Nel microbiota le possibili soluzioni contro Celiachia e Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali. Con le nuove tecnologie endoscopiche un software ci indicherà la gravità dell’infiammazione

                                                             Mercoledì 3 novembre 2021

Il Policlinico di Milano si conferma eccellenza a livello globale per la Gastroenterologia. Il Congresso online “Current Management and future perspectives in IBD” propone due giorni di confronto e dibattito il 4 e 5 novembre sulle nuove terapie per Colite Ulcerosa e Malattia di Crohn. Almeno 250mila i pazienti interessati in Italia

Dal Policlinico di Milano un nuovo slancio nella lotta alle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali. Novità importanti con terapie di ultima generazione

“Piccole molecole, farmaci biologici e biosimilari, nuove formulazioni sottocutanee: le terapie per le MICI sono sempre più innovative. Questo scenario propone una medicina di maggior precisione, con vantaggi anche di ordine economico” sottolinea il Prof. Maurizio Vecchi, Professore ordinario Gastroenterologia Università di Milano

La Gastroenterologia del Policlinico di Milano si conferma polo di riferimento a livello globale. In particolare, grande è l’attenzione riservata alle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali – MICI, ossia Colite Ulcerosa e Malattia di Crohn, che proprio in questa struttura stanno trovando importanti risposte. Non a caso, per questi studi il Policlinico lombardo tra i primi centri in Italia e in Europa per numero di pazienti trattati. Le nuove soluzioni a queste patologie saranno tra i temi al centro del Congresso “Current Management and future perspectives in IBD”, organizzato da Health Meetings Group, che si tiene online il 4-5 novembre sotto la presidenza del Prof. Maurizio Vecchi, Professore di Gastroenterologia  all’Università degli Studi di Milano e Direttore dell’UO di Gastroenterologia ed Endoscopia del Policlinico.

LE NUOVE SOLUZIONI TERAPEUTICHE PER I PAZIENTI AFFETTI DA MICI – L’ambito delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali è tra quelli che negli ultimi venti anni hanno visto più cambiamenti. I bagagli terapeutici si sono arricchiti e la gestione dei pazienti è diventata più complessa. Le immediate prospettive lasciano intravedere ulteriori progressi, con relativi benefici per i pazienti, i quali potranno raggiungere una remissione clinica associata a una normalizzazione della qualità di vita e di tutte le attività che abitualmente sono precluse per gli effetti di queste patologie (dolori addominali, urgenze intestinali, anemia, astemia).

Piccole molecole, farmaci biologici e biosimilari, nuove formulazioni sottocutanee: i moderni approcci terapeutici per Colite Ulcerosa e Malattia di Crohn sono sempre più innovativi, mentre le terapie tradizionali come la mesalazina si evolvono mantenendo la loro utilità – sottolinea il Prof. VecchiQuesto nuovo scenario propone una medicina di maggior precisione, che si sviluppa in base alle caratteristiche della malattia (più o meno aggressiva), del paziente (più o meno aderente alla terapia), delle comorbidità. Inoltre, i vantaggi sono anche di ordine economico: anzitutto, l’ampio utilizzo di farmaci biosimilari ha abbassato il costo delle terapie biologiche in modo significativo; in secondo luogo, grazie anche alla telemedicina e all’uso di farmaci sottocutanei a domicilio è stata possibile una gestione più flessibile dei pazienti senza impiegare risorse nel follow up. Migliora così anche la gestione del paziente tra territorio e ospedale”.

COLITE ULCEROSA E MALATTIA DI CROHN, IL FUTURO E’ GIA’ PRESENTE – Nell’ambito della Colite Ulcerosa, l’entrata in commercio a breve dei nuovi farmaci e gli studi sull’immediato futuro lasciano presagire novità epocali. “Gli anticorpi monoclonali infliximab e vedolizumab avranno la possibilità di essere somministrati per via sottocutanea oltre che endovenosa, con enormi vantaggi sia dal punto di vista clinico che logistico – sottolinea il Prof. Flavio Caprioli, Professore associato presso il Dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica e dei Trapianti dell’Università degli Studi di Milano – Gli studi dimostrano che questo passaggio è assolutamente comparabile con la prosecuzione della terapia per via endovenosa in termini di efficacia e sicurezza; inoltre, la possibilità di effettuare la terapia a casa propria e non necessariamente in ospedale rende l’accesso alla stessa molto più semplice, rapido e con un minor rischio di contrarre infezioni nosocomiali. Entrambi i farmaci sono stati già approvati ed entro fine 2021 saranno introdotti nella distribuzione regionale. Recentemente vi è stata anche l’introduzione del tofacitinib, primo farmaco orale JAK inibitore che ha permesso di trattare con efficacia una categoria di pazienti che erano refrattari alle terapie tradizionali. Nei prossimi mesi la disponibilità di farmaci aumenterà ulteriormente, soprattutto nella classe dei JAK inibitori selettivi: sia upadacitinib che filgotinib in fase 3 hanno dimostrato eccellenti risultati, con scarsi effetti collaterali”.

Per quanto riguarda la Malattia di Crohn, le novità risiedono soprattutto nei nuovi farmaci biologici. “Per il Crohn vi sono quattro nuovi farmaci nell’ambito degli inibitori selettivi dell’interleuchina IL 23 che rappresentano un’evoluzione rispetto a ustekinumab e che hanno già dimostrato dati interessanti sia in termini di risposta endoscopica che di remissione clinica nel medio-lungo termine – aggiunge il Prof. Caprioli – Il riferimento è a risankizumab, guselkumab, mirikizumab, brazikumab, quattro farmaci che nei prossimi anni saranno sicuramente approvati e che permetteranno di espandere i trattamenti”.

                                                                             Martedì 9 novembre 2021

Dal Congresso “Current Management and future perspectives in IBD” emergono nuovi spunti su terapie e diagnosi per le patologie intestinali, a partire da Colite Ulcerosa e Malattia di Crohn, con un’analisi del ruolo del microbiota e le potenzialità del trapianto fecale, oltre all’applicazione dell’intelligenza artificiale nell’endoscopia

Nel microbiota le possibili soluzioni contro Celiachia e Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali. Con le nuove tecnologie endoscopiche un software ci indicherà la gravità dell’infiammazione

“Il Policlinico di Milano ha recentemente ottenuto un finanziamento del Ministero della Salute per studiare i meccanismi immunologici per il trapianto di microbiota fecale per i pazienti con Colite Ulcerosa. Nei prossimi anni seguiremo anche questo approccio di ricerca inoculo-fecale” sottolinea il Prof. Flavio Caprioli, Professore associato presso il Dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica e dei Trapianti dell’Università degli Studi di Milano

Il microbiota, l’insieme di microrganismi che si trovano nel corpo umano, è sempre più osservato speciale da parte dei gastroenterologi per capire se possa offrire ulteriori opportunità terapeutiche. Dal Congresso “Current Management and future perspectives in IBD”, organizzato da Health Meetings Group, online il 4-5 novembre con la presidenza del Prof. Maurizio Vecchi, Professore ordinario Gastroenterologia – Università degli Studi di Milano, emergono spunti interessanti in tema di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali – MICI, ossia Colite Ulcerosa e Malattia di Crohn, e celiachia.

RISCHI E BENEFICI DEL MICROBIOTA PER LE MICI. L’IPOTESI DEL TRAPIANTO FECALE, OPPORTUNITA’ TERAPEUTICA DEL FUTURO – “Recenti studi dimostrano che se un paziente affetto da MICI a seguito della terapia non raggiunge una normalizzazione della componente microbiologica, il rischio di andare incontro a una riacutizzazione nei mesi successivi è più elevato – spiega il Prof. Flavio Caprioli, Professore associato presso il Dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica e dei Trapianti dell’Università degli Studi di Milano – Interviene dunque un concetto inedito di guarigione del microbioma, importante a scopo profilattico, che si può raggiungere con approcci terapeutici innovativi come il trapianto fecale, ad oggi in Italia limitato a un certo numero di centri. Il Policlinico di Milano ha recentemente ottenuto un finanziamento del Ministero della Salute per studiare i meccanismi immunologici per il trapianto di microbiota fecale per i pazienti con Colite Ulcerosa, quindi nei prossimi anni seguiremo anche questo approccio di ricerca. Il trapianto fecale è un trapianto attraverso un esame endoscopico con cui vengono inoculati dei quantitativi standard di feci diluite da parte di donatori sani selezionati sulla base di precise caratteristiche e dopo attenti screening. L’inoculo fecale avviene attraverso un canale endoscopico a livello del colon. Con questo approccio terapeutico, il paziente che riceve il trapianto assume un microbioma sano di un’altra persona. Questo procedimento si è rivelato già efficace per alcune patologie come il Clostridium difficile recidivante, ma anche la colite ulcerosa ne può trarre beneficio. Restano dubbi legati al tipo di donatore, alle modalità, alla frequenza e ad altri parametri che devono ancora essere approfonditi”.

Alcune composizioni della microflora intestinale possono rendere più aggressivo il nostro sistema immunitario – evidenzia il Prof. Luca Pastorelli, Professore Associato di Gastroenterologia presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Milano – L’infiammazione stessa va a modulare le caratteristiche del microbiota, selezionando quei ceppi più infiammatori col rischio di cronicizzare la risposta infiammatoria. Potrebbe dunque crearsi un circolo vizioso per cui il microbiota causa infiammazione intestinale, e questa, insieme ad altri fattori esterni, plasma il contenuto microbico dell’intestino in senso pro-infiammatorio, favorendo la cronicizzazione della malattia intestinale. Imparare a monitorare e modulare il microbiota potrebbe quindi aiutare a controllare l’andamento delle MICI”.

IL RUOLO DEL MICROBIOTA NELLA MALATTIA CELIACA – Tra le malattie autoimmuni dell’intestino, oltre a Colite Ulcerosa e Malattia di Crohn, un ruolo sempre più preponderante è quello della celiachia, una risposta non ordinaria del sistema immunitario all’introduzione di glutine nell’organismo. Dati recenti in letteratura rilevano che anche in questo tipo di malattia il microbiota sembra essere molto importante nell’incanalare una risposta immune contro il glutine. “Negli ultimi due decenni le diagnosi di celiachia si sono ampliate notevolmente, sia per una maggiore consapevolezza che ci porta a una particolare sensibilità di fronte a certi sintomi sia, probabilmente, per l’effetto di alcuni stili di vita che sembrano aumentare l’incidenza di questa malattia. L’assetto genetico che predispone alla celiachia è presente nel 20-30% della popolazione, ma soltanto l’1% è celiaco – sottolinea il Prof. Pastorelli – Questi dati mostrano che ci sono diversi fattori che contribuiscono allo sviluppo della malattia. Uno di questi potrebbe essere proprio il microbiota, anche se nei tratti di intestino coinvolti dalla celiachia i microrganismi sono meno presenti rispetto al colon. Probabilmente alcuni tipi di microbiota hanno la capacità di metabolizzare il glutine in maniera protettiva contro lo sviluppo della malattia celiaca: questo presupposto apre la prospettiva di gestire questa patologia non solo con una dieta priva di glutine, ma anche modulando il microbiota in modo tale che questo riesca a degradare il glutine rendendolo meno capace di attivare il sistema immunitario, spegnendo quel processo che poi porta allo sviluppo e progressione della malattia. Questa sarebbe un’importante evoluzione nella gestione della malattia celiaca”.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE IN ENDOSCOPIA PER UN MEDICINA SEMPRE PIU’ SU MISURA – L’ambito delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali recentemente si è arricchito anche dell’impiego dell’intelligenza artificiale nelle endoscopie. “Esempi di endoscopia avanzata si iniziano a vedere anche in fase preclinica e nei prossimi 5 anni ci consentiranno di cambiare alcune classificazioni endoscopiche – spiega Gian Eugenio Tontini, Ricercatore presso l’Università di Milano e medico presso il Policlinico di Milano nel reparto di Gastroenterologia ed Endoscopia – Nei prossimi 5-10 anni, l’intelligenza artificiale cambierà l’endoscopia come mai avvenuto negli ultimi 5 decenni. Un software associato a una macchina ci darà uno score indicativo sulla gravità dell’infiammazione e da qua deriveremo un valore numerico, oggettivo e riproducibile della risposta alle terapie, le quali sono sempre più complesse ed eterogenee. In questo modo possiamo identificare con maggiore precisione i vari stati di malattia e ci avviciniamo alla medicina personalizzata, con un più efficace controllo delle nostre attività cliniche dal punto di vista prognostico, diagnostico e terapeutico”.

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