Pandemia, l’andrologo, il prof. Fabrizio Iacono, lancia l’allarme: “non solo il Covid, compartamenti sbagliati, minano la salute dei ragazzi. Niente sport e troppo alcol, inquinamento e facili acquisti di farmaci non controllati tramite il web, si sta verificando un importante aumento delle infezioni urinarie anche nei giovanissimi».

Quasi 100 milioni di compresse vendute in 22 anni, dati al 2019.

L’Italia s’è confermata seconda solo alla Gran Bretagna, alla classifica dei consumi di farmaci per combattere la disfunzione erettile.

La percentuale di uomini di età tra i 18 e i 44 anni in meno di 4 anni è cresciuta del 312%, quella tra i 45 e i 55 anni, invece, è cresciuta del 216%, dicono i dati raccolti da Salugea, azienda che produce integratori alimentari 100% naturali. Una percentuale notevole.

Viagra, Cialis, Levitra: sono nomi di farmaci (da assumersi sotto controllo medico), destinati a chi, per particolari patologie o per l’età avanzata, ha deficit di erezione.

Studi attuali, però, hanno rilevato come il consumo di questi farmaci in Italia si sia esteso a fasce di età sempre più giovanie non con finalità terapeutiche ma a «scopo ricreativo», come potenziatore e coadiuvante nelle prestazioni sessuali.

“La pandemia e l’isolamento stanno favorendo i comportamenti sbagliati, sempre  più giovani utilizzano prodotti acquistati sul web per potenziare le loro prestazioni sessuali, con conseguenze a volte pericolose sulla loro salute”.

A lanciare l’allarme è il professor Fabrizio Iacono, andrologo e urologo, ordinario alla Federico II, inventore di un metodo innovatore e non invasivo per il miglioramento della funzione sessuale maschile.

Professore, in che modo la pandemia sta condizionando i comportamenti dei pazienti?

“La paura del contagio sta allontanando dagli ambulatori specialistici anche molti giovani i quali sfuggono alle visite di controllo andrologiche, sottovalutando problemi all’apparato sessuale e riproduttivo. Sempre più spesso si cercano scorciatoie acquistando prodotti sul web, ma invito tutti a non farlo perché a volte ci si danneggia da soli. Nella maggior parte dei casi quando ci si affida a siti non ben identificabili, sono vendute online sostanze diverse da quelle pubblicizzate. A volte questi prodotti sono assunti anche insieme con droghe e a quel punto

I rischi per la salute aumentano moltissimo”.

È vero che sta riscontrando un aumento di consumo di alcol anche tra i ragazzini da quando sono iniziati i lockdown?

“Purtroppo sì, la reazione alla mancanza di socialità è un problema pesante tra i ragazzi. Aumenta anche tra i giovani il consumo di alcol e droghe cosiddette leggere e purtroppo crescono anche gli effetti indesiderati sulla sfera sessuale. Basterebbe invece una visita specialistica per risolvere brillantemente problemi che spesso sono facilmente affrontabili. Oggi abbiamo tante armi non invasive contro la disfunzione erettile, con la tecnica “Risani” ad esempio curiamo la causa è non solo il sintomo”.

Professore, per molti over 50 ci sono invece le questioni legate all’ipertrofia prostatica benigna, un metodo completamente innovativo e ancora poco conosciuto messo a punto da lei affrontata il problema in modo completamente diverso, di che si tratta?

“utilizziamo un metodo non invasivo, attraverso due strumenti, il laser verde e il Thulium per ridurre il volume della ghiandola prostatica in via endoscopica. Di recente stiamo impiegando una tecnica con il vapore acqueo ad alta temperatura, con il vantaggio di poter eseguire l’intervento in sede ambulatoriale e preservando perfettamente le funzioni sessuali e riproduttive del paziente”.

E le donne? Spesso si considera l’urologo come uno specialista riservato solo agli uomini?

“Non è così, anche per le donne è opportuno un controllo urologico. Esistono ad esempio i problemi d’incontinenza urinaria, calcolosi, semplici cisti o, in casi più rari, neoplasie vescicali e renali”.

Professore è noto che l’inquinamento o anche le abitudini di vita sbagliate possono avere effetti

sulle patologie urologiche e sessuali, esiste anche un impatto legato alla pandemia?

“Molti studi mettono in relazione l’inquinamento ambientale e quello degli alimenti con una diminuzione del numero di spermatozoi e quindi con una ridotta fertilità maschile. Addirittura, uno studio tutto italiano pubblicato sulla rivista Environmental Toxicology and Pharmacology” – aggiunge Iacono – “è riuscito a misurare l’impatto dell’inquinamento sulla salute maschile analizzando solo il liquido spermatico. E il risultato è chiaro: chi vive in aree gravemente inquinate come la Terra dei Fuochi, a cavallo tra le province di Napoli e Caserta, ha una percentuale media di frammentazione del Dna dello spermatozoo superiore al 30%. Quindi con un chiaro danno sulla fertilità.

Per quanto riguarda la pandemia, ovviamente non abbiamo ancora elementi per capire come stia incidendo, serviranno ricerche specifiche nei prossimi anni”.

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