“La Mancanza – La Speranza – La Rinnovata Primavera”

Per il mese di Aprile LETTERATITUDINI affronta, (sempre virtualmente) il seguente tema: “LA MANCANZA – LA SPERANZA – LA RINNOVATA PRIMAVERA”

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LA MANCANZA

La mancanza è affrontare il vuoto causato da una perdita, ed è molto difficile riempirlo nuovamente! La mancanza è difficile da spiegare. Cercando sul vocabolario il significato della parola “mancare”, si legge che è un verbo intransitivo, il cui significato è “di persona: essere assente, essere lontano da un luogo in cui dovrebbe o potrebbe essere”.

Inizio l’evento del mese di Aprile di Letteratitudini con questo argomento perché, in questo momento della mia vita, nessuno meglio di me ne può comprendere il senso. Infatti ho recentemente perso la persona più importante della mia vita MIO MARITO, l’amore ed il compagno di tutta la mia vita. In occasione del trigesimo della sua dipartita verso il Regno dei cieli , ho pensato di scrivergli una lettera per potergli dire addio e fare il possibile per lasciargli il tempo e l’opportunità di continuare il suo viaggio senza di me:

“Carissimo Gianni, amore grande della mia esistenza , quante cose  avevo pensato di dirti in questo Trigesimo della tua dipartita da questa terra. Volevo sviscerare tutto il mio dolore, dirti quanto mi manchi e quanto io sia sconvolta per la tua assenza, ma come per un segno divino, sicuramente sei stato tu a mandarmelo mi è giunta, tramite posta, una “Preghiera a Maria che scioglie i nodi” che dice così:

  • O Vergine Santissima, oggi vengo a te, mi prostro ai tuoi piedi e ti supplico prendi questo mio cuore e riempilo del tuo amore, non abbandonarmi, dico a te oggi quello che i discepoli implorando dissero a Gesù: “si fa sera resta con noi” così oggi supplicandoti dico a te: “Non lasciarmi prigioniera delle ombre della sera”. O Madre Santa ho appena perso mio marito, lo ha portato via il maledetto Covid e i tuoi figli stanno tutti vivendo un brutto momento: insorgono i venti delle tentazioni, il terremoto delle passioni, improvvise malattie orribili e tante altre avversità, a chi   chiedere aiuto? Chi ci potrà aiutare a sciogliere tutti i nodi che sono nella nostra vita? O Maria ricorriamo a te. Tu sei la madre di Dio ed anche madre nostra, volgi il tuo sguardo di amore materno verso di noi, aiutaci a sciogliere tutti questi nodi che il nemico ha messo sul cammino della  nostra vita per renderci infelici. O madre Santa a causa di tutti questi nodi si è indebolita la mia fede e non riesco a trovare la strada giusta. Il mio cuore è talmente arido che niente più in questo mondo mi dà conforto. Il mio Gianni mi aiutava passo dopo passo, lui era una bravissima persona, voleva bene alla sua famiglia con un grandissimo attaccamento  . Per lui c’eravamo solo noi: la moglie, i figli, la nuora e soprattutto la sua nipotina. Era comunque  un uomo buono con tutte le persone che l’hanno conosciuto, sempre con il sorriso sulle labbra ed una parola gentile per tutti. Forse è proprio per questo motivo che ho ricevuto veramente migliaia di messaggi in suo onore: telefonate, telegrammi, messaggi social e quant’altro e non solo da Cancello ed Arnone, ma da tutte le persone che in qualche modo sono stati in contatto con lui. Questo, non vi nascondo, mi ha inorgoglita e se fosse stato possibile (ma io già lo conoscevo bene) mi ha dato la conferma dell’uomo meraviglioso che ho avuto la fortuna di sposare nel lontano 3 Maggio 1975.

Ora, amore mio, con questa Santa Messa e con questa lettera ti dico “ADDIO”, ma non preoccuparti, cercherò di andare avanti, ma non ti dimenticherò mai, sarai  nel mio cuore per sempre.

La terra ti sia lieve e gli angeli ti accompagnino in Paradiso nelle braccia di Dio.” Ebbene carissimi amici di Letteratitudini questo è il vero senso della mancanza per me a cui dedico la poesia di Fernando Pessoa

“Quel che mi duole non è”

Quel che mi duole non è
Quello che c’è nel cuore
Ma quelle cose belle
Che mai esisteranno.

Sono le forme senza forma
Che passano senza che il dolore
Le possa conoscere,
O sognarle l’amore.

Come se la tristezza
Fosse albero e, una ad una,
Le sue foglie cadessero
Tra il sentiero e la bruma.

Ma poi la vita continua ed in ogni uomo nasce….

LA SPERANZA

Appaiono chiare nella stessa definizione della speranza alcune caratteristiche che sono ad essa connesse come l’attesa del futuro, il desiderio, il timore.
La speranza è tipica dell’uomo che, come afferma Edmund Husserl, «è un essere che progetta il suo futuro» poiché è mosso dal desiderio di una vita più felice di quella che vive nel presente e quindi esplora «con il pensiero e l’immaginazione le strade per arrivarci.

Ma cos’è la speranza e a cosa serve nella vita?

La speranza come strumento di forza e benessere per la quotidianità
dice Anna Fata, una persona che da oltre 20 anni si occupa di comunicazione e copywriting nei settori di salute, benessere, alimentazione, psicologia.

Tutti noi, lei dice, consapevolmente o meno, viviamo di speranze. Se così non fosse non ci alzeremmo dal  letto ogni mattina. Speriamo che in cucina ci sarà una lauta colazione, che ci sarà l’acqua per lavarsi, che l’auto ci attenda nel garage per condurci sul luogo di lavoro, che il nostro corpo funzionerà al meglio durante la giornata, che riusciremo a concludere una importante trattativa di affari, che alla sera troveremo la nostra casa e i nostri cari ad attenderci. Ad ognuno le sue speranze.

Se non ci fosse la speranza nessuna progettualitàsarebbe possibile. Non ci sarebbe la motivazione ad impegnarci, a programmare il futuro, né a breve né a lungo termine, non ci sentiremmo disposti ad assumerci le nostre responsabilità, né le azioni per raggiungere ciò che desideriamo. Insomma, non ci sarebbe ragione d’esistere, né di impegnarci attivamente nella vita.

Ciò che ci alimenta e ci spinge in questo moto vitale si chiama speranza.

Quindi cosa è la speranza?

La speranza è una condizione mentale che crea uno stato emotivo prolungato che determina la nostra disposizione interiore verso ciò che stiamo per compiere. La speranza anticipa il futuro e determina come ci si sente nel presente. Lo stato mentale e quello emozionale a loro volta influiscono sul conseguente comportamento nel presente. Tutto questo, di riflesso, può influenzare il modo in cui si vede se stessi.

Nutrire speranza si è visto che migliora le abilità di problem solving, rende il pensiero più flessibile, più inclini ad esplorare nuove situazioni, migliora il rendimento scolastico, sportivo, professionale, incrementa il benessere, fa sentire più autoefficaci, felici, eleva l’autostima, induce a prendersi cura di sé, aiuta a tollerare meglio il dolore, rende più collaborativi socialmente, grati, gioiosi, diminuisce la paura della morte, rende il sistema immunitario più efficiente.

Poiché la speranza orienta verso l’aspettativa di risultati positivi, inconsciamente pare determinare il comportamento verso azioni concrete e costruttive in direzione del raggiungimento degli obiettivi che ci si propone. D’altro canto, coloro che hanno poca speranza tendono a scegliere solo compiti che già sanno svolgere, evitano di mettersi alla prova e quando falliscono rinunciano a proseguire. Esse credono poco nella loro capacità di ottenere il futuro desiderato.

Il modo in cui le persone piene di speranza fronteggiano le situazioni disagevoli si differenzia da quelle che hanno scarsa speranza. Anche se la condizione presente è faticosa, tali persone nutrono il pensiero di un futuro migliore che è capace in sé di ridurre lo stress. Questo fa sì che esse si sentano adattabili, capaci di fronteggiare la situazione e le rassicura che ci saranno momenti migliori.

Avere speranza va di pari passo anche con una versione positivainfinita del futuro. Le persone speranzose e ottimiste riescono così a giustificare le negatività del presente, mentre quelle pessimiste restano nel risentimento e nella preoccupazione.

La psicologia della speranza

1. Rafforzare la speranza

La psicologia si è occupata solo di recente in modo approfondito della speranza. Charles Snyder in particolare, nel 1991, ha formulato una vera e propria teoria in merito. Secondo tale teoria la speranza consta di due fattori:

  • Potere: la determinazione e la volontà secondo le quali gli obiettivi verranno raggiunti
  • Percorsi: una serie di strategie e percorsi per conseguire i traguardi.

Secondo Snyder la speranza si può misurare attraverso una specifica scala, che è stata tradotta in 20 lingue.

La buona notizia è che pare che la speranza si possa elevare, almeno nel breve termine.
Le persone speranzose condividono alcuni punti in comune:

  • Il futurosarà migliore del presente
  • Ho il poteredi renderlo tale
  • Ci sono molte strade per raggiungere il mio obiettivo
  • Nessuna di esse è priva di ostacoli.

La speranza non è cieco ottimismo, ma una combinazione di mente e cuore, la via di mezzo ideale tra euforia e paura, il punto d’incontro tra trascendenza e ragione, cautela e passione. Essa si distingue dall’ottimismo perché quest’ultimo è un atteggiamento che porta a credere che il futuro sia migliore del presente, mentre la speranza oltre a questa convinzione comprende anche l’azione che fa sì che questo possa accadere.

Obiettivi, potere, percorsi sono fondamentali per concretizzarela speranza. Le persone speranzose fissano buoni obiettivi, sanno come raggiungerli, conoscono ed esplorano i sentieri per conseguirli.

2. Il contagio della speranza

Un’altra buona notizia è che la speranza è contagiosa: in un ambiente sociale in cui le persone sono ricche di speranza si alimentano tra loro e possono condividere la loro disposizione interiore rinforzandosi a vicenda. Per innalzare la speranza in chi sta intorno, così come in se stessi, si può ricorrere al racconto di storie virtuose, o intraprendendo azioni di supporto concreto a chi sta intorno. Questo è molto importante perché la speranza offre il potere di fare in modo che i cambiamenti accadano.

3. Apprendere la speranza 

La teoria di Snyder è stata ripresa e perfezionata da Anthony Scioli, professore di psicologia presso il Keene State College nel New Hampshire. Egli ha insistito molto sul fatto che la speranza si può apprendere. Essa consta di 14 aspetti differenti, si auto-perpetua, perché le persone speranzose tendono ad essere più resilienti, fiduciose, aperte, motivate, aspetti che le rendono più inclini a ricevere di più dal mondo, che a sua volta contribuisce ad alimentare la loro speranza.

Secondo Scioli la speranza ha una forte radice spirituale, sostiene i legami più intimi, dà senso alla vita, determina le prospettive di salute e sopravvivenza. Si associa a virtù quali: pazienza, gratitudine, carità, fede. La fede è la base della speranza, si basa su relazioni collaborative, con le persone e con un Potere più alto di sé. Non è mero ottimismo, che si fonda sulla fiducia in sé, non è negazione della realtà, che è falsa speranza ed evitamento della verità.

4. La chimica della speranza

Pare che esista anche un substrato anatomico e chimico legato alla speranza che consiste nell’equilibrio di attivazione tra sistema simpatico e parasimpatico, che induce l’emissione di appropriati livelli di neurotrasmettitori, ormoni, linfociti e altre sostanze utili per la salute. La speranza in questo senso sembra assicuri un ambiente interno sano anche in presenza di difficoltà esterne da affrontare.

In conclusione, avere una mente aperta alla speranza sembra creare le condizioni ottimali per rendere meno impattante lo stress legato alle piccole e grandi situazioni esistenziali quotidiane, offre luce nell’incertezza, sostiene le proprie convinzioni e valori, aiuta a prendersi cura di sé e del prossimo. Considerati tutti questi beneficiper il corpo, le emozioni e la mente, oltre che per tante aree di vita, forse, vale la pena tenere un po’ più aperte le porte alla speranza. Di fatto, al momento, pare che male non faccia!

POESIE SULLA SPERANZA

GEORGE GORDON BYRON

Dicono che la Speranza sia felicità,

Ma il vero Amore deve amare il passato,

E il Ricordo risveglia i pensieri felici

Che primi sorgono e ultimi svaniscono.

E tutto ciò che il Ricordo ama di più

Un tempo fu Speranza solamente;

E quel che amò e perse la Speranza

Ormai è circonfuso nel Ricordo.

È triste! È tutto un’illusione:

Il futuro ci inganna da lontano,

Non siamo più quel che ricordiamo,

Né osiamo pensare a ciò che siamo.

FERNANDO PESSOA – Voglio, avrò

Voglio, avrò —

se non qui,

in altro luogo che ancora non so.

Niente ho perduto.

Tutto sarò.

