universale e non romano. Dio non appartiene a nessuno, perciò è di tutti.

Anche la Chiesa è cattolica cioè madre accogliente, casa aperta a tutti. Per avere dimenticato la verità della paternità universale di Dio, abbiamo inaugurato un sistema di facili etichette e di odiosi ostracismi; abbiamo proclamato le guerre sante e le crociate; abbiamo bollato come radical-estremista chi aveva un pensiero diverso dal nostro; abbiamo innalzato roghi per eretici che andavano curati e non bruciati; abbiamo eretto tribunali per inquisire e torturare chi rifiutava le nostre verità e le nostre virtù; abbiamo predicato l’antigiudaismo, costruito il ghetto, cucito la stella di David, provocato l’Olocausto; abbiamo composto il Sillabo e l’Indice dei libri proibiti, lanciato scomuniche, censure, sospensioni, interdetti … che scandalosamente offendono l’unità della famiglia umana, e che oggi faticosamente si cerca di ricomporre: In quante divisioni noi cristiani portiamo la nostra parte di responsabilità  (Giovanni  Paolo II).

  1. Cristo circola in incognito

La nascita di Cristo, così imprevista secondo il copione ufficiale, guasta la cultura, la teologia, la chiesa, la festa. Quando la sua Parola penetra, tutte le nostre verità sono scosse dalle radici; entriamo nel buio luminoso della fede; passiamo da una verità dogmatica a una ricerca infinita, dalla superbia alla meraviglia. L’uomo è sempre tentato di edulcorare la Parola di Dio con i filtri dell’ortodossia, per cui alla fine questa diventa una parola tranquillante e per nulla inquietante. Il turbamento di una intera città e del suo re sta ad indicare che la Parola di Dio sovrasta tutte le istituzioni, perché Cristo è venuto a denunciare i prepotenti (Guai a voi!), e ad annunciare il Regno (Beati voi!), nei riguardi del quale tutto diventa funzionale e provvisorio. La parola di Cristo non è fatta per conservare gli equilibri, dolce ai ricchi, consolante ai poveri, servile con i padroni, accomodante con gli operai. La Parola di Dio è la relativizzazione del sacro ed è l’esaltazione dell’uomo, che è superiore al culto, al sacro, alle legge, al Tempio. Per questa antropocentrazione, Cristo è stato rifiutato dai religiosi e dai politici del tempo: era ateo, secondo la religione della maggioranza!

  1. Per un’altra strada

Venivano da molto lontano quei Magi che annunciavano la nascita di Cristo. A portare a Gerusalemme, la città santa, l’annuncio che era nato Gesù, non furono i sacerdoti e i teologi, ma degli estranei. La salvezza oggi passa per luoghi inediti, per canali non autorizzati. Cristo circola, come sempre, in incognito. Credere nel Vangelo significa anche ascoltare un messaggio che ci viene da fuori, da lontano. Beati coloro che dimenticano la sterile saggezza; che non vanno a rintracciare la Parola di Dio nella polvere dei concili del passato, perché viva e imprevedibile è la Parola di Dio, e si affida ai gesti, ai gemiti, alle insurrezioni, alla bellezza della vita, che nasce al di fuori degli steccati della nostra civiltà! Questa considerazione non è guidata da frustrazione storica o da volontà di autodenigrazione: esprime la fiducia nella paternità universale di Dio, che non può essere intrappolato dalle astuzie della piccola ragione umana, né piegato dalle nostre preghiere a fare la nostra volontà.

Come i Magi, siamo invitati alla conversione del cuore, a tornare per un’altra strada, quella di un’altra vita, ma con la luce di una stella in fondo al cuore. Per sempre! E’ così che mi piace pensare ai Magi: non come intellettuali  che il potere ha messo a tacere con la paura e i regali, ma come filosofi alla ricerca di una verità più grande. Uomini della statura del biblico Abramo, che lascia tutto, sfidando il ridicolo della gente, per addentrarsi nelle tenebre luminose dell’avventura divina,  con poche certezze, molti rischi, e la possibilità del fallimento. Stanchi di ruminare la vecchia verità, di riscaldare nelle gelide cosce lo sterile uovo, hanno provato una volta a credere all’utopia, alle stelle, ai sogni, alle voci del cosmo, e in fondo al viaggio, la felice scoperta: Cristo non li aveva attesi, ma era stato loro compagno e loro guida. Uomini come il mitico Ulisse, che non ha voluto entrare nel gregge della mediocrità generale, non si è rassegnato al conformismo. Fra le risate dei benpensanti, i Magi hanno testimoniato che Dio è il solo che mai è cercato inutilmente, anche quando appare impossibile trovarlo. La felice avventura dei Magi può essere anche la nostra, se avremo il  coraggio di metterci in cammino, di rischiare, di essere coerenti, di credere ai sogni, di sfidare il sorriso della stupida maggioranza. Tornare in famiglia e nel lavoro per un’altra strada, non in senso geografico ma spirituale: non ritornare al Potere, nel Palazzo di Erode, con la sua pericolosa potenza, ma convertiti dentro, rifatti nel cuore, con la gioia di chi ha davvero incontrato il Signore! Auguri e buona vita!

9-don-francoDon Franco Galeone

 

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *