La Repubblica Italiana compie settant’anni

di Paolo Pozzuoli

La repubblica compie settant’anni. Con la sua nascita, 2 giugno 1946 (determinante fu il voto delle donne, il primo cui fu loro concesso di partecipare <V.decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 2 febbraio1945>, dopo anni di struggente attesa <vani, purtroppo, i tentativi fatti negli anni 1881 e 1907 dal movimento femminista>, e dopo che avevano mostrato – semmai ce ne fosse stato bisogno di provarlo – e messo in campo tutto il loro valore nella fattiva partecipazione alla ribellione contro un nemico antipatico, ripugnante, esecrabile, infame), finisce un’epoca della nostra Storia – durata ottantacinque anni (Regno d’Italia, a seguito dell’Unità d’Italia) – e ne comincia un’altra (Repubblica  Italiana). In un passato remoto, il settantenne o su di lì era ritenuto la persona saggia per eccellenza. Ci si raccoglieva intorno alla sua persona, si pendeva dalle sua labbra ascoltando, senza mai annoiarsi, consigli e memorie di vita vissuta che restavano impressi nella mente, venivano meditati e, infine, ci si raccordava. Come dire, validi e insostituibili insegnamenti, del tutto  gratuiti. In un passato prossimo, il settantenne trovava un fondato e motivato conforto nel fare un bilancio della propria vita al fine di trarre ispirazione e non rimanere impreparato di fronte ad eventuali, altre evenienze. Oggi, il settantenne è costretto solo a subire. Subisce la pensione, e del suo vissuto non frega niente a nessuno; subisce il politico di turno che, memore della storica impresa del leggendario campionissimo del ciclismo – Fausto Coppi – è teso a proporsi quale ‘uomo solo al comando’,  infischiandosene degli insegnamenti della Storia, chiari, trasparenti e forti che ne hanno sempre evidenziato la perniciosità. La nostra Repubblica e poi la Costituzione (75 i componenti di cui 5 donne della commissione cui venne affidato il compito di elaborare e redigere la Costituzione repubblicana) sono le figlie predilette della Resistenza che, fino all’ultima stilla di sangue, ha impegnato tanti uomini ed altrettante donne nella lotta di liberazione da un regime e da un alleato nati male e finiti peggio. La nostra Costituzione, una delle più belle del mondo, prima di essere ‘rifatta’ e/o emendata, va attuata nella sua interezza. Ci riferiamo, in particolare, agli artt.1 (L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro) e 32 (La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti) che lasciano di stucco: lavoro e salute, inscindibili, sono soltanto un’illusione, una chimera o che?!?!?! Di lavoro si parla sempre ma, trovarlo?!?!?! Di salute ne sappiamo sempre di più dalle notizie di cronaca e poi se ne discetta laddove  si verificano infortuni gravi e/o mortali nei luoghi di lavoro. Ancora, nel particolare contesto di straordinaria criticità economica che stiamo vivendo con un futuro molto, ma molto nebuloso, tanto per usare un eufemismo, (veniamo retribuiti con una moneta <euro> che, in valore, è poco, ma proprio poco più della metà rispetto a quella che percepivamo in lire e, di conseguenza, i costi, una volta sopportabili, sono saliti in modo esponenziale: vedasi, tanto per fare degli esempi più spicci, la differenza costi lire-euro di caffè, giornali, parcheggi,) possiamo più o meno farci un’idea di quanto, stando ai ‘si dice’, ci è stato tolto, oltre 31 lustri fa, dopo l’incredibile cavalcata conclusasi con un memorabile saluto e suggellata da una storica stretta di mano e poco dopo gli anni ’40 del secolo scorso quando gli ex alleati, in ritirata, distruggevano, razziavano e portavano via pezzi rari della nostra Storia. Insomma, la Repubblica, rappresentata con il volto di giovane donna con in testa una corona cinta di torri, manifesta le cicatrici – vani gli interventi effettuati dai più illustri chirurghi plastici conosciuti che, alternativamente, si sono dati da fare per  ridare al viso la bellezza nota – dei colpi che, negli anni, le sono stati inferti. Ma, non le rughe dell’età, nonostante non sia più una signorinella. Deve ancora crescere questa nostra Repubblica. Servono però tutor, precettori all’altezza, o chi se ne prende cura come il poeta (Edmondo De Amicis) con la mamma.

 

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