Le problematiche della vecchiaia e la musicoterapia

Quadro di attività con la musicoterapia: La danza

La danza stimola ritmicamente e musicalmente al punto che spesso induce spontaneamente a parteciparvi; addirittura, molte volte, questi comportamenti sono
automatici, infatti, sono gli stessi pazienti ad iniziare da soli la danza, che li aiuta ad orientarsi nel tempo e nello spazio.
Alcune esperienze hanno fatto registrare nei partecipanti cambiamenti d’ umore, aumento della fiducia in se stessi, mantenimento o riacquisizione dell’ autonomia e superamento dei momenti di solitudine e apatia; inoltre semplici esercizi motori, a tempo di musica, riattivano la circolazione sanguigna, aumentano il tono muscolare e allentano l’irrigidimento.
L’ascolto di musica semplice può inserirsi nella routine quotidiana della vita della residenza, rendendo diversa la giornata. L’ascolto è utilizzato non solo come mezzo di distrazione, ma come momento importante per riavviare l’anziano ad una percezione attenta e globale.
L’ascolto musicale è, inoltre, un vero e proprio mezzo per “l’attivazione delle funzioni cerebrali, poiché è un’azione complessa che coinvolge non solo la componente
affettiva della persona ma anche quella razionale. E’ dimostrato che l’ascolto della musica, con un atteggiamento prevalentemente dominato dall’emotiività, veicola
verso un netto aumento dell’attività cerebrale dell’emisfero di destra; mentre, un ascolto di tipo analitico-interpretativo, che si accompagna alla lettura dello spartito,
produce un aumento della funzionalità nell’emisfero di sinistra”
Danzare fa bene allo spirito e alla salute, anche in terza età. Lo dimostrano due studi condotti dai ricercatori della Washington University e dell’Albert Einstein College
of Medicine di New York che sono giunti alle stesse conclusioni: ballare è un vero toccasana per le persone anziane. Lungo l’elenco dei benefici del ballo: migliora
il controllo muscolare, favorisce l‟elasticità delle articolazioni e può addirittura ritardare il manifestarsi di sintomi del morbo di Alzheimer o di Parkinson.
I ricercatori nordamericani sono partiti dall‟assunto, dimostrato da precedenti studi, che danzare faccia certamente bene alla salute fisica: rafforza le ossa e i muscoli, aumenta la salute cardiovascolare e polmonare, dona una maggiore elasticità nei movimenti. Ma questa pratica ha un effetto positivo anche sul cervello? I ricercatori
hanno risposto all‟unisono. Gli scienziati di Washington hanno arruolato 38 pazienti anziani con il morbo di Parkinson e li hanno divisi in due gruppi: il primo ha fatto 20 lezioni di tango argentino della durata di una ora, il secondo ha fatto altrettante sedute di stretching ed esercizi mirati.
Al termine del follow-up, i risultati hanno mostrato che tutti i pazienti manifestavano un miglioramento nella Unified Parkinson’s Disease Rating Scale Motor, un
punteggio che valuta l‟andamento della malattia in relazione al movimento, ma solo gli anziani che si erano cimentati nel tango mostravano anche un netto miglioramento nel punteggio ottenuto al test Berg Scale, quello che valuta lo stato dell‟equilibrio statico e dinamico, e al test Timed Up and Go, che analizza la capacità di eseguire movimenti complessi, come girare attorno ad una sedia, sedersi, alzarsi.
Gammon Earhart, autore dello studio, ha spiegato sulle pagine del Journal of Neurologic che il tango aiuta ad allenare alcune abilità psicomotorie, come l’equilibrio dinamico: dover seguire il partner e le brusche alternanze dei movimenti è un ottimo esercizio per mente e corpo!

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