IN CAMMINO VERSO LA COLLINA

 di Matilde  Maisto.

Era una stradina stretta e tortuosa quella che portava verso casa, situata proprio in cima alla collina. Io camminavo speditamente, perché avevo una gran fretta di  raggiungere casa mia, ritrovarmi in luoghi a me ben noti. Ero arrivata con il treno delle 9,00 e non avevo voluto prendere il taxi per percorrere il tratto di strada che dalla stazione portava alla casa su in collina.  Desideravo passeggiare nel verde dell’isola, guardare il mare che scorgevo in lontananza, respirare l’aria profumata con i fiori ancora bagnati dalla rugiada mattutina. Così ora percorrevo quel sentiero che fungeva da scorciatoia e che mi avrebbe condotta a casa, attraverso i campi.
Ogni tanto mi fermavo per raccogliere qualche fiore selvatico da portare alla mia dolce e bella mamma, avevo già fatto un bel mazzo multicolore e lo tenevo con cura per evitare che i teneri bulbi appassissero.
Man mano che camminavo scorgevo i luoghi a me ben noti: ecco la cascatella con la sua acqua zampillante e freschissima, dove d’estate avevo fatto il bagno tante volte, insieme alle mie sorelle; mi sembrava di sentire ancora le loro risate, anzi le vedevo rincorrersi e giocare serene e poi udivo la voce della mamma che ci chiamava per il pranzo. Ed ecco anche il vigneto con i filari dei vitigni così dritti e ben tenuti; in mezzo a quei filari rivedevo mio padre che assaggiava i chicchi per costatarne la maturazione prima di iniziare la vendemmia. Poi, quando tutto era pronto, incoraggiava i contadini a lavorare alacremente per poter terminare il lavoro entro sera, dopodiché ci sarebbe stata la festa dell’uva con balli e canti.
Mentre camminavo, quasi d’istinto ho alzato gli occhi al cielo: limpido, sereno, senza nemmeno una piccola nube, solo uno stormo di rondini che a frotte stavano partendo per chissà dove. Ho sentito una fitta al cuore che mi si è stretto per la tristezza, anch’io un paio d’anni prima ero partita andando chissà dove, solo per il desiderio di vedere cosa ci fosse oltre la collina, per provare le mie ali. Avevo vissuto in città, avevo trovato un lavoro ed ero anche riuscita nei miei propositi, ma la nostalgia della mia famiglia, della mia casa in collina, del mio cielo, del mio mare era indescrivibile. Avevo lottato con i rumori della città, con la solitudine, con me stessa, ma poi non ero riuscita più a resistere ed ora quasi correvo verso casa….e poi, ad un tratto, l’ho vista la casa di mattoni rossi, con un giardinetto stracolmo di fiori profumati, sulla porta una donna anziana, ma bella e maestosa guardava verso di me, stava cercando di capire chi stesse arrivando e poi finalmente mi ha vista, mi ha riconosciuta in lontananza, entrambe, quasi incredule, ci siamo guardate e poi prima a camminare e poi a correre l’una verso l’altra, “mammaaaaaaaaaaa” – ho gridato io –  “figlia mia” – ha risposto lei – . In un attimo ci siamo ritrovate l’una nelle braccia dell’altra, con lacrime di gioia che rigavano i nostri volti, i fiori raccolti si sono sparpagliati intorno a noi, ma la gioia che toccava i nostri cuori era così profonda, così intensa che tutto il resto non contava più nulla!
Nessuno mi ha fatto domande, nessun come, nessun perché, solo amorevoli braccia aperte verso di me, verso quella figlia che si era ribellata, ma che aveva capito da sola gli errori commessi ed ora era lì a chiedere perdono e comprensione!

 

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