L’ex sindaco Crescente: «Capodrise non meritava il commissario. A rischio gli sforzi di 4 anni»

 CAPODRISE. Ha inviato a ogni cittadini un volantino in cui è illustrata l’attività amministrativa che ha svolto in quasi quattro anni di mandato. Un atto dovuto per l’ex sindaco di Capodrise, Angelo Crescente, decaduto in seguito alle dimissioni di sette consiglieri che hanno provocato l’arrivo di un commissario prefettizio. «Era giusto “rendicontare” alla cittadinanza quanto è stato fatto, in ossequio all’obbligo che vale per chiunque di rendere conto delle proprie decisioni e di essere responsabile per i risultati conseguiti».
– Dice di aver ereditato un Comune sull’orlo del dissesto. Ora, com’è la situazione?
«I numeri non mentono! Quando, nel maggio del 2011, mi sono insediato, ho trovato un quadro economico-finanziaria drammatico, con l’ente indebitato fino al collo. Potevo fare finta di niente e continuare ad alimentare la gestione “allegra” di chi mi ha preceduto; ho scelto, invece, di affrontare il problema e, in meno di 4 anni, ho risolto i più importanti impegni di spesa avuti in eredità, frutto di anni di malgoverno».
– Faccia qualche esempio…
«Con un coraggio che mai nessuno ha avuto prima, ho portato Capodrise fuori dal Consorzio unico di bacino, il famigerato Cub, un carrozzone politico che “gestiva” i rifiuti, privo di capacità tecnica, organizzativa, economico e finanziaria, chiudendo con una transazione ci ha fatto risparmiare più di un milione di euro. Oggi, tra l’altro, la città può vantare un servizio di raccolta tra i migliori della Provincia di Caserta, con una percentuale di differenziata che dal 36,49% del 2010 è passata al 63,39% nel 2015».
– Un solo caso non le sembra poco?
«Purtroppo, non è stato l’unico. Ho dovuto ripianare anche il debito nei confronti dell’Eni Acqua relativo al periodo 1992-2005, di ben 1,5 milioni di euro, per il quale, nel 2010, il Comune è stato condannato in giudizio a pagare. Ma non siamo stati solo bravi a onorare i debiti che altri hanno contratto a danno dei cittadini; laddove è stato possibile, abbiamo recuperato crediti che rischiavamo di perdere per sempre».
– Pure su questo le chiediamo la prova dei fatti…
«Basti pensare al caso del Consorzio idrico Terra di Lavoro, altro carrozzone politico che ho abbandonato prima di altri. Di recente, ho concluso un’azione di recupero crediti che porterà nelle casse del Comune ben 672mila euro. Non solo, grazie alla rinegoziazione dei mutui alla Cassa Depositi e Prestiti, ho salvato altri 152mila euro, con i quali ho realizzato la ludoteca comunale, ho attivato il cofinanziamento dell’Isola ecologica e l’iter di realizzazione del parcheggio in via Ariosto. L’attribuzione di residui di mutui molto vecchi che erano stati abbandonati e dimenticati mi ha permesso di investire 150mila euro nei lavori di ristrutturazione del Municipio senza dover contrarre altri mutui».
– Se c’è un settore, invece, in cui persino l’opposizione le riconosce un gran lavoro quel settore è rappresentato dalle politiche socio-culturali…
«In questo campo, Capodrise ha vissuto una vera e propria rinascita, che, a mia memoria, non ha eguali nella storia della città. Ho promosso percorsi culturali di alto profilo, per giunta a costo zero. Ho istituito il punto di lettura “Nati per leggere” (il secondo in provincia di Caserta), uno spazio pubblico e gratuito, in cui i libri e le storie rappresentano ponti per istaurare una relazione più profonda tra genitori e figli; ho contribuito in maniera incisiva alla costituzione del nuovo Ambito socio-sanitario; ho, tra i pochi sindaci in Terra di Lavoro, ottenuto l’approvazione del progetto di tirocinio formativo “Garanzia giovani”; e, infine, ho ricevuto dalla Regione Campania l’autorizzazione per l’istituzione di un Museo civico».
– Meno felice, però, è il giudizio nell’ambito dei lavori pubblici…
«Non sono d’accordo. Un’analisi critica è corretta se è aderente alla realtà dei fatti e se considera le condizioni di partenza. Con un bilancio in quello stato, ho ristrutturato la palestra della scuola elementare, in disuso da anni; ho realizzato il tratto di collegamento stradale tra via Santa Croce e via De Curtis; ho istallato il sistema di videosorveglianza in alcune aree critiche del territorio; e ho sbloccato i lavori della Casa comunale, oggi in via di ultimazione. Non mi sembra poco. Poi, ho creato le condizioni affinché si realizzassero, da parte della Provincia, la rotatoria di Pizzo della Bufala e la strada di collegamento di via Retella con la bretella Pit di Recale. Sono opere infrastrutturali di importanza strategica per la viabilità e per il futuro rilancio dell’area commerciale ex “Giardini del Sole”».
– Se il Consiglio comunale non fosse stato sciolto, cosa avrebbe fatto nell’ultimo anno di mandato?
«Nulla che non era già alla mia portata: la riqualificazione dell’area sportiva Sant’Andrea e quella dell’impianto di pubblica illuminazione; la farmacia comunale, il parcheggio in via Ariosto e l’isola ecologica; la redazione del Piano urbanistico comunale e l’approvazione del progetto per l’insediamento di un megastore della grande distribuzione in località Pizzo della Bufala. Quest’ultima opera rappresenterà un volano per il rilancio produttivo e occupazionale del territorio».
– Cos’altro avrebbe voluto fare?
«La riqualificazione del Parco pubblico “Gianni Rodari” e la riqualificazione e l’ammodernamento della rete fognaria con fondi Por Campania. Erano, poi, in corso dei colloqui che avrebbero portato alla vendita di un terreno nel quartiere San Donato, altra boccata di ossigeno per le casse comunali, e alla realizzazione di una nuova area mercato. Chissà se queste opere vedranno mai la luce!».
– E, invece, cosa sarà realmente fatto fino alle prossime elezioni?
«Mi auguro che il commissario prefettizio non si limiti a svolgere l’ordinaria amministrazione. Di solito, con il decadimento del sindaco e della giunta e con lo scioglimento del Consiglio comunale si bloccano anche le attività del Comune. E questo sarà il mio maggior rammarico. Tanti sforzi sono stati buttati al vento da un gruppo di scellerati con l’unico comune obiettivo di abbattere un “folle” che aveva deciso di impegnarsi in politica “per amore della sua terra, per servire la sua gente”».

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