LETTERATITUDINI PARLA DI CHARLES BAUDELAIRE E “I FIORI DEL MALE”

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CHARLES  BAUDELAIRE

Charles Baudelaire è sicuramente uno dei più importanti poeti del XIX secolo e non solo. Esponente chiave del simbolismo, è anche un grande innovatore del genere lirico e anticipatore del decadentismo. La sua opera di maggior rilievo, “I fiori del male”, è considerata uno dei grandi classici della letteratura francese in tutto il mondo. Oltre che poeta, Baudelaire nella sua vita è stato anche scrittore, critico d’arte e letterario, filosofo e giornalista, aforista, saggista e anche traduttore.
Le frasi di Baudelaire sono ancora oggi citate come massima espressione di moltissimi sentimenti.

Le opere e la vita di Baudelaire hanno influenzato molti altri dopo di lui, a partire dai cosiddetti poeti maledetti (Rimbaud, Verlaine, Mallarmé) fino a toccare anche gli scapigliati italiani o Marcel Proust. Oltre che precursore della letteratura decadente, Baudelaire è anche considerato avanguardista anche per quanto riguarda il modernismo, da lui stesso definito così, nel modo di vedere e vivere società, arte, amore ed emotività.  

Charles Baudelaire nasce a Parigi il 9 aprile 1821 nel Quartiere Latino. Figlio di secondo matrimonio del padre funzionario al Senato, ormai 62enne, e della ventisettenne Caroline Archimbaut-Dufays.
In seguito alla morte del padre, la madre di Baudelaire sposa un rigido tenente colonnello che, a causa della sua freddezza e del perbenismo borghese che professa, sarà odiato dal figliastro. Baudelaire è noto per l’infelicità e il disagio esistenziale che accompagnano la sua vita, sentimenti di cui le sue opere sono intrise, e che trovano una grossa fonte proprio a partire dai rapporti dolorosi con la famiglia e, in primo luogo, con la madre.

Del rapporto con la mamma, infatti, rimangono le intense testimonianze epistolari, in cui lo si vede sempre nella costante richiesta di amore e aiuto da parte della madre. Quell’amore che Baudelaire pensa non essere mai ricambiato, quantomeno rispetto all’intensità della sua necessità dell’affetto materno come figlio.
Nel 1833 Charles, per volontà del patrigno, frequenta il Collège Royal. Le voci sulla vita dissennata e la reputazione di scavezzacollo che Baudelaire si guadagna presto, però, non tardano ad arrivare alle orecchie del patrigno che, per tutta risposta, obbliga Baudelaire a salire a bordo del Paquebot des Mers du Sud, nave diretta nelle Indie.
Questo viaggio sarà fondamentale nella cultura del poeta. In questo periodo, egli conosce altri mondi, culture diverse e molto lontane dalla decadenza mondana e culturale che l’Europa stava sperimentando in quel periodo storico. Conoscendo tante persone diverse e stando a contatto col mondo, è proprio in questo momento che Baudelaire sviluppa la sua intensa passione per l’esotismo, la stessa che trapelerà in maniera prepotente dalle pagine della sua più celebre opera, “I Fiori del male”.

Dopo soli dieci mesi sulla nave, Charles interrompe il viaggio per tornare a Parigi dove, diventato maggiorenne, può entrare in possesso dell’eredità paterna e vivere liberamente per un po’ di tempo. Nel 1842 Baudelaire conosce il grande poeta Gerard de Nerval ed è in questi anni che si avvicina a Gautier, affezzionandosi a lui in maniera quasi morbosa. La totale simbiosi tra i due porterà Baudelaire a prendere Gautier come guida sia morale che artistica.

Per quanto riguarda l’amore, la donna della vita di Charles Baudelaire è Jeanne Duval. Con lei il poeta intrattiene un’appassionata, intensa e duratura relazione d’amore, contrariamente a ciò che accadeva ai poeti a quei tempi. Il rapporto è solido e dura a lungo e Baudelaire ne trae linfa vitale; Jeanne non è solo amante, ma anche musa ispiratrice delle sue opere non solo in senso erotico e passionale ma anche per quanto riguarda quell’impronta intensamente umana che traspare dalle poesie di Baudelaire. Con il passare degli anni Jeanne starà molto vicina a Charles anche quando, con la vecchiaia, il poeta sarà colpito da paralisi.

Nel mentre, Baudelaire conduce una vita dissennata e molto dispendiosa nella bella Parigi, arrivando a sperperare metà del patrimonio lasciatogli dal padre in pochissimo tempo. Preoccupata per questo, la mamma – sotto consiglio del patrigno – assume un curatore a cui affidare il compito di gestire con maggior oculatezza il resto dell’eredità del figlio. A partire da quel momento Baudelaire dovrà chiedere soldi al curatore del suo patrimonio per qualsiasi spesa.

Tornando a parlare di letteratura, risale al 1845 l’esordio come poeta con la pubblicazione di “A una signora creola”. Per vivere, Charles si vede costretto a collaborare con una serie di riviste e di giornali scrivendo articoli e saggi, poi raccolti in due opere postume, “L’Arte romantica” e “Curiosità estetiche”.
Nel 1848 Baudelaire partecipa ai moti rivoluzionari nella città di Parigi. Le cento poesie raccolte ne “I Fiori del male” vengono pubblicate nel 1857 presso l’editore Poulet-Malassis. La risposta a questo capolavoro assoluto da parte del pubblico è immediata. C’è sconcerto in merito all’opera, che fa da subito parlare di sé, più nel senso di uno scandalo che suscita morbosa curiosità che di un trionfo letterario. Proprio per via delle chiacchiere e del pettegolezzo che circonda l’opera, “I Fiori del male” viene processato per immoralità e l’editore si vede costretto a escludere sei delle poesie presenti nella raccolta.

Intanto Baudelaire è molto depresso, sconvolto nella mente, e nel 1861 tenta il suicidio. Dopo non esserci riuscito, nel 1864  vorrebbe farsi ammettere all’Acadèmie francaise, il poeta si reca a Bruxelles, ma nemmeno qui riesce a trovare quiete nel suo rapporto con la società borghese. Baudelaire è malato e cerca in alcol, hashish e oppio il sollievo ai dolori dovuti alla sua patologia. Nel 1867, però, a soli 44 anni, un ictus porrà fine all’esistenza del grande autore. Proprio all’esperienza del fuggire dalla realtà in modi estremi è dedicato “Paradisi artificiali”, edito in quell’anno. Baudelaire è stato sepolto, con la madre e l’odiato patrigno, nel cimitero di Montparnasse. Risale al 1949 la riabilitazione della sua opera e delle sue memorie da parte della Corte di Cassazione francese.

Baudelaire: le opere

Per quanto riguarda la lista delle maggiori opere di Baudelarie, possiamo dire che esse si mescolano tra loro in un continuo evolvere e mutare dei generi, dalla poesia alla critica d’arte e letteraria, dall’articolo di costume fino alla prosa e alla saggistica:

Ricordiamo:

  • Il salone del 1845 (Salon de 1845, 1845)
  • Il salone del 1846 (Salon de 1846, 1846)
  • La Fanfarlo (1847, novella)
  • Del vino e dell’hashish (Du vin et du haschisch, 1851)
  • Fusées (1851)
  • L’Arte romantica (L’Art romantique, 1852)
  •  Esposizione universale (Exposition universelle, 1855)
  • I fiori del male (Les Fleurs du mal, 1857)
  • L’albatro
  • Il nemico
  • Il poema dell’hashish (Le Poème du haschisch, 1858)
  • Il salone del 1859 (Salon de 1859, 1859)
  • I paradisi artificiali (Les Paradis artificiels, 1860)
  • La Chevelure (1861)
  •  Il pittore della vita moderna (Le Peintre de la vie moderne, 1863)
  • L’opera e la vita di Eugène Delacroix (L’œuvre et la vie d’Eugène Delacroix, 1863)
  • Il mio cuore messo a nudo (Mon cœur mis à nu, 1864)
  • I Relitti (Les Épaves, 1866)
  • Curiosità estetiche (Curiosités esthétiques, 1868, raccolta di articoli e saggi)
  • Lo spleen di Parigi o Poemetti in prosa (Petits poèmes en prose ou Le Spleen de Paris, 1869) postumo
  • L’Arte romantica (L’Art romantique, 1869)
  • Diari intimi (Journaux intimes, 1851-1862)
  • Lettere alla madre (1872, raccolta di lettere)
  • Razzi (1897)
  • La Capitale delle Scimmie (postumo)
  • Pauvre Belgique! (pamphlet incompiuto iniziato nel giugno 1864)

Buona parte del pensiero e della relativa poetica di Baudelaire hanno come cardine la modernità, dalla quale era al contempo spaventato e attratto. Da sentimenti di contrasto come questo nascono, per esempio, i poemi raccolti nel volume postumo Le spleen de Paris.
La poesia di Baudelaire è costruita sull’alternanza di contrastanti passioni che ora lo spingono verso l’ideale, ora lo fanno sprofondare nell’abisso del dolore e del tormento, il cosiddetto spleen, quell’opprimente noia che offusca l’anima e genera disgusto.

Baudelaire, con la sua poetica e il suo pensiero, è sempre stato un ribelle in conflitto col mondo che lo circonda, con la mediocrità della società a lui contemporanea e coi sogni di progresso tanto cari alla società borghese di cui fa parte. Il suo modo di vivere la vita, irregolare e fuori dagli schemi, è stato per lui l’antidoto alla noia causata da un mondo troppo ordinario e volgare. La verità, però, è che proprio la lussuriosa sensualità in cui il poeta si rifugiava per rimediare al male era, essa stessa, un motivo di ancor più grave tormento spirituale per il poeta.

Alla base della poesia di Baudelaire c’è quindi lo spleen, che lui definisce come uno stato di cupa noia, depressione e disgusto per il mondo in cui egli vive e, in particolare, per l’alta borghesia della grande metropoli moderna. La città nella sua accezione moderna si affaccia spesso e volentieri nei suoi versi, vissuta come incubo. L’esperienza del poeta è segnata da una forte antinomia, quella perpetua contraddizione tra Cielo e Inferno. Per Baudelaire l’uomo ha, da un lato, bisogno di spiritualità ed elevazione, di una purezza divina; dall’altro, però, vive sempre questa cupa attrazione per tutto ciò che riguarda il degrado, il male e il vizio.
La poesia di Baudelaire si colloca a metà tra Romanticismo e Decadentismo ed è una lucidissima esperienza della crisi profonda di valori della contemporaneità.

L’ispirazione e la poetica di Baudelaire, quindi, scaturiscono dal contrasto tra una situazione moralmente inferiore e la voglia di uscirne e di raggiungere un più alto ideale. I temi di cui scrive sono la sera, la notte, l’autunno, il pensiero della morte. E la morte, in particolare, viene invocata ora come distensione e sollievo, ora come disfacimento fisico.
Baudelaire crea un distacco rispetto alla poesia com’è stata fino a lui: dopo questo poeta, la poesia diventa nuovi linguaggi, nuove idee e musicalità nuova, indaga nel profondo e serve per conoscere la realtà o, comunque, rappresentarla da punti di vista sorprendenti.
Nell’ottica di Baudelaire la poesia si libera e diviene pura, non è più soggetta alle strutture metriche e sintattiche tradizionali. Questa poesia moderna si muove così verso un deciso sperimentalismo, col poeta che assume una posizione che è possibile definire eccentrica rispetto al mondo sociale.

I FIORI DEL MALE

I fiori del male è forse la più famosa raccolta di poesie del simbolista francese Charles Baudelaire, che raccoglie più di 100 liriche, scritte a partire dagli anni ‘40 e via via pubblicate su riviste. Nella seconda edizione del 1861 il poeta aggiunse nuovi testi e divise l’opera in 6 sezioni:

  1. noia e ideale,
  2. quadri parigini,
  3. il vino,
  4. i fiori del male,
  5. la rivolta,
  6. la morte.

Costituiscono una specie di biografia ideale, un percorso esistenziale che va dalla consapevolezza della propria diversità rispetto al mondo esterno, alle varie esperienze nella vita degradata della metropoli, al desiderio di fuga nell’alcol, nei paradisi artificiali della droga, negli amori distruttivi; il poeta approda da qui nella ribellione contro Dio e al rifiuto totale del mondo attraverso la morte.

 I FIORI DEL MALE: IL NOME 

Il titolo allude, con la parola fiori, alla bellezza che solo l’arte sa realizzare; la parola male, al degrado e alla volgarità della società contemporanea. Nella corruzione del mondo contemporaneo solo l’arte è in grado di produrre la bellezza. Egli intuisce che al di là delle apparenze, c’è una realtà più profonda e autentica alla quale può giungere solo con la poesia. Per rivelare queste zone egli ricorre a un linguaggio nuovo e allusivo, capace di intravedere le misteriose corrispondenze e analogie che legano tra loro le cose più diverse. Allora le parole perdono valore convenzionale e vengono riscoperte nel loro significato allusivo e fonico. Diventano simboli che rimandano a un’altra realtà.

Appartiene a Spleen et idéal”, la prima sezione de “I fiori del male” che contiene la chiave di lettura dell’intera opera e la descrizione dello spleen. Di seguito, il testo e la parafrasi.

TESTO E PARAFRASI 

Testo:

È un tempio la Natura ove viventi
pilastri a volte confuse parole
mandano fuori; la attraversa l’uomo
tra foreste di simboli dagli occhi
familiari. I profumi e i colori
e i suoni si rispondono come echi
lunghi. che di lontano si confondono
in unità profonda e tenebrosa,
vasta come la notte ed il chiarore.
Esistono profumi freschi come
carni di bimbo, dolci come gli oboi,
e verdi come praterie; e degli altri
corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno
l’espansione propria alle infinite
cose
, come l’incenso, l’ambra, il muschio,
il benzoino, e cantano dei sensi
e dell’anima i lunghi rapimenti.

Parafrasi:

La natura è tempio le cui colonne sono vive e parlano,
anche se in maniera confusa e non chiara
l’uomo passa attraverso luoghi densi di simboli
che l’osservano con sguardi familiari.
Le sensazioni olfattive, visive, auditive, sono in relazione tra loro
e si uniscono in un insieme profondo e oscuro.
Esso ha le caratteristiche opposte dell’oscurità e della luce.
Esistono alcuni profumi (sensazione olfattiva)
che hanno la freschezza della pelle dei bambini(sensazione tattile)
la dolcezza del suono dell’oboe (sensazione auditiva)
e il colore delle praterie (sensazione visiva)
e degli altri corrotti, ricchi trionfanti, che hanno un’espansione propria, come l’incenso,l’ambra,il muschio e il benzoino(resina orientale),
profumi che esprimono l’estasi dei sensi e dell’anima.

 TEMATICHE 

temi che si ritrovano all’interno del componimento, sono essenzialmente due:

  • La natura come spazio sacro pieno di simboli del profondo significato,
  • la possibilità di individuare corrispondenze tra realtà percepiteattraverso sensi diversi.

Corrispondenze è una riflessione sulla condizione dell’uomo nella natura e sulla funzione del poeta. La natura vi era presentata come un tempio, luogo del sacro e del mistero, da cui emanano confuse parole che l’uomo può sentire ma non comprendere. L’uomo vive nella natura, è partecipe del suo mistero, avverte però che tra i profumi, i colori, i suoni, esistono corrispondenze che si perdono lontano come echi.

Sta a lui decifrare mediante un’intuizione e l’immaginazione, l’universale analogia che i sensi e la razionalità non permettono di cogliere. Ma può raccontarlo solo ricorrendo a sua volta a un linguaggio simbolico, a una magia verbale. Se la natura è sacra e la realtà e simbolica, anche la poesia è sacra, perché rivela il linguaggio segreto dell’universo.

I fiori del male”. Quest’opera venne condannata per oscenità e oltraggio alla morale e fu parzialmente censurata

 Profondamente critico nei confronti della società borghese industriale, cui contrappose uno stile di vita all’insegna della sregolatezza, Baudelaire non fu solo poeta, ma anche un grande critico e un geniale studioso di problemi estetici. Egli contribuì all’elaborazione del concetto di poesia pura, libera da ogni preoccupazione di contenuto ed intenti civili o morali, nella quale la suggestione delle parole e dei simboli può essere oggetto di ispirazione, aprendo così la strada al simbolismo. Fu il primo a definire la specificità della poesia, separandola da tutti gli altri campi con i quali fino ad allora si era confusa. È’ considerato l’iniziatore della poesia moderna.

Come si può ricavare dalla sua principale raccolta poetica “I fiori del male” per i quali fu processato, insieme all’editore, con l’accusa di pubblicazione oscena e oltraggio alla morale e fu parzialmente censurata,

 Baudelaire introdusse nel registro lirico il tema della grande metropoli moderna e le forme del quotidiano, del sordido, dell’abietto e del vizioso.

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