La rotonda di Martina Franca

   Al centro una piccola fontana con gettiti d’acqua come zucchero filato. Tutt’attorno tavoli con lampade a forma di papalina. Gli ospiti in abito da sera, qualcuno con il “papillon”. Il conduttore della serata, Antonio Rubino, direttore di “Puglia Press”, frizzante e spiritoso, rievoca fatti e momenti de La Rotonda, che ci ospita per la festa del proprio ottantesimo compleanno. Il  microfono naviga tra Benvenuto Messia, poeta e fotografo di prestigio, e altri che, data l’età, del luogo conoscono vita e miracoli. Rubino lega i racconti, li integra in modo brioso, divertente, nutrendoli di qualche paradosso: “Qui sono nati amicizie e amori. E anche figli”. Vero?, domanda passando da una postazione all’altra. E distribuisce informazioni su “La Divina Rotonda”, così celebrata nel ’39 da Raffaele Pagliarulo, personaggio dalla fantasia fervida, prolifica. Altro che Attilio Monetti, presentatore inossidabile della Stramilano, la maratona dei 50 mila che in aprile inonda la metropoli. Rubino è vulcanico, abile tessitore, capace di calamitare l’attenzione oltre il limite possibile. Sciorina battute non banali, provoca, sollecita, coinvolge e travolge, non abbassa mai il volume. “Non potete immaginare quanti nomi dello spettacolo hanno riempito l’albo d’oro de La Rotonda. Chi non lo sa non fa in tempo a immaginare che lui ha già elencato: Carla Boni nel ’50; Teddy Reno nell’estate del ’58; Rita Pavone; Gino Latilla, Walter Chiari, Ornella Vanoni, Fausto Cigliano…  Ancora? Bene: Silvye Vartan; Nilla Pizzi: Roberto Murolo, Milva, Iva Zanicchi, il Quartetto Cetra, Caterina Valente, Patty Pravo…Mimmo Modugno, il 18 agosto del ‘55, testimone un autografo in possesso di Tonio Messia. Intonò “’U pisci spada”, mietendo applausi entusiastici. Tre anni dopo, in coppia con Johnny Dorelli, trionfò a Sanremo con “Nel blu dipinto di blu”, 22 milioni di copie vendute dalla Fonit. Planò a Martina nuovamente nel ’60. (lo conobbi tre anni dopo a Milano, lo incontrai di nuovo al Festival del Clown dedicato a Grock, a Campione d’Italia; poi ancora in Galleria del Corso, a Milano, in ascensore, entrambi diretti alla casa discografica Carosello; andai a fargli visita all’ospedale di Niguarda dopo l’”ictus” che lo aveva colpito negli studi di Mediaset).

   La sera del 20 agosto 2016, per la solenne ricorrenza, ecco Memo Remigi, che non si limita a cantare. Veste i panni dell’attore e dell’imitatore di voci (da elogiare soprattutto il suo Bobby Solo); dialoga con il pubblico; si aggira fra i tavoli, facendo i complimenti alle ragazze in boccio; corteggiando le signore timide o espansive; commentando le architetture dei capelli; quindi sul palcoscenico diventa ventriloquo; rifà Topo Gigio; rende omaggio all’amico scomparso Jimmy Fontana; racconta aneddoti; improvvisa battute; accenna a una canzone sul vino dell’amore “maturato alla luce dei tuoi occhi” balenata mentre se ne stava seduto accanto al professor Francesco Lenoci, docente alla Cattolica e padre di 33 libri di economia. Soltanto pochi versi, che il cronista si è affrettato ad annotare, e lui: “L’ispirazione si è interrotta; che cosa scrivi?”. Attacca con un altro brano e si commuove: lo ha composto quando la moglie giornalista soggiornò due anni, per lavoro, negli Stati Uniti e lui a casa con il figlio. Improvvisamente invita i presenti ad osservare la luna che sbircia attraverso le fronde degli alberi, immobili per l’armistizio concesso dal vento. Il cielo, con i suoi miliardi di lumicini accesi, ascolta. Fuori è assiepata la folla. Le sagome all’ingresso sembrano guardie del corpo, ma fanno parte della scenografia.

   Serata d’incanto, in una Martina affascinante come sempre. La Rotonda è in penombra. Ogni tanto un faretto spara raffiche di luce. Viene in mente la bella di notte, dai mille colori: bianco, rosa, giallo, rosso dalle deliziose sfumature. Una bella di notte che non si è spenta all’alba: con qualche interruzione, ha compiuto 80 anni, meno di quelli di Benvenuto, che ai “clic” inimitabili accoppia le virtù di attore (parroco in “Un medico in famiglia” e paziente in “Braccialetti rossi”…) e di patito della “due ruote”.

   Serata indimenticabile, fatta di musica e di ricordi. Quelli di Rubino, instancabile, simpatico, memoria fluida, e quelli di altri, che hanno vissuto La Rotonda o ne hanno sentito raccontare le doti di “…sobrietà, eleganza, compostezza, classe”. Molti negli anni i frequentatori assidui, che provenivano da ogni angolo della Puglia, scrive Evelina Romanelli in un numero speciale di “Puglia Press”: la famiglia Serio per esempio aveva un suo tavolo riservato. “… Piero Serio vi conobbe Don Marino Barreto jr., che faceva spasimare i ballerini con ‘La più bella del mondo’, e da allora tra i due nacque una bella amicizia”.

   Memo Remigi tratta tutti da amici: conversa con Francesco Lenoci e gli ripete: “Questa è la terra del vino, ma non vedo una bottiglia”. E il docente: “Arriva anche il capocollo, vedrai. E il capocollo di Martina è una ghiottoneria”. Delicato, cordiale, scherzoso, alla mano, Remigi. Non ricorda l’intervista che gli feci cinquant’anni fa proprio in Galleria del Corso, dove avevano sede tante case discografiche, comprese le Messaggerie Musicali, ma mi abbraccia. “Quando le hanno chiuse – mi ha confidato poco prima – mi sono trasferito a Varese, che offre molta libertà; è straordinaria per i suoi laghi, per il Sacro Monte, per le sue ville eclettiche e liberty…. Era, lo sai, mèta di villeggiatura dei milanesi. Sin dal Settecento.  E’ riposante, un’ora da Milano, ma lontana dal suo caos…Un altro mondo: pace, passeggiate, natura… Il mio primo parto in questa città: ‘Varese va’, l’inno dei mondiali di ciclismo 2008, con tutti i campioni”. La tua canzone a cui sei più legato? “La notte dell’addio”, scelta da Battiato fra le dodici più prestigiose per i 150 anni dell’Unità d’Italia. La mia ultima è sull’Africa, non ancora uscita. Parla di un tale che dopo un soggiorno in quella terra si chiede perchè debba rientrare a Milano, rinunciando a un’oasi di serenità”.

   Una “hostess” dal sorriso schietto depone in tavola un piatto con mozzarelle e capocollo, e Memo, degustando, esalta Martina: “I trulli sono una meraviglia. Il barocco è seducente. Il centro storico attraente, la Valle d’Itria una perla”. Si avvicina all’orecchio di Lenoci perché sul palco tuonano i “Prisma”, e scherza simpaticamente su una bellezza in transito: “Questa donna è una dea”. Birichino. Condisce l’apprezzamento con un sorso di nettare e sorride ad Anna Gennari, “public relation” del sangue della vite. Il faretto scruta il pubblico, indugia sul bellissimo abito della sartoria De Virgilio indossato dalla leggiadra, gentile, riservata giornalista Evelina Romanelli. Giovanni Rubino, fratello di Antonio, scatta le sue foto magistrali. Me ne darà alcune da pubblicare. Molto gentile, Giovanni, che ha come assistente la bella figliola.

   E’ mezzanotte, anzi lo era (direbbe Joe Sentieri), l’ora dei premi della Rotonda 2016 al professor Matteo Pizzigallo; a Benvenuto Messia, a Francesco Lenoci, “patriae decus” di Martina e diffusore ambulante di cultura; ad Anna Gennari, che fermenta per il riconoscimento e per la riuscita della manifestazione, organizzata dallo stesso Rubino; e ad altri (a mia insaputa, ci sono anch’io, e ringrazio). Infine, con la sigla, una torta con il disegno de La Rotonda. Antonio Rubino incalza il cronista: “Me la certifichi? Me la certifichi?”. Ma quello va in confusione e risponde con monosillabi estranei alla domanda. E’ l’effetto della magia di questa nostalgica, impeccabile festa nella villa comunale di Martina, il paese del mio cuore. Lo sognavo da bambino. Lo sogno adesso a Milano. Lo vivo in ogni estate. Mi emoziono quando subisce il temporale e quando si lascia baciare dal sole. Ho avuto la fortuna di percorrerla sotto la bambagia che stendeva il bianco sulle vie. Di notte. Di Martina mi piace tutto, compresa questo suo gioiello, La Rotonda, una vecchia signora  di alta classe. Questa festa di compleanno mi ha rapito.

 

         Franco Presicci  

 

4

5

6

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *