Memorial Pasquale Petrella, l’amico fraterno Francesco Merenda organizza l’evento

Francesco si commuove e fa commuovere ricordando il caro amico

Un evento semplice e commovente,  quello di venerdì 16 u.s., organizzato da Francesco Merenda per ricordare il suo amico fraterno, un evento dei buoni sentimenti, del ricordo, della nostalgia per quel meraviglioso ragazzo che nei pochi anni che gli sono stati concessi dalla vita, ha saputo lasciare una scia di luce dietro di sè.

Tuttavia la bella serata del ricordo  ha avuto anche un risvolto altamente sociale e civico per due tematiche particolarmente importanti, come la sensibilizzazione alla donazione di organi e la sicurezza stradale, ricordando anche altri due ragazzi,  Costantino Palma e Rachele della Corte, recentemente deceduti in incidenti stradali.

 In ordine sono intervenuti: la dott.ssa Rosamaria Paolella, Assessore alla Cultura e Pari Opportunità del comune di Cancello ed Arnone, il dott. Vincenzo Schiavone, primario e responsabile del Reparto di Rianimazione della clinica “Pineta Grande”, il dott. Gennaro Oliviero, Consigliere della Regione Campania, nonché Presidente di Commissione Consiliare. Mentre le conclusioni della serata sono state tratte dal dott. Pasqualino Emerito, sindaco del comune di Cancello ed Arnone.

L’evento è stato molto interessante e non sono mancate le argomentazioni per interessare un’attenta e composta platea, ma con questo pezzo vorrei riportare le esatte parole con le quali il giovane Francesco Merenda ha saputo ricordare amorevolmente il suo amico, dimostrando anche le sue capacità personali nel moderare un dibattitto tutt’altro che facile.

Egli ha esordito dicendo: “Buonasera a tutti e grazie per essere venuti.
Quando mi è stato chiesto di presiedere a questa serata in veste di moderatore, ho immediatamente accettato l’incarico con gioia, e perdonatemi, anche con un po’ d’orgoglio.
Da più di due mesi ormai mi sono gettato a capofitto in questo progetto, questa idea nata dal desiderio di rendere omaggio al gesto valoroso, eroico ed altruista che, il mio amico fraterno Pasquale, attraverso la sua famiglia ha compiuto.

Personalmente, ritengo meravigliosamente incoraggiante sapere che grazie a quello stesso gesto, ora, in questo momento, mentre parliamo altre persone possono continuare a sognare, a fare progetti e a vivere. Perché oggi è di questo che abbiamo bisogno: di coraggio per continuare a sopravvivere, soprattutto dopo le recenti notizie che hanno funestato la nostra piccola comunità nei giorni scorsi, per altre due tragedie: mi riferisco a Costantino e Rachele, due ragazzi come noi, vittime di incidenti stradali.
Tutto questo mi ha inevitabilmente portato a riflettere sul valore della vita, su cosa possiamo fare per renderla degna, per essere d’esempio, come lo è stato Pasquale per ognuno di noi.
Non sono riuscito a trovare nessuna risposta filosofica o religiosa al quesito, se non quella di vivere.
VIVERE è la risposta. Preservare noi stessi ed essere fonte di ispirazione, di miglioramento, di rinnovamento. Pasquale per me è tutto questo. Esempio di quella sana testardaggine, fatta di ribellione, di protesta contro un mondo che ci vuole omologati, accomodanti, ossequiosi.
Credo fosse questo il messaggio che avesse realmente intenzione di trasmettere attraverso le sue canzoni, Per quei pochi di voi che ancora non lo sanno infatti, Pasquale è stato, oltre tutto, anche un artista. Non di quelli di cui ti ritrovi una firma su di un quadro appeso alla parete e nemmeno di quelli che fanno del proprio talento esclusivo vanto personale. Lui era un rapper precisamente.
I testi delle sue canzoni a volte appaiono duri, crudi come il genere impone, eppure rivelavano una verità così naturale da apparire brillante. La sua passione, la sua vocazione gli ha consentito di incanalare il suo animo nella musica, denunciando, esortando a distinguersi e a volte anche a puntare il dito contro i responsabili del ristagno culturale che la nostra generazione sta vivendo. Le parole cucite in rima hanno un suono gradevole ma se hanno anche un significato profondo allora restano impresse ed acquistano valore. Diventano spunto di riflessione, convinzione e principio.
Pasquale aveva flow, come si suol dire tra gli addetti ai lavori nel mondo del rap, aveva sviluppato un’attitudine naturale ad utilizzare quelle stesse rime come armi, pronte a difendere il valore più grande conosciuto all’uomo; la libertà. La libertà di affermarsi, di essere sé stessi, di essere apprezzati per ciò che ci contraddistingue. La libertà di confrontarsi con gli altri, qualunque sia il lignaggio di appartenenza, senza sentirsi inferiori o incompetenti. Libertà di lottare per raggiungere i propri obiettivi.
E’ stato proprio questo che spinto un qualunque ragazzo di ventiquattro anni ad organizzare questa piccola manifestazione, contando solamente sulle proprie forze.
Tuttavia durante il percorso che mi ha portato fino a qui, ho avuto modo di conoscere persone che si sono dimostrate cordiali e disponibili sin dal primo momento, in cui proposi di realizzare questa serata. Prima di cedergli la parola, permettetemi infatti di ringraziare pubblicamente il DOTT. SCHIAVONE, primario e responsabile del reparto di rianimazione alla clinica pineta grande, che ha assistito Pasquale, e che ha pazientemente sopportato le numerose telefonate e le insistenti visite di un ragazzo, nonostante il suo ruolo e la sua vocazione gli imponessero di dedicarsi a cose ovviamente più importanti, e che si è prodigato, contribuendo a realizzare tutto questo….”

Successivamente ha continuato:”Purtroppo sempre più spesso ormai, oltre alla negligenza e all’incuria del manto stradale, sovente le cause di incidenti stradali sono gli stessi automobilisti, che facendosi beffe delle norme di sicurezza strappano persone innocenti ai propri cari, talvolta incuranti persino delle condizioni delle vittime che vengono lasciate a sé stesse.
Dai rilievi effettuati da un perito esperto in relazione all’automobile di Pasquale è emerso infatti che l’incidente che lo ha coinvolto non è stato il frutto di una sfortunata serie di eventi, non è stata una fatalità ma un vero e proprio incidente. Io stesso ho visionato i documenti in possesso della famiglia di Pasquale, in cui si attesta che la sua auto è stata tamponata. Ne si può evincere addirittura il punto preciso in cui la vettura è stata colpita, luogo e momento della tragedia.
Per evitare che accadano ancora eventi così orribili e devastanti vi esorto a rispettare sempre le norme di sicurezza e a guidare nel modo più prudente possibile.
Invito dunque l’ Assessore Rosamaria Paolella ad aprire il dibattito sulla sicurezza stradale…”

ed infine le conclusioni: “Siamo giunti alla conclusione della serata.
Permettetemi dunque concludere con un mio pensiero e di ringraziare sentitamente innanzitutto voi che avete partecipato alla manifestazione.
Ringrazio ancora una volta il Dott. SCHIAVONE, il Sindaco Pasqualino Emerito per la sua partecipazione e il Consigliere OLIVIERO che ci ha gentilmente onorati della sua presenza.
Concedetemi inoltre di fare un particolare ringraziamento all’Assessore PAOLELLA che ha condiviso con me parte del viaggio e mi ha aiutato a realizzare questo evento. Un ultimo doveroso ringraziamento va ai genitori di Pasquale, che mi hanno sostenuto sin dal primo momento.
Inoltre ringrazio lo staff della Villa e Antonio Giannoccari per l’impianto audio.

Anche se Pasquale ha intrapreso una strada diversa dalla nostra, in qualche modo è riuscito ad infondere un po’ di sé in ognuno di noi. Ci ritroviamo qui perché accomunati da quella scintilla di vita ereditata da questo coraggioso ragazzo.
In venti anni di vita da amici, di ricordi che lo riguardano ne ho tanti ma in questa occasione ce n’è uno in particolare che mi torna in mente e voglio rivolgere a voi quelle stesse parole che sentii dirmi.
Eravamo molto piccoli, due semplici bambini che giocavano insieme. La sfida del giorno era saltare un piccolo muretto di cemento. Sin da bambino, Pasquale ha sempre mostrato la sua audacia, persino nel gioco. Si arrampicò in quale modo, spinto dall’ebbrezza del successo, pronto a saltare. Io invece ero titubante. Anche se ora il muretto non mi sembra così alto, da piccolo devo ammettere che fu un ostacolo tutt’altro che facile da superare. Lui si girò e guardandomi mi disse “Tranquillo. Salto io per primo, se cadi ti tengo.”.
Grazie

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