Festività di Santo Stefano protomartire

Patrono della comunità parrocchiale di Cancello ed Arnone

Cancello ed Arnone (Matilde Maisto) – Il 3 Agosto nella Parrocchia Maria SS. Regina di tutti i Santi si celebra la festività di Santo Stefano Protomartire, Patrono di Cancello ed Arnone.

In mattina Sante Messe,  ed in serata alle ore 20,00 la Processione che, attraversando le vie cittadine, ha onorato il nostro Santo Patrono ed è terminata con la rappresentazione della lapidazione di S. Stefano.

Già le edizioni precedenti  hanno riscosso consensi e grande successo; molti sono stati i giovani che hanno partecipato alla rappresentazione della storia di Stefano e della sua lapidazione. Cerimonia bella e commovente che ha coinvolto tantissimi fedeli.

Anche quest’anno, Don Sabatino non ha voluto essere da meno ed ha  lavorato assiduamente per la buona riuscita dell’evento religioso.

Come sappiamo l’affermazione vigorosa di Stefano sulla divinità del Cristo proferita di fronte ai Giudei provocò la sua condanna a morte per lapidazione, facendone il primo martire della Chiesa. Pertanto rivivere nel corso della processione dedicata al Santo tutti gli avvenimenti inerenti la sua vita ed infine la sua morte, hanno coinvolto e commosso moltissimi fedeli.

In proposito il parroco Don Sabatino Sciorio ricorda che “tra le attestazioni più significative di un culto antico nel tempo e, di recente, rimesso in vigore è quello per santo Stefano, protomartire, patrono della nostra comunità e del quale preziosissima reliquia la Chiesa di Capua conserva un frammento del braccio. Pertanto, si ritiene di dover riproporre alla devota attenzione dei fedeli una statua molto eloquente nella sua raffigurazione, sia sul piano iconografico che su quello della venerazione. La considerazione per questo grande Santo era caduta se non in oblio, in una sorta di disinteresse. Credo che rievocare nei nostri cuori la memoria per lui possa costituire un momento di risveglio religioso ed un recupero opportuno della devozione per un martire esemplare. La missione del cristiano è infatti, quella di spargere fiori, non tirar sassi; è di accendere lumi nelle coscienze, non spegnerli. Santo Stefano è proprio l’icona del cristiano che non tira sassi, ma li riceve addosso, ricambiando con lo spargere i fiori intorno a sé, infiammando gli animi. Quei fiori sono giunti fino a noi! Quei lumi accendono ancora i nostri cuori! A noi sta la sapienza di conoscere sempre di più questo nostro fratello, uomo di Vangelo, testimone e immagine viva di Cristo Signore!”

Impariamo, dunque, qualche cosa in più a proposito di Sante Stefano: tutto quello che sappiamo di lui è tratto dal Nuovo Testamento (At. 6-8,1); era ebreo, probabilmente uno degli ellenisti della diaspora. Dopo la pentecoste sorsero dissensi fra gli ebrei e i nuovi arrivati: gli ellenisti si lamentavano che le loro vedove (e probabilmente i poveri e i bisognosi, in genere) venissero trascurate nella distribuzione quotidiana di cibo. Gli apostoli convocarono allora i discepoli e dissero loro che non era giusto trascurare la parola di Dio per il servizio delle mense, e a questo scopo proposero di eleggere “sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza”. Stefano viene nominato per primo e descritto come un “un uomo pieno di fede e di Spirito Santo”. Gli apostoli, dopo aver pregato, imposero loro le mani. Stefano, oltre a predicare, operava dei miracoli, tanto che i Giudei, volendo liberarsene, tentarono di metterlo in difficoltà prima provocandolo in una disputa teologica, poi appellandosi a testimoni e infine torturandolo. Stefano fu portato in tribunale e testimoni prezzolati lo accusarono di aver bestemmiato Dio, Mosè, la Legge e il Tempio. Quando il sommo sacerdote lo interpellò, Stefano iniziò la sua arringa. Egli dichiarò innanzitutto di essere fedele alla religione dei padri ben più di coloro che lo accusavano, ribelli a Dio e ai suoi inviati, in particolare proprio a Mosè e ai profeti. Aggiunse che quella stessa religione dei padri trovava il suo pieno compimento solo in Cristo, che era venuto a rivelare di persona l’amore di Dio per l’umanità. Infine concluse che il messaggio di Gesù non era rivolto solo ai Giudei, ma all’umanità intera, perchè a tutti era destinato l’annunzio della salvezza ad opera di Cristo, morto, risorto e ora nella gloria alla destra del Padre. Nonostante gli argomenti esposti. Stefano venne condannato, ma in realtà il verdetto era stato pronunciato già prima. I Giudei presero a insultarlo, tappandosi le orecchie per non ascoltare le sue parole, definite “bestemmie”,e infine si gettarono su di lui, lo spinsero fuori della città e lo lapidarono. Pensavano con questo di ottemperare alla legge che voleva che i bestemmiatori fossero lipadati fuori delle mura dei centri urbani. I due falsi testimoni che dovevano scagliare la prima pietra si spogliarono delle loro vesti e le posarono ai piedi di un giovane di nome Saulo, accanito persecutore dei cristiani, che avrebbe assunto in seguito il nome di Paolo. Custodendo i vestiti di quelli che stavano infierendo su Stefano, fu quasi come se simbolicamente lo stesso Saulo lo lapidasse, anche se per mano di altri. Tuttavia tanta violenza dovette influire non poco sulla crisi che già turbava l’uomo e che lo avrebbe portato alla clamorosa conversione sulla via di Damasco. Stefano pregò ardentemente per i suoi carnefici, in modo che ciò che stavano facendo non ricadesse su di loro come un peccato. A questo proposito gli Atti dicono: “E ciò detto si addormentò nel Signore”. Secondo la tradizione, Stefano fu il primo di una lunga serie di martiri (da cui l’appellativo di ‘protomartire’) e la data relativa al supplizio è il 3 agosto dello stesso anno in cui Gesù ascese al cielo. Due pii uomini, Nicodemo e Gamaliele, lo seppellirono in un campo di proprietà di quest’ultimo e celebrarono il rito funebre con grande dolore.

Matilde Maisto

 

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N.B. Le foto fanno riferimento a precedenti edizioni

 

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