LO ZARATUSTRA DI NIETZSCHE

CRITICA LETTERARIA
di Carl Gustave Jung 

Tantissimi autorevoli filosofi hanno scritto a iosa
su “Così parlò Zaratustra”, sviluppando interpretazioni
spesso piuttosto distanti tra loro, che ovviamente non
indicano l’incoerenza dell’opera di Nietzsche, tutto al più
l’enorme ricchezza che questo testo porta con sé, una
ricchezza che non si lascia imbrigliare in un’unica tesi
interpretativa, lasciando aperta la strada per illimitate
altre interpretazioni.
I temi, che questo testo affronta, sono le vie portanti
dell’intero pensiero di Nietzsche, dalla dottrina del superuomo,
alla volontà di potenza e l’eterno ritorno. Tali
temi non vengono affrontati da Nietzsche mediante una
sintassi filosofica, o con i consueti aforismi, come nelle
opere precedenti, qui ci troviamo di fronte ad un “nuovo
testo”, che fa suo sia il rigore del discorso filosofico che
la proliferazione semantica del testo poetico, nel senso
che i grandi temi del pensiero di Nietzsche sono per così
dire sciolti in un tessuto poetico di grande impatto, fatte
di visioni che mostrano lo strato profondo del suo discorso
filosofico. Tuttavia, ciò significa che il linguaggio
poetico non è semplicemente l’abito scelto da Nietzsche
per presentare i suo argomenti filosofici, ma questi
ultimi sono un tutt’uno con le visioni poetiche. Esporre,
ad esempio, il tema dell’eterno ritorno attraverso una
visione enigmatica, per Nietzsche è una necessità che
inerisce lo stesso significato del tema e la visione è un
tutt’uno con il senso dell’eterno ritorno.
Il dottor Jung, nel Club psicologico di Zurigo, il 2
maggio del 1934, apre il seminario su “Così parlò Zarathustra”.
È il suo uditorio – un’ottantina di uomini e
donne di varia nazionalità e professione, tra cui medici,
analisti praticanti, allievi in training – a chiedergli di
mettere a tema proprio quell’autore e quell’opera, in un
momento della storia europea che volge al tragico. Fino
al 15 febbraio 1939 continueranno a misurarsi con il
filosofo che, appena oltrefrontiera, il nazismo trionfante
va spacciando come profeta del superuomo. Tenuto in
inglese, stenografato e trascritto inizialmente per un uso
interno, il seminario vedrà la luce in un’edizione a stampa
solo nel 1988, senza perdere nulla della viva oralità che
modula il pensiero mentre prende forma. Attraverso la
voce di Jung il registro colloquiale preserva gli indugi,
gli scandagli, ma anche i proficui erramenti di un commento
allo “Zarathustra” che agisce sull’elaborazione
stessa della psicologia analitica e diventa una tappa
ineludibile della ricezione di Nietzsche.
” È straordinariamente complesso, e vi regna un caos
infernale. Certi problemi sono stati per me un vero rompicapo
e sarà molto dura riuscire a chiarire quest’opera
quest’opera
da un punto di vista psicologico”, esordisce Jung.
La lunga, corale discesa agli inferi sarà decisiva per
comprendere “fino a che punto lo Zarathustra fosse
connesso con l’inconscio e dunque con il destino della
Europa in generale”. [A cura di Andropos]
Carl Gustav Jung, nacque il 26 luglio 1875, da
Paul Achilles Jung, un teologo oltre che pastore
protestante, e da Emilie Preiswerk a Kesswil, nel
cantone svizzero di Turgovia. Dopo pochi mesi la
famiglia si trasferisce a Sciaffusa e nel 1879 a Klein
Hüningen, dove il padre diventa rettore della pieve
esercitando in seguito anche la funzione di cappellano
nel manicomio della città.
Nel 1895 si iscrisse alla facoltà di medicina
dell’Università di Basilea e nel 1900 si laureò in
medicina con la tesi Psicologia e patologia dei
cosiddetti fenomeni occulti, una trattazione sui
fenomeni medianici della cugina, Hélène Preiswerk
detta “Helly” (1880-1911), che pubblicò nel 1902.
Ė stato uno psichiatra, psicoanalista e antropologo
svizzero. La sua tecnica e teoria di derivazione
psicoanalitica è chiamata “psicologia analitica” o,
più raramente, “psicologia complessa”.
Inizialmente vicino alle concezioni di Sigmund
Freud se ne allontanò definitivamente nel 1913,
dopo un processo di differenziazione concettuale
culminato con la pubblicazione, nel 1912, di La
libido: simboli e trasformazioni. In questo libro egli
esponeva il suo orientamento, ampliando la ricerca
analitica dalla storia personale del singolo alla storia
della collettività umana. L’inconscio non è più solo
quello individuale, ma nell’individuo esiste anche un
inconscio collettivo che si esprime negli archetipi.
Disse di sé: « La mia vita è la storia di un’autorealizzazione
dell’inconscio »

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