Letteratitudini e FELLINI 100

LETTERATITUDINI A SPASSO CON FELLINI 100.

In questo ennesimo incontro virtuale, dice la coordinatrice del gruppo di Letteratitudini, la giornalista Matilde Maisto, si desidera parlare di Federico Fellini, il maestro del cinema che ha reso l’Italia in tutto il mondo il paese della “Dolce Vita”. Infatti nel centenario della sua nascita (il 20 Gennaio del 1920 a Rimini), si è festeggiato e si continua a festeggiarlo con tante iniziative a lui dedicate nei luoghi in cui ha vissuto e a lui cari.

Ebbene anche letteratitudini desidera omaggiarlo e lo fa con una breve cronistoria della sua vita e dei suoi film più famosi.

https://www.facebook.com/matilde.maisto/videos/10221403750716655/


Allora iniziamo così:

Federico Fellini (Rimini20 gennaio 1920 – Roma31 ottobre 1993) è stato un registasceneggiatorefumettistaattore e scrittore italiano.

Considerato uno dei maggiori registi della storia del cinema, nell’arco di quarant’anni – da Luci del varietà del 1950 a La voce della Luna del 1990 – ha “ritratto” in decine di lungometraggi una piccola folla di personaggi memorabili. Definiva se stesso “un artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo“. Ha lasciato opere ricche di satira e velate di una sottile malinconia, caratterizzate da uno stile onirico e visionario. I titoli dei suoi più celebri film – I vitelloniLa stradaLe notti di CabiriaLa dolce vita e Amarcord – sono diventati dei topoi citati, in lingua originale, in tutto il mondo.

I suoi film La stradaLe notti di Cabiria e Amarcord hanno vinto l’Oscar al miglior film straniero. Candidato 12 volte al Premio Oscar, per la sua attività da cineasta gli è stato conferito nel 1993 l’Oscar alla carriera. Ha vinto inoltre due volte il Festival di Mosca (1963 e 1987), la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 1960 e il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985.

Il giovane Fellini

Dopo gli studi liceali, Fellini giunge nella capitale. Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza. Le prime esperienze del giovane Fellini rivelano che il suo obiettivo professionale non era tanto diventare avvocato, quanto intraprendere il lavoro di giornalista, esordisce infatti, pochi mesi dopo il suo arrivo a Roma, nell’aprile 1939, sul Marc’Aurelio, la principale rivista satirica italiana, collabora come disegnatore satirico, ideatore di numerose rubriche, vignettista e autore delle celebri “Storielle di Federico”, divenendo una firma di punta del quindicinale.  

Fellini e la radio

Nel 1941 viene chiamato a collaborare con l’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (EIAR), avviando una breve stagione come autore radiofonico. Per quanto meno nota rispetto all’opera cinematografica, l’attività radiofonica di Fellini è importante poiché segna il suo esordio nel mondo dello spettacolo, nonché l’inizio del sodalizio artistico e affettivo con Giulietta Masina.

Nel luglio 1943 Giulietta presenta Federico ai propri genitori. Dopo l’8 settembre 1943, quando il proclama di Badoglio rese pubblico l’armistizio con gli Alleati, Fellini, invece di rispondere alla chiamata alla leva, convola a nozze con lei il 30 ottobre. Nei primi mesi di matrimonio vivono insieme nella casa della zia di Giulietta, Giulia, di famiglia benestante (i suoi congiunti possedevano a Milano il calzaturificio «Di Varese» e Giulia era vedova di Eugenio Pasqualin, preside del Liceo Tasso della capitale). Giulietta e Federico hanno di lì a poco un figlio, Pier Federico detto Federichino, nato il 22 marzo 1945 e morto appena un mese dopo la nascita, il 24 aprile.

Nel 1945 ha il suo primo incontro con Roberto Rossellini.

Grazie a Rossellini, Fellini collabora alle sceneggiature di Roma città aperta e Paisà, film che aprono, assieme alle opere di altri autori, soprattutto Vittorio De Sica e Luchino Visconti, la stagione che verrà definita del Neorealismo cinematografico italiano.

Nel 1950 Fellini esordisce alla regia con Luci del varietà, che dirige con Alberto Lattuada. Nonostante il film riceva giudizi positivi da parte della critica, non riscuote gli sperati successi commerciali. Il pessimo esito finanziario della pellicola lascia un segno pesante sui patrimoni personali di Fellini e Lattuada e ciò contribuisce a raffreddare definitivamente i rapporti tra i due.

La collaborazione con Nino Rota
In occasione della scelta delle musiche per Lo sceicco bianco, nasce tra Fellini e il compositore Nino Rota un rapporto di collaborazione che coinvolgerà vita e arte di entrambi. Sull’incontro tra i due è nato un aneddoto secondo il quale Fellini, uscendo dalla Lux, notò un signore che aspettava l’autobus. Gli si avvicinò e gli domandò quale autobus stesse aspettando. Rota nominò un numero che non passava di là e mentre il regista cercava di spiegarglielo l’autobus si presentò. Questo racconto, per quanto inverosimile, riassume gli ingredienti che caratterizzeranno il rapporto artistico tra i due, fatto di magia, empatia e irrazionalità. Tra i due si instaurò immediatamente un’intesa formidabile che li portò a collaborare per ben diciassette film. Fellini non si dimostrò mai un amante della musica ma questo non creò difficoltà a Rota, che per i film del regista riminese si adattò volentieri a scrivere marcette dai ritmi marcati e vistosi. L’apice della collaborazione è raggiunto con la marcetta della scena della passerella finale di ; basata su l’entrata dei gladiatori, che divenne l'”inno” del fellinismo.

Due anni dopo Luci del varietà, Fellini giunge all’esordio assoluto come regista, con Lo sceicco bianco, con Antonioni coautore del soggetto, Flaiano coautore della sceneggiatura e una grande interpretazione di Alberto Sordi, esempio della capacità di Fellini di valorizzare gli attori più amati dal pubblico. È il momento cruciale nella carriera felliniana: il momento nel quale l’attività di regista prende il sopravvento su quella di sceneggiatore.  

Con questo film, Fellini inaugura – grazie anche alla collaborazione con Ennio Flaiano – uno stile nuovo, estroso, umoristico, una sorta di realismo magicoonirico, che però non viene subito apprezzato. Inoltre, più in generale e facendo riferimento anche alla filmografia successiva a Lo sceicco bianco, si definisce lo stile di Fellini come fantarealismo.

I vitelloni –  Gli anni cinquanta sono caratterizzati da profondi cambiamenti nella società e in particolare nell’Italia che si avvia verso l’industrializzazione. I film di Fellini girati in questo periodo nascono proprio da questo contesto. Dopo Luci del varietà il regista gira I vitelloni, che racconta la vita di provincia di un gruppo di amici a Rimini.

 

Il grande successo: La strada

Il grande successo internazionale arriva per Fellini grazie al film La strada, girato nel 1954.

Il film, ricco di poesia, racconta il tenero ma anche turbolento rapporto fra Gelsomina, interpretata da Giulietta Masina, e Zampanò, interpretato da Anthony Quinn, due strampalati artisti di strada che percorrono l’Italia dell’immediato dopoguerra.La prima de La strada avviene il 6 settembre 1954 a Venezia. I primi giudizi del film si inseriscono in un contesto di scontro culturale con i neorealisti sostenitori del regista Luchino Visconti che presenta nello stesso periodo il film Senso. Ben altra accoglienza ha il film fuori dai confini italiani e nel 1957 arriva l’Oscar al miglior film in lingua straniera, istituito per la prima volta in quell’edizione, per La strada.

Il successo torna con il film successivo, Le notti di Cabiria, anch’esso Premio Oscar. Anche in questo caso, protagonista è Giulietta Masina, sempre molto presente nei primi film del regista riminese. Il film conclude la trilogia ambientata nel mondo degli umili e degli emarginati.

Collaborazione con Angelo Rizzoli, gli anni de La dolce vita

Nel 1960 esce La dolce vita: definita dallo stesso Fellini un film «picassiano». La pellicola che abbandonava gli schemi narrativi tradizionali – destò scalpore e polemiche perché, oltre a illustrare situazioni fortemente erotiche, descriveva con piglio graffiante una certa decadenza morale che strideva con il benessere economico ormai acquisito dalla società italiana.  

Produttori del film furono il duo Angelo Rizzoli e Giuseppe Amato

Interprete del film, insieme con Marcello Mastroianni, la svedese Anita Ekberg che  sarebbe rimasta indimenticabile con la scena del bagno nella Fontana di Trevi

La Ekberg sarà ancora con Fellini nel 1962 in un episodio di Boccaccio ’70Le tentazioni del dottor Antonio, assieme a un esilarante Peppino De Filippo. Il film fu premiato con la Palma d’oro al Festival di Cannes.

La consacrazione: 

Il film parla di un regista che voleva fare un film ma non si ricorda più quale, cosicché il protagonista, Guido Anselmi, diventa la proiezione di Fellini stesso.

Il film, girato nel 1963, prende il titolo di , poiché questa pellicola viene dopo sei film interamente da lui diretti, più tre “mezzi” film.

Il passaggio definitivo al colore

In Giulietta degli spiriti, ancora con la Masina (1965), Fellini adotta per la prima volta il colore in un lungometraggio.

L’accoglienza della critica per Giulietta degli spiriti è piuttosto tiepida.

Amarcord e altri successi

La produzione successiva di Fellini segue ancora un ritmo ternario: I clowns (girato per la TV, 1970), Roma (1972) e Amarcord (1973) sono tutti incentrati sul tema della memoria. L’autore cerca le origini della propria poetica esplorando le tre città dell’anima: il Circo, la Capitale e Rimini. Il film conclusivo della terna, Amarcord («mi ricordo» in dialetto romagnolo) vince l’Oscar. La notizia della vittoria gli arriva nelle prime ore del 9 aprile 1975, mentre è impegnato su set di Casanova. Fellini decide di non andare a ritirare il riconoscimento che verrà consegnato al produttore.

Gli ultimi lavori

Casanovanave va

Dopo Casanova del 1976 è il turno di Prova d’orchestra (1979), considerato il suo film più “politico”.

L’ultimo decennio di attività di Fellini è arricchito dai suoi ultimi lavori: E la nave va (1983), Ginger e Fred (1986), Intervista (destinato alla TV, 1987), e il lavoro dell’addio al cinema: La voce della luna (1990), liberamente tratto da Il poema dei lunatici di Ermanno Cavazzoni. Durante la lavorazione del film tutta l’attenzione della stampa è rivolta alla curiosa scelta dei due protagonisti: Roberto Benigni e Paolo Villaggio. La critica inizialmente stupita delle relative scritturazioni, interrogherà più volte il regista sul perché di tale scelta, accogliendo il film in maniera piuttosto tiepida. La risposta di Fellini non si fa attendere: «Benigni e Villaggio sono due ricchezze ignorate e trascurate. Ignorarne il potenziale mi sembra una delle tante colpe che si possono imputare ai nostri produttori».

Nel 1989 Federico Fellini riceve dal Presidente del Consiglio Ciriaco De Mita il Premio speciale della cultura.

L’ultimo anno: il 1993

Il regista muore il 31 ottobre alle ore 12,00. Il giorno prima aveva compiuto 50 anni di matrimonio con Giulietta Masina.

I funerali di stato vengono celebrati dal cardinale Achille Silvestrini nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma in piazza della Pepubblica. Su richiesta di Giulietta Masina, il trombettista Mauro Maur esegue l’Improvviso dell’Angelo di Nino Rota. Dopo l’ultimo saluto, anche la moglie Giulietta Masina muore, cinque mesi dopo il marito.

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