Locandine eventi 25 e 27

Doppio appuntamento in streaming (visibile sulla pagina Facebook Bruno Marfe e sul canale Twitch TV TRAparentesiART) giovedì 25 marzo alle ore 17:30 e sabato 27 marzo alle ore 16:30 con gli eventi a cura delle nostre associazioni.

Giovedì si parlerà di talenti o meglio di come “coltivare” nuovi talenti che possano essere radici delle generazioni del futuro. Ne discuteranno Luigi Carrino, presidente DAC Campania, Maria Letizia Borgia,esperta di modelli comportamentali, Stefano Mollica, presidente AISLO, e Cira Napoletano, Camera di Commercio di Caserta. L’incontro online sarà introdotto da Pasquale Iorio e da Bruno Marfé, quest’ultimo in collegamento da Castel Volturno presso la sede della Cartotecnica EDIPro.

Sabato, invece, si discuterà di voglia di “riscatto” dall’imposizione del ‘pizzo’. L’incontro online sarà introdotto da Pasquale Iorio e da Bruno Marfé in collegamento da un luogo simbolo di questa voglia di riscatto, la rotonda di Baia Verde di Castel Volturno.

Se ne parlerà – partendo da due libri simbolo di questo riscatto sociale, “Ercolano. Una storia antiracket” e “L’altro casalese“ – con i due autori, Nino Daniele e Paolo Miggiano, e con Renato Natale, medico e sindaco del paese simbolo di questa voglia di riscatto, la giornalista Daniela de Crescenzo e il pedagogista Paolo Vittoria, con gli interventi del presidente FAI (Federazione Antiracket Italiana) Luigi Ferrucci e del cantautore Andrea Sannino, e con le letture di Maria Gabriella Tiné.“Ercolano. Una storia antiracket” è stato scritto da Nino Daniele, Antonio Di Florio e Tano Grasso, edito da Guida e pubblicato nel maggio 2020.

“L’altro casalese. Domenico Noviello, il dovere della denuncia” è stato scritto da Paolo Miggiano, edito da Girolamo nel 2019, in memoria di Domenico Noviello, vittima della camorra.

“Sul momento non avevo capito nulla. Mi erano sembrati scoppi di petardi. Mi sono affacciato dal balcone del mio ufficio, quella mattina, perché le donne della mia segreteria, Genny e Giulia, urlavano come ossesse. Gli occhi di Mario, responsabile del cerimoniale,grigio-azzurri e sempre lontani come il firmamento, più vitreopietrificati del solito, come gli accade quando va in agitazione. Circostanza curiosa dei normali botti. Davanti al bar che affaccia sul marciapiede di fronte al portone del Comune c’era stato un agguato. Il corpo di un ragazzo giaceva per terra con la testa fracassata dai proiettili. Il ragazzo sopravviverà miracolosamente. Gli hanno conservato una parte del cranio cucita all’interno del corpo per poi riattaccargliela quando le condizioni fisiche lo permetteranno. Oggi è su una sedia a rotelle scosso dai tremiti, come se avesse
frequentemente il singhiozzo. Non c’entrava nulla. Pare che il vero destinatario dell’agguato si fosse fatto scudo di quel corpo.

Mi risedetti sulla mia sedia di Sindaco come un sacco floscio. Svuotato. Non sapevo che fare…”.

Così – crudamente- Nino Daniele ci introduce nella narrazione della sua esperienza amministrativa in un libro forte e struggente.


“Ci sono storie che vanno raccontate. Per senso della memoria, perché rappresentano un pezzo importante della nostra storia. Vanno narrate anche quando accadono a Casal di Principe o a Castel Volturno.”
La terra tristemente famosa dove operava il clan dei “casalesi” che, in un capovolgimento semantico e culturale, ha scippato il nome ad una comunità di tante persone perbene. Domenico Noviello era una di queste. Uno degli “altri Casalesi”. Uno dei veri Casalesi. “Castel Volturno, come Casal Di Principe, come numerosi comu ni delle provincie di Napoli e Caserta, è stato più vote sciolto per infiltrazioni mafiose. Più volte il Presidente della Repubblica si è trovato costretto ad annullare le elezioni e sciogliere i consigli comunali appena eletti. Spesso sono stati accertati rapporti di parentela degli eletti o dei dipendenti di alcuni comuni con esponenti della criminalità organizzata. Sindaci fatti eleggere direttamente dalla camorra. Vice sindaci e assessori spesso risultavano assidui frequentatori degli esponenti del clan dei casalesi o con a carico gravi pregiudizi penali. Molti dei consiglieri comunali eletti in questi paesi di “Terra di lavoro” erano interessati da procedimenti penali per reati che andavano dalla rapina al possesso illegale di armi, dal favoreggiamento nei confronti dei camorristi all’associazione per delinquere di tipo mafioso. Un apparato burocratico di questi enti comunali che vedeva funzionari di alto profilo, collocati in settori strategici dell’ente, fortemente compromessi con le organizzazioni criminali. Diverse erano, dunque, le vicende che evidenziavano connivenze, cointeressenze che recavano pregiudizio ad una corretta amministrazione pubblica a favore degli interessi della camorra o personali. In questi comuni la criminalità organizzata esercitava forti ed insidiose interferenze che ponevano in serio pericolo l’ordine e la sicurezza pubblica, ledendo gli interessi della collettività. Una tale situazione era considerata pregiudizievole per la corretta amministrazione.”

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