PABLO NERUDA – Ode alla speranza

Crepuscolo marino,

in mezzo

alla mia vita,

le onde come uve,

la solitudine del cielo,

mi colmi

e mi trabocchi,

tutto il mare,

tutto il cielo,

movimento

e spazio,

i battaglioni bianchi

della schiuma,

la terra color arancia ,

la cintura

incendiata

del sole in agonia,

tanti

doni e doni,

uccelli

che vanno verso i loro sogni,

e il mare, il mare,

aroma

sospeso,

coro di sale sonoro,

e nel frattempo,

noi,

gli uomini,

vicino all’acqua,

che lottiamo

e speriamo

vicino al mare,

speriamo.

Le onde dicono alla costa salda:

Tutto sarà compiuto.

RABINDRANATH TAGORE

– Cogli questo piccolo fiore

Cogli questo piccolo fiore

e prendilo. Non indugiare!

Temo che esso appassisca

e cada nella polvere.

Non so se potrà trovare

posto nella tua ghirlanda,

ma onoralo con la carezza pietosa

della tua mano – e coglilo.

Temo che il giorno finisca

prima del mio risveglio

e passi l’ora dell’offerta.

Anche se il colore è pallido

e tenue è il suo profumo

serviti di questo fiore

finché c’è tempo – e coglilo.

LA RINNOVATA PRIMAVERA

Rinascita. Colore. Luce. Vita. Sono queste probabilmente le prime parole che ci vengono in mente quando sentiamo parlare dell’arrivo della stagione che tutti noi amiamo: la primavera. Grazie ad essa la natura si risveglia in tutta la sua bellezza: tutto si rinnova, torna a nuova vita, ancora e ancora, dopo mesi di cieli grigi e freddo pungente. Non tutti sanno però che legati a questa meravigliosa stagione, vi sono numerosissime leggende, alcune molto antiche. Mitologia, folclore, filosofia, simbolismo e riti antichi si incontrano in questo momento di risveglio.

L’equinozio

L’Equinozio di primavera, come quello d’autunno, è uno dei momenti dell’anno in cui giorno e notte sono in perfetto equilibrio, dal latino “aequus nox” (notte uguale). Mentre l’Equinozio d’autunno segna l’inizio della metà oscura dell’anno, quello di primavera è il suo esatto opposto: è il primo giorno della “stagione della rinascita”. I due equinozi, uniti ai solstizi, scandiscono i ritmi della Natura, dividendo l’anno solare in quattro parti uguali; sono le pause e i passi di una danza cosmica di cui tutti facciamo parte. L’Equinozio di primavera è legato in tutto il mondo a miti che carpiscono la nostra fantasia, sino al punto di travolgerci con la loro magia.

Flora: Dea ed essenza stessa della nuova stagione

Nell’antichità, nel mondo latino, la dea della primavera era Flora. Il nome deriva dal latino flos, floris (‘fiore’). Era un’antica divinità dell’Italia centrale che regolava lo sbocciare dei fiori ed è stata associata, in un secondo momento, alla primavera giacché presiedeva, in senso lato, al risveglio primaverile ed a tutto ciò che sboccia: la gioventù, i sensi amorosi, le belle speranze. Flora aveva un carattere gioioso cui univa scanzonata malizia. Flora potrebbe, forse, derivare dalla divinità etrusca Feronia, ma era comunemente associata alla greca Chloris.

Allegoria del rinnovamento nella storia: le celebrazioni

La più antica festa di Primavera al mondo pare essere Sham El Nessim le cui tracce risalgono a circa 4700 anni fa. Sham el Nessim, letteralmente «fiutare il vento», che in Egitto segna l’inizio della primavera, cade il primo lunedì dopo la Pasqua copta. In epoca Faraonica essa era una ricorrenza legata all’agricoltura, i cui riti di fertilità furono inglobati dal Cristianesimo nei riti Pasquali. Secondo gli annali di Plutarco, durante questa festa gli antichi egizi solevano offrire pesce salato, lattuga e cipolle alle loro divinità. Ancora oggi la festa è celebrata seguendo l’antica simbologia: il giorno di Sham el Nessem le strade e i prati delle città Egizie si riempiono di gente, coperte e colori e si fanno picnic all’aria aperta per respirare la brezza primaverile che, secondo la tradizione, rinvigorisce chi la respira. 

Le uova dipinte               

L’usanza di appendere uova dipinte nei templi risale, in Egitto, alla fastosa epoca delle piramidi, ma ancora oggi uova riccamente dipinte sono appese nei templi come simbolo della rigenerazione della Vita e dell’Universo. Anticamente le uova simboleggiavano la mitica Fenice che deponeva ed era al tempo stesso l’uovo cosmico. Secondo la leggenda, l’Uccello di fuoco prima di morire preparava un nido in forma d’uovo, poi si adagiava al centro lasciandosi incenerire dai raggi del sole. Dalle ceneri nasceva quindi l’uovo dal quale la Fenice riprendeva vita. La Fenice è la Vita stessa e, allo stesso tempo, è il Cosmo nel quale essa porta la Vita, per questo genera l’uovo dal quale nascerà, così come la Natura genera sé stessa all’infinito.

