Omelia al Vangelo di domenica 28 luglio p.v. di Don Franco Galeone

28 LUGLIO 2019  –  XVII Domenica del T.O.  (C)

PADRE, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ!                                                                                                                               a cura del gruppo biblico ebraicocristiano

השרשים  הקדושים

francescogaleone@libero.it

Prima lettura:  Non si adiri il Signore, se parlo (Gn 18, 20). Seconda lettura:  Con lui Dio ha dato vita anche a voi, perdonando tutti i peccati (Col 2, 12).  Terza lettura:  Quando pregate, dite: Padre nostro! (Lc 11, 1)

  1. La domenica “della preghiera”. Al capitolo 11 del suo Vangelo, Luca ci consegna il Padre nostro, che è più breve rispetto a quello di Matteo, ma forse è più vicino all’originale. Per comprenderlo meglio, occorre approfondire questa novità: Gesù chiama Dio con il nome di Padre (in ebraicoאב ), meglio, di Papà (in aramaico אבא). Cosa scandalosa per gli ebrei, educati alla trascendenza di Dio. Gesù non ha soppresso il nome di Dio, perché il problema non stava nel nome, ma nell’esperien­za di Dio: bisognava pensare e sentire Dio in altra maniera, chiamandolo Pa­pà. Questa parola è già presente nell’AT (Ger 31,9; 2Sam 7,14; Sal 2,7). Nel NT il termine πατήρ (pater) appare 414 volte, la maggior parte nei Vangeli. Solo nel Vangelo di Giovanni si trova 136 volte. Ma attenzione: quando Gesù chiama Dio come Padre, non esalta la sua potestas ma la sua paternitas (Mt 5,43; Lc 6,35), una paternità che si spinge fino ad amare i nemici (Mt 5,43), perché siate figli del Padre vostro (Mt 5,45). Gesù ci dice: quello che vi rende figli di Dio non è un rituale religioso (il rito dell’acqua battesimale), ma un comportamento d’amore. Quello che caratterizza i suoi discepoli non è la religione del rito, ma la bontà della vita. Per questo la cosa più sbagliata che possiamo fare di fronte a questo Dio non è disobbedirgli, ma averne paura.
  2. Oggi si prega meno di ieri. Almeno così pare. Stanno tramontando nel popolo cristiano abitudini di devozioni come le preghiere del mattino e della sera, e tante altre pratiche. Anche nei conventi, una certa premura per i problemi dell’uomo, una maggiore libertà di iniziativa nel clero e nei religiosi hanno ridotto i tempi per la preghiera comunitaria. Poi, serpeggia una certa diffidenza nei confronti della preghiera, perché questa appare come una fuga dalle responsabilità. Ma non è così. Viene in mente il grande testimone del Vangelo, Charles de Foucauld: dopo essere stato nella trappa, in clausura rigorosa, si recò a Nazaret per meglio vivere in contemplazione sui luoghi terreni di Gesù. Ma un giorno, mentre era tutto immerso nella sua contemplazione, dalla stanza vicina alla sua sentì un gemito; lasciò la preghiera, si recò nella stanza vicina e vi trovò un mussulmano moribondo e attorno a lui una povera famiglia in pianto. E allora Charles si chiese: Che diritto ho io di rimanere isolato nella mia preghiera? Io devo essere come uno di loro. Come uno di loro! Fu il suo nuovo programma di vita: si recò a vivere nel Sahara in una tribù di primitivi e ivi consumò la sua esistenza.
  3. Gesù è stato un uomo di preghiera. Il Vangelo lo documenta ampiamente e ci sarebbero solo pagine bianche senza la preghiera. Per 22 volte i sinottici scrivono che Gesù pregava e utilizzano il sostantivo προσευχή (proseukè), che significa soprattutto desiderio, anelito della preghiera (προσ-). La preghiera di Gesù non è la ripetizione di preghiere mnemoniche, di litanie monotone, di rituali codificati; le vere preghiere nascono quando vogliamo bene ad una persona, quando siamo felici con lui o soffriamo per lui. La preghiera, quindi, consiste nel desiderare (προσ-) il bene della persona, lavorare per la felicità degli altri, nel decidersi per il bene: solo così la preghiera coincide con la vita, come raccomanda Paolo ai cristiani di Tessalonica: Pregate senza interruzione… αδιαλείπτως (adialeiptos) [1Ts 5,17]. È evidente che la preghiera incessante, intesa come atto religioso, non è possibile. Gesù cerca non ripetitori di formule mnemoniche ma adoratori del Padre in spirito e verità (Gv 4,22).
  4. Per pregare Gesù non è andato al tempio né in sinagoga. Interessante: Gesù andava al tempio e in sinagoga non per partecipa­re alle cerimonie religiose, ma per insegnare alla gente (Mt 21,23; Lc 19,47; Gv 7,28). Come pregava Gesù ce lo dice Luca: si ritirava in luoghi deserti e pregava (Lc 5,16); trascorse la notte intera pregando Dio (Lc 6,12); salì sul monte per pregare (Lc 9,28); se ne andò, secondo il suo solito, al monte degli Ulivi e si mise a pregare (Lc 22,39). Gesù qua­si sempre pregava da solo: su un monte, in aperta cam­pagna, in luoghi solitari, sulla riva del lago (Mc 1,35; Mt 14,23; Lc 5,16). Gesù aveva chiamato ipocriti quelli che ostentavano la loro religiosità, pregando nelle strade e nelle piazze per farsi notare dagli uomini (Mt 6,5). Gesù vuole che noi pratichiamo una religiosità nascosta (ἐν τῷ κρυπτῷ-en tò kruptò), perché Dio vede nel segreto (Mt 6,4; Lc 5,16). Il Dio di Gesù non vuole una religiosità ostentata ma una vita onesta: le opere buone che facciamo (Mt 5,16). Quello che interessa non è ostentare pietà e religione, ma comportarsi come persone dalla vita buona. Le parole di Gesù Non chi mi dice: Signore, Signore (Mt 7,21) vogliono insegnare che determinante nella vita non è la pietà, la preghiera, la devozione … ma i risultati che ne derivano: pratiche di bontà, questo devono diventare le pratiche di pietà: dai loro frutti li riconoscerete (Mt 7,20). Attenzione: bisogna pregare, ricevere i sacramenti, andare in chiesa … ma le pratiche religiose che non diventano buone azioni vengono bollate da Gesù come ipocrisia (Mt 6,1). In sintesi, l’aspetto decisivo per il cristiano è una vita etica, segnata dall’amore, dall’onestà, dalla giustizia (Gv 15,17).
  5. Gesù pregava. Spesso desiderava lasciare quelle folle volubili e interessate, quegli apostoli litigiosi e limitati; si ritirava in un luogo solitario, davanti al Padre, tutto solo. Lui non aveva nulla da chiedere, né pane, né perdono, né protezioni e nemmeno favori. Quando tornava dalla preghiera, era luminoso e rinnovato, tanto che gli apostoli si chiedevano: Cosa è accaduto? Dov’è stato? A pregare! Se anche noi sapessimo pregare così! Un giorno gli apostoli hanno avuto più coraggio: Signore, insegna anche a noi a pregare. E Cristo ha insegnato una preghiera che somiglia alla sua: Sia santificato il tuo nome, il tuo regno, la tua volontà, ma l’ha adattata anche alle nostre necessità: Dacci il pane quotidiano, perdona i nostri peccati, dacci forza nelle tentazioni. Una preghiera non da recitare a memoria, ma da meditare con il cuore e da calare nella vita. Cristo ha impiegato una notte intera per dire solo Sia fatta la tua volontà. A noi, quanto tempo occorrerà? Non si può dire un vero “Padre nostro” senza morire ai nostri cattivi progetti e risorgere alla volontà di Dio.
  6. Pregare significa morire e risorgere. Faccio un esempio. Una mamma viene in chiesa a pregare perché il suo bambino è malato, e dice a Cristo che il suo bambino non deve morire, che se morisse non glielo perdonerebbe mai. Ma se questa donna resta a pregare, si attaccherà al Cristo che prega e si staccherà dal figlio per cui prega. Quando si alzerà, resterà lei stessa stupita: Signore, te lo affido, ho più fiducia in te che in me. Tu sai ciò che è bene per lui, meglio di me! Una vera preghiera non cambia la volontà di Dio ma il cuore dell’orante. Cosa è successo? Niente, è morta alla sua volontà ed è risorta alla volontà di Dio. Un’ultima riflessione. Cristo non ha fatto pregare i suoi apostoli, prima che essi glielo domandassero; non ha organizzato processioni né adorazioni né scuola di preghiera … ma pregava notti intere, tanto che alla fine gli hanno chiesto: Insegna anche a noi a pregare. Che bel metodo di educare i figli! Se anche i nostri papà lo capissero! Cristo non ha costretto nessuno a pregare, ma pregava bene e in loro presenza, senza vergogna. Non ha detto: Andate in chiesa a pregare, io resto in casa per lavoro. Pregare, quindi, davanti e con i figli, e non per dare loro il “buon esempio” ma per intima convinzione! E. Fromm pone tra le caratteristiche dell’uomo maturo e armonioso anche la preghiera. La preghiera, anche dal punto di vista psicologico, è una forza liberatrice e pacificante, dissolve le tensioni che si accumulano lungo la giornata. Chi prega vive meglio, anche fisicamente. Buona vita!

ואצּרנּה עקב   ‎ הוֹרני יהוה דּרך חקיך   (Ps 119:33)

    Insegnami, Signore, la tua volontà, e io la eseguirò!

 

 

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