Presentazione romanzo “La città che urla segreti” di Franco Salerno

La “Società  Dante Alighieri”- Comitato di  Saerno, martedì,  17 aprile 2018, alle ore 17.00, presenta “La città che urla segreti” il romanzo  di Franco Salerno (Guida Editori), presso la Lega Navale, sita in Piazza della Concordia Salerno.

Introduce la Prof.ssa Pina Basile, Presidente “Società Dante Alighieri”- Comitato di Salerno. Relatore: Prof. Alfonso Tortora (Università degli studi di Salerno).
La Presentazione prevede anche letture dal testo e musiche e canti eseguiti da Camilla de Marinis, Rossella Ferro, Raffaella Foglia, Caterina Anna Gioia, Vivia Lembo, Mara Lucchi, Annarita Manzo e Annagiulia Petrone, studenti del Liceo Scientifico “Francesco Severi” di Salerno. — presso Lega Navale Italiana Salerno.

 

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RECENSIONE / “La città che urla segreti”

Grande ammirazione ho provato nel leggere questo straordinario romanzo del prof. Franco Salerno(“La città che urla segreti”, Guida Editori), ambientato nella Napoli misteriosa: esso è un thriller “classico” nel senso letterale del termine perché contiene del genere i topoi del rapimento (avvelenamento, inseguimento, omicidi e suicidio, stupro), una vera indagine “guidata” da un antropologo Giacomo De Marinis, affiancato da una serie di personaggi che cercano di decifrare la pista di 4 codicilli, manoscritti enigmatici, e una intensa ricerca del MALE.

Il testo si presta a una doppia chiave interpretativa: esistono due piani del racconto: c’è un livello storico, narrativo, reale che si innesta su famosi e architettonici ambienti napoletani e poi c’è una grande capacità di romanzare con fantasia e lanciare messaggi impliciti. Cerchiamo di seguire alcune linee interpretative.

Il romanzo contiene un tema dominante che è l’indagine sul mistero dell’Io: a p. 58 l’autore scrive: “L’oggetto della nostra indagine è l’Io. Che mi sembra un mantello pieno di strappi e smagliature”. Esso si presenta come un testo evidentemente “liminare” (come piace all’autore), segnato da forti dialettiche quali Amore vs ErosScienza vs Fede,Umanesimo vs TecnicaBene vs Male. In quest’ottica il testo assume perciò anche il valore di una denuncia in cui l’autore difende i valori dell’humanitas, della cultura, della poesia, contro le sette degli antirazionali, dei materialisti che oggi dominano il mondo e che vogliono ridurre tutto a tecnica, negano la fede, il mistero ed anche Satana. Per tale motivo ricorrente è la presenza del santo di credo ut intellegam… intellego ut credam.Agostino più di tutti ha incarnato le antinomie del bene contro il male e ha sollevato il dubbio religioso del male come presenza dentro e fuori dell’uomo.

Nel romanzo non esiste un solo punto di vista; il protagonista è l’antropologo, ma non è l’unico, emergono tante focalizzazioni dell’io… Giacomo… Isabella… Annie… Alba…. tutti i protagonisti sono alla ricerca di una verità che è rinchiusa nel fondo dell’Io (“le penombre dell’animo umano”, p. 14). La chiave della ricerca è nelle propria interiorità: “in interiore homine habitat Veritas”. Anche il titolo ha i suoi “segreti”. Il termine “segreto” rimanda al latino secernere, “nascondere”, perché l’Io (dei protagonisti della storia) secerne sangue, mistero, dolore, ambizioni, paure e desideri. Il verbo “urlare” deriva da ululare (voce onomatopeica) e sta indicare il fatto che una razionale consapevolezza dei propri misteri e dei propri traumi interiori non avviene mai in modo sereno e pacato, ma sempre traumaticamente. Le urla nel libro sono l’energia di dolore, con cui la verità tragica emerge dal profondo del nostro Io…urlano Annie…Stefