Il vaccino per i bambini – Sul Coronavirus, dal Post

Accogliendo la raccomandazione dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e i pareri del Comitato tecnico scientifico, l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha da poco autorizzato la somministrazione del vaccino contro il coronavirus di Pfizer-BioNTech anche per i bambini tra i 5 e gli 11 anni di età. È una novità importante perché la decisione fa sì che diventino vaccinabili altri 3,7 milioni di individui, che finora erano stati esclusi dalla campagna vaccinale. L’estensione è ritenuta essenziale per tenere meglio la pandemia sotto controllo, aumentando la copertura vaccinale contro il coronavirus in Italia, ferma da un po’ di tempo al 77 per cento.

La decisione dell’AIFA implica che nei prossimi giorni milioni di genitori, compresi i tanti che leggono questa newsletter, dovranno decidere se vaccinare o meno i propri figli di 5-11 anni. Alcuni ne saranno entusiasti, altri avranno qualche apprensione considerate tutte le cose che si leggono e sentono dire in giro. 

In attesa che il governo fornisca dettagli su tempi e modalità di somministrazione, vediamo le cose più importanti da sapere sul vaccino per i bambini, fermo restando che per ulteriori dubbi è sempre bene consultare il pediatra o qualche altro medico di fiducia.

Dose
Il vaccino per chi ha tra i 5 e gli 11 anni di età è lo stesso a mRNA impiegato per gli adulti, ma il dosaggio è inferiore: un terzo della dose rispetto a quella somministrata ai maggiori di 12 anni. Le dosi saranno preparate separatamente e in modo specifico, per evitare confusioni. 

Quante dosi
Come per gli adulti, è prevista la somministrazione di due dosi a distanza di almeno tre settimane.

Efficacia e sicurezza
I test clinici condotti su alcune migliaia di bambini tra i 5 e gli 11 anni hanno fatto rilevare un’efficacia del 90,7 per cento. Non sono stati riscontrati eventi avversi gravi tra i partecipanti allo studio clinico così come non sono emerse anomalie negli Stati Uniti, dove il vaccino di Pfizer-BioNTech è già stato somministrato a oltre 3,3 milioni di bambini in quella fascia di età.

Eventi avversi
Gli eventi avversi più ricorrenti dopo la vaccinazione sono stati dolore nel punto dell’iniezione, spossatezza e mal di testa: tutti risolti entro pochi giorni e senza conseguenze. Se vostro figlio soffre di particolari allergie è ancora più consigliato un consulto con il pediatra prima di procedere alla vaccinazione.

Cuore e cervello
Alcune ricerche condotte nell’ultimo anno hanno rilevato una possibile correlazione tra la somministrazione dei vaccini a mRNA (sia di Pfizer-BioNTech sia di Moderna) e alcuni rari problemi come le miocarditi, un’infiammazione del muscolo cardiaco, e le pericarditi, un’infiammazione del pericardio (la sacca che protegge e contiene il cuore).

I casi riscontrati finora nella popolazione generale sono pochissimi e il problema sembra risolversi dopo qualche tempo senza particolari conseguenze. Il coronavirus stesso può causare problemi cardiaci con una probabilità molto più alta e con esiti difficili da prevedere. 

Nei test clinici condotti nella fascia di età tra 5 e 11 anni non è stato rilevato nemmeno un caso di miocardite. La condizione è comunque estremamente rara e il numero di partecipanti ai test non consente di fare stime accurate sugli effetti per i più piccoli. Il coronavirus può causare infiammazioni molto più gravi e imprevedibili: per questo i medici consigliano di vaccinarsi.

Il vaccino di Pfizer-BioNTech non coinvolge i meccanismi legati alla pubertà e alla fertilità, né può avere effetti sullo sviluppo delle capacità cerebrali, perché da un punto di vista immunitario il cervello è ben protetto da buona parte degli agenti estranei.

Rischio
In generale i più giovani corrono meno rischi legati alla COVID-19, ma questo non significa che non si possano ammalare sviluppando in alcuni casi sintomi gravi. Nelle ultime settimane è stato rilevato un aumento dei casi positivi nella fascia di età 5-11 anni con un tasso di ricovero pari a circa 6 su mille contagiati. Nella maggior parte dei casi, i bambini ricoverati per COVID-19 non avevano alcun fattore di rischio: erano quindi sani e senza altri problemi di salute.

Nei casi più gravi che riguardano i bambini, la COVID-19 può comportare la sindrome infiammatoria multisistemica, una condizione che può presentarsi in forma grave e tale da rendere necessario un ricovero in terapia intensiva.

In caso di infezione, una persona vaccinata è in media contagiosa per meno tempo rispetto a un individuo non vaccinato. Di conseguenza il coronavirus ha minori possibilità di circolare, infettare altre persone e andare incontro a nuove mutazioni che portano poi all’emersione di varianti. Ciò vale anche per i bambini, che rimangono a lungo a contatto con gli adulti non solo in famiglia, ma anche a scuola.

Dall’inizio della pandemia, solo in Italia nella fascia 6-11 anni sono stati rilevati oltre 250mila casi positivi, i ricoveri sono stati 1.423 e i decessi per COVID-19 sono stati 9. Omicron
Numerosi gruppi di ricerca e le istituzioni sanitarie in giro per il mondo sono al lavoro per capire qualcosa di più sulla variante omicron, identificata alla fine della scorsa settimana nel Sudafrica e in alcuni altri paesi dell’Africa meridionale. Negli ultimi giorni è probabile che abbiate letto un po’ di tutto al riguardo, trovando articoli da fine-di-mondo e altri più ottimistici. La verità è che non ci sono ancora dati a sufficienza per comprendere quali rischi comporti la nuova variante, anche se c’è un marcato aumento di casi in Sudafrica: preoccuparsene è utile per essere preparati a ogni evenienza, non per fare allarmismo. 

Secondo l’ultimo aggiornamento del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), la variante omicron è stata rilevata in 79 casi positivi segnalati nel complesso in 15 stati europei. In Italia i casi finora rilevati sono stati 9, mentre il paese che ne ha segnalati di più sono stati i Paesi Bassi con 16 casi.

La variante è quindi già in circolazione in Europa e del resto difficilmente sarebbe potuto accadere altrimenti: è inevitabile che ci si accorga di una variante quando questa ha iniziato a emergere e a circolare tra diversi paesi.

Soprattutto per questo motivo è stata criticata la scelta di diversi paesi, specialmente occidentali, di bloccare i voli verso l’Africa meridionale con la motivazione di rallentare la diffusione della variante omicron. La pratica non si era rivelata sempre utile in passato con altre varianti ed è sconsigliata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), perché rischia solamente di creare uno stigma verso i paesi in cui è emersa la variante e di disincentivare gli altri ad annunciare di averne scoperte nei loro territori rischiando l’isolamento e gravi danni economici.

E a proposito di economia, alla fine della scorsa settimana le prime notizie sulla variante omicron avevano influito molto negativamente sui mercati azionari. Milano aveva perso il 4,6 per cento, e in Europa le cose erano andate in maniera simile: Madrid aveva perso il 5 per cento, Parigi il 4,7, Londra il 3,6. Nella mattinata erano crollate anche le borse asiatiche, mentre in serata aveva chiuso in forte calo la borsa americana. Le cose sono andate meglio questa settimana, anche se c’è ancora molta cautela.

La variante omicron e l’Africa senza vaccini.

Salto
Sulla base della classificazione decisa dall’OMS, che utilizza le lettere dell’alfabeto greco per denominare le varianti del coronavirus, la nuova variante avrebbe dovuto essere denominata con la lettera greca N (pronunciata “nu” in inglese e “ni” in italiano). L’OMS ha però deciso di saltare due lettere: anziché usare la lettera N e quella successiva, la Ξ (che in italiano è xi), si è deciso di passare direttamente alla O, cioè la omicron.

Un portavoce dell’OMS, Tarik Jasarevic, ha spiegato la ragione del salto di lettere: «Nu si confonde troppo facilmente con “new”, e “Xi” non è stata usata perché è un cognome molto comune». In inglese la variante “nu” sarebbe stata effettivamente scomoda da pronunciare, mentre “Xi” è un cognome molto comune in Cina – oltre che il cognome del presidente del paese, Xi Jinping.
Scuola
A fine novembre il governo ha deciso che le regole sulla gestione dei contagi a scuola rimangano invariate, nonostante una precedente circolare congiunta dei ministeri della Salute e dell’Istruzione avesse annunciato una modifica delle linee guida sulla didattica a distanza per le classi.

Per i bambini fino a 6 anni la didattica a distanza continuerà a scattare solo nel caso sia riscontrato un alunno positivo in classe, per gli alunni tra 6 e 12 anni saranno necessari due casi positivi e per quelli con più di 12 almeno tre positivi.

Le nuove disposizioni hanno di fatto smentito quelle del giorno prima, che autorizzavano i presidi ad attivare la didattica a distanza per tutte le classi e per tutte le fasce di età con un solo caso di positività tra gli alunni o tra il personale scolastico. Green Pass
A inizio settimana la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha presieduto una riunione con i venti prefetti dei capoluoghi di regione, il capo della Polizia, Lamberto Giannini, e i comandanti generali di Carabinieri e Guardia di Finanza per organizzare il sistema dei controlli del Green Pass nelle due versioni pensate dal governo, quello “base” e quello cosiddetto “rafforzato” (ottenibile solo con la vaccinazione o la guarigione dal coronavirus) necessario dal 6 dicembre per accedere a locali ed eventi pubblici.

Accertare il rispetto degli obblighi, cioè controllare milioni di persone ogni giorno, è una delle questioni più complesse e delicate delle nuove regole decise dal governo per limitare la diffusione del coronavirus.

Entro oggi i prefetti devono adottare «un piano per l’effettuazione costante di controlli, anche a campione, avvalendosi delle forze di polizia e del personale dei corpi di polizia municipale munito della qualifica di agente di pubblica sicurezza, in modo da garantire il rispetto dell’obbligo del possesso delle certificazioni». Ogni settimana, inoltre, i prefetti devono trasmettere al ministero dell’Interno una relazione dei controlli eseguiti.

Mentre si sta adattando l’applicazione VerificaC19 per il sistema di controllo dei due tipi di Green Pass, rimangono dubbi sulla disponibilità di sufficiente personale tra le forze dell’ordine per effettuare i controlli.

A che punto siamo
Nell’ultima settimana in Italia si è confermata una situazione in lieve, ma costante, peggioramento. Dal 25 novembre all’1 dicembre sono stati rilevati 89.043 casi positivi, il 24,8 per cento in più rispetto alla settimana precedente. L’incidenza settimanale è di 149 casi ogni 100mila persone.

Sono aumentati anche i decessi: nell’ultima settimana ne sono stati segnalati 516, il 14,7 per cento in più rispetto ai sette giorni precedenti. La regione dove è stata rilevata l’incidenza di decessi più alta è il Friuli Venezia Giulia con 3,5 morti ogni 100mila persone.

Il grafico qui sotto mostra l’incidenza ogni 100mila persone per stato vaccinale (non vaccinato, vaccinazione completata da meno di sei mesi e vaccinazione completata da oltre sei mesi) e per fascia di età negli ultimi trenta giorni. Come potete vedere, l’incidenza di ricoveri in terapia intensiva è molto più alta tra le persone non vaccinate. Nelle ultime settimane, in seguito agli obblighi relativi al Green Pass introdotti del governo, sono aumentati i tamponi eseguiti: dal 25 novembre all’1 dicembre ne sono stati fatti 3,8 milioni e sono state testate per la prima volta 511mila persone. Oltre alla vaccinazione e alla guarigione, il certificato può essere ottenuto in seguito a un tampone negativo.

Gialla
Da lunedì il Friuli Venezia Giulia è in area gialla: tra le principali conseguenze c’è il ritorno dell’obbligo di utilizzo delle mascherine anche all’aperto. È inoltre entrato in vigore il Green Pass “rafforzato” con una settimana di anticipo rispetto a quanto previsto per le regioni in area bianca, dove invece entrerà in vigore il prossimo 6 dicembre.

Obbligo
In Germania il Parlamento voterà una legge per rendere obbligatorio il vaccino contro il coronavirus dal prossimo febbraio nel paese, che sta affrontando una nuova ondata della pandemia. Sono state inoltre annunciate nuove limitazioni per le persone non vaccinate, che non potranno più accedere alla maggior parte dei servizi non essenziali. Le persone che hanno scelto di non vaccinarsi contro il coronavirus pur potendolo fare non potranno accedere a bar e ristoranti, cinema, musei e alle attività non essenziali, ma soltanto ai negozi di alimentari e alle farmacie, a meno che non siano guarite di recente dopo avere contratto il coronavirus.

In Grecia la vaccinazione contro il coronavirus sarà resa obbligatoria per le persone con più di 60 anni: dovranno prenotare la prima dose entro il 16 gennaio. Chi non rispetterà l’obbligo dovrà pagare una multa di 100 euro al mese a partire da metà gennaio, che sarà aggiunta alle tasse. 
  Svizzera
Domenica in Svizzera si è votato il secondo referendum contro la cosiddetta “legge COVID-19”, che ha istituto nel paese le limitazioni per contenere la pandemia da coronavirus. In particolare, il referendum di domenica proponeva di abolire la parte della legge che, fra le altre cose, aveva normato il rilascio dei “certificati COVID”, l’equivalente del nostro Green Pass, e ne aveva reso obbligatorio l’utilizzo per accedere in molti luoghi e servizi. 

Il “SÌ” ha vinto nettamente: questo significa che la legge sarà confermata, e che il governo potrà continuare a emettere Green Pass.

Il referendum era stato proposto da un’associazione di protesta chiamata Amici della costituzione, contraria alle limitazioni, con il sostegno dell’Unione democratica di centro, partito di estrema destra. Era la prima volta in Europa che i cittadini votavano sul Green Pass.

Inflazione
Il tasso d’inflazione, ovvero la crescita dei prezzi in un dato mese rispetto a quelli dello stesso mese un anno prima, sta salendo ormai da diversi mesi ininterrottamente nei paesi dell’eurozona, e gli analisti dell’Unione Europea stimano che nel mese di novembre abbia raggiunto il 4,9 per cento (dato preliminare), il maggiore aumento su base annuale da quando sono iniziate le registrazioni di questi dati, cioè nel 1997.

Un aumento del tasso d’inflazione era già stato previsto da mercati e analisti a inizio anno, soprattutto a causa delle ingenti quantità di denaro immesse nelle economie da banche centrali e governi per contrastare la crisi dovuta alla pandemia da coronavirus (più denaro c’è in circolo, più questo tende a svalutarsi, facendo salire i prezzi). Durante la pandemia c’era stata infatti una generale diminuzione dei prezzi, a causa del blocco di gran parte delle attività economiche, e con la ripartenza dell’economia dopo più di un anno di restrizioni un aumento dei prezzi era pressoché certo.

Per ora la Banca centrale europea (BCE) dice di non preocuparsi. Il proprietario di un pub a Belfast, in Irlanda del Nord, controlla il certificato vaccinale di un cliente: in Irlanda del Nord dallo scorso lunedì è richiesto il certificato vaccinale, un test negativo o un certificato di avvenuto contagio per entrare in cinema, teatri e discoteche e per partecipare ad alcuni eventi pubblici (Charles McQuillan/Getty Images) Questa volta siamo andati un poco lunghi e non vogliamo inflazionare la nostra presenza. Se non vi perdete nei labirinti, torniamo a scrivervi come sempre giovedì prossimo, promesso. Ciao!

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *