Assunzione della Beata Vergine Maria – 15 agosto 2022

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Maria, profezia della Pasqua.

Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome. Luca 1,46-49.

Nel mezzo delle vacanze estive, nel periodo in cui la Roma imperiale, ancora pagana, aveva collocato le feriae Augusti, la sapienza della Chiesa ci invita a celebrare una grande solennità dedicata alla Madre di Gesù. In Lei, la più perfetta delle creature umane, riconosciamo già compiute le promesse di Dio per ogni suo figlio: l’Assunzione di Maria al Cielo in anima e corpo è la Festa gloriosa della nostra Pasqua, preannuncia la vita e la gioia senza fine che attende ciascuno di noi, è la profezia del compimento glorioso della Salvezza che Cristo, «primizia di coloro che sono morti» (II lettura, 1Corinzi), ci ha ottenuto, riscattandoci dal peccato e dalla morte, con il suo corpo e il suo sangue.

Maria, l’Immacolata, pensata da Dio fin dal principio come madre del Figlio (cfr. Genesi 3,15), è il «segno grandioso» che Dio ha dato: è Lei la «donna vestita di sole, con la luna ai suoi piedi, incinta» e sofferente per le doglie del parto, che il drago, nemico dell’uomo fin dal principio, insidia per divorare il bambino appena nato (I lettura, Apocalisse). Dall’inizio alla fine della Scrittura la donna madre è il segno dell’Alleanza: contro di lei si accanisce il nemico, in ogni tempo e in tutta la Storia. Maria è profezia della vittoria di Cristo, già compiuta una volta per tutte (1Corinzi 15,57): è l’unica creatura umana che ha sperimentato la gloria della Resurrezione del corpo, ed è la prima di «quelli che sono di Cristo», chiamati, come Lei, a «ricevere la vita» in Gesù. A Lei guardiamo per imparare a essere discepoli alla sequela del Maestro, a rimanere con Lui fino alla croce, a diventare, come Lei, capaci di aprirci alla fecondità della Parola per essere ogni giorno, per gli uomini del nostro tempo, generativi di vita piena e apostoli del Verbo.

La liturgia del giorno e quella della Messa vespertina della vigilia esaltano la figlia di Sion, la vera Arca dell’Alleanza che custodisce la presenza dell’Altissimo (1Cronache, Salmo 131), la Regina che risplende gloriosa alla destra del Re (Salmo 44, Responsorio), la Donna (iša) non segnata dal peccato, perfetta come Dio l’ha formata in Eden dal corpo dell’Adam, nella quale il Signore ha confermato la sua alleanza, stretta con l’uomo maschio e femmina al principio della creazione e ribadita, nonostante il peccato, con Noè, con Abramo, con Davide e con il popolo tutto, lungo l’intera storia della salvezza e fino alla pienezza dei tempi: questo canta la Madre nel Magnificat (Vangelo), grande preghiera di lode ove Maria riconosce che in Lei si compiono, per la grazia di Dio, tutte le promesse che il Signore ha rinnovato sul popolo, dalle origini, attraverso le generazioni, fino a Cristo.

A IMITAZIONE DELLA MADRE Tutti in ogni tempo la chiameranno beata, perché, come le dice Elisabetta, «ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Questa è la grandezza di Maria, che anche Gesù sottolinea nel Vangelo della vigilia (Luca 11,27-28): non tanto aver generato il Cristo, ma aver accolto quello che Cristo è, la Parola vivente ed eterna del Padre, e aver creduto fermamente in questa Parola che dà vita. Maria genera la Parola perché la accoglie e la serba nel suo cuore (cfr. Luca 2,19), crede a Colui che è fedele e si incammina con Lui nel sì che apre la via della Salvezza. Imitiamo Lei e saremo come Lei pienamente beati!

A cura di Laura Paladino

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