GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA FAMIGLIA, ANZI, DELLE FAMIGLIE

Si celebra il 15 maggio l’International Day of Families 2021, giornata voluta dalle Nazioni Unite nel 1993 per celebrare tutti i tipi di famiglia. Anche quelle favolose

Il 15 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale delle Famiglie, o come alcuni imperterriti tradizionalisti continuano a chiamarla, Giornata internazionale della famiglia. La ricorrenza è stata istituita nel 1993 per volontà delle Nazioni Unite e ha lo scopo di promuovere la consapevolezza dei problemi relativi alle famiglie e aumentare la conoscenza dei processi sociali, economici e demografici che interessano le famiglie.

Da qualche anno, nell’ottica d’includere qualsiasi tipo di famiglia come quelle omogenitoriali o quelle monoparentali, l’Onu ha deciso di declinare al plurale la festa, rinominandola International Day of Families.

L’argomento è stato oggetto di conversazione tra la giornalista Matilde Maisto, direttore responsabile del giornale on line Cancello ed Arnone News, e coordinatrice del gruppo culturale Letteratitudini, la Presidente del Centro studi Polivalente Don Lorenzo Milani, Tania Parente, la vice presidente della medesima Associazione Lucia Petrella, nonchè una vasta rete di Associazioni operanti sul territorio quali: Siamo Grazzanise di cui è Presidente Dario Di Nardo e Vice Presidente Domenico Zampone, l’Associazione Borgo Attivo con Presidente Pasquale di Nardo, “Fiore di Maggio Onlus” di Giovanna Scione, la rubrica “RitroviAmoci: cultura, territorio e tradizioni”.

Naturalmente si è parlato a largo raggio della FAMIGLIA e a tal proposito Matilde Maisto ha rivolto alla Signora Tania Parente le seguenti domande:

  • Che cos’è per lei la “Famiglia”
  • Famiglia… La società umana si riproduce fornendo al nuovo membro di una comunità ciò che è indispensabile a interagire e a integrarsi con gli altri. Questo processo si realizza nelle agenzie di socializzazione, le quali possono per questo essere anche definite “agenzie formative” o educative. Famiglia, scuola, gruppo, comunità, mass-media, ambienti lavorativi, associazioni, istituzioni locali, costituiscono dunque un ampio sistema formativo, una rete di interventi sulla formazione sociale dell’individuo. L’estensione e complessità dell’attività formativa nella nostra società fa sì che le diverse agenzie formative mescolino talvolta in modo disordinato i loro effetti sull’individuo. A ciò si unisce lo sviluppo di un “mercato formativo” che soddisfa la domanda individualizzata di educazione in modo spesso privo di un centro e di un significato coerente.
  • La pedagogia che cosa contrappone a questa situazione “policentrica”?
  • A questa situazione “policentrica” la pedagogia contrappone la creazione di un “sistema formativo integrato”, attraverso un “patto” in cui le diverse agenzie dotate di un ruolo formale e riconosciuto di educazione (come la famiglia e la scuola) si coordinano e agiscono in modo diversificato ma coerente per il raggiungimento di fini comuni. Famiglie in trasformazione “Gli uomini vivono in gruppi: ciò è inerente alla condizione umana”, scrive Minuchin “il bisogno fondamentale nell’educazione del bambino è di avere una figura materna che lo nutra, lo protegga e lo educhi”. La famiglia, qualunque sia la sua organizzazione, è un gruppo di parentela i cui componenti stabiliscono relazioni secondo modelli culturali che ne definiscono specifiche relazioni. I gruppi parentali hanno molte e diversificate funzioni che, oltre a essere tutelate per legge, definiscono i ruoli di comportamento che permettono di prevedere compiti e funzioni dei singoli e dei sottosistemi. In ambito psicosociale non si parla di famiglia, ma di “famiglie”, in quanto se guardiamo le trasformazioni sociali e culturali che si sono avute nel corso dei secoli possiamo individuare una molteplicità di modelli familiari.
  • Che cosa sta succedendo negli ultimi decenni?
  • Negli ultimi decenni stiamo assistendo a ulteriori trasformazioni, sia nell’organizzazione sia nei compiti richiesti alla famiglia. Da un punto di vista strutturale, possiamo osservare un completamento della tendenza alla “contrazione” della famiglia, cioè a una riduzione sempre maggiore del numero dei suoi componenti. Sul piano funzionale stiamo assistendo a un restringimento del ruolo pubblico della famiglia e alla valorizzazione degli aspetti legati alla soddisfazione dei bisogni affettivi ed emotivi dei suoi componenti. Il dilatarsi del periodo di studio e formazione (laurea, corsi post-laurea) e il ritardato ingresso nel mondo del lavoro da parte dei giovani sono fenomeni che si correlano con il ritardo nell’accesso al matrimonio e la posticipazione della nascita del primo figlio.
  • Qual’è la risultante di questa trasformazione?
  • La risultante di queste trasformazioni è il prolungamento del periodo di convivenza e di interdipendenza tra genitori e figli giovani adulti. Questi fenomeni hanno contribuito alla diffusione di una molteplicità di tipologie di famiglie. Inoltre, benché ancora oggi la maggior parte delle persone si sposi e abbia dei figli, si è andata manifestando una crescente disaffezione nei confronti della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio, con un aumento delle convivenze, delle separazioni e dei divorzi, delle famiglie con un solo genitore, di quelle ricostituite e di quelle unipersonali.
  • Cos’è cambiato al giorno d’oggi?
  • Attualmente non vi è più coincidenza tra la famiglia intesa come l’insieme degli individui legati da vincoli legali e la famiglia intesa come soggetti conviventi sotto lo stesso tetto. La famiglia viene definita sempre più in base ai legami affettivi, come sistema interpersonale basato sulle relazioni di “attaccamento”, ovvero sulle relazioni intime, più significative nel processo di individuazione crescita e cambiamento di ogni suo singolo componente. Il contesto familiare e ambientale La famiglia può essere considerata come un sistema aperto caratterizzato dalla tendenza all’omeostasi e al cambiamento. Più sinteticamente, possiamo individuare un nesso tra queste due categorie, apparentemente in antitesi tra di loro, attraverso il concetto di “omeostasi evolutiva”. Parlare di omeostasi in senso evolutivo significa rappresentare quei movimenti di ristrutturazione che la famiglia mette in atto per adeguare la propria organizzazione ai cambiamenti che incontra nel suo sviluppo, e allo stesso tempo la tendenza a conservare la sua identità. In quanto sistema interpersonale, la famiglia rappresenta il contesto nel quale si realizzano i processi di sviluppo e di crescita dei suoi membri. La famiglia è un contesto che orienta in senso cognitivo le azioni dei suoi componenti; ciò vuol dire che i comportamenti assumono significato in rapporto alla situazione e alle circostanze specifiche e che privi di contesto i comportamenti non hanno alcun significato. Spesso la non comprensibilità dei comportamenti di uno o più componenti è legata alla mancanza di informazioni relative al contesto interpersonale nel quale essi si verificano. La famiglia contribuisce a costruire un senso di identità nei suoi membri, attraverso l’esperienza dell’appartenenza e della differenziazione.
  • Ma come si forma il senso di appartenenza?
  • Il senso di appartenenza si forma attraverso la sperimentazione e l’acquisizione di modelli di relazione che si ripetono in quella determinata famiglia, e in questo senso il sistema familiare rappresenta anche il principale contesto di apprendimento per ogni individuo (contesto di apprendimento). Il senso di differenziazione e di individualità si forma con la partecipazione di ciascun membro della famiglia sia ai diversi sottosistemi, che ai gruppi extra-familiari. Bronfenbrenner ha sistematizzato questi concetti attraverso la teoria ecologica dello sviluppo, sottolineando l’importanza dell’ambiente sociale allargato. Secondo Bronfenbrenner, l’ambiente rilevante per lo sviluppo non può restringersi solo a quanto il soggetto può direttamente sperimentare (es famiglia, gruppo di pari, ecc.), ma deve comprende anche i temi ambientali di ordine più generale che interagiscono tra loro, e più lontani dalla sua esperienza immediata. La teoria ecologica riveste una grande utilità nel nostro discorso in quanto ci offre una visione approfondita e articolata dei diversi livelli ambientali in cui si sviluppa l’individuo. Sono messe in evidenza le diverse interazioni tra famiglia e ambiente sociale, e il modo in cui il soggetto percepisce il proprio ambiente “ecologico” e contribuisce a costruirlo nel corso del suo ciclo di vita. Sviluppo individuale, sviluppo familiare e sviluppo ambientale sono processi che si intersecano e si influenzano reciprocamente.
  • Vogliamo parlare della struttura familiare?
  • La struttura familiare La famiglia è un sistema con una propria struttura. La struttura familiare è l’invisibile insieme di richieste funzionali che determina i modi in cui i componenti della famiglia interagiscono. Ciò significa che la ripetizione di determinate interazioni tra i vari membri della famiglia crea dei modelli di interazione e scambio che in un certo senso stabiliscono come quando e con chi stare in relazione. Questi modelli regolano il comportamento dei membri di una famiglia attraverso due livelli: uno più generale che riguarda le regole condivise rispetto all’organizzazione familiare, ad esempio, la differenza di ruoli e di funzioni tra genitori e figli; l’altro più specifico che riguarda le aspettative reciproche dei singoli componenti della famiglia, ad esempio, in una particolare famiglia può essere la madre che svolge la funzione relativa alla gestione dell’autorità, in un’altra il padre. Attraverso questi meccanismi il sistema famiglia tende a mantenere una specifica identità e a opporre resistenza al cambiamento. In ogni sistema familiare possiamo distinguere diversi sottosistemi, che svolgono specifiche funzioni (ad esempio, il sottosistema dei genitori si occupa della funzione parentale, quello coniugale della relazione tra i coniugi, ecc.). Ciascun membro di una famiglia può far parte di diversi sottosistemi, con gradi di potere e funzioni diverse. Un individuo può essere contemporaneamente figlio, fratello, nipote, genitore, coniuge, ecc.
  • Questo cosa significa esattamente?
  • Attraverso questa organizzazione l’individuo può differen­ziarsi e sviluppare capacità di relazione a diversi livelli. All’interno del processo di sviluppo nell’ambito della famiglia viene segnalata da Bronfenbrenner l’importanza del rapporto diadico perché esso facilita le esperienze interpersonali utili alla costruzione di sottosistemi che fungono da copione nei futuri rapporti sociali. In ciascuna famiglia nucleare, possiamo distinguere tre sottosistemi principali: quello coniugale, quello genitoriale e quello dei fratelli. Il sottosistema coniugale riguarda la coppia di adulti e le specifiche funzioni di scambio e sostegno emotivo-affettivo coniugale. Il sottosistema genitoriale vede impegnata la coppia sul versante dell’accudimento e dell’impiego nell’educazione dei figli. Esso si modifica man mano che il figlio cresce. Il sottosistema dei fratelli permette ai figli di sperimentarsi nelle relazioni tra i pari, e quindi in quelle che saranno le relazioni con i coetanei. I sottosistemi valorizzano le relazioni diadiche e sono delimitati tra loro dai confini, cioè da regole che definiscono chi e come partecipa a un determinato sistema. I confini svolgono quindi la funzione fondamentale di differenziare i sottosistemi rispetto a funzioni e ruoli, in quanto indicano sia la distanza/vicinanza interpersonale che la gerarchia dei ruoli da un punto di vista generazionale.
  • Come possono essere i confini?
  • I confini possono essere collocati lungo un continuum: rigidi, chiari e diffusi. Nelle famiglie funzionali i confini tra i sottosistemi sono chiari, cioè sono definiti in modo tale da permettere ai membri del sottosistema sta di esercitare le proprie funzioni senza interferenze sia di entrare in contatto l’uno con l’altro. Le informazioni che passano tra i diversi sottosistemi sono adeguate per quantità e pertinenza rispetto alla relazione e alla fase del ciclo vitale. Nel caso di famiglie con confini rigidi, i sottosistemi sono eccessivamente separati tra loro, tanto che la comunicazione è difficile sia come passaggio di informazioni che come scambio emotivo. Ciò significa che se un membro di una famiglia incontra dei problemi in una fase del suo ciclo di vita e non trova sostegno e conforto negli altri, può addirittura manifestare o amplificare un sintomo perché la sua sofferenza sia “notata” (famiglie disimpegnate). La situazione delle famiglie con confini diffusi è totalmente opposta. I confini tra i sottosistemi sono molto labili, se non inesistenti e la differenziazione tra essi scompare. Tutti sanno tutto e tutti sono in diritto di “aiutare” tutti. Un’emozione di un singolo è vissuta dall’intero sistema familiare (famiglie invischiate), in quanto non sembrano esserci differenze. Ogni famiglia può essere collocata lungo un continuum che va dall’invischiamento al disimpegno. La posizione che rispecchia il modello di funzionamento “normale” è quella centrale, con confini chiari. Nelle famiglie invischiate il senso di appartenenza può essere eccessivamente forte da ostacolare o, nei casi estremi, impedire la differenziazione e la presa di autonomia dei vari membri. Al contrario, nelle famiglie disimpegnate il senso di appartenenza familiare è molto labile, tanto che come abbiamo visto mancano le possibilità di chiedere e fornire aiuto quando è necessario. Bisogna precisare che l’invischiamento e il disimpegno non sono organizzazioni di per sé disfunzionali. In alcuni momenti del ciclo di vita, infatti, una maggiore coesione tra i membri può essere necessaria per lo sviluppo della famiglia. La diffusione e la rigidità diventano inadeguate quando si cronicizzano e non evolvono in famiglia.
  • Cosa avviene con le famiglie di fatto?
  • Le famiglie di fatto sono la messa in crisi del matrimonio come valore sociale ha contribuito all’aumento delle cosiddette “famiglie di fatto”. L’espressione famiglia di fatto indica “la situazione di due persone che vivono insieme sotto lo stesso tetto come sposi, senza essere uniti in matrimonio”. Fino agli anni ‘60-70 le famiglie di fatto, in Italia, erano rare anche perché avevano una connotazione sociale deviante. Questo fenomeno riguardava in modo particolare quelle persone che si erano separate, ma non potevano risposarsi perché non esisteva ancora il divorzio; oppure quelle persone che non potevano sposarsi per difficoltà economiche o perché ostacolate dalle proprie famiglie d’origine. Attualmente, oltre alla più ampia diffusione di questo tipo di unioni, è cambiato completamente il loro significato. Se in precedenza la convivenza era una scelta quasi forzata, che avveniva in caso di impossibilità di matrimonio, attualmente è frutto di una scelta consapevole, come alternativa al matrimonio o come fase di transizione, ovvero come “prova” prima del matrimonio. In alcuni paesi occidentali (Svezia, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti) la convivenza prima del matrimonio sta diventando la regola ed è in costante aumento il numero di figli nati fuori del matrimonio (in alcune realtà raggiunge il 50% dei nuovi nati primogeniti). In queste realtà, eventi quali la formazione della coppia e la nascita del primo figlio (prime due fasi del ciclo di vita della famiglia) non costituiscono più un motivo per contrarre matrimonio.
  • Com’è la situazione in Italia?
  • In Italia, abbiamo un minor numero di coppie di fatto in quanto le pressioni sociali e familiari possono costituire un fre­no e scoraggiare le giovani coppie a intraprendere un tale percorso. Non a caso, nei centri urbani, dove la pressione sociale è minore le convivenze sono sensibilmente più diffuse. Un altro aspetto peculiare nel nostro paese è la tendenza dei giovani a rimanere in casa dei genitori fin verso i trent’anni, così che la loro uscita spesso coincide con il matrimonio e non c’è tempo per la convivenza prematrimoniale, a eccezione dei casi in cui si è già fuori casa per motivi di studio o lavoro. Le famiglie monogenitoriali Le famiglie con un solo genitore, ovvero quelle famiglie in cui un genitore solo, qualunque sia la causa della sua condizione, vive insieme con almeno un figlio minore di 18 anni, erano diffuse anche in passato, ma avevano caratteristiche specifiche, in quanto erano costituite per la gran parte da vedove/i con figli o in altri casi da ragazze madri. Attualmente la situazione è molto più complessa e diversificata e vi sono molteplici fattori che determinano la famiglia mono genitoriale: la vedovanza (anche se in percentuale significativamente minore), la separazione o il divorzio. Le famiglie monogenitoriali sono considerate a rischio anche per il fatto che non vi sono interventi reali ed efficaci di politica sociale a sostegno di questi nuclei familiari se non a favore di donne vedove con figli molto piccoli.
  • Come ci si comporta con le famiglie unipersonali?
  • Le famiglie unipersonali Altra forma familiare sempre più diffusa è la famiglia unipersonale, ovvero le persone che vivono da sole. La famiglia unipersonale è la massima rappresentazione sia della tendenza alla contrazione della famiglia nelle sue dimensioni e funzioni, che della tendenza al ruolo centrale dell’individuo che si registra nella società attuale. Il vivere soli è spesso una fase transitoria, che implica il passaggio da una forma all’altra di vita in famiglia, e assume un significato diverso a seconda del momento evolutivo in cui si colloca. In questi anni, il numero di persone che vivono da sole è in crescente aumento (più di altre forme familiari) tanto che in alcuni paesi (Svezia, Danimarca, Germania) la famiglia uniper­sonale costituisce il modello familiare prevalente. In Italia, alla fine degli anni ‘90, la percentuale di persone sole rappresenta il 21% del totale delle famiglie, contro il 47 % delle coppie con figli.
  • Invece con le famiglie ricostituite?
  • Le famiglie ricostituite Vengono definite «famiglie ricostituite» i nuclei familiari convi­venti che comprendono figli di un precedente matrimonio o unione di fatto. I figli delle famiglie ricostituite hanno rapporti complessi con una molteplicità di figure adulte, che hanno ruoli e funzioni diverse a seconda che siano genitori biologici o genitori acquisiti. Le famiglie ricostituite esistevano anche in passato, ma avevano una connotazione significativamente diversa, in quanto derivavano soprattutto dall’unione di vedove/vedovi con figli. Come rileva Barbagli, infatti, in Italia negli anni ’50 circa il 20% dei matrimoni era costituito da seconde unioni. Attualmente la situazione è molto diversa per le mutate condizioni socioculturali e per il costante aumento delle separazioni e dei divorzi che riguarda tutte le coorti matrimoniali. Alla formazione delle famiglie ricostituite contribuiscono ampiamente anche gli uomini che più facilmente delle donne si risposano dopo il divorzio.
  • Al riguardo com’è la tendenza in Italia?
  • In Italia vi è la tendenza a separarsi e poi divorziare nell’etá di mezzo, quando soprattutto per le donne le possibilità di rifarsi una famiglia sono minori. Nelle altre nazioni europee e americane la media dell’età della prima separazione- divorzio è inferiore e abbiamo una percentuale maggiore di nuovi matrimoni. Le donne nel nostro paese si separano in età più adulta (rispetto alle altre nazioni) e hanno minor potere economico, in quanto c’è una maggior percentuale di casalinghe. Essendo inoltre nel 90% dei casi affidatarie dei figli incontrano maggiori difficoltà a costruire un nuovo legame sentimentale sta­bile e quindi a formare una famiglia ricostituita. Altro elemento di complessità rispetto al passato riguarda le dinamiche genitoriali. Mentre prima, infatti, i secondi matrimoni riguardavano soprattutto le vedove e i vedovi, e il genitore acquisito veniva a «sostituire» quello scomparso, attualmente le dinamiche sono molto più complesse in quanto deve realizzarsi una situazione di integrazione e coesistenza tra genitori biologici e nuovi partner. Si forma un nuovo tipo di «famiglia estesa», non basato su vincoli di sangue, ma su lega­mi acquisiti, anche se non riconosciuti dalla legge. Il grado di complessità di queste famiglie varia inoltre a seconda che uno o entrambi i partner abbiano avuto figli da precedenti unioni, e che nascano nuovi figli dalla coppia ricostituita. In Italia le famiglie ricostituite appaiono tuttora meno complesse e rispetto ad altri paesi, per la tendenza a passare dalla separazione al divorzio soprattutto quando non ci sono figli, per la preferenza degli uomini italiani a risposarsi più frequentemente con donne nubili o vedove, e per l’abitudine a impegnarsi in seconde unioni in età più adulta, quando è meno probabile la nascita di altri figli.

L’intervista con la dottoressa Parente è stata molto esauriente e non ci rimane che concludere precisando ancora una volta che
il tema scelto dalle Nazioni Unite per l’edizione di questo anno è quello delle nuove tecnologie e dei loro effetti sull’equilibrio familiare. La prolungata pandemia ha dimostrato l’importanza delle tecnologie digitali per il lavoro, l’istruzione e la comunicazione, ma anche reso evidenti le criticità che molte famiglie hanno dovuto affrontare nell’installare in casa uffici, scuole, internet e device efficienti.


Le famiglie di tutto il mondo stanno cambiando, molte diventando più piccole, con l’aumentare del numero di famiglie monoparentali. Attualmente, il 65% di tutte le famiglie è composto da coppie che convivono con figli di qualsiasi età o da coppie che convivono con entrambi i bambini e da membri della famiglia allargata, come i nonni. La diminuzione del numero di famiglie allargate e il crescente numero di famiglie monoparentali mettono in risalto il tema della protezione sociale.

Ma concludiamo con questa bellissima notizia:
FAMIGLIA È DOVE C’È AMORE


FAMIGLIE FAVOLOSE: FAMIGLIA È DOVE C’È AMORE
E’ appena approdato in libreria per Salani Editore un libro illustrato per bambini dal titolo Famiglie favolose: un caso editoriale nato dal crowdfounding che parla di amore attraverso le avventure di sette famiglie di animali non convenzionali. Un modo originale per spiegare ai bambini che non tutte le famiglie sono formate da una mamma e da un papà, ma soprattutto che nessuna famiglia è uguale a un’altra: gli autori, Francesco Maddaloni e Guido Radaelli, affrontano temi del tutto contemporanei – dalle famiglie non convenzionali alle separazioni, dalla diversità alla costruzione di nuove relazioni, dalla libertà di amare al diritto alla scelta – per allargare gli orizzonti visivi e immaginativi dei bambini, coltivarne la sensibilità, tutelare il loro diritto alla comprensione del mondo.

N.B. Nella foto la dottoressa Tania Parente e la giornalista Matilde Maisto

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