Napoli ritrova Shakespeare con “Repubblica”, De Filippo e Piccolo.

IESUS

Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali-Brusciano NA IT EU

(Scritto da Antonio Castaldo)

Il Grande Eduardo, Eduardo De Filippo, drammaturgo, attore e regista, (Napoli, 24 maggio 1900-Roma, 31 ottobre 1984), e il Bardo di Avon, William Shakespeare, (Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1564-23 aprile 1616), si sono ritrovati di nuovo insieme agli occhi dei lettori italiani grazie all’iniziativa del quotidiano “La Repubblica”, proprio il 24 maggio 2022 di compleanno eduardiano, che ha regalato ai suoi lettori  “La Tempesta” con “traduzione e tradimento in lingua napoletana” di Eduardo De Filippo nell’universale richiamo: «Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita. (W. Shakespeare, La tempesta, Atto IV, scena I)».

Quest’opera ormai introvabile nella sua prima edizione, del 1984 per Einaudi, è stata rieditata nel Trentennale della redazione “La Repubblica-Napoli” per la sua collana “Novanta-Venti”   con Guida editori, contenuta nel volume “Shakespeare e Napoli” a cura di Ottavio Ragone e Conchita Sannino, insieme ai contributi di Maurizio Molinari “Nel segno di Giulio Einaudi”; Ottavio Ragone “La stoffa dei sogni”; Concita De Gregorio “Quel ‘Guglielmo’ in casa De Filippo”; Francesco Somma “Genesi di un’opera”; Gianfranco Cabiddu e Paola Quarenghi “Quel giorno alla Sapienza”; Giulio Baffi “Era d’autunno e ascoltai quella voce”; Lino Fiorito “L’immagine delle parole”; Maria Procino “Isabella, madre della poesia”.

Il 25 maggio “La Repubblica” ha regalato il secondo volume di “Shakespeare e Napoli” con “Amleto” nella traduzione in napoletano dello scrittore Antonio Piccolo, con questi contributi riportati: “La doppia fedeltà di Antonio Piccolo” di Nicola De Blasi; “Shakespea Re di Napoli” di Ruggiero Cappuccio; “‘La parte di Amleto’ di De Filippo e la lettera della Ramondino” di Maria Procino; “Caro Eduardo De Filippo, il napoletano sta scomparendo” di Fabrizia Remondino.

Nel caso di Eduardo De Filippo e di William Shakespeare, “La tempesta” li accomuna, nel gesto della scrittura della loro ultima opera, a pochi mesi dalla morte. Emblematico l’epilogante pensiero finale dell’opera: nel napoletano seicentesco, «(La tempesta, Atto 5 Epilogo di Prospero) Li incanteseme mieje songhe fernute, chellu ppoco de forza ca me rummane è propeta la mia, nun sulamente è poca ma purzine debule assaje…»; nell’originale inglese, «(The Tempest, Act 5, epilogue spoken by Prospero)Now my charms are all o’erthrown,/And what strength I have ’s mine own,/Which is most faint…».

Concludendo la sua “Nota del traduttore”, vergata nel dicembre 1983, Eduardo ci fa sapere: «Per finire il lavoro ho impiegato circa un mese e mezzo; malgrado il caldo torrido di questa estate, ho passato settimane entusiasmanti lavorando spesso fino a otto ore al giorno. Sì, un periodo davvero piacevole con un testo incantevole da tradurre, una lingua affascinante da adoperare e con la gioia di ritrovare intatta la mia grafia che invece temevo fosse invecchiata insieme a me…». Nella richiamata memoria eduardiana, il sociologo e giornalista, Antonio Castaldo, di IESUS Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali, testimonia la straordinaria esperienza vissuta in quella stessa occasione in Toscana: «nel mese di luglio del 1983,al Montalcino Teatro Stage partecipando al corso di “Formazione Professionale per Attori”. Lo “Studio Internazionale dello Spettacolo” quell’anno godeva della presenza di Eduardo De Filippo, impegnato anche nella traduzione in napoletano dell’opera shakespeariana “La tempesta”; Mimmo Cuticchio; Bruno Leone; Ferruccio Marotti; Paola Quarenghi; Paolo Puppa; Cesare Molinari ed altri personaggi del mondo dello studio accademico e della ricerca teatrale, attori e attrici. E se “La vita è sogno” per Pedro Calderón de La Barca e “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogniper William Shakespeare, quel luglio 1983 -conclude Antonio Castaldo- vissuto insieme ad un ristretto numero di attori e attrici in formazione a Montalcino in provincia di Siena segnato dall’immanente grande Eduardo, fu davvero la realizzazione di un sogno».

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