Perché l’Italia “affoga”

di Guglielmo Pepe.

Il Tevere gonfio e largo come la Senna è diventato un’attrattiva per romani e turisti. Ma dietro lo spettacolo c’è il disastro, perché diverse zone della capitale d’Italia sono rimaste  “affogate” dall’incessante pioggia di questi giorni. Ora l’emergenza forse è finita. Però restano i danni. Ai quali si porrà rimedio temporaneo, perché per mettere in sicurezza ciò che non è sicuro, servirebbero somme enormi e anni di lavoro. E questo vale per Roma come per il resto del Paese dove è piovuto a cascate d’acqua causando allagamenti, distruzioni, smottamenti.

L’abbiamo scritto più volte: l’Italia è un paese fragilissimo. In parte per la conformazione del territorio, ma in larghissima parte perché è stato – ed è ancora – violentato da sfruttamento, speculazione, incuria, disinteresse. E la terra mangiata dal cemento ad un certo punto di ribella, si rivolta, contro l’uomo che continua ad abusarne.

Adesso si cerca di mettere in sesto l’economia nazionale e questo è l’impegno prioritario del governo. Eppure la più grande operazione economica, il più grande investimento che si potrebbe fare, è il risanamento del territorio. Però non si fa, perché costa molto, troppo. Senza rendersi conto che i continui disastri ambientali – ormai sempre più frequenti – fanno spendere parecchio di più di una lungimirante prevenzione.

Così si va avanti alla giornata e si mettono delle “toppe”. Come quelle che si fanno sulle strade di Roma per tappare le buche stradali, che in questi giorni si sono moltiplicate a dismisura. Ma rifare per bene il manto stradale, e una volta per tutte, non permetterebbe di moltiplicare, appunto, all’infinito gli appalti.

L’Italia viene continuamente rattoppata perché c’è anche chi lucra e specula sull’emergenza. Che verificandosi a ripetizione, garantisce guadagni vita natural durante ad un numero enorme di piccole aziende dedite alla manutenzione edilizia e stradale. Quando si riuscirà a rompere questo “ingranaggio” succhia soldi pubblici, probabilmente saremo più vicini a quella parte di Europa che ammiriamo (e un pò invidiamo).

http://pepe-national-geographic.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/02/03/perche-litalia-affoga/

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