Pasquale Monaco: “Ti conosco mascherina”

Al Museo Civico di Arte Contemporanea "Terra di lavoro" di Capua la mostra di un famoso artista romano, originario di Napoli

di Carlo Roberto Sciascia

Al Daphne Museum Art di Capua (DAMA), situato in via Asilo Infantile n.1, venerdì 16 gennaio, alle ore 18:00, si inaugurerà la personale di Pasquale Monaco dal titolo “Ti conosco mascherina”, patrocinata dal Comune di Capua e dal Club Unesco di Caserta; l’esposizione, realizzata in collaborazione con la Galleria d’arte “il Caravaggio” di Caserta, proseguirà fino al 16 febbraio.
Curatore della mostra del famoso artista romano, originario di Napoli, è il critico d’Arte Carlo Roberto Sciascia che, in occasione del vernissage presenterà le opere in esposizione; alla cerimonia sarà presente l’artista.
Questo grande appuntamento all’insegna dell’arte dà il via alle attività del 2015, organizzate dal DAMA Museum di Capua, struttura inserita all’interno della Cittadella dell’Arte – Museo di Arte Contemporanea MAC.
In occasione dell’esposizione è stato edito con il patrocinio del comune di Capua un catalogo a colori, che gode dei contributi critici di G. Buccominio, Angelo Calabrese, Nicola Pedana e Carlo Roberto Sciascia.

Pasquale Monaco, originario di Napoli, vive a Roma dal 1983; ha soggiornato anche a New York dal 1995 al 2002. Ha frequentato l’Istituto delle porcellane di Capodimonte e l’Accademia Napoletana di Belle Arti. Dal 1970 svolge un’intensa attività artistica con mostre personali e collettive; ha anche ricevuto premi e significativi riconoscimenti. Nel 1978 ha eseguito una pala d’altare alla Chiesa di S.Francesco dei Padri Francescani di Pollica (CS). Per alcune sue personali si è interessato anche il telegiornale della Rai 2. Sue opere si trovano in raccolte pubbliche a Roma nel Ministero dell’archeologia, nell’Università “La sapienza”, nel Ca/Pit, nell’Associazzione Nazionale dei Giornapisti, nella Federazione Italiana di Arti Figurative, nella Fao e nei Musei Vaticani.
Per informazioni: www.damamuseum.com – info@damamuseum.com

“Con una dialettica ricca di emozioni, ravvivate da calde cromie che prendono origine da pulsioni istintive ed intimistiche, Pasquale Monaco si avventura alla ricerca di sprazzi di umanità in una nuova dimensione in grado di condure i fruitori e lui stesso oltre l’apparenza – afferma Sciascia nella sua presentazione -L’espressione di una condizione o emozione, riferita alla vita contemporanea, si compie nelle sue opere per mezzo di una grande varietà di forme, di colori dalla funzione essenziale, di tecniche caratterizzanti la realtà interiore e di vivaci rappresentazioni <informali> di stati d’animo; ciò determina la scomparsa di ogni supporto spaziale, e tutto vive in personali pensieri segreti e in visioni accese di passione, sospesi in lontananze infinite tra sofferti liberi pensieri”.
“Si potrebbe chiedere a Monaco se ne vale la pena di soffrire per l’arte – si chiede Buccominio nel suo testo intitolato “Impetuoso mare” – La domanda è arrogante, la risposta, prevedibile, ma non scontata, suona laconica come un <si> assoluto. Disse Michelangelo: <questo sol m’arde e questo sol m’innamora>. L’arte raggiunge un massimo della vita, ne tocca il cuore pulsante. L’artista rimette ogni volta in atto la creazione stessa. Nessuno si inganna meglio dell’artista. Egli cede ad una necessità, ad un bisogno primario dell’uomo. L’arte ripete un gesto metafisico fondamentale che l’artista esibisce spudoratamente. L’illusione è lo stare al mondo dell’uomo. Ci si illude senza accorgersene, la natura ci illude da sempre. Si illudono gli altri consapevolmente. Dell’illusione siamo vittime ed artefici. Parlare di inganno di illusione,in una cultura come la nostra, devota alla verità metafisica, filosofica, religiosa e anche scientifica, è difficile, nonostante la filosofia se ne sia accorta e con essa la scienza”.
Individua nell’artista, invece, nel suo testo “Ti conosco mascherina” una sovrapposizione tra impressionismo ed espressionismo Nicola Pedana che afferma: “Nelle opere del Maestro Pasquale Monaco le soluzioni spaziali sono basate non sulla costruzione geometrica delle prospettive, ma su una soluzione puramente empirica dello spazio. Questo ne rende l’effetto meno compiuto, ma anche meno statico con il risultato edificante di una maggiore libertà di pennellate il colore sulle sue tele con concitata aggressività di estrazione espressionista. La cosa notevole di Monaco e l’unità stilistica fra due elementi contrastanti, che sono l’agitata pennellata di sentimento dionisiaco, armonizzata con la calma olimpica che uniforma tutti i volti delle figure femminili di una serenità straordinaria. Da qui il suo timbro insieme impressionistico ed espressionistico, sia nelle figure the nei paesaggi, gli uni e gli altri quasi intercambiabili, tanto sono filtrati e trasmessi con la medesima ottica, tale da costruire un linguaggio unico, una grammatica conoscitiva fatta di sensazioni e di cromie istintivamente intimistiche”.
Infine, nel testo critico di Carlo Roberto Sciascia, intitolato “Pasquale Monaco ed il suo mondo”, si legge: “Il senso del tempo e dello spazio si dissolve tra meditazione e riflessioni vissute nell’incertezza di una realtà, ove i soggetti raffigurati emergono da uno sfondo fortemente contrastato e sgranato, mentre i gesti materici indicano percorsi di onde di pensiero astratti seppur concreti e determinano stratificazioni di immagini concettuali fissate sulla <pellicola mnemonica> degli stati d’animo. Ogni sensazione, legata all’io ed al suo habitat, sincretizzano altresì con rinnovata attualità il <topos> del divenire nel suo costante mutamento incessante. Pasquale Monaco ricompone i frammenti della realtà interiore e di quella esteriore con forme e segni sempre diversi, che spesso fanno da contraltare dell’animo umano. La compiutezza del soggetto, riportato sulla tela, ha una freschezza nel risultato che non tradisce i particolari, ma ne agevola il gioco d’insieme perché compostamente studiato nella sua unità. Lo spazio, disteso in atmosfere mediterranee dalle cromie affabulatrici, si avvale di distese monocromatiche, vissute intimemente tra tante amarezze che non trovano risposte soddisfacenti ma che si placano nell’accoppiamento dei colori , e definisce una scansione imprimente uno specificato significato all’armonia dello scenario. Ogni composizione trascende il finito e si proietta nello spirituale grazie alla caratura cromatica, ben disposta dalle pennellate uniformi ma inquiete sulla superficie rugosa. Pasquale Monaco parte dalla lezione impressionista e si svincola dalla passionale nostalgia del passato, dando vita ad una rappresentazione che, pur essendo radicata nel reale, mostra lo scorrere del tempo, del passare delle stagioni, con forti contrasti di luci e ombre e con colori forti e vividi evidenzianti i cambiamenti di luce. Dall’espressionismo ha tratto il modo di privilegiare il lato emotivo della realtà rispetto a quello percepibile oggettivamente e quella ribellione dello spirito contro la materia; in tal modo i tratti decisi ed i colori finiscono per indicare gli stati d’animo proposti e la misura con la quale sono state vissute. La tela si arricchisce così di contenuti drammatici, che evidenziano il senso del tempo e dello spazio, ed accoglie visioni sgranate e opache, mentre i fruitori possono percepire l’incertezza del reale tra i frammenti dell’essere e gli inquietanti e malinconici elementi del vivere, duri nel loro realismo. La luminosità dello sfondo fa da contrasto con la teatralità dei personaggi e misura i ritmi emozionali e spesso allusivi negli irrequieti accenni geometrici; le suggestioni spaziali e segniche e le alterazione cromatiche della stessa intima energia forniscono il pretesto per inoltrarsi in campi ricchi di impulsi psicologici, percepiti intensamente”.

La pittura di Pasquale Monaco è molto personale e spacca quel velo sottile che passa tra l’impressionismo e l’espressionismo. Nelle opere del Maestro Pasquale Monaco le soluzioni spaziali sono basate su una costruzione geometrica delle prospettive che volge sempre ad una soluzione empirica dello spazio. Questo ne rende l’effetto meno compiuto, meno statico, con un risultato di maggiore libertà, senza intaccare e riprendere puramente i maestri storici.
Per questo le sue opere persuadono di là delle connotazioni ambientali, in quanto realizzano la sintesi e allo stesso tempo rivelano le tracce di lunghi e sofferti percorsi analitici.

Nel testo di Angelo Calabrese si legge: “Klee afferma che l’arte <rende visibile> e mortale, tra l’indifferenziato e l’individuazione, tra l’inganno dei fenomeni e la probabilità del miracolo medita: <può darsi che il visibile sia nato da una bagarre di spiriti inferociti>. Una tensione emozionale avvertita nel caos d’una prepotente energia, che esige dalla instintiva sensualità l’approccio ai colori che respirano, s’aggregano vivono d’avventurose gestualità, giustifica l’approdo di un creativo spirito inquieto alle soglie di un evento. L’identità dell’invenzione e del visibile – ineffabile, trovato appunto nel farsi di una vitalità, che procede ben oltre la soglia epifanica, è scoperta che la pittura propone agli spazi d’umanità, che vivono sempre di pensieri segreti e di visioni, accese nelle passioni della fisicità o sospese sulle lontananze infinite lungo le quali si perdono pensieri vagabondi”.

Carlo Roberto Sciascia afferma inoltre che: “Intraprendendo percorsi aperti verso l’infinito, Pasquale Monaco percepisce l’esigenza di rappresentare la realtà, filtrata dalla propria coscienza, e riesce ad esprimere la propria interiorità e la visione soggettiva del mondo; ma, risultando insufficiente a rendere tali impressioni con una figurazione tradizionale, ha preferito oltrepassare i limiti della forma e abbandonare l’imitazione per andare oltre il segno e affidare la propria espressività a linguaggi diversi, sospesi tra sogno e realtà, tra presente e passato. È fondamentalmente un teatro, quello di Pasquale Monaco, nel quale i suoi tormenti interiori finiscono per stemperarsi in un’apparenza idillica di una commedia che si confonde e si alterna con il dramma; le immagini sono scene aperte per infinite combinazioni di senso, scene inquietanti, malinconiche e consistenti nel loro realismo. Ed il maestro guarda, osserva, analizza, elabora intimamente e filtra in una sintesi interessante le storie della stessa umanità, ma vissute nel suo io”.

La mostra sarà visitabile nei seguenti orari: martedì 16:00 – 18:00; giovedì 16:00 – 18:00; sabato 10,00 – 12,30 / 16,00 – 18,00; domenica mattina 10:00 – 12:30.

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *