“Il male degli angeli” di Luisa Gasbarri: un thriller potente e magnetico

6 marzo 2021

L’autrice svela uno dei segreti del nazismo, l’opera esoterica della Vril, le cui protagoniste sconvolsero la storia del 900

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA – Il romanzo Il male degli angeli di Luisa Gasbarri (Baldini+Castoldi, 2020) rappresenta un esperimento originale nel panorama della narrativa italiana. Non a caso è stato analizzato di recente in un saggio pubblicato dal professor Nicola Longo sulla prestigiosa rivista accademica internazionale Il Mosaico, patrocinata dall’Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro e dalle Università brasiliane, da sempre attenta a scogliere i fermenti innovativi nella letteratura italiana. Luisa Gasbarri ci aveva già abituati a un romanzo aperto a soluzioni nuove, capace di seminare nel lettore il dubbio, se non qualcosa di peggio. Stavolta, però, la suggestione si fa maggiore perché a incontrarsi sono la suspense del thriller e la Storia forse peggiore degli ultimi secoli, ovvero quella che a partire dagli anni Trenta vede maturare e poi esplodere in Europa il nazismo. Due le vicende principali intorno alle quali si snoda il racconto: l’indagine di Sara Wolner, giovane funzionaria ebrea di stanza oggi all’Interpol dell’Anagnina alle prese con le singolari sparizioni di donne troppo simili tra loro, e l’amicizia tra la tedesca Sigrun e la compagna di collegio Miriam, perseguitata e costretta a rinunciare dapprima agli studi e poi alla sua identità etnica nella Berlino sull’orlo della Seconda guerra mondiale.

Innovativo nel romanzo è lo scivolamento continuo degli aspetti focali della narrazione, per cui il genere letterario non incontra qui una sua classificazione pacifica, a tutto favore del lettore che in un solo libro riesce a trovare spunti per una radicale reinterpretazione della Storia recente e al tempo stesso quella spinta adrenalinica tipica deicoinvolgentithriller page-turner d’impronta americana. Perché a rendere attraente la Storia è in fondo proprio lo svelarne gli aspetti meno noti, e qui le sorprese fioccano a ritmo vertiginoso. In una Germania in profonda crisi economica attratta da ogni filosofia dell’irrazionalità, non ultima quella d’un misticismo orientato all’attesa del nuovo Messia, ogni segreto occulto si carica di possibilità inedite, nell’illusione della rivalsa imminente. Ed ecco dunque muoversi intorno ai grandi gerarchi di partito figure storiche assai meno note, eppure di indiscutibile fascino, come le medium che si riunirono intorno a Hitler assicurandogli il favore dell’alleato più indiscreto e pericoloso. Su tutte Maria Orsitsch, donna magnetica dalle ambigue frequentazioni, e dagli altrettanto ambigui poteri, personaggio attualissimo se si considera la naturalezza del suo porsi al centro di quella trama di accadimenti che oggi le rivelazioni dei servizi segreti americani, e non solo, paiono confermare in tutta la loro sconcertante evidenza.

Rileggere la Storia, in un momento delicato come la contemporaneità, data l’estrema precarietà globale che andiamo attraversando, pare infatti sempre più necessario: lo sguardo critico sul mondo permette all’essere umano di salvarsi perché prelude alle scelte coscienti e consapevoli dell’agire etico. E la scelta dietro l’agire si configura come il vero, profondo tema del libro, come già palese nel titolo: il Male degli angeli, per la sua drammatica e illogica improponibilità, richiama per contrasto l’assenza del Bene, inteso quale atto d’arbitrio salvifico e necessario, pur nella banalizzazione quotidiana dei valori su cui Hannah Arendt ci spinge ancora a riflettere con tanto acume. Tutti i personaggi del romanzo sono quindi alle prese con l’incerto definirsi della loro identità, e dunque con le conturbanti scelte morali che ne derivano: Sara è insofferente verso il suo lavoro, Maria verso la maternità, Sigrun vive male la propria missione all’interno del Reich, Desmond non riesce a far pace con i rimorsi, Sveva con la sua sessualità, Milos con la sua bellezza… In questo costante logorio personale, interrogando il presente, ogni protagonista si ritrova a interrogare se stesso, ma le dosi di coraggio individuale differiscono, dunque anche i pesi che la Storia viene a riscuotere. Tra conflitti non sanati e colpi di scena la resa dei conti però arriva sempre, e anche se i finali aperti sono interessanti, raramente guerre e rivoluzioni lasciano spiragli: il non detto finisce sullo sfondo, la versione dei vincitori s’impone, ma qualche frammento di verità, nonostante tutto, si salva, la forza delle visioni alternative sopravvive, ed è il fuoco sotto le macerie in cui rispetto al sentire abusato cova tale fatale divergenza che il romanzo ci regala. Possiamo essere d’accordo con la sua interpretazione dei fatti oppure no, ma non torneremo a guardare alle cose allo stesso modo. E in questo consiste probabilmente il maggior merito degli scrittori: la loro capacità di avvicinarci all’inesplorato, all’imprevedibile, raschiando il fondo del cuore umano alla ricerca di quelle emozioni nascoste che uno storico la maggior parte delle volte s’impedisce di raccontare. Soprattutto se di emozioni femminili si tratta. Ne Il male degli angeli le donne sono infatti le assolute protagoniste: riescono ad essere complici, vittime, carnefici, collaborazioniste, delatrici e dissidenti. Nessun ruolo è loro precluso, perché ogni possibilità è loro concessa, con tutte le implicazioni morali che la scelta, qualunque scelta, comporta. In un momento in cui le donne balzano quotidianamente all’attenzione dei media, si pensi ai femminicidi o alle reiterate violenze di cui sono vittima in tutte le parti del mondo, la lettura di questo romanzo

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