LETTERATITUDINI RACCONTA ITALO CALVINO

In questo primo incontro virtuale del mese di Gennaio 2021, Letteratitudini parla di ITALO CALVINO, un grande della letteratura italiana del ‘900. Lo fa sempre tramite la coordinatrice del gruppo, la giornalista Matilde Maisto, che ne parla in un video postato su FB.

Ovviamente si spera e ci si augura che presto si possa uscire dall’incubo della pandemia che ha colpito il mondo intero e si possa nuovamente ritornare ad abbracciarci con affetto in amicizia ed in cultura.

Qui il link su FB https://www.facebook.com/matilde.maisto/videos/10221928700600074

Italo Calvino  – Scrittore –  Narratore tra i più significativi del Novecento italiano, nella costellazione letteraria disegnata dalle sue numerose opere si ibridano compiutamente vocazioni e temi diversi, dall’impronta neorealistica degli scritti iniziali a quella allegorico-fiabesca della produzione più matura. Nella sua prosa, dove sono accolte e filtrate le più alte suggestioni del panorama letterario coevo e dove lo scrittore si rivela spregiudicato sperimentatore di linguaggi e generi, alla lucidità della descrizione analitica fanno da costante contrappunto il lirismo e l’ironia, sostanziati da una riflessione profonda e disingannata sul senso ultimo dell’esistenza umana. Tra le sue opere principali: Il visconte dimezzato (1952); Il barone rampante (1957); Il cavaliere inesistente (1959); Le città invisibili (1972); Sotto il sole giaguaro (1986).

Italo Calvino nasce nel 1923 a Santiago de Las Vegas, a Cuba, dove i genitori, una naturalista e un agronomo, dirigono una scuola di agraria e un centro sperimentale di agricoltura. Nel 1925 la famiglia Calvino si trasferisce a Sanremo, dove lo scrittore trascorrerà l’infanzia e l’adolescenza. Nel ‘41 si sposta a Torino, dove si iscrive alla Facoltà di Agraria. Inizia già a comporre i primi racconti, poesie e testi teatrali. Nel 1943, per evitare di essere arruolato nell’esercito repubblichino di Salò dopo l’8 settembre , entra nella brigata comunista Garibaldi. Di quell’esperienza lo colpirà molto lo spirito partigiano dei suoi compagni che in Risposta all’inchiesta “La generazione degli anni difficili” (1962) descrive così: “un’attitudine a superare i pericoli e le difficoltà di slancio, un misto di fierezza guerriera e autoironia sulla stessa propria fierezza guerriera”. Nel 1945, dopo la guerra, Calvino lascia la Facoltà di Agraria e si iscrive a Lettere. Nello stesso anno aderisce al PCI. Entra in contatto con Natalia Ginzburg e Cesare Pavese a cui sottopone i suoi racconti. Inizia a collaborare con il quotidiano “l’Unità” e con la rivista “Il Politecnico” di Elio Vittorini. In questi anni si afferma la casa editrice torinese Einaudi (fondata nel ‘33 da Giulio Einaudi) con famosi collaboratori e consulenti, tra cui Pavese e Vittorini stessi. Proprio su suggerimento di Pavese viene pubblicato nel 1947 il primo romanzo di Italo Calvino il Sentiero dei nidi di ragno di stampo neorealista, come la successiva raccolta di racconti Ultimo viene il corvo (1949). Nel 1952 viene pubblicato Il visconte dimezzato – il primo della trilogia I nostri antenati –  nella collana Einaudi “I gettoni”, diretta da Vittorini. Si assiste a un cambiamento di stile di Calvino da quello neorealista a quello fiabesco-allegorico, che diventerà caratterizzante dell’autore. Nel 1956 vengono pubblicate le Fiabe italiane, un progetto di raccolta, sistemazione e traduzione di racconti della tradizione italiana popolare. Nel ‘57 lascia il PCI, dopo l’invasione da parte sovietica dell’Ungheria: “Noi comunisti eravamo schizofrenici… Con una parte eravamo e volevamo essere i testimoni della verità… con un’altra parte di noi giustificavamo i torti, le sopraffazioni, la tirannide del partito, Stalin, in nome della Causa” (Quel giorno i carrarmati distrussero le nostre speranze, “La Repubblica”, 13 dicembre 1980). In questi anni scrive diversi saggi, tra i più importanti Il midollo del leone (1955), sul rapporto tra letteratura e realtà. Collabora con diverse riviste, tra cui “Officina”, la rivista fondata da Pier Paolo Pasolini, e dirige con Vittorini la rivista “Menabò”. Il suo stile fiabesco-allegorico si esprime al meglio nel Barone rampante (1957) e nel Cavaliere inesistente (1959), completando così la trilogia cominciata nel ’52 con Il visconte dimezzato.

Nel 1962 conosce una traduttrice argentina Esther Judith Singer con cui si sposa nel 1964 e con la quale si trasferisce a Parigi nello stesso anno. Nel 1963 pubblica La giornata di uno scrutatore, un romanzo breve realista sul lavoro di scrutatore di un intellettuale comunista nelle elezioni del ’53 presso il seggio situato al Cottolengo, istituto religioso in cui erano ricoverati minorati fisici e mentali. Nello stesso anno esce, nella collana einaudiana “Libri per ragazzi”, Marcovaldo ovvero le stagioni in città, una serie di racconti incentrati sulla figura di Marcovaldo, un modesto operaio di una ditta del boom economico che cerca microcosmi naturali intatti nel grigiume della città, divenendo una limpida metafora del rapporto – spesso distorto – tra l’uomo contemporaneo e la modernità. A Parigi entra in contatto con lo strutturalismo e la semiologia di Roland Barthes: l’attenzione che questa scuola critica rivolge a come sono strutturati e “costruiti” tutti i testi letterari si rivelerà decisiva decisivi per lo sviluppo della narrativa calviniana, soprattutto negli anni Settanta. In questo clima speculativo e filosofico, Calvino frequenta gli intellettuali del movimento OuLiPo (Ouvroir de Littérature Potentielle, Laboratorio di letteratura potenziale), di cui fa parte anche Raymond Queneau, autore de I fiori blu e degli Esercizi di stile e che diventa un buon modello di letteratura di spunto razionale e quasi scientifica. Da questi incontri e influenze nascono nel 1965 Le cosmicomiche, nel 1967 Ti con zero, una serie di racconti “fantascientifici” e paradossali sull’universo; nel 1972 pubblica Le città invisibili e nel 1973 Il castello dei destini incrociati, racconti basati sul gioco combinatorio e sulla sperimentazione linguistica. Nel 1979 è la volta di Se una notte d’inverno un viaggiatore, un metaromanzo (e cioè un romanzo sul romanzo stesso, o per dirla con Calvino “un romanzo sul piacere di leggere”) in cui un Lettore si trova costretto a interrompere il nuovo romanzo di Calvino e incominciarne sempre un altro. Queste opere fanno parte del cosiddetto “periodo combinatorio” dell’autore, strettamente dipendente dalla riflessione strutturalista sulle forme e le finalità della narrazione.

Nel 1980 esce la sua raccolta di saggi Una pietra sopra. Nello stesso anno si trasferisce a Roma. Nel 1983 pubblica i racconti di Palomar, rielaborazione narrativa di alcuni articoli pubblicati in quegli anni su “Repubblica” e il “Corriere”, in cui il protagonista, un uomo di nome Palomar, con le osservazioni sul mondo porta il lettore a riflettere sull’esistenza umana e sul valore della parola. Questi racconti sono caratterizzati da un profondo pessimismo, e da un senso di solitudine. Nel 1984 lascia Einaudi e passa a Garzanti, presso cui pubblica Collezione di sabbia. Nel 1985 viene invitato dall’università di Harvard a tenere una serie di conferenze. Inizia così a preparare le sue lezioni, ma viene colto da un ictus nella sua casa a Roccamare, presso Castiglione della Pescaia. Muore pochi giorni dopo a Siena. I testi vengono pubblicati postumi nel 1988 con il titolo Lezioni americane: sei proposte per il prossimo millennio. In ogni lezione Calvino riflette sui valori programmatici della letteratura futura partendo da quelli per lui cruciali e determinanti: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità e l’ultima, solo progettata, Consistenza.

 Tra gli scrittori più amati, citati, conosciuti e apprezzati del Novecento italiano, brilla di certo lui: Italo Calvino. Sognante, avvolto in un’aura fantastica, quasi sovrannaturale, perfetto nell’esattezza della sua lingua cristallina. Geniale, leggero, affascinante, profondo, sicuro e  inafferrabile: di Calvino si è scritto, si è pensato, si è immaginato e si è detto proprio tutto. I suoi libri sono stati analizzati, sezionati, scomposti in mille pezzi. Eppure il suo mistero rimane ancora intatto, e rinasce generazione dopo generazione. Tutti i suoi libri sono interessanti, ma ecco una selezione delle dieci opere di Italo Calvino che a mio avviso vale di certo la pena leggere.

 

Le Cosmicomiche  

Ti con Zero è strettamente legato questo libro con cui ha in comune anche  un personaggio, l’impronunciabile Qfwfq. E, come esprime già bene il titolo, anche in questo caso si tratta di racconti incentrati sulla scienza, ma con uno sguardo ironico e paradossale. Calvino in questo libro, come sempre, è in splendida forma.

Sotto il Sole del Giaguaro  

Anche in questa raccolta (in versione ebook) si legge la passione di Calvino per le simmetrie e i giochi letterari: qui avrebbe voluto scrivere cinque racconti dedicati ai cinque sensi, ma il progetto è rimasto incompiuto, l’opera è uscita postuma. Tuttavia è davvero interessante leggere ciò che è riuscito a creare nel tempo che ha avuto a disposizione. La sua intenzione era quella di dimostrare comunque che l’uomo contemporaneo  ha perso l’uso dei sensi principali del corpo.

Ti con Zero  

Questa bellissima raccolta di racconti si riconduce a uno degli aspetti più curiosi di Calvino: il suo amore per la scienza, sicuramente ereditato dalla famiglia. Il titolo stesso si riferisce al paradosso di Zenone, che fornisce anche il tema del racconto omonimo.

Il sentiero dei nidi di ragno  

Fra il ’43 e il ’45 Calvino fu partigiano sulle colline dell’Estremo Ponente Ligure. Da quell’esperienza nasce questo suo primo romanzo. Scritto di getto nel ’46, resta un’opera fondamentale per capire davvero la vita ai tempi della Resistenza.

Il Visconte Dimezzato  

Medardo di Terralba, insieme al suo scudiero Curzio, si dirige al campo della guerra contro il Turco. In battaglia però riceve una poderosa cannonata che lo divide letteralmente in due parti: una buona e una cattiva. Tutta la storia si dipana allora su questa doppia personalità, e si rivela molto più complicata del previsto. Un altro capolavoro della trilogia.

Il Cavaliere Inesistente  

Prosegue la trilogia, ora siamo all’epoca di Carlomagno e questa è la storia di Agilulfo, un prode cavaliere che ha una particolarità: non esiste. O meglio, di lui si percepisce solo la scintillante armatura, ma per il resto lui non è fatto di carne e ossa come tutti gli altri cavalieri. A tenere in vita Agilulfo è solo una cosa: la forza di volontà.

Marcovaldo  

Nella più totale semplicità narrativa, Calvino dipinge un altro personaggio meraviglioso: Marcovaldo, eroico padre di famiglia alle prese con la civiltà contemporanea e la nostalgia della natura. Una lettura per ogni età.

Il Barone Rampante  

Il più noto forse tra i romanzi “per ragazzi” di Calvino. Parte della cosiddetta trilogia araldica (o I Nostri Antenati), questa storia racconta le avventure di Cosimo di Rondò narrate dalla voce del fratello minore. Nel paese immaginario di Ombrosa, in seguito a un litigio con i genitori avvenuto il 15 giugno 1767, il ragazzino decide di salire su un albero e di non scendere mai più. Il libro è la lunga cronaca della sua vita sospesa da terra: una vera pietra miliare della fantasia.

Lezioni Americane  

LeggerezzaRapiditàEsattezzaVisibilitàMolteplicità, sono le cinque caratteristiche principali della letteratura secondo Italo Calvino. O per lo meno quelle che a lui stavano più a cuore. Questo libro raccoglie le cinque lezioni che l’autore avrebbe dovuto tenere ad Harvard, poco prima di morire. Sono le sue “sei proposte per il prossimo millennio” (la sesta è rimasta incompiuta). Uno spunto prezioso per noi che in questo millennio viviamo e abbiamo molto da scoprire.

Le Città Invisibili  

Questo piccolo libro è tra i più incantevoli della produzione di Calvino. Marco Polo, alla corte di Kublai Khan, racconta e descrive tutte le città incontrate nel suo lungo viaggio nei confini dell’Impero. Unica peculiarità (ma ormai non ci stupisce) è che le città esistono solo nella mente del narratore. Ciononostante, o forse proprio per questa ragione, questi luoghi assumono connotazioni fantastiche ed esprimono, ciascuna a suo modo, sfumature differenti e significative.

POESIE DI ITALO  CALVINO

 La verità è che i tuoi sorrisi tristi a me piacciono…

“La verità è che i tuoi sorrisi tristi a me piacciono, perché a te stanno bene, perché li sai trattare, li sai adoperare e mettere in fila senza che rompano le righe. Se lo facessi io sarei penoso. Questo è il punto: faccio pensieri e desidero cose nuove. Non importa cosa so. Per la prima volta, non importa. Non so da dove vengono o come si chiamino e non potrei spiegarle a nessuno eccetto te, con un po’ di tempo, con un po’ di pause, con quei silenzi che non saprei riempire, all’inizio. Ma potrei imparare. Sono un pessimo romantico, lo ammetto”.

Italo Calvino

Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso perché

“Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così”….

dal “Il Barone rampante” di

(Italo Calvino)

25 aprile di Italo Calvino

Forse non farò

cose importanti,

ma la storia

è fatta di piccoli gesti anonimi,

forse domani morirò,

magari prima

di quel tedesco,

ma tutte le cose che farò

prima di morire

e la mia morte stessa

saranno pezzetti di storia,

e tutti i pensieri

che sto facendo adesso

influiscono   

sulla mia storia di domani,

sulla storia di domani

del genere umano

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