LETTERATITUTINI RIPRENDE A PARLARE DI UN GRANDE POETA DELLE “TRE CORONE” – FRANCESCO PETRARCA.

Francesco Petrarca, una delle “TRE CORONE” della letteratura del 300 https://www.facebook.com/matilde.maisto/videos/1034747814119130

Con lo sviluppo delle Signorie in Italia inizia a nascere il fenomeno del mecenatismo, cioè l’usanza dei potenti di dare protezione a scrittori, pensatori e artisti. Il termine mecenatismo deriva da Mecenate, che nel I secolo a.C. aveva creato un circolo di intellettuali che vivevano intorno ad Augusto imperatore. Alle corti venivano richiamati molti intellettuali, spesso in fuga delle città, con problemi politici ed economici, o attratti dalla prospettiva di destinazioni sicure. Le città che ospitavano gli artisti diventano centri di produzione culturale aperte allo scambio e al confronto.

In questo periodo emergono le figure di DantePetrarca e Boccaccio, i tre più grandi poeti del 300, il primo ospite di varie corti nel periodo del suo esilio, gli altri due letterati di professione. Questi autori sono definiti le Tre corone per la loro importanza nella letteratura italiana. A loro dobbiamo infatti i tre capolavori italiani, la Divina Commedia, il Canzoniere e il Decameron, scritti nella stessa lingua, il volgare fiorentino, che tratta argomenti attuali. La loro fortuna immediata e duratura ha fatto si che gran parte degli scrittori italiani di secoli successivi le abbia prese a modello, decretando il successo del fiorentino come lingua letteraria. I pellegrinaggi di molti intellettuali tra le varie corti italiane inoltre ha contribuito alla diffusione di questa letteratura anche al di fuori della terra d’origine.

In questo incontro di Letteratitudini ci dedicheremo maggiormente a Francsco Petrarca-

Francesco Petrarca (Arezzo20 luglio 1304 – Arquà19 luglio 1374[1]) è stato uno scrittorepoetafilosofo e filologo italiano, considerato il precursore dell’umanesimo e uno dei fondamenti della letteratura italiana, soprattutto grazie alla sua opera più celebre, il Canzoniere, patrocinato quale modello di eccellenza stilistica da Pietro Bembo nei primi del Cinquecento.

Uomo moderno, slegato ormai dalla concezione della patria come mater e divenuto cittadino del mondo, Petrarca rilanciò, in ambito filosofico, l’agostinismo in contrapposizione alla scolastica e operò una rivalutazione storico-filologica dei classici latini. Fautore dunque di una ripresa degli studia humanitatis in senso antropocentrico (e non più in chiave assolutamente teocentrica), Petrarca (che ottenne la laurea poetica a Roma nel 1341) spese l’intera sua vita nella riproposta culturale della poetica e filosofia antica e patristica attraverso l’imitazione dei classici, offrendo un’immagine di sé quale campione di virtù e della lotta contro i vizi.

La storia medesima del Canzoniere, infatti, è più un percorso di riscatto dall’amore travolgente per Laura che una storia d’amore, e in quest’ottica si deve valutare anche l’opera latina del Secretum. Le tematiche e la proposta culturale petrarchesca, oltre ad aver fondato il movimento culturale umanistico, diedero avvio al fenomeno del petrarchismo, teso a imitare stilemi, lessico e generi poetici propri della produzione lirica volgare di Petrarca.

 

 

Il messaggio petrarchesco – Il concetto di humanitas

 

Petrarca, fin dalla giovinezza, manifestò sempre un’insofferenza innata nei confronti della cultura a lui coeva.

Ciò che interessa maggiormente a Petrarca è l’humanitas, cioè l’insieme delle qualità che danno fondamento ai valori più umani della vita, con un’ansia di meditazione e di ricerca tra erudita ed esistenziale intesa a indagare l’anima in tutte le sue sfaccettature . Di conseguenza, Petrarca pone al centro della sua riflessione intellettuale l’essere umano, spostando l’attenzione dall’assoluto teocentrismo (tipico della cultura medievale) all’antropocentrismo moderno.

 

Fondamentale, nel pensiero petrarchesco, è la riscoperta dei classici. Già conosciuti nel Medioevo, erano stati oggetto però di una rivisitazione in chiave cristiana, che non teneva quindi conto del contesto storico-culturale in cui le opere erano state scritte Per esempio, la figura di Virgilio fu vista come quella di un mago/profeta, capace di adombrare, nell’Ecloga IV delle Bucoliche, la nascita di Cristo, anziché quella di Asinio Gallo, figlio del politico romano Asinio Pollione: un’ottica che Dante accolse pienamente nel Virgilio della Commedia . Petrarca, rispetto ai suoi contemporanei, rifiuta il travisamento dei classici operato fino a quel momento, ridando loro quella patina di storicità e di inquadramento culturale necessaria per stabilire con essi un colloquio costante, come fece nel libro XXIV delle Familiares .

Il Canzoniere

«Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospiri ond’io nudriva ’l core / in sul mio primo giovenile errore / quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono…»
(Petrarca, Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono, prima quartina della lirica d’apertura del Canzoniere)

Il Canzoniere, il cui titolo originale è Francisci Petrarchae laureati poetae Rerum vulgarium fragmenta, è la storia poetica della vita interiore del Petrarca vicina, per introspezione e tematiche, al Secretum. La raccolta comprende 366 componimenti (365 più uno introduttivo: “Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono”): 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4 madrigali, divisi tra rime in vita e rime in morte di Madonna Laura  , celebrata quale donna superiore, senza però raggiungere il livello della donna angelo della Beatrice dantesca. Difatti, Laura invecchia, subisce il corso del tempo, e non è portatrice di alcun attributo divino nel senso teologico stilnovista-dantesco . Anzi, la storia del Canzoniere, più che la celebrazione di un amore, è il percorso di una progressiva conversione dell’anima: si passa, infatti, dal giovanil errore (l’amore terreno per Laura) ricordato nel sonetto introduttivo Voi ch’ascoltate in rime sparse, alla canzone Vergine bella, che di sol vestita in cui Petrarca affida la sua anima alla protezione di Maria perché trovi finalmente pietà e riposo .

L’opera, che richiese a Petrarca quasi quarant’anni di continue rivisitazioni stilistiche (da qui la cosiddetta limatio petrarchesca ), prima di trovare la forma definitiva subì, secondo gli studi compiuti da Wilkins, ben nove fasi di redazioni, di cui la prima risale al 1336-38, e l’ultima al 1373-74, che è quella contenuta nel codice Vaticano Latino 3195.

Petrarca, quindi, amò una donna attraverso la poesia e
la poesia attraverso una donna; a suo modo.
Ognuno, del resto, ama come può.

Sui Colli Euganei non solo si curva l’incanto di cieli mutevoli – ora soavi ora inquieti, cosparsi di nuvole o vaporosi di albe e tramonti, ma accolti, sempre, entro il cerchio delle alture come in un abbraccio fiorente di riflessi – bensì aleggia anche, vegliando su di essi a tutela di un’identità non meno vera poiché immateriale, lo spirito di un’antica poesia. Antica, eppure viva e attuale, ancora presente: suggerita dal paesaggio, nata dal paesaggio ed espressione del paesaggio e della sua storia alla stessa stregua di un boschetto, di un declivio, di una fonte.
La rubrica «Musa», intitolata, con declinazione singolare, alle divinità che secondo il mito classico proteggono le arti, schiude spiragli su di un ulteriore incanto – incanto d’anima – della terra euganea: l’incanto poetico. Innumerevoli sono le pagine da scorrere, scoprire o ritrovare, innumerevoli gli scrigni da cui estrarre preziose gemme; tuttavia, in una sorta di doveroso omaggio nei riguardi di uno degli ospiti più illustri della regione, si inizierà con Francesco Petrarca.
Il poeta che, nato ad Arezzo nel 1304 da esiliati fiorentini, trascorse buona parte della sua esistenza in Francia, ad Avignone e nell’amato ritiro di Valchiusa, e che inoltre, per mansioni diplomatiche o motivi di studio, viaggiò lungamente attraverso la penisola, decise di trascorrere gli ultimi anni del suo pellegrinaggio terreno nel borgo di Arquà (adesso, appunto in suo onore, Arquà Petrarca) nella cui piazzetta si eleva, sin dal XIV secolo, il monumento funebre fatto erigere a sua memoria dal genero. La casa di Arquà, dono dei signori di Padova, addolcì lo scorcio estremo dell’esistenza di Petrarca, che trovò nel nuovo ambiente la medesima quiete goduta a Valchiusa.

il Canzoniere, la raccolta di liriche in volgare del sì cui Petrarca deve la massima fama tra i lettori non specialisti, è un’opera anche euganea: infatti, l’ormai anziano Francesco perseverò nel correggere e levigare quanto aveva precedentemente composto sino al suo ultimo respiro. E il suo ultimo respiro fu esalato ad Arquà. Su quelle pagine, la cui prima stesura affonda indietro nel tempo talvolta di decenni, si depositò dunque anche l’atmosfera della terra euganea. Secondo il desiderio del poeta (così, quantomeno, si racconta), la morte lo colse mentre era al tavolo di lavoro. Forse pregava; forse scriveva; forse, semplicemente, pensava. Era la notte fra il 18 e il 19 luglio del 1374. Un po’ di tempo in più, e Francesco Petrarca, nato il 20 luglio, avrebbe raggiunto i settant’anni. Tutta l’opera petrarchesca, in volgare e in latino, mostra un’idea del paesaggio inteso come paesaggio d’anima piuttosto che di luoghi e spazi fisici. E, al centro di questo variegato paesaggio della mente e del cuore s’impone, autentico paesaggio nel paesaggio, l’amata Laura. Il nome della donna, traduzione del greco Dafne, significa “alloro”.

Indimenticabile e fondativo di un’ininterrotta tradizione, Ovidio descrive nel suo poema metamorfico la trasformazione in questa pianta della ninfa, prima portatrice di tale nome, che fu testarda nel respingere l’amore di Apollo; dal momento in cui il corpo di lei divenne albero, l’alloro fu sacro al dio, signore anche della poesia. Nel Canzoniere, Laura, contemplata attraverso il filtro memoriale, ora s’identifica con le forme della natura, ora è rappresentata mentre, ingentilendo al suo passare tutto ciò che tocca, fa fiorire il mondo; inoltre, in virtù di strategie stilistiche che, ‘giocando’ sul suo nome, la convocano anche quando il poeta in apparenza non parla di lei, è insieme la brezza («l’aura»), e l’oro («l’auro») del cielo, all’aurora.

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