L’egregio dott. Franco Presicci recensisce il libro “PARLAMI ANCORA” di Matilde Maisto

Maledetto Covid 19: un cecchino implacabile, nascosto ovunque; un “serial killer” che non risparmia nessuno, dà colpi alla cieca, sconvolge le famiglie, inonda di paura e di lutti i paesi, le nazioni, il mondo intero. Sembra avere una strategia, cambia forma, dà l’impressione di voler arretrare e poco dopo torna ad uccidere. Tutti noi abbiamo ancora davanti agli occhi le bare trasportate dai camion dell’esercito: persone che sono volate oltre le nuvole senza il conforto di un familiare che stringesse loro la mano, che accarezzasse loro la fronte. E’ un pianto continuo, provocato da una serpe velenosa che s’insinua tra gli affetti e compie la sua opera micidiale. Padri, madri, mariti, mogli all’improvviso si vedono togliere il sorriso, affranti dal dolore.

   Non avevo il piacere di conoscere personalmente il commercialista Gianni Cacciapuoti, marito esemplare di Matilde Maisto, giornalista e scrittrice, direttrice del giornale on-line che prende il nome dalla città in cui esce: Cancello e Arnone, in provincia di Caserta. Non lo conoscevo e avrei tanto voluto. Uomo come pochi: buono, generoso, disponibile, aperto al dialogo, con un sorriso amabile per tutti. Il Covid se lo è portato via, sottraendolo a Matilde, che è sprofondata nella disperazione. Dall’oggi al domani si è trovata immersa nel buio più profondo, nell’angoscia. La sua vita è mutata. Ovunque girasse lo sguardo, Gianni non c’era più. Gianni era la sua guida, la fonte del suo calore, il suo amore immenso. E forse Gianni non aveva più la voce, ma era ancora accanto a lei, si era trasformato nel suo Angelo custode.

  Quando la notizia si è diffusa, valanghe di condoglianze hanno quasi sommerso questa gentildonna, che piangeva il suo amore spezzato. E ricordava le parole, i gesti, i consigli del suo Gianni, i tanti anni trascorsi insieme, la passione per la musica di Gianni “fino a sostenere la formazione di un complesso negli anni del “boom’ economico in un’Italia assai diversa, per tanti versi migliore di quella attuale”. E prosegue: “I ragazzi allora facevano il bagno nel fiume Volturno, si radunavano per mille giochi di movimento e d’inventiva… facevano girare per le strade della periferia cerchioni di ruote a raggi spingendoli con un’assicella… si andava al mare in bicicletta, si cimentavano in matte corse per afferrare una bandierina; nel periodo natalizio conquistavano “‘e nucèlle” poste in riga come birilli sul nudo terreno dei cortili…”. E ricorda i luoghi frequentati, “il tempo in cui sotto l’egida del Sacro Cuore andava forte la squadra di calcio e intanto Gianni cominciava a tifare Milan, una fede mai abbandonata per tutta la vita”. Poi il felice matrimonio con Tilde, ma anche il trasferimento al Nord, Milano, “dove Gianni lavorò come commercialista presso la prestigiosa casa editrice Electa…” e Tilde si occupò al “Corriere della Sera” come supporto al settore editoriale. Ma il richiamo del paese natale era forte e vi tornarono anche per la nascita dei due figli, Luca ed Elisa”.

  Matilde racconta il suo percorso, come volesse ricordarlo a Gianni, come colloquiasse con lui, che sta vicino a lei senza la possibilità di far sentire la sua presenza. Racconta di “Letteratitudini”, che lei aprì nel bel salotto della sua casa a Cancello ed Arone e al quale Gianni non ha fatto mai mancare il suo contributo tecnico, come ha sempre incoraggiato l’attività giornalistica di Tilde. Una coppia molto affiatata, legata da un collante fortissimo, che è l’amore con la lettera maiuscola. Molti, per confortarla le dicono che la vita continua. Certo che la vita continua, ma come? Matilde non ha più metà del suo mondo, il compagno che la portava per mano lungo i più diversi sentieri. Ha l’affetto dei suoi figli, della nuora e della nipotina Sofia; riversa su di loro un amore grande, ma nel suo letto non sente più il respiro di Gianni.

   E allora ha scritto “Parlami ancora”, un libro toccante, che ti entra nel cuore, redatto con uno stile scorrevole, limpido, appassionato. Tilde risponde agli amici che hanno partecipato alla sua tragedia, a quelli che le hanno inviato messaggi di vicinanza e a Gianni, che le pareva assente per lavoro. “Ciao, amici, inizia un’altra settimana e Gianni non c’è, ormai è quasi un mese, io lo chiamo, lo invoco, ma lui non mi risponde mai… Ma io ancora non riesco a comprendere perché mi abbia lasciata…”. E’ stato il cecchino, Matilde, che sta assottigliano la popolazione mondiale, generando lutti e sofferenze, un mostro vigliacco.

   Il 16 marzo 2021: Buongiorno a tutti, sempre pensando a Gianni, che molto spesso mi diceva: ‘La classe è quando hai molto da dire, ma scegli di stare in silenzio’”. Uomo saggio, Gianni, intelligente, comprensivo, empatico. Il giorno successivo Tilde gli dice: “Buongiorno Gianni, ormai è un mese che te ne sei andato, ma dove sei? E’ vero che la tua essenza è sempre accanto a me? Io a volte percepisco la tua presenza, ho l’impressione che mi stringa la mano, ma poi mi ritrovo con un pugno di mosche”. E poi si rivolge alla Vergine. Segue un pensiero di Francesca Nardi. “E poi…l’ombra perversa di una stagione infame calò lentamente come il più torbido dei destini nelle nostre illusioni depredandole dell’armonia e facendo strane delle nostre certezze, spezzò gli avanzi del tempo e li seppellì lungo i silenzi di un tempo sconosciuto… E la vita di Tilde inciampò nel tramonto… il suo mondo si piegò improvvisamente…”. Bella poesia in prosa. Anche Tilde ne scrive a Gianni. E da buona cristiana ricorda che quando una persona che ami vola via, una parte di essa resta sempre legata al tuo cuore. “Il suo sorriso, il suo sguardo, il suo profumo, il suono della sua risata sono ricordi che non ti abbandonano MAI”. Ho letto questo libro quasi in un fiato, la notte dell’ultimo dell’anno. Ho letto e meditato sulle poesie che contiene, alcune di Tilde, altre di Alda Merini, altre ancora di poeti diversi. E mi sono chiesto: “Può essere così grande un amore?”. Se è amore vero, sì, può essere grande quanto il cielo. Col tempo non perde la sua energia, l’accresce. Terrò questo libro sul mio comodino, voglio rileggerlo. Matilde Maisto ha tante cose da insegnare.

                                                                                                    Franco Presicci

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