L’angelo di Sarajevo è la storia di Franco Di Mare

La fantastica storia di Franco Di Mare, con Beppe Fiorello, appassiona 7.4 milioni di italiani e ci restituisce un'immagine del giornalista inedita: quella di un fantastico eroe normale.

Franco Di Mare era amato già solo per quel suo sguardo chiaro, a cui si accompagnano i modi limpidi, quasi pedagogici, con cui commenta le notizie nel suo spazio ad “Uno Mattina”. Una risorsa preziosa per il pubblico di quella fascia oraria, che lo considera un volto di fiducia, “uno di famiglia”. Ora che con “L’angelo di Sarajevo”, ennesimo prodotto di successo della fiction Rai, si rispolvera anche quello che è stato il passato di inviato di guerra di Franco, tratto dal suo libro “Non chiedere perché”, il giornalista arriverà di riflesso a toccare ancor più a fondo i cuori dei telespettatori.

Parte di questo merito è senz’altro di Beppe Fiorello, interprete magistrale del ruolo di Marco (ovvero Franco), tra i primi a credere nel progetto come è stato raccontato in conferenza stampa, così come nelle interviste. Non si sbagliava Beppe visto che gli ascolti alla fine segnano un risultato non positivo, ma storico, considerando anche che su Rai Due c’era la partita di Coppa Italia valida per i Quarti di Finale, tra Roma ed Empoli. Sono 7.484.000 i telespettatori che hanno seguito la prima parte della miniserie, per uno share del 27.05%, la previsione è che questa sera si possa chiudere con un segno positivo, migliorando il totale netto realizzato ieri.

La seconda parte della miniserie andrà in onda questa sera. Torneremo a quel brutale conflitto in Bosnia ed Erzegovina, tra l’aprile 1992 e la fine del 1995, quando nacquero gli Stati indipendenti della ex Jugoslavia, dopo la fine della Repubblica Socialista Federale, avvenuta con il crollo del Muro. Torneremo alle storie di Marco e all’affido di Malina, piccola bimba trovata in un orfanotrofio bombardato. Malina è Stella, che all’epoca il giornalista di Uno Mattina adottò, nonostante fosse single. Oggi Stella ha 22 anni

Un progetto che ha avuto il merito di portare sulla rete generalista una storia vera e contemporanea, come quella della guerra civile in Bosnia ed Erzegovina, vista dagli occhi proprio di un inviato Rai, Franco Di Mare. Il suo libro “Non chiedere perché”, da cui la fiction è tratta, romanza quelli che sono stati i giorni vissuti da inviato di guerra, i compagni perduti e l’incontro con Stella, trovata in un orfanotrofio (nel film, la piccola si chiama Malina).

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Descrizione

Marco atterra a Sarajevo attraverso una nuvolaglia densa come panna rancida. l’ha chiamato Ljubo: Edin, comune amico di diciassette anni prima, sta morendo e ha chiesto di lui. Tutti e tre insieme hanno vissuto il dramma dell’assedio del ’92, quando Marco faceva l’inviato per la televisione italiana su quel fronte pericoloso e terribile. Tornare a Sarajevo, per lui, è abbandonarsi al flusso dei ricordi di quel momento cruciale della sua vita, segnato non solo dalla guerra ma anche da una audace, folle scelta d’amore: prendere una bambina senza speranze in quel teatro d’orrore e – non chiedendo permessi, attraverso una fuga rocambolesca – portarla via con sé in Italia. Oggi quella bambina, Aurora, ha diciotto anni, ed è sua figlia…

 “Non chiedere perché” è un libro che scava nell’orrore del conflitto jugoslavo – dice Franco Di Mare – una guerra alle porte dell’Italia, dall’altra parte del mare. Un orrore che ha toccato persone che avevano «i nostri stessi gusti» racconta l’inviato di guerra, oggi conduttore Rai, durante un intervista. «Non era una guerra come l’Africa, dove noi poniamo il diaframma della distanza. Questa era una guerra che avveniva alle porte di casa nostra». Il libro ripercorre diverse tappe del cronista. De Luca, per esempio, è il cognome della mamma di Franco. «Malina oggi ha vent’anni – ha spiegato Di Mare – ed è mia figlia». Manila come Stella, bruna in quell’orfanatrofio pieno di bambini biondi. «Era slava anche lei – ricorda il cronista – era l’unica che si vedeva. Gli altri bimbi erano impauriti, con gli occhi sgranati. Ho chiesto l’operatore di riprenderla. Mi ha spezzato il cuore. Ed ora siamo qua».

 

A cura di Matilde Maisto

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