GLI ANNI 60 E LA CONTESTUALIZZAZIONE STORICA

(Redazione) – Gli anni 60/70 ed in particolar modo il 68 fu un momento di cambiamento nel quale i giovani definirono una nuova identità. Le cause che portarono a questi avvenimenti, che furono simultanei e su scala mondiale, furono diversi da stato a stato.
In Europa la protesta iniziò contro l’arretratezza dell’offerta educativa. Negli USA iniziò con il movimento per i diritti civili (i 4 di Greensbooro, ragazzi neri che fecero il primo sit-in perché la cameriera rifiutò di servirli) e si sviluppò in movimento contro la guerra del Vietnam.
Gli anni 60 vede i giovani in opposizione alla generazione adulta. Inoltre la generazione dei figli trova nella generazione dei padri i responsabili dei totalitarismi precedenti, è presente il rifiuto dell’autorità, la nascita delle controculture (gli hippies negli Usa, i capelloni in Italia), l’innovazione musicale (Beatles, etc., radio in fm, concerti), nuovi costumi (minigonna, droghe, liberalizzazione sessuale avvalorata dalla nascita della pillola anticoncezionale), il bisogno e il desiderio di comunità (le comuni), l’opposizione ai governi/polizia, infine il terzomondismo.
In Italia, a questi concetti, si affiancano il parallelismo con le manifestazioni operaie. Il tutto fu molto rapido (manifestazioni, occupazioni, contestazioni), ma contribuì a modificare la consapevolezza dell’identità giovanile e ad affermarsi come nuovo soggetto storico.
IL 1968 è stato, dunque, per molti versi un anno particolare, nel quale grandi movimenti di massa socialmente disomogenei (operai, studenti e gruppi etnici minoritari) attraversarono quasi tutti i paesi del mondo e fecero vacillare governi e sistemi politici in nome di una trasformazione della società.
Già verso la fine degli anni 50, con l’esplosione del “boom economico”, si ebbe una trasformazione della condizione giovanile. In quegli anni molti giovani assunsero un atteggiamento di rifiuto e di ribellione verso la società; erano giovani ribelli influenzati dagli artisti della “beat generation”.
All’inizio degli anni 60, fecero la loro comparsa in Italia, i primi gruppi di “capelloni”(così chiamati per i loro capelli lunghi). Essi segnarono l’inizio del “movimento italiano” con elementi caratteristici della cultura del 68.
L’atteggiamento di ribellione di capelloni iniziò a diffondersi verso la metà degli anni 60 e divenne un movimento collettivo sempre più politicizzato, aprendo così la strada alle lotte universitarie. Essi rifiutavano la politica dei partiti tradizionali e sorsero nuove organizzazioni studentesche come l’UGI(unione goliardica italiana) che raccoglieva studenti comunisti e socialisti, l’Intesa Universitaria legata alla DC, ed altre.
A questo periodo sono legati alcuni avvenimenti storici molto importanti, come la guerra del Vietnam, la Primavera di Praga, la più alta delle manifestazioni studentesche della Cecoslovacchia, soffocata con la forza dall’Unione Sovietica.
Nell’ottobre del 1967 i militanti boliviani annunciarono la morte di Ernesto Che Guevara, leader della rivoluzione guerrigliera insieme a Fidel Castro a Cuba.
Ci furono molti altri movimenti in diverse parti del mondo. Per quanto riguarda l’Italia, la presenza di giovani operai a fianco degli studenti, fu una caratteristica; l’esplosione degli scioperi degli operai in fabbrica coincise con il movimento degli studenti che contestavano i contenuti arretrati dell’istruzione e rivendicavano l’estensione del diritto allo studio anche ai giovani di condizione economica disagiata. La contestazione fu attuata con forme di protesta fino ad allora sconosciute: vennero occupate scuole e università e vennero organizzate manifestazioni che in molti casi portarono scontri con la polizia.
La prima occupazione di un’università italiano avvenne a Trento nel gennaio del 66; essa si concluse a causa dell’alluvione del 66 che interessò gran parte dell’Italia settentrionale e centrale.
Dalla contestazione studentesca si passò alle lotte dei lavoratori. Ebbero origine le agitazioni per il rinnovo di molti contratti di lavoro, per l’aumento dei salari uguali per tutti, per la diminuzione dell’orario, per le pensioni, la casa, la salute, i servizi ecc. per la prima volta il mondo dei lavoratori e quello studentesco provocano delle tensioni nel Paese, sfiorando in alcuni casi l’insurrezione popolare.
La Fiat di Torino, dopo alcuni incidenti, causati da atti di sabotaggio alle catene di montaggio, sospende 25 mila operai e si sfiora il dramma. Al grido di “potere operaio” c’è mobilitazione generale e il tentativo di occupazione dell’azienda.
Seguono 3 mesi di agitazione che mettono in crisi la città, con 3 mesi senza salario vengono paralizzate tutte le attività produttive e commerciali.
Nei primi giorni di Dicembre la città è vicino al natale più nero; nemmeno la guerra aveva angosciato tanto: spente le luci, chiusi i negozi.
Il 21 Dicembre con una mediazione vengono accolte quasi tutte le richieste dei sindacati e ritorna una calma apparente. Ma inizia un’altra epoca, generando nuovi movimenti che sfociano nelle azioni armate (come le Brigate Rosse). Ma gli operai al momento otterranno molti risultati: aumenti salariali, interventi nel sociale, pensioni, minori ore lavorative, diritti di assemblea, consigli di fabbrica. Getteranno anche le basi dello statuto dei lavoratori.

 

Nella foto: Rolling Stones

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