La piccola Amalia Bosio, dalle radici vitulatine, ha ricevuto il Sacramento del Battesimo

A TORINO, NELLA CHIESA DEDICATA A SANT’ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI DI CUI E’ PARROCO IL M. R. DON DAVIDE CHIAUSSA

Poco più di un mese prima di ricevere il sacramento del battesimo la piccola Amalia, lasciata la sua Torino, con la carinissima e innocente presenza, è stata la lieta sorpresa nella speciale ricorrenza della cresima – nella Chiesa della protettrice di Vitulazio (Caserta), Maria SS. dell’Agnena, dove erano stati battezzati la mamma ed i nonni materni – della zia Maria Giovanna, eletta sua madrina. Gioiosamente, in un certo senso, aveva fatto le prove per quello che sarebbe stato il suo grande momento, il suo primo incontro con Nostro Signore. A modo suo aveva manifestato profonda gioia intonando “attì, attì, ma-ma-ma”, e poi, poi, sulle punte dei piedini, procedere come in un lieve passo di danza. Rientrata a casa, si preparava all’importante appuntamento, fissato per la notte santa nella chiesa dedicata a Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, di cui è parroco il M. R. don Davide Chiaussa (… gli rinnoviamo gli auguri più affettuosi per aver iniziato il secondo lustro del suo ministero sacerdotale). Ed è stata un’emozione nell’emozione il ritrovarsi, a centinaia di chilometri di distanza sia dalla terra natia che da quella in cui Sant’Alfonso è stato Vescovo, in una chiesa a Lui dedicata e ascoltarne i mirabili canti – cantati particolarmente bene, ancora più preziosi – composti per ricordare la nascita di Gesù. Emozione tanta ma nessuna meraviglia. Infatti, a Torino, molti anni prima che venisse edificata la Chiesa nella via Netro, la Casa editrice Marietti e Pio Brunone Lanteri dettero alle stampe le opere di Sant’Alfonso, la cui la dottrina e morale avevano superato il ristretto ambito territoriale e divulgate, pubblicate, studiate, applicate sia in Paesi europei che extra europei. In proposito, non possiamo non ricordare che Padre Antonio Maria Tannoia, che per Sant’Alfonso è stato molto di più di un semplice biografo, nel raccogliere tutto quanto gli è stato possibile per “tessere la storia della vita di monsignor de’ Liguori, un eroe dei nostri tempi, esemplare, specchio de’ vescovi e dei prelati”, riportò anche “l’incontro avvenuto nell’ultimo anno santo (1775 n.d.r.) all’osteria di Terracina fra monsignor Paolo Pozzuoli, vescovo di Sant’Agata, canonico allora, e penitenziere in Capua, e due dotti fiorentini, un parroco ed un benedettino”. Questi ultimi, discettando dei “corsi morali”, riferivano “che in Firenze è in istima, e va per le mani di tutti il vostro Liguori, e ne encomiavano la profondità della dottrina, l’aggiustatezza del pensare, e soprattutto l’imparzialità delle sentenze”. Bene, nella chiesa gremita da fedeli, assorti in religioso e devoto raccoglimento, veniva vanificato il “programma” della piccola Amalia che, all’improvviso, emetteva un nitido “nguè-nguè”, interpretato dal buon don Davide come “il vagito forse emesso anche da Gesù bambino”. La piccola Amalia e la piccola Chiara, altra battezzanda, assieme ai genitori ed ai padrini, partivano “dal fondo della chiesa” (oscurata) – spiegava don Davide – “come si faceva una volta quando un bambino o un adulto riceveva il battesimo per andare progressivamente incontro alla Luce”. Quindi, una bellissima celebrazione eucaristica presieduta da don Davide, concelebrata da don Enrico e dai diaconi Enzo e Michele, con tanti momenti forti a partire dal rito del battesimo per finire all’omelia. Ricevendo il battesimo, “con acqua particolare venuta dal fiume Giordano, già benedetta alle ore 18”, la piccola Amalia, accompagnata dai genitori (Mauro Bosio e Gabriella Aiezza), dal padrino (il ‘cuginone’ Davide Bosio), dalla madrina (zia Maria Giovanna Aiezza), dai nonni paterni (Franco e Ida) e materni (Salvatore e Antonietta), dagli zii (Flavio e Clara Bosio) e dai prozii (Nino Pister, Giovanna Ciaffi e Carmelina Aiezza), “ha cominciato il suo cammino di fede, è diventata nuova creatura, piena di Cristo, ha vissuto la Luce di Cristo e vive sempre come figlia della Luce”. Ed ancora, una omelia straordinaria, dai contenuti profondi per pensiero e dottrina ma … semplici da mettere in pratica, una sintesi del percorso di vita terrena su cui deve incamminarsi chiunque intende abbracciare la propria croce e seguire Gesù che, una volta accolto bambino e fatto crescere nella nostra vita, cammina assieme a noi per accompagnarci e affidarci al Padre celeste, che viene riportata integralmente: “Il colpo d’occhio sull’assemblea della messa di mezza notte è un qualcosa di unico nell’anno. Non credo che ci siano altre messe dove la percezione e la presenza dell’assemblea è così forte almeno dal mio osservatorio che capisco essere un po’ privilegiato in questo momento. Sarebbe bello avere il tempo per poter condividere, per poterci dire che cosa portiamo qui questa sera e che cosa desideriamo portarci a casa. Almeno per me. Per me sarebbe un’esperienza bella, magari scopriremmo di avere tante sofferenze che ci accomunano e questo magari ci farebbe sentire un po’ meno soli in queste fatiche, in queste sofferenze. Ma soprattutto, soprattutto, ci farebbe scoprire di avere tutti nel cuore, di noi tutti che siamo qui questa sera, la speranza di Dio che entra nelle nostre vite per alimentare la nostra felicità, per guidarci verso la Luce. Siamo partiti dal fondo con queste famiglie come si faceva una volta quando un bambino o un adulto riceveva il battesimo. Alcune parti venivano fatte dal fondo della chiesa e poi, progressivamente, si andava incontro alla Luce. Questa sera l’altare è tanto illuminato perché vuole raccontare anche ai nostri occhi la Luce di Dio che nasce in questa santa notte anche se le letture hanno un tema un po’ diverso, hanno un taglio un po’ diverso perché parlano delle tenebre di un popolo che cammina nelle tenebre di Gesù che nasce in una grotta, nelle tenebre, nella notte. Se ci fate caso, quando ci avviciniamo al Natale, quasi sempre in questi ultimi anni – ci abbiamo fatto attenzione – arriva una brutta notizia. Quando noi ci stiamo abituando a questo clima bello, fraterno del Natale, ascoltiamo magari una notizia devastante, di qualcosa che succede nel mondo, quasi che la tenebra volesse rimangiarci quella piccola Luce che il Natale sta per accendere nei nostri cuori. E poi tante volte nel Natale, in questi giorni soprattutto, percepisco in quelle persone tanta solitudine e tanta tristezza. Ancora, stamattina, una nostra parrocchiana è ritornata alla casa di Dio, nella casa del Padre. E la famiglia, questa notte, soffrirà e piangerà una persona amata. E la domanda è una e una sola: perché Dio non ha tolto la tenebra? Perché il Signore non ha rimosso questo buio che ci circonda, questa negatività che spesso entra anche nelle nostre case, entra anche nel nostro cuore? Molto meglio togliere subito quello che ci fa soffrire e non ne parliamo più. Dio ha scelto, ci ha dato una risposta a questa domanda. Forse non ci piace tanto, ma una risposta l’abbiamo e la risposta è che Dio ha scelto di non rimuovere le tenebre ma di attraversarle con noi e camminare insieme a noi: ha scelto di farsi Luce per noi. Pensate alla storia di Maria o di Giuseppe. Dio non ha tolto le tenebre intorno a loro. La loro vita non è andata sempre tutta dritta. Non ci sono state, non è stata una vita senza sofferenze. Dio ha scelto di togliere la tenebra da dentro Maria e da dentro Giuseppe. È come se li avesse illuminati da dentro di una Luce che era talmente splendente da illuminare tutto quello che incontravano nella loro vita. Anche la tenebra della crocifissione del figlio. Dio non toglie la tenebra dalla nostra vita, ma desidera mettere una Luce dentro di noi. Questa è l’offerta che Dio ha dato, ha fatto al popolo che camminava nelle tenebre. La tenebra non ha impedito a Dio di amare l’uomo, non ha impedito a Dio di ridire ogni anno, in questa celebrazione, il bene che vuole a tutta l’umanità, a tutta l’umanità indistintamente. La tenebra non ha impedito a Dio di dare la vita a Chiara e ad Amalia. La tenebra non ha impedito a queste famiglie di venire qui questa sera per far vivere alle loro figlie questo momento solenne e bello del battesimo che è proprio il momento in cui questo seme e questa Luce viene ed entra nella loro vita. Le tenebre non hanno impedito a Dio di volerci bene neanche questa sera. E allora veniamo questa sera a celebrare la veglia di Natale, la nascita di Gesù bambino. Dice don Primo Mazzolari “non tanto per ricordare ma per credere”. Per credere che la speranza che ci giunge nel Natale è una speranza efficace anche oggi, ancora oggi. E anche se abbiamo portato, siamo venuti qui portandoci da casa delle preoccupazioni, oggi andiamo alla ricerca di quella Luce che è dentro di noi, andiamo a sostenere, ad alimentare, a rafforzare la speranza che la nostra vita è incamminata verso quella Luce piena. Oggi, camminiamo nelle tenebre con una Luce che ci precede, la Luce di Gesù. Ma la nostra destinazione è la Luce piena, lo splendore del volto di Dio. Che cosa può fare un bambino per l’uomo, per l’umanità? Un Dio bambino che cosa può fare? Forse niente perché adesso è la parte del Natale, è Natale. Ci viene detto che oggi è Natale e la parte che dobbiamo fare è quella di proteggere, di far crescere, di difendere questo bambino Gesù perché diventi adulto ed è un cammino simbolico spirituale. Anche questo Dio in noi deve crescere. Da bambino diventare adulto e sappiamo che quando Gesù diventa adulto comincia a predicare nella vita degli uomini, comincia a predicare anche nella nostra vita. Allora, oggi lo accogliamo come bambino e ci prendiamo l’impegno nel corso di quest’anno di farlo crescere nella nostra vita”. Dopo il sacro rito, una mini sosta presso AETALY dove ragazzi premurosi e creativi hanno preparato un aperitivo originale e poi tutti da RATATUI, locale accogliente, intimo, familiare, dall’incredibile storia, ricordato anche dallo scrittore Andrea Bajani, per gustare cibi particolarmente squisiti, preparati per l’occasione.

Paolo Pozzuoli

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