“IMPROVVISAMENTE ACCADDE CHE…”

Tratto dal libro “Ho bisogno di sognare” di Matilde Maisto

Leggere al tempo del Coronavirus

 In questo momento, complice un vivo flashback, ho l’impressione che questa storia sia accaduta ieri, ma in realtà si è verificata molto, molto tempo fa, ed io ne sono stata la protagonista, anche se mi pare di essere stata una semplice spettatrice sta dicendo Anna alla sua amica Mary. Eppure -ella continua- ripensando a quei momenti, sento ancora dei brividi in fondo al cuore: all’inizio erano sussulti di sorpresa e di meraviglia, ma poi, man mano, di gioia, di malinconia, di nostalgia, di paura ed infine di dolore, un grande dolore, che ancora mi riempie l’anima.

Anna è sdraiata sul divano, la testa reclinata all’indietro; pian piano si lascia andare ai ricordi:

-Quel pomeriggio ero molto carina nel mio vestito firmato, indossato con la pelliccia di visone che mio marito mi aveva regalata da poco, ma arrivammo alla festa con molto ritardo perché pioveva a dirotto ed il traffico era veramente eccessivo.  Eravamo appena giunti alla festa annuale organizzata, in occasione delle festività natalizie, dalla ditta presso cui lavoravo. Per me si trattava della prima volta che vi partecipavo, dato che ero stata assunta in quella azienda da solo quattro mesi.

-Entrando nel grande salone, adeguatamente decorato con addobbi natalizi, mi trovai, quindi, in mezzo a tante persone sconosciute che si salutavano, parlavano e sorridevano; io mi guardai intorno e mi diressi decisa verso il gruppetto di colleghi a me ben noti, essendo i miei diretti collaboratori. Tutti mi accolsero salutandomi cordialmente, poi ci fu un rapido giro di presentazioni: Roberto – Sandra – Giuliano – Rita – Nando… Nando, già proprio lui, mi appare tuttora nitido nella mente: alto, magro, modi dolci e gentili, ma occhi perennemente tristi, anche quando sorrideva. “Le presento il nostro Nando di Torino” mi disse il mio diretto superiore, mentre io già rispondevo con un fresco trasporto: “Sono molto felice di conoscerti Nando, che te ne pare di questa festa?”.

 “Da quando sei arrivata mi sembra che si sia ravvivata” mi disse subito e poi continuò “Sai che ero molto impaziente di conoscerti? Ci siamo sentiti molte volte al telefono e spesso avevo provato a dare un volto alla tua bella voce, ma devo confessarti che sei diversa da come ti avevo immaginata”. Non so bene per quale motivo, ma mi sentii confusa, avrei potuto trovare mille cose da dire, ma non seppi trovare alcuna risposta, sentii solo che un lieve rossore mi imporporava le guance e ne rimasi piuttosto infastidita. Possibile che nei momenti meno opportuni dovevo arrossire! Sentivo il suo sguardo fisso su di me e poi nuovamente la sua voce che mi diceva: “Sai, credevo che tu fossi una specie di robot, sempre così precisa e puntuale, ligia al tuo dovere, difficile da distrarre, , ma adesso, vedendoti, mi accorgo che quella è la tua veste professionale e che, invece, sei cordialissima, simpatica e bella, molto bella”. Continuò a parlare amabilmente, mi accompagnò al buffet e mi offrì da bere. Io lo seguivo volentieri e docile e mi sorpresi a pensare che avevo la sensazione di aver sempre conosciuto quell’uomo.  Ad un tratto sentii la voce di una collega che mi diceva: “Sai, tuo marito è proprio un bell’uomo, vedrò se mi è possibile rubartelo per questa sera!” Io risi e strizzandole l’occhio le dissi: “Concesso, ma che sia solo per questa sera”. La festa proseguì fra chiacchiere, risate e coppe di champagne; poi ad una certa ora ebbe termine, ma il nostro gruppo, quello appartenente al reparto amministrativo, fu invitato a cena dal direttore, in un tipico ristorante milanese. Ci ritrovammo così solo in pochi intimi. Nando ed io eravamo seduti vicini e per tutto il tempo ci parlammo, piacevolmente, come due vecchi amici. La cena ebbe luogo in perfetta armonia; alla fine, intorno a mezzanotte venne il momento dei saluti. Nando ripartiva quella sera stessa per Torino; qualcuno andò ad accompagnarlo in stazione, mentre mio marito ed io ritornammo a casa con la gradevole sensazione di aver trascorso una giornata deliziosa .

I giorni ripresero a scorrere con la solita normalità: lavoro, casa, famiglia. Ero assorbita totalmente dal mio tran tran quotidiano e mi dimenticai del tutto di Nando, sino a che non accadde che, per motivi di lavoro, fui costretta ad andare presso l’agenzia di Torino, giacché si erano verificati dei disguidi negli atti amministrativi.

Fui molto felice di rivedere Nando col quale, oltretutto, lavorai per l’intera settimana, sistemando la situazione di molti clienti.

Di sera rientravo nel mio albergo, dove cenavo e mi intrattenevo nella hall, ritirandomi nella mia camera abbastanza presto. Con gentilezza, rifiutavo gli inviti che egli mi faceva e volutamente ignoravo la corte a cui mi sottoponeva. Ma una volta, all’imbrunire, lo trovai ad attendermi presso l’albergo in cui alloggiavo, mi disse senza preamboli che si era innamorato di me e supponeva che lui non mi fosse del tutto indifferente. In parte era vero, non mi era affatto estraneo, riusciva a confondermi, ad innervosirmi e questo mi dava la sensazione che c’era qualche cosa in lui di non convincente. Aveva sicuramente più di trent’anni, possibile che non avesse una donna a cui dedicarsi, perché continuava a girarmi intorno…?

Quella sera, farsi trovare lì non fu una brillante idea: mi sentii assediata, addirittura in trappola e la mia reazione fu un po’ eccessiva. Lo mandai via quasi violentemente, ricordandogli che io ero una donna felicemente sposata e che la mia permanenza a Torino si concretizzava solo per motivi di lavoro, ai quali non ero riuscita a sottrarmi. Lui non replicò; lentamente si allontanò da me; lo vidi salire in auto ed allontanarsi velocemente….Pioveva a catinelle quella sera; la strada era scivolosa; forse qualche brusca frenata fece sbandare l’autovettura e Nando finì contro un albero. L’incidente fu gravissimo e Nando smise di vivere. Io appresi la notizia solo il giorno successivo ed è da quel preciso momento che il mio cuore è rimasto stretto in una morsa di paura e di rimorso. Chissà…, mi dico quasi ogni giorno, se io non lo avessi mandato via così bruscamente, forse Nando sarebbe ancora qui!

Matilde Maisto

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