LETTERATITUDINI RACCONTA MARIE CURIE, LA STORIA DELLA SCIENZIATA CHE VINSE DUE NOBEL

Sempre rumore. La gente ci impedisce di lavorare per quanto le è possibile. Ora mi sono decisa a essere coraggiosa e non ricevo visite; ma ci disturbano ugualmente. La nostra vita è completamente rovinata dagli onori e dalla gloria.

Marie Curie a Josefz Sklodowski

Eve Curie, “Vita della Signora Curie

La biografia documentata e appassionata di Madame Curie, ragazza povera polacca nata nel 1867, che vinse per due volte il premio Nobel e che è morta in seguito alle radiazioni dei suoi amati studi ed esperimenti scientifici, è stata scritta dalla figlia secondogenita, Eve Curie, scrittrice e pianista, cresciuta nell’ammirazione sconfinata per una madre geniale che “non ha saputo essere celebre”. Eve Curie è nata l’anno in cui Marie e Pierre Curie hanno vinto metà del premio Nobel per le loro scoperte sulla radioattività. Erano felici, ma imbarazzati di dover andare a Stoccolma e interrompere l’insegnamento, seriamente seccati dai doveri mondani che venivano loro imposti, incapaci di abbandonare la concentrazione. Marie Curie disse, in seguito: “Nella scienza, noi dobbiamo interessarci alle cose, non alle persone”.

“All’epoca della mia nascita mia madre aveva 37 anni. Quando fui abbastanza grande per conoscerla bene, aveva ormai una certa età ed era una donna rinomata. E tuttavia è proprio l’illustre scienziata quella che sento più estranea, senza dubbio perché l’idea di essere illustre non corrispondeva affatto allo spirito di Marie Curie. Mi sembra piuttosto di avere sempre vissuto a fianco della studentessa povera e piena di sogni che fu Maria Sklodowska, molto tempo prima che io venissi al mondo”. Maria Sklodowska arrivò a Parigi, ventenne, e cambiò la sua vita per sempre, e anche la nostra. Non aveva i soldi per mangiare, né per riscaldarsi, ma non gliene importava niente, studiava alla Sorbonne, era la più brava, riuscì a prendere due licenze di laurea e l’estate tornava a Varsavia dove finalmente ingrassava perché veniva rimpinzata dai parenti. Ottenne una borsa di studio da 600 franchi con cui visse per un anno intero (una notte aveva così freddo nella soffitta che si mise addosso tutti i vestiti del baule, tutta la biancheria, la coperta, e infine sopra la coperta mise l’unica sedia della stanza). E l’anno dopo restituì il denaro, che poteva essere la cintura di salvataggio di un’altra ragazza povera.

Marie viveva d’aria, di scienza e poi anche d’amore per Pierre Curie, con cui condivideva la vocazione, il genio, il desiderio di scoprire: tutto ciò che per lei aveva importanza.

Come regalo di nozze ricevono due biciclette con le quali girano la campagna. Lui è estasiato da questa donna incredibilmente intelligente, incredibilmente tenace, lei deve occuparsi anche delle cose da donna, nei primi anni del Novecento, di cui lui nemmeno si accorge. Insieme pensano tutto il tempo al radio. “Nonostante le difficoltà delle nostre condizioni di lavoro, ci sentivamo molto felici. Trascorrevamo le nostre giornate nel laboratorio. Vivevamo con un’unica preoccupazione, come in un sogno”. Il sogno finisce nel 1906 con la morte di Pierre, investito da un carro che gli fracassa il cranio. Marie conserva per mesi i vestiti insanguinati, con i pezzi di cervello, e infine li getta nel fuoco del camino, dopo averli baciati. La felicità è finita, la vocazione no. Nel 1921 affronta il primo viaggio in America, in nave, con le figlie, viene accolta come una regina, lì si rende conto di chi è diventata, e di tutto quello che può e deve ancora fare. Le piaceva nuotare, amava le sue figlie, alla domanda di un’americana sul suo più grande desiderio al mondo rispose: un grammo di radio in più.

Vinse due premi Nobel, uno in chimica e l’altro in fisica, per la scoperta di due elementi (il polonio e il radio): stiamo parlando della scienziata polacca Maria Skłodowska-Curie, i cui appunti sono sigillati dentro scatole piombate perché ancora radioattivi e pericolosi da maneggiare.

 

Una mente brillante che è stata riconosciuta con ben due premi Nobel nel corso della sua carriera: è Maria Skłodowska Curie, più nota al mondo semplicemente come Marie Curie. La passione per lo studio e la grande determinazione l’hanno portata ad essere una delle scienziate più importanti del secolo scorso: curiosi di conoscere la sua storia?

I PRIMI STUDI

Nata a Varsavia il 7 novembre 1867 in una famiglia di insegnanti poi caduta in povertà, sin da adolescente Marie Curie lavorò come istitutrice per portare i soldi a casa e aiutare la famiglia. La sua passione per lo studio era grandissima ma in Polonia a quel tempo le donne non potevano accedere agli studi superiori. Per questo, con l’aiuto economico della sorella maggiore, si trasferì a Parigi laureandosi in Fisica nel 1893 con risultati eccezionali, al punto da ottenere un premio dalla sua stessa Polonia che le consentì di laurearsi anche in Matematica nel 1894.

In quel periodo Marie si innamorò di Pierre Curie, un professore della scuola di Fisica e Chimica Industriale di Parigi che nel luglio del 1895 divenne suo marito.

Il grande interesse di entrambi per la scienza li portò a rinchiudersi in laboratorio per approfondire le ricerche dello scienziato Becquerel che nel 1896 aveva scoperto accidentalmente le proprietà radioattive dell’uranio.

LA RADIOATTIVITA

Ma fermiamoci un attimo per provare a capire cos’è la radioattività. L’uomo l’ha scoperta proprio con Becquerel, ma la radioattività esiste da sempre: è la proprietà che hanno gli atomi di alcuni elementi di emettere spontaneamente radiazioni ionizzanti e può avere origine naturale oppure artificiale (ad esempio negli elementi prodotti in laboratorio).

Gli atomi infatti non sono tutti stabili e possono mutare nel tempo. Quelli con il peso atomico più grande, cioè con un nucleo composto da molti protoni, sono radioattivi e possono disgregarsi emettendo radiazione elettromagnetica (radioattività naturale). Oggi la radioattività ha numerosi campi di applicazione, come la medicina, e sono sempre di più gli elementi radioattivi che vengono prodotti in laboratorio. Tuttavia occorre prestare attenzione e cautela: le radiazioni possono infatti  produrre danni agli organismi viventi..

LA SCOPERTA DEL POLONIO E DEL RADIO

Tornando alla nostra Marie Curie, i mezzi a disposizione che avevano lei e il marito erano davvero rudimentali ed il loro laboratorio era praticamente un garage: ma l’impegno e la passione li portarono in un anno ad enunciare che esistono in natura altri elementi radioattivi oltre all’uranio.

Uno venne battezzato polonio, in onore della patria lontana di Marie, il secondo radio, per via della sua enorme radioattività, cioè la proprietà di emettere radiazioni. Inizialmente tali scoperte vennero ignorate ma nel 1903 arrivò il riconoscimento da parte dell’Accademia di Svezia che insignìì i due coniugi  e Becquerel del Premio Nobel per la Fisica.

La vita ritirata di Marie e Pierre, lontana dai riflettori, venne in parte sconvolta da questo evento: tra gli effetti positivi ci fu l’offerta di una cattedra alla Sorbona, l’università di Parigi, creata apposta per Pierre, e un posto di direttore di ricerca per Marie che nel 1897 e nel 1904 diede alla luce le figlie Irene ed Eve. Una vita famigliare tranquilla ed un sodalizio professionale speciale che venne spezzato nell’aprile del 1906, quando Pierre Curie morì investito da una carrozza.

IL SECONDO PREMIO NOBEL

Un mese dopo la Facoltà di Scienze della Sorbona decise di affidare a Marie Curie il corso di Fisica appartenuto al defunto marito, divenendo così la prima donna ad insegnare nella famosa università francese.

Il dolore per la perdita del suo adorato marito e compagno non arrestò comunque la ricerca scientifica di Marie Curie che nel 1910 riuscì ad isolare il radio sotto forma di metallo per renderlo più facilmente lavorabile: per questo nel 1911 le venne riconosciuto il Nobel per la Chimica. Unica donna a riceverne due in campi differenti.

Durante la prima guerra mondiale, insieme alla figlia Irene, si adoperò come radiologa spostandosi sul fronte con automobili, chiamate in suo onore “Piccole Curie”, in cui veniva montata un’apparecchiatura radiografica che permetteva così di fare velocemente diagnosi per curare o estrarre pallottole. Partecipò inoltre alla formazione di tecnici ed infermieri e viaggiò anche in America per cercare fondi per le ricerche ricevendo soprattutto il favore di movimenti femministi che vedevano in lei un faro, un esempio luminoso da seguire. La sua attività in un campo prettamente maschile attirò ovviamente invidie e pettegolezzi.

Ma quello che è importante sottolineare è che né lei né suo marito ricevettero soldi dalle loro scoperte: le misero a disposizione come patrimonio dell’umanità.

IL RICONOSCIMENTO ETERNO

Negli ultimi anni della sua vita, fu colpita da una grave forma di anemia aplastica, malattia sicuramente contratta a causa della continua esposizione a materiali radioattivi dei quali al tempo non si conosceva ancora la pericolosità.

Il 4 luglio 1934 Marie Curie morì e il suo corpo venne sepolto accanto a quello del marito, in un cimitero nei pressi di Parigi. Più recentemente, nell’aprile del 1995, le spoglie di Marie Curie e del marito Pierre sono state trasferite al Pantheon di Parigi: Marie Curie è stata così la prima donna della storia ad aver ricevuto questo onore, lei che ha aperto al genere femminile le porte della ricerca scientifica riposa nel tempio di anime illustri dedicato “Aux grands hommes/Ai grandi uomini”…sebbene sia una donna!

Per paura delle contaminazioni del materiale radioattivo, la bara di Marie Curie è stata avvolta in una camicia di piombo così come tutti i suoi appunti: sono conservati dentro scatole piombate e chi volesse studiarli deve indossare una tuta protettiva.

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