I Celti

In maggio i Celti festeggiavano Beltaine (“fuoco luminoso”), festa dedicata al dio della luce. I riti di questa festa si svolgevano alla luce di grandi falò, il fuoco era quello dell’ispirazione, la forza che spinge al movimento, che chiama all’aperto e risveglia i sensi. Si usava far passare il bestiame attraverso fuochi “purificatori”, ma anche i giovani vi saltavano sopra per propiziarsi la fortuna nella ricerca della sposa o dello sposo; i viaggiatori per assicurarsi un viaggio sicuro e le donne incinte un parto facile. Era una festa allegra, il rituale prevedeva si danzasse intorno a un palo che si innalzava verso il cielo, rappresentazione della fecondità che contrassegna molti aspetti della festa: i druidi eseguivano infatti complessi rituali per benedire la terra affinché desse i suoi frutti.

L’equinozio primaverile

Nelle tradizioni neo-druidiche contemporanee, l’Equinozio primaverile è denominato Alban Eiler (Luce della Terra), con riferimento al fatto che il Sole ora si trova al di sopra dell’Equatore celeste, la zona astronomica chiamata nelle antiche cosmologie “Terra Emersa”, contrapposta alle “Acque Inferiori”, cioè la zona al di sotto di tale fascia. Se i pagani festeggiano Alban Eiler oppure Ostara, antica dea nordica dell’alba, della primavera e dell’amore equivalente alla dea scandinava Freya; i cattolici celebrano la Pasqua: in entrambe le festività sacre il tema centrale è la rigenerazione, il passaggio dal mondo sotterraneo (inverno, sono della coscienza collegato al letargo della flora e della fauna), al vero risveglio (quello della Natura e della spiritualità).

Primavera e celebrazioni cristiane

Nell’antico Occidente le antiche feste di primavera si sono fuse e confuse con le celebrazioni cristiane. Di alcune sono rimasti solo i nomi, altre invece ne hanno conservato simboli e riti. Ad esempio in Germania e Inghilterra le parole usate per indicare la Pasqua (Oster in tedesco ed Easter in inglese) sembrano derivare dal nome di un’antica divinità: Eostre, personificazione della Primavera. Oltre il nome della festività ne sono stati anche assorbiti gli antichi simboli come il coniglio pasquale e le uova dipinte. Infatti pare che il coniglio o la lepre siano simbolo della Dea e che il giorno dell’equinozio le si offrissero uova di serpente dipinte.

L’uovo: simbologia antica

Simbolo universale della rinascita e del Cosmo, era anticamente ricollegato al mitico uccello Fenice che, secondo la leggenda, prima di morire, preparava un nido a forma d’uovo, su cui si adagiava, lasciandosi incenerire dai raggi del sole. Sulle ceneri nasceva l’uovo dal quale l’Uccello di Fuoco riprendeva vita. Mentre nei Paesi celtici del nord Europa si usava far rotolare le uova dalla cima di una collina per la festa di Beltane per imitare il movimento del sole nel cielo; la Chiesa Cattolica rimodellò il rituale per simboleggiare la pietra che rotola via dalla tomba di Cristo risorto.

Aforismi sulla Primavera

 Quando ci sentiamo deboli, tutto ciò che dobbiamo fare è aspettare un po’. La primavera torna, le nevi dell’inverno si sciolgono e le loro acque ci infondono nuova energia (Paulo Coelho)

E’ stato uno di quei giorni di marzo quando il sole splende caldo e il vento soffia freddo: quando è estate nella luce, e inverno nell’ombra (Charles Dickens)

Un uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre… Ma non può contenere la primavera (Mahatma Gandhi)

Io credo non spunterebbe una foglia in primavera,
non fosse per le labbra degli amanti che baciano,
non fosse per le labbra dei poeti che cantano (
Oscar Wilde)

Prima che la mia anima mi consigliasse, dubitavo del valore del mio lavoro. Ora ho capito che gli alberi fioriscono in Primavera e fruttificano d’Estate senza cercare lodi; e le loro foglie cadono in Autunno e i loro rami restano spogli d’Inverno senza timore di biasimo (Kahlil Gibran)

L’amore è una pianta di primavera che profuma ogni cosa con la sua speranza, persino le rovine dove si aggrappa (Gustave Flaubert)

Non è nei vasti campi o nei grandi giardini che vedo giungere la primavera. È nei rari alberi di una piccola piazza della città. Lì il verde spicca come un dono ed è allegro come una dolce tristezza ( Fernando Pessoa)

Potranno recidere tutti i fiori, ma non potranno fermare la primavera (Pablo Neruda)

ALCUNE POESIE SULLA PRIMAVERA

Maggiolata di Giosuè Carducci

Maggio risveglia i nidi,
maggio risveglia i cuori;
porta le ortiche e i fiori,
i serpi e l’usignol.

Schiamazzano i fanciulli
in terra, e in ciel gli augelli;
le donne han nei capelli
rose, ne gli occhi il sol.

Fra colli, prati e monti,
di fior tutto è una trama:
canta, germoglia ed ama
l’acqua, la terra, il ciel.

Rami di pesco di Ada Negri

Ferma al quadrivio, mentre piove e spiove
sotto l’aspro alternar delle ventate
chiaccianti come fruste sulle facce
di chi va, di chi viene, una vecchietta
vende rami di pesco.
O primavera
per pochi soldi! O riso, o tremolìo
di stelle rosee su bagnate pietre!

Scompare agli occhi miei la strada urbana
con fango e folla e strider di convogli
sulle rotaie, e saettar nemico
d’automobili in corsa. Ecco, e in un campo
mi trovo: è verde, di frumento appena
sorto dal suolo: pioppi e gelsi intorno
con la promessa delle fronde al sommo
dei rami avvolti in una nebbia d’oro:
e peschi: oh, lievi, oh, gracili, d’un rosa
che non è della terra: ch’è di tuniche
d’angeli, scesi a benedire i primi
germogli, e pronti, a un alito di brezza,
a rivolar da nube a nube in cielo.

Aspetta ‘a primavera

Aspetta ‘a primavera, di Salvatore Di Giacomo

Tra le poesie sulla primavera di autori famosi segnaliamo quella di Salvatore Di Giacomo (1860-1934). Egli narra questa stagione, che, a suo dire, sembra essere giunta per tutti, ma non per il poeta che anela l’autunno con le sue foglie cadenti e il suo silenzio che tutto avvolge. Il titolo della poesia è Aspetta ‘a primavera.

Aspetta ca stu velo
scuro d’ ‘o vierno nu’ se vede cchiù.
Aspetta. Aspetta
na iurnata sincera,
n’ at’ aria, n’ ata luce n’ ato cielo…
(E ‘a bella primavera
addurosa, è bbenuta –
ma pe tant’ ata gente e no’ p emme.
E, ‘o ssoleto, è passata,
fresca, priata,
allerta –
e fermata nun s’è: se n’è fuiuta…)
Està, c’ adduorme – afosa,
abbagliante, pesante,
che martirio che si’!
Venesse autunno!
E cadessero ‘e ffronne,
lentamente,
nziemm’ ‘o silenzio suio,
ncopp’ a stu munno…
 

Primavera, di Cesare Pavese

Cesare Pavese (1908-1950) parla della primavera personificando le strade e i fiori.

Sarà un volto chiaro.
S’apriranno le strade
sui colli di pini
e di pietra…

I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come
donne divertite:
le scale le terrazze le rondini
canteranno nel sole.

S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane –
sarà questa voce
che salirà le tue scale.

Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.
Sarai tu – ferma e chiara.

Saffo

Splendide le parole della poetessa Saffo (VII-VI secolo a.C.).

Stormiscono le fronde e ne discende
un molle sonno
e di fiori di loto come a festa
fiorito è il prato,
esalano gli aneti
sapore di miele.

Virgilio

E’ DOLCE Primavera

Alla selve, alle foglie dei boschi è dolce primavera;
a primavera gonfia la terra avida di semi.
Allora il Cielo, padre onnipotente, scende
Con piogge fertili
E accende ogni suo germe. Gli arbusti risuonano
Del canto degli uccelli, i prati rinverdiscono.
E i campi si aprono: si sparge la tenera acqua;
ora al nuovo sole si affidano i nuovi germogli.

Naturalmente ci sono infinite poesie che parlano della Primavera, ma Letteratitudini si ferma qui, si augura che le poesie scelte siano piaciute a tutti e vi da appuntamento alla prossima occasione.

A cura di Matilde Maisto

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