Grazzanise: per l’assurda scomparsa di Franco Leuci incredulità e rimpianto

Familiari ed amici grazzanisani senza parole ai funerali di stamattina. L’imprenditore ha saputo valorizzare al meglio le risorse naturali della sua terra

GRAZZANISE (Raffaele Raimondo) – L’impensabile e terribile fine dell’imprenditore Franco Leuci ha generato incredulità e profondo sconforto fra i familiari e gli amici grazzanisani. Ma tutta la locale comunità ha subito condiviso sentimenti di rimpianto. Il successo che Franco aveva saputo costruire, lungo un’intera vita, in un settore nevralgico dell’economia della sua terra d’origine, era un modello di riferimento. E ai funerali celebrati stamattina era palpabile un avvolgente sentimento di scacco.

A Grazzanise s’andava fieri di un percorso che, in campo lattiero-caseario, s’è rivelato costantemente vincente. Pochi come lui hanno saputo competere per ardimento commerciale fondato soprattutto sulla qualità del prodotto che ha varcato tutti i confini: la mozzarella di Franco Leuci come fiore all’occhiello dei suoi concittadini, malgrado l’affievolimento dei legami inesorabilmente causato dal tempo e dagl’impegni sempre più pressanti. Tali le ragioni per cui, al di là dell’umana pietà, la sua tragica scomparsa brucia forte nell’animo collettivo: è come se avesse all’improvviso falciato la vita di un uomo conosciuto, stimato, amato e, nel contempo, fatto cadere il sogno della possibile ripetibilità di quel modello. Proprio antropologicamente la caduta di Franco è stata avvertita al pari di un imprevedibile crollo collettivo, in un territorio che economicamente arranca, assai diverso dalla vivace e commerciale Casagiove dove egli aveva fondato da tempo la base principale dell’attività.

Certo, Fedele e Germano, i suoi adorati figli, sapranno condurre avanti un’impresa nella quale il papà

si era cimentato da fedele garante della migliore tradizione nel campo della trasformazione del latte bufalino in cui “compa’ Geremano ‘ncopp’ Agnena” già eccelleva. Certo essi non dimenticheranno le spinte innovative indovinate da Franco e faranno di tutto per rinnovarle ancòra. Ma occorreranno tempo e forza di carattere. Ora è l’angoscioso tempo del dolore imprevedibilmente piombato. Ora si tenta di capire l’errore che ha spinto l’ammirato padre a compiere una scelta senz’appello, di sanare le ferite aperte, di riconverti la gestione aziendale. Resteranno, sì, l’esempio e il ricordo, indelebili, e germoglieranno di nuovo le radici del riscatto. Ma Franco non ci sarà più, eppure nei solchi da lui coraggiosamente scavati riprenderà a crescere l’erba delle nuove speranze.

Riconoscere e valorizzare il patrimonio di ricchezza naturale della zona dei Mazzoni è, d’altro canto, una via irrinunciabile di sviluppo che va ben oltre la stessa vicenda di un imprenditore capace e della sua famiglia oggi così provata, è quasi un dovere morale, pena l’ennesimo flop economico che da decenni sta causando spopolamento e nuove povertà.

 

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