Grazzanise: ‘Te Deum laudamus’: funzione tipica di fine anno, coi ministranti bravi almeno quanto i ministri

Al sempre commovente ed antico canto di ringraziamento di ogni anno che si chiude, il “Te Deum laudamus”, per il 2020, ministranti migliori di certi ministri (stando alle “stranezze”, si fa per dire, di alcuni Dicasteri e dei politici, di maggioranza o di opposizione, che cocciutamente mirano ad una crisi di Governo, mettendo così in forte discussione la stabilità necessaria in questo inaudito periodo iper-emergenziale).Presenti al sacro rito – mirabilmente officiato dal parroco don Giovanni Corcione nella chiesa di San Giovanni Battista, protettore di Grazzanise – il sindaco Enrico Petrella, il presidente del Consiglio comunale Enzo Saverio Zito, la Giunta municipale (tranne il vicesindaco-assessore Gabriella Parente in parallela partecipazione alla contestuale cerimonia nella chiesa di San Martino, protettore esclusivo della frazione Brezza celebre per l’ottimo pane), il comandante della locale stazione dei Carabinieri Luigi De Santis, il Corpo di Polizia locale, i rappresentanti della Protezione civile coordinata da Agostino Zampone e della sede territoriale della Croce Rossa Italiana guidata da Rossana Cantiello, il Direttivo al completo del Centro Polivalente Anziani e stranamente assente la minoranza consiliare che fa capo al brezzano Martino Conte; i ministranti hanno dato prova ancora una volta di sensibile ed attiva collaborazione, imprimendo alla liturgia un soffio di adolescenziale innocenza, mentre la Schola cantorum diretta dal M° Giuseppe Tessitore ha incantato i fedeli in chiesa con brani ormai classici della tradizione natalizia.

All’ambone Giuseppina Raimondo, per le letture propedeutiche al brano del Vangelo.

Attente a controllare il rispetto delle regole anti-Covid 19 le volontarie parrocchiali; viceversa disattento alla sicurezza pubblica qualche fedele che puntualmente ha parcheggiato l’auto davanti al sagrato, potenzialmente ostruendo eventuali e necessarie vie di fuga.

Dopo l’omelia pronunciata dal parroco con la sua consueta dolcezza e prima della consacrazione del Pane e del Vino in Corpo e Sangue di Gesù, al celebrante un ministrante ha reso l’onore del turibolo per poi rivolgerlo alla comunità dei fedeli forzosamente ristretta rispetto alla moltitudine degli anni precedenti.

Ma chi sono i ministranti? In realtà i bambini e i ragazzi che in passato chiamavamo “chierichetti”.

Allora sentiamo proprio dalla loro voce una breve eppure esaustiva auto presentazione:

«Il gruppo ministranti nasce nel lontano 2016; quattro ragazzi legati alle loro radici e alla loro fede si riuniscono per formare un insieme unito e compatto, degno di svolgere l’impegnativo e meraviglioso servizio all’altare.

Negli anni a seguire i “4”, spinti ed incoraggiati dal loro parroco don Giovanni, diffondono fra i giovani grazzanisani il servizio alla mensa, fino ad arrivare ad un numero di ben 11 ragazzi e ragazze.

Nel 2017, spronati e guidati dal medesimo reverendo, iniziano un vero e proprio “corso di formazione” guidato da due catechiste della parrocchia: Mena e Lucia Petrella.

Durante questo corso, acquisiscono maggiori conoscenze sul significato di “servire il Signore” alla sua Mensa, svolgendo con sempre con maggiore attenzione, accortezza ed interesse il servizio all’altare.

Nel 2018 il giovane gruppo di ministranti decide ancora una volta di ingrandirsi pubblicizzando con manifesti e volantini emblematicamente intitolati “L’essere un ministrante”.

Col passare del tempo, acquistano nuove consapevolezze e responsabilità attraverso un nuovo “corso di formazione” condotto dal loro responsabile Pasquale Raimondo mediante il quale apprendono altre competenze, comprendendo più in profondità il senso delle funzioni loro assegnate.Il sogno più grande di ogni singolo ministrante è, in realtà, quello di pensare, offrire esempi concreti ed agire affinché il gruppo diventi progressivamente più nutrito e responsabile, attirando i coetanei grazzanisani verso la meravigliosa gioia di “servire Dio” nel corso delle cerimonie sacre e non solo.

I giovani ministranti – costantemente attenti ad ogni singolo particolare nel servizio all’altare, essendo seguiti e continuamente preparati dal loro cerimoniere liturgico Tiziano Izzo e dal responsabile Pasquale Raimondo – rendono più ricca, col loro visibile impegno e con evidente serietà, ogni celebrazione ricevendo molti complimenti ed elogi da parte del parroco e dell’arcivescovo di Capua, S.E. mons. Salvatore Visco.

Attualmente il collegio dei ministranti della parrocchia San Giovanni Battista in Grazzanise, che ha redatto questo testo, è formato da Tiziano Izzo, Pasquale Raimondo, Alfredo D’Abrosca, Domenico Gravante ed Arnaldo Nobile».

Emergono a chiare lettere i valori fondanti dell’autentica fede giovanile e della formazione iniziale e in itinere, proprio quelli che talora mancano ad alcuni improvvisati amministratori del “bene comune”, essendo davvero lontani e perfino  ignorati dai più i tempi della Camilluccia e di Frattocchie, come la vera rappresentatività del popolo, la disciplina di partito e la gradualità dell’ascesi nei tradizionali “sistemi di potere” in molti comparti della scala di governo del res publica. Bene.

A integrazione di questo resoconto, v’è da dire che, conclusa la liturgia eucaristica, il sindaco Petrella, invitato espressamente da don Corcione, ha voluto rievocare in breve fatti e fenomeni dell’ultimo trimestre dell’anno 2020, ovviamente sottolineando come alla comunità locale sia rivolto il massimo sostegno possibile dell’Amministrazione comunale, del personale sanitario e dei volontari della C.R.I. e del Nuc di Protezione civile, per fronteggiare problemi, drammi e tragedie della pandemia da coronavirus, rivolgendo infine fervidi augùri all’intera cittadinanza (del capoluogo e delle due frazioni di Brezza e Borgo Appio) per il nuovo anno 2021.

Il momento culminante si è snodato, subito dopo, a recitare una significativa preghiera collettiva di affettuosa gratitudine, diretta dal parroco, a nome di tutti ed in particolare dei 53 nuovi nati nel corso dell’anno che volgeva mestamente al termine, nonché dei 79 defunti del 2020 e delle 34 coppie unitesi in matrimonio religioso e civile (numeri senz’altro significativi, ma nulli al cospetto della caterva dei dati statistici riguardanti in Comune che meriterebbero di essere aggregati e studiati per meglio rispondere alle esigenze dell’attualità e dell’immediato futuro della comunità civica).

Indi l’emozionante canto corale del Te Deum laudamus.

Questi primi giorni del 2021 sono trascorsi in paese sotto la pressione, del resto riscontrabile in qualunque area del pianeta, delle regole comportamentali da continuare rigorosamente a rispettare per la massima tutela della salute.

Con la festa dell’Epifania di mercoledì 6 gennaio – mentre il Comune ha pensato di offrire, fra le varie provvidenze consentite dalle norme vigenti, anche un gradevole dono agli anziani frequentanti il Centro Polivalente di Piazza Roma –, si concluderà una singolare, e speriamo irripetibile, fase natalizia e tutti, fra il prevedibile e l’ignoto, riprenderanno poi a rimboccarsi le maniche per una Grazzanise migliore.

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