LETTERATITUDINI RICORDA LA FESTA DELLA LIBERAZIONE, COS’E’ E PERCHE’ SI FESTEGGIA IL 25 APRILE

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Quando nasce la festa del 25 aprile e perché fu scelta proprio questa data e non invece quella che segnò la fine della Seconda Guerra Mondiale? 

June 1944: Crowds in Italy celebrate their liberation by the Allied forces towards the end of World War II. (Photo by Keystone/Getty Images)

Domenica 25 aprile 2021 è la data dell’annuale festa della Liberazione, che celebra la sconfitta del nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale ad opera delle forze partigiane e dell’esercito cobelligerante italiano. Ogni anno si ricorda in questo modo la lotta che, a partire dall’8 settembre 1943, fu condotta contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e contro le truppe naziste d’occupazione.

Perché il 25 aprile

Dal punto di vista storico la resa definitiva delle forze nazifasciste presenti in Italia avvenne il 3 maggio, in seguito agli accordi siglati nella cosiddetta resa di Caserta, che sancì la fine della campagna d’Italia condotta dalle forze alleate e partigiane.

La data del 25 aprile fu eletta a simbolo di questo evento perché rappresentò il momento nel quale il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), il cui comando aveva sede a Milano, proclamò l’insurrezione generale di tutti i territori ancora occupati e chiese alle forze partigiane di imporre la resa ai presidi fascisti e nazisti prima dell’arrivo delle truppe alleate, che avevano sfondato la Linea Gotica e stavano avanzando attraverso la Pianura Padana.

Scegliere il 25 aprile, dunque, ha significato sottolineare il ruolo essenziale giocato da moltissimi italiani, un fronte vastissimo che abbracciava le più svariate convinzioni politiche: anarchici e democristiani, comunisti e socialisti, monarchici e repubblicani, tutti uniti allo scopo di porre fine alla dittatura fascista e di scacciare l’occupante nazista.

La nascita della festa della Liberazione

La decisione di scegliere il 25 aprile come festa della Liberazione (detta anche anniversario della liberazione d’Italia), fu presa a guerra conclusa, il 22 aprile 1946. In quell’occasione il governo italiano provvisorio, guidato dal presidente del consiglio Alcide De Gasperi, stabilì con un decreto legislativo luogotenenziale che “a celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”. La ricorrenza venne festeggiata anche nei tre anni successivi e il 27 maggio 1949 la legge 260 la inserì stabilmente tra le feste nazionali, dunque con ricorrenza annuale.

Un chiarimento: il decreto del 1946 è chiamato luogotenenziale perché l’Italia era ancora una monarchia e dunque le leggi erano promulgate dal luogotenente del Regno d’Italia. In quel momento re Vittorio Emanuele III aveva infatti rinunciato all’esercizio effettivo delle funzioni monarchiche, delegando al figlio Umberto II il ruolo appunto di luogotenente, cioè di colui che esercita l’autorità reale in caso di assenza o di impedimento del legittimo re.

 

Ricapitolando, ecco per il   25 Aprile, 5 informazioni che ci potranno evitare una brutta figur

 5 curiosità da sapere sulla data in cui si festeggia la fine dell’occupazione nazi-fascista in Ital

Cosa si festeggia il 25 aprile

Lo abbiamo sempre festeggiato, ma non tutte conosciamo il vero significato del 25 Aprile, il giorno in cui si celebra la Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista e la fine della Seconda Guerra Mondiale, il grande conflitto internazionale che nei primi anni quaranta ha messo in ginocchio il nostro Paese, e non solo.

Certo, grosso modo conosciamo come sono andati i fatti, ma dopo tanto tempo lontane dai libri di scuola magari non ricordiamo alcuni dettagli che fanno la differenza quando si parla di Festa della Liberazione. Ecco dunque 5 cose da sapere all’occorrenza:

Perchè il 25 aprile

La data del 25 aprile venne stabilita ufficialmente nel 1949, e fu scelta perché fu il giorno della liberazione da parte dei partigiani delle città di Milano e Torino, nonostante alcune regioni italiane fossero ancora occupate dai tedeschi. Il 25 aprile 1945, infatti, i soldati tedeschi e della repubblica di Salò cominciarono a ritirarsi da Milano e da Torino, dove la popolazione si era ribellata, e la sera, in quella stessa data, Benito Mussolini scappò da Milano per dirigersi verso Como dove venne successivamente catturato dai partigiani e ucciso.

La guerra in realtà continuò

Nonostante il 25 Aprile venga indicato anche come la fine della Grande Guerra, in realtà non fu così: il conflitto, di fatto, continuò fino ai primi di maggio, con una graduale liberazione delle città italiane. Genova ad esempio fu liberata il 26 aprile, mentre il 29 venne liberata Piacenza e firmato l’atto ufficiale di resa dell’esercito tedesco in Italia. 

Chi scelse la data del 25 aprile

La data del 25 Aprile venne fissata come rappresentativa della fine del conflitto e dell’occupazione fascista con la legge n. 260 del maggio 1949, presentata da Alcide De Gasperi in Senato nel settembre 1948. Da allora il 25 Aprile diventò festa nazionale

Che differenza c’è dal 2 giugno?

Il 2 giugno è la festa della Repubblica e si riferisce al 2 giugno 1946, data in cui gli italiani votarono al referendum per scegliere tra monarchia e repubblica come forma di governo del nuovo stato.

La liberazione nelle altre nazioni europee

Anche altre nazioni festeggiano la fine dell’occupazione straniera avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale, ma lo fanno in date diverse rispetto alla nostra: in Olanda e in Danimarca la Liberazione viene festeggiata il 5 maggio, in Norvegia l’8 maggio, in Romania il 23 agosto.

Sono diversi i poeti che hanno voluto celebrare il 25 aprile: le poesie famose per la Festa della liberazione costituiscono una delle migliori risorse per entrare nel vivo delle celebrazioni che, ogni anno, ci permettono di non dimenticare i sacrifici fatti dai nostri antenati durante la guerra al fine di guadagnarsi quella liberazione dall’occupazione tedesca degli anni 1943-1945 alla quale tanto hanno anelato. Da Giuseppe Ungaretti a Gianni Rodari, vi consigliamo di leggere, e riflettere, sulle 4 poesie che abbiamo raccolto sott

La prima è una poesia di Ungaretti: tra i suoi versi, significativo è “gli occhi che furono chiusi alla luce” che indica i morti. Morti che non hanno cessato di vivere invano: hanno sacrificato le loro vite per donare, agli altri, la libertà.

La seconda, di Primo Levi, si intitola Partigia (abbreviazione “invalsa in Piemonte […] con la connotazione di partigiano spregiudicato, deciso, svelto di mano”, come spiega l’autore stesso).

“La madre del partigiano”, di Gianni Rodari, racconta di un partigiano andato in guerra e morto per la libertà.

Ultima è “Alle fronde dei salici” di Salvatore Quasimodo, scritta durante l’occupazione nazista della città di Milano dopo l’armistizio con le truppe anglo-americane.

Per i morti della resistenza (Giuseppe Ungaretti)

Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce.

Partigia (Primo Levi), poesia 25 aprile

Dove siete, partigia di tutte le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?
Molti dormono in tombe decorose,
quelli che restano hanno i capelli bianchi
e raccontano ai figli dei figli
come, al tempo remoto delle certezze,
hanno rotto l’assedio dei tedeschi
là dove adesso sale la seggiovia.
Alcuni comprano e vendono terreni,
altri rosicchiano la pensione dell’Inps
o si raggrinzano negli enti locali.
In piedi, vecchi: per noi non c’è congedo.
Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sarà duro,
ci sarà duro il giaciglio, duro il pane.
Ci guarderemo senza riconoscerci,
diffidenti l’uno dell’altro, queruli, ombrosi.
Come allora, staremo di sentinella
perché nell’alba non ci sorprenda il nemico.
Quale nemico? Ognuno è nemico di ognuno,
spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
la mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
La nostra guerra non è mai finita.

La madre del partigiano (Gianni Rodari)

Sulla neve bianca bianca
c’è una macchia color vermiglio;
è il sangue, il sangue di mio figlio,
morto per la libertà.

Quando il sole la neve scioglie
un fiore rosso vedi spuntare:
o tu che passi, non lo strappare,
è il fiore della libertà.

Quando scesero i partigiani
a liberare le nostre case,
sui monti azzurri mio figlio rimase
a far la guardia alla libertà.

Alle fronde dei salici (Salvatore Quasimodo)

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo ?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

 

 

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