“Il cavallo di ritorno: la prima indagine del commissario Peppenella” Ed. Centoautori (2014)

"IL CAVALLO DI RITORNO. LA PRIMA INDAGINE DEL COMMISSARIO PEPPENELLA" Il romanzo parla di sangue, di dannazione e d’amore. Non cercate i buoni e i cattivi, perché non li troverete. Troverete però un pulsare sordo e costante, quello del cuore nero della città moribonda e immortale. (Dalla prefazione di Maurizio de Giovanni)

Il Cavallo di ritorno – La prima indagine del commissario Peppenella – Un omicida seriale che, come segno distintivo, lascia dodici coltellate sul corpo delle vittime. Chi è? Perché uccide? Le dodici coltellate hanno un significato preciso? Sono un messaggio? Comincia la serrata caccia all’assassino che s’intreccia con una serie di furti, ma anche drammi personali di vari personaggi che ruotano intorno alla vicenda principale.
Il ritmo del romanzo è travolgente.
Lanzetta racconta il microcosmo di alcuni personaggi che esprimono uno spettro di sentimenti che vanno dalla rabbia alla passione, dalla speranza alla delusione, dove i buoni e cattivi non sono facilmente riconoscibili e i loro valori si confondono in una Napoli dalle mille ombre oscure e dalle poche luci. Tragedia e farsa si alternano sul palcoscenico della vita che lo scrittore napoletano racconta con dovizia di particolari e poesia.
Il titolo spiega già l’anima stessa del romanzo ed il riferimento è ad un furto che non è un furto: ti rubano l’auto, di solito nuova e di grossa cilindrata, per chiederti un riscatto in danaro. Il malcapitato ha due opzioni: denunciare il furto oppure pagare il riscatto e ritornare in possesso dell’auto.
Lanzetta immagina che lo stesso meccanismo venga applicato prima ai morti e poi ai monumenti di Napoli. Così, un bel giorno, i napoletani che passano per piazza Dante si accorgono che il Sommo poeta non è più al suo posto e al Comune di Napoli arriva una richiesta di riscatto.
Al centro delle vicende del romanzo c’è il commissario Peppenella, napoletano, tifoso juventino, obeso e ghiotto di kebab, accompagnato da almeno due bottiglie di birra. La domanda è: sarà riuscito uno scrittore e drammaturgo atipico come Lanzetta a seguire le regole del giallo e del thriller, introducendo una notevole dose di originalità negli schemi narrativi? La sfida per il lettore è quella di scoprirlo, afferrando la verità che tenterà di nascondersi nelle pieghe della trama.

Lanzetta è scrittore, attore di cinema e teatro ed uno di quegli intellettuali che non la mandano a dire, ma si espongono di persona. Un personaggio complesso che si muove a suo agio tra scrittura, recitazione e impegno sociale.

Il romanzo sembra un thriller all’americana, con tanto di caccia al serial killer, ma definire in tal modo Il cavallo di ritorno è molto riduttivo. In realtà il romanzo presenta molti spunti originali e inaspettati. Il fulcro della storia ruota intorno alla caccia di un omicida seriale che, come segno distintivo, lascia dodici coltellate sul corpo delle vittime. Chi è? Perché uccide? Le dodici coltellate hanno un significato preciso? Sono un messaggio? Il commissario comincia una serrata caccia all’assassino che s’intreccia con una serie di furti, ma anche drammi personali di vari personaggi che ruotano intorno alla vicenda principale.

Il ritmo del romanzo è travolgente, non lascia tregua al lettore che non riesce a staccarsi dalla pagina. Lanzetta racconta il microcosmo di alcuni personaggi che esprimono uno spettro di sentimenti che vanno dalla rabbia alla passione, dalla speranza alla delusione, dove i buoni e cattivi non sono facilmente riconoscibili e i loro valori si confondono in una Napoli dalle mille ombre oscure e dalle poche luci. Tragedia e farsa si alternano sul palcoscenico della vita che lo scrittore napoletano racconta con dovizia di particolari e poesia.

Il titolo spiega già l’anima stessa del romanzo ed il riferimento è ad un furto che non è un furto: ti rubano l’auto, di solito nuova e di grossa cilindrata, per chiederti un riscatto in danaro. Il malcapitato ha due opzioni: denunciare il furto oppure pagare il riscatto e ritornare in possesso dell’auto. Lo scrittore napoletano immagina che lo stesso meccanismo venga applicato prima ai morti e poi ai monumenti di Napoli. Così, un bel giorno, i napoletani che passano per la nota piazza Dante si accorgono che il Sommo poeta non è più al suo posto e al Comune di Napoli arriva una richiesta di riscatto. Al centro delle vicende del romanzo c’è il commissario Peppenella, napoletano, tifoso juventino, obeso e divoratore di kebab, accompagnato da almeno due bottiglie di birra.

La domanda è: sarà riuscito uno scrittore e drammaturgo atipico come Lanzetta a seguire le regole del giallo e del thriller, introducendo una notevole dose di originalità negli schemi narrativi?

La sfida per il lettore è quella di scoprirlo, afferrando la verità che tenterà di nascondersi nelle pieghe della trama.

——–

Da http://langolodelnero.blogspot.it

Il cavallo di ritorno. Pratica tipica di coloro che rubando qualcosa richiedono un riscatto per consegnarla al legittimo proprietario. Ma cosa succede se cominciano a scomparire La Statua di Dante, o il Cristo Velato dalla cappella San Severo?

La prima indagine del commissario più grasso del mondo, al secolo Ugo Peppenella, unico napoletano a tifare per la Juventus, si dipana proprio tra furti di opere d’arte (scompaiono persino le statue dei Re di Palazzo Reale) e numerosi omicidi misteriosi.

Con la voce tragicomica di Peppe Lanzetta e gli occhi del commissario ci viene dipinta nel suo complesso (e nella sua complessità) la città di Napoli. Solare, ironica senza compromessi (anche i due boss, Il Marsigliese e Don Salvatore Pucchiacchia sono a loro modo caricaturali) una città dalle mille voci tante quanti sono i “Diego”(ottantasette scugnizzi al soldo di Don Salvatore). Un affresco stupendo che col tono e il colore che i napoletani sanno dare alla vita si apprezza ancora di più il lavoro di Peppe.

Mille voci, mille toni. Ma tra queste c’è quella che parla del dolore, della morte, dell’inquinamento che rovina le falde acquifere, dei rifiuti. Una voce che fa riflettere e inorridire. Perché tutto questo è Napoli, una città dalle mille contraddizioni che si accetta così come è.

Questo romanzo è un coro di voci, non è un giallo nonostante ci siano numerosi morti, furti etc.. non è catalogabile, si ride e ci si dispera allo stesso modo. Un libro bello da leggere gustare e amare.

PREFAZIONE DI MAURIZIO DE GIOVANNI

Questa è una città strana da raccontare. Perché è stretta, compatta e sedimentaria, schiacciata tra due colline, una montagna e il mare. E perché il mare continua a vomitare gente, di ogni razza e colore, e questa gente si aggiunge a quella che c’era, e che l’accoglie senza guerre e senza intolleranza, in una indifferente festa di piazza che non conosce fine. E certi se ne vanno o muiono, e la loro memoria da vendicare continua a vivere in questo ribollire costante di anime. Una città difficile, da raccontare.

Perché è la città più realistica della terra, fatta di carne e polvere e sangue e rifiuti e canzoni, investe i cinque sensi e ne crea di nuovi, non lascia fuori niente; ma è anche la città più magica che c’è, dove i miracoli fanno parte della vita e la vita stessa, a volte, è un miracolo; e dove i morti non sanno di essere morti e continuano a camminare per strada, facendo inciampare i vivi nel loro ricordo.

Per raccontare questa città, per cercare di passare attraverso i numerosi strati che la compongono come una cipolla multicolore e multisapore, serve una voce unica. Peppe Lanzetta possiede questa voce. L’ha sempre avuta, fin da quando ha inventato quel modo crudo e ruvido di parlare della città nera, quello stesso modo che poi è diventato il dialetto di tanti fortunatissimi romanzi altrui; ma lui, Peppe, è quello che l’ha ideato, rubando  alla strada e insegnando al mondo intero che il romanzo nero nasce nell’ombra dei portoni e nelle carcasse d’auto delle periferie abbandonate.

Ora Peppe è tornato, e il romanzo che avete tra le mani è esplosivo e ruggente come la sua migliore produzione. E’ tornato ed è anche meglio degli inizi, perché è un uomo che ha conosciuto la sinfonia della vita in ogni suo movimento, e alla naturale travolgente ritmica della sua narrazione ha aggiunto il dolente sguardo di padre e marito condannato a vivere in un luogo disperato, del quale è però perdutamente innamorato.

Il romanzo che avete fra le mani parla di sangue, di dannazione e d’amore. Non cercate i buoni e i cattivi, perché non li troverete. Troverete però un pulsante sordo e costante, quello del cuore nero della città moribonda e immortale. Parla di padri, di figli immaginati e di figli reali. Parla di morte, e di soldi facili e difficilissimi. Parla di strade che non portano a nulla, e di strade che porterebbero a un Paradiso al quale nessuno vuole arrivare. Parla dell’Inferno, e dell’assoluta imperfezione necessaria al perecorso verso una salvezza che non arriva mai. Racconta la storia di decine di persone, e camminandogli al fianco potrete ridere e piangere e sperare e soffrire, come accade nelle grandi storie.

Parla della vita. La canta, la vita. Con quella voce rauca, triste e disperata di chi, dopo tanto camminare e salire e scendere per i vicoli, ha ancora abbastanza cuore per sentire intatto il dolore di un amore perduto.

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *