Il “paradosso” dei vaccinati – Sul Coronavirus, dal Post

Da pochi giorni, in Italia ci sono più vaccinati contro il coronavirus che non vaccinati, tra la popolazione con più di 12 anni. Il 53 per cento ha completato il ciclo vaccinale, un risultato importante raggiunto dopo i primi mesi di difficoltà della campagna vaccinale, a causa della scarsità dei vaccini e di una certa disorganizzazione in alcune regioni. Buona parte di quei problemi è stata superata e ora il governo confida di migliorare ulteriormente il risultato, anche se il periodo estivo sta portando a qualche rallentamento.

In generale, un alto numero di vaccinati si porta dietro un “paradosso”, che viene talvolta sfruttato da chi è contrario alle vaccinazioni e sostiene – erroneamente e falsamente – che siano “inutili perché i vaccinati si ammalano tanto quanto gli altri”. 

Il “paradosso” si verifica quando in una popolazione ci sono molti vaccinati e di conseguenza contagi, ricoveri e decessi sono simili tra i vaccinati rispetto a chi non ha ricevuto il vaccino. Può apparire controintuitivo, ma solo perché parte dalle premesse sbagliata di considerare i numeri assoluti e non le percentuali.

All’aumentare dei vaccinati, aumentano i rari casi di contagio e malati anche tra chi ha ricevuto il vaccino, potenzialmente fino a superare in termini assoluti i casi nella popolazione non vaccinata. Se però si considerano i valori percentuali è evidente quanto siano enormemente più limitati gli effetti del coronavirus tra chi è completamente vaccinato, rispetto a chi ha ricevuto una sola dose o nessuna.

Come ormai sapete grazie all’assidua frequentazione di questa newsletter, un vaccino non protegge mai tutti gli individui vaccinati, circostanza che si applica anche agli attuali vaccini sul coronavirus. L’Istituto Superiore di Sanità ha di recente stimato che i completamente vaccinati sono protetti all’88 per cento dall’infezione, al 94 per cento dal ricovero in ospedale, al 97 per cento dal ricovero in terapia intensiva per sintomi gravi e al 96 per cento dal decesso per COVID-19.

Date queste percentuali, ci si può quindi attendere che tra le persone vaccinate ci siano alcuni casi di infezione, ricovero e decesso. La loro quantità è però estremamente più bassa – in percentuale – rispetto a ciò che avviene tra i non vaccinati. 

Man mano che le persone vaccinate aumentano, si riduce la quantità di casi tra la popolazione proprio per l’efficacia della vaccinazione. Si può arrivare a un punto in cui i rari casi tra i vaccinati sono in termini assoluti più numerosi rispetto a quelli tra i non vaccinati. Se l’intera popolazione fosse vaccinata (un risultato estremamente difficile da raggiungere), i casi rilevati sarebbero solo tra persone vaccinate, ma sarebbero comunque pochissimi e molti meno di quanti se ne riscontrerebbero in totale assenza del vaccino.

Più è alta la percentuale di vaccinati, più la popolazione è protetta, anche tra i restanti non vaccinati.  Green Pass
Mentre vi stiamo scrivendo è in corso un Consiglio dei ministri che dovrebbe portare a un nuovo decreto con indicazioni sull’impiego del “Green Pass”, la certificazione che attesta l’avvenuta vaccinazione, la recente guarigione dalla COVID-19 o l’esito negativo di un tampone (in questo caso con una validità di qualche giorno). Nelle ultime settimane si era parlato molto di rendere i Green Pass obbligatori per l’accesso a mezzi di trasporto, locali e altri luoghi pubblici. L’orientamento del governo sembra essere per consentire gli accessi a chi abbia almeno una dose di vaccino, a patto che completi nei tempi indicati il ciclo vaccinale. Ligi al nostro impegno di non contribuire alla confusione che si genera spesso nell’attesa dei nuovi provvedimenti, pubblicheremo come sempre tutte le informazioni e le novità sul Post, ma solo quando saranno comunicate in via ufficiale dal governo. La settimana
Nell’ultima settimana i nuovi casi di coronavirus rilevati sono più che raddoppiati rispetto ai sette giorni precedenti. C’è stato inoltre un lieve aumento dei nuovi ingressi in terapia intensiva, mentre è continuata la riduzione dei decessi. L’aumento dei contagi è dovuto per lo più alla variante delta, come avvenuto nel Regno Unito, in Francia e in diversi altri paesi europei.

I casi positivi segnalati negli ultimi sette giorni sono stati 21.491, il 112 per cento in più rispetto alla settimana precedente. L’aumento dei ricoveri è rimasto invece contenuto: i dati elaborati dall’Istituto superiore di sanità dicono che la percentuale dei contagi tra le persone vaccinate, soprattutto tra chi ha completato il ciclo vaccinale, è largamente inferiore alla percentuale dei casi tra i non vaccinati. Nell’ultima settimana ci sono stati 74 morti per COVID-19, il 35,1 per cento in meno rispetto ai sette giorni precedenti. Il numero dei decessi non era così basso dalla seconda settimana di settembre 2020, quando erano stati 71. In quella fase dell’epidemia, prima della cosiddetta seconda ondata, i casi erano ancora circa diecimila ogni settimana, poi cresciuti a partire da ottobre.

La percentuale dei posti letto in terapia intensiva occupati da malati di COVID-19 sul totale dei posti disponibili è rimasta stabile rispetto alle ultime settimane. In tutte le regioni il tasso di occupazione è stato sotto il 5 per cento. Questa percentuale è al centro del dialogo tra il governo e i presidenti delle Regioni che hanno chiesto di rimodulare i criteri per decidere i colori delle regioni e quindi le misure restrittive. 

Qui trovate tutti gli altri dati, regione per regione.

Rallentamento
Come si vede nel grafico qui sotto, la campagna vaccinale ha rallentato: nell’ultima settimana il numero di somministrazioni delle prime dosi è tornato ai livelli di inizio febbraio e questo andamento inciderà inevitabilmente anche nella gestione della pandemia per buona parte dell’estate. In questa fase la difficoltà non è organizzare i punti vaccinali, ma cercare di riempirli convincendo chi non si è ancora vaccinato. Nonostante i tanti appelli lanciati nelle ultime settimane, la quota dei non vaccinati con più di 60 anni – le persone più a rischio di contrarre forme gravi della COVID-19 – è rimasta piuttosto alta: mancano ancora circa 2 milioni di persone. Il rallentamento riguarda anche le fasce d’età più giovani, tra i 20 e i 40 anni, ed è dovuto principalmente alle limitazioni alla somministrazione del vaccino AstraZeneca.

Una delle cause del calo delle prime dosi è inoltre dovuta ai tempi tra le due somministrazioni, indispensabili per garantire l’efficacia dei vaccini. Con un’attesa tra i 21 e i 42 giorni tra la prima dose e il richiamo, molte persone non si sono prenotate, nemmeno per la prima dose, per non dover programmare il richiamo nel mese di agosto e avere problemi nell’organizzazione delle vacanze.

Capri
Dall’inizio di maggio in molti luoghi di Capri erano stati posizionati cartelli con la scritta “Capri, isola Covid-free” (cioè senza Covid) per celebrare la fine della campagna vaccinale di massa che aveva consentito di proteggere quasi tutta la popolazione dell’isola più nota dell’arcipelago campano, in anticipo rispetto al resto d’Italia. I cartelli rimarranno almeno fino alla fine della stagione estiva, ma già da qualche giorno Capri non può più essere considerata “Covid-free” perché la scorsa settimana sono stati trovati i primi nuovi casi, e lunedì l’ASL Napoli 1 Centro ha confermato di aver scoperto un focolaio sull’isola tra i turisti: non sono in gravi condizioni e sono stati subito messi in isolamento per impedire al virus di diffondersi. 

Immunità di gregge
Lo scorso fine settimana la Regione Lombardia ha diffuso alcuni dati, ripresi acriticamente da diversi giornali, per annunciare che tra martedì 20 e mercoledì 21 luglio sarebbe stata raggiunta la cosiddetta «immunità di comunità» o immunità di gregge contro il coronavirus. Lo ha fatto in modo fin troppo ottimistico, perché gli stessi dati pubblicati nella nota confermano che l’immunità di gregge è tutt’altro che vicina.

Riaperture
Nonostante la variante delta continui a causare un marcato aumento dei casi positivi, lunedì 19 luglio l’Inghilterra ha rimosso buona parte delle restrizioni ancora rimaste contro la pandemia. Scozia, Galles e Irlanda del Nord seguiranno un approccio più cauto, potendo decidere autonomamente le regole in materia di prevenzione dei contagi.

Con la fine delle restrizioni in Inghilterra, da questa settimana non è più necessario mantenere una distanza di 2 metri dalle persone con cui non si convive; non ci sono più limiti al numero di persone che si possono incontrare, ma si raccomanda di farlo con prudenza e possibilmente in posti all’aperto; non è più obbligatorio indossare la mascherina, ma lo si consiglia nel caso ci si trovi in posti affollati, come sui trasporti pubblici (il sindaco di Londra Sadiq Khan ha detto che sui trasporti pubblici cittadini l’obbligo della mascherina rimarrà in vigore); non ci sono più limiti al numero di persone che possono partecipare a matrimoni e altre cerimonie, e possono riaprire anche le discoteche, chiuse da marzo del 2020. PLF
Nonostante dal primo luglio siano entrati in vigore i cosiddetti “Green Pass”, che permettono di circolare all’interno dell’Unione Europea senza particolari restrizioni né l’obbligo di sottoporsi a un periodo di quarantena, diversi turisti hanno scoperto solo al momento di iniziare il proprio viaggio che per entrare in alcuni paesi è necessario essere in possesso di un altro documento: il Passenger Locator Form (PLF).

È richiesto in Belgio, Cipro, Croazia, Estonia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Spagna, e anche nel Regno Unito, che non fa più parte dell’Unione Europea. Tutti questi paesi richiedono il PLF per i viaggi via aereo, via mare e via terra, tranne Cipro, Portogallo, Slovacchia e Spagna che lo richiedono solo per i viaggi in aereo, e l’Irlanda per i soli viaggi in aereo e in nave. Nel caso della Grecia, inoltre, si deve fare attenzione al fatto che il PLF va compilato entro le 23.59 locali del giorno precedente alla partenza, quindi le 22.59 in Italia (negli ultimi giorni sono emerse diverse storie di turisti bloccati in aeroporto perché non l’avevano fatto). Prima di partire, date un occhio qui.

Francia
A partire da domenica 18 luglio in Francia è richiesto un test per il coronavirus negativo alle persone – non completamente vaccinate – in arrivo da Regno Unito, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Paesi Bassi. Il test deve essere effettuato nelle 24 ore precedenti all’ingresso in Francia.

Intanto il governo francese è al lavoro per rendere meno stringenti le restrizioni da poco introdotte, e che rendono necessario un Green Pass per accedere in diversi luoghi pubblici e privati (come bar, ristoranti, centri commerciali e musei). La revisione è stata decisa in seguito alle valutazioni del Consiglio di Stato, organo consultivo che fornisce pareri giuridici sugli atti del governo. Fra sabato 17 e domenica 18, fra l’altro, decine di migliaia di persone avevano manifestato in Francia contro le nuove restrizioni. 

Tre cose intorno alle Olimpiadi
• Manca meno di un giorno all’inizio delle Olimpiadi di Tokyo 2020: migliaia di atleti sono già arrivati in città e molti altri ne arriveranno nei prossimi giorni, in vista della cerimonia d’inaugurazione di venerdì. Nonostante gli estesi sistemi di controlli per atleti e staff, ormai decine delle circa 20mila persone già arrivate in Giappone sono risultate positive al coronavirus, e tra queste ci sono anche atleti, alcuni dei quali si trovavano nel villaggio olimpico al momento della rilevazione del contagio.

• A proposito delle difficoltà nell’organizzare i Giochi durante una pandemia, Thomas Bach – presidente del Comitato olimpico internazionale – ha parlato dei dubbi e delle notti insonni causate dalle complicate decisioni che si è trovato a prendere nell’ultimo anno e mezzo. Bach ha detto che il rinvio di un anno e l’insieme delle decisioni prese per garantire le misure di sicurezza prima e durante le competizioni si sono rivelati più complicati di quello che avesse pensato inizialmente: «Negli ultimi 15 mesi abbiamo dovuto prendere molte decisioni in una situazione di grande incertezza. Abbiamo avuto dubbi tutti i giorni. Abbiamo discusso e deciso cose. Abbiamo passato notti insonni».

• Da più di un anno e mezzo quattro atleti del Sud Sudan – il più giovane stato al mondo, e uno dei più poveri – si allenano per le Olimpiadi e le Paralimpiadi a Maebashi, una città giapponese di 300mila abitanti, a circa due ore di auto da Tokyo. I quattro erano arrivati nell’ottobre 2019 grazie a un programma di cooperazione tra il loro paese e il Giappone. Ci sono rimasti anche dopo che le Olimpiadi furono rinviate al 2021, grazie a una raccolta fondi che finanziò la loro permanenza evitando che dovessero viaggiare nel mezzo della pandemia. Un membro dello staff della squadra della Cina cammina sulla schiena di un collega durante gli allenamenti per le gare di basket 3×3 alle Olimpiadi (AP Photo/Charlie Riedel)
Coprifuoco
Alla fine della scorsa settimana la Corte Superiore di Giustizia della Catalogna ha autorizzato la reintroduzione del coprifuoco notturno in 161 comuni spagnoli a più alto rischio di contagio, compresa Barcellona. Il coprifuoco è in vigore tra l’una e le sei del mattino. Domani il governo locale aggiornerà l’elenco dei comuni interessati, in base all’andamento dei contagi.

Rimosso
YouTube ha rimosso alcuni video pubblicati dal presidente del Brasile Jair Bolsonaro perché contenevano informazioni false e facevano disinformazione sulla pandemia da coronavirus. I video rimossi sono almeno 15 e tra questi ce n’è uno in cui Eduardo Pazuello, ex ministro brasiliano della Salute, paragonava il coronavirus all’HIV, e uno in cui una dottoressa brasiliana raccomandava due farmaci, l’idrossiclorichina e l’ivermectina, per trattare i malati di COVID-19.

Sudest asiatico
Nelle ultime settimane molti paesi del Sudest asiatico hanno rilevato un cospicuo aumento di nuovi casi positivi al coronavirus, in parte a causa della progressiva diffusione della variante delta e delle lentezze nelle campagne vaccinali. La situazione è difficile in Cambogia, Myanmar, Thailandia e Vietnam, dove i casi sono in forte aumento. In termini assoluti, la pandemia sta facendo rilevare un netto peggioramento anche in Indonesia, paese con oltre 270 milioni di abitanti dove sembra profilarsi una nuova forte ondata di contagi.

Volare
La International Air Transport Association (IATA), organizzazione internazionale che raggruppa centinaia di compagnie aeree di tutto il mondo, ha confermato le previsioni per il 2021: per il trasporto aereo sarà di nuovo un anno difficile, dopo il 2020 in cui l’epidemia aveva imposto forti limitazioni agli spostamenti e causato una netta riduzione dei voli. 

Anche i gestori degli aeroporti italiani sono prudenti perché ci sono ancora moltissime incertezze legate all’andamento dei contagi, da cui dipendono le limitazioni e quindi gli spostamenti. Secondo i dati pubblicati dall’ENAC, l’ente nazionale di aviazione civile, nel 2020 sono transitati dagli aeroporti italiani 52 milioni e 759mila passeggeri, con un calo del 72,5 per cento rispetto al 2019. Sono stati 25 milioni i passeggeri dei voli nazionali, diminuiti del 61,1 per cento rispetto all’anno precedente, mentre è stato più marcato il calo delle persone in arrivo dall’estero (-78,3 per cento) per effetto delle limitazioni agli spostamenti.

Agosto
Ci salutiamo con una rapida comunicazione di servizio. La newsletter che avete appena letto è la penultima prima di una pausa ad agosto. Ci troverete normalmente nella vosta posta in arrivo il prossimo giovedì 29 luglio e ci ritroveremo poi a settembre. Il Post continuerà a essere aggiornato come sempre con tutte le novità intorno alla pandemia, e non solo.

A giovedì prossimo, quindi. Ciao!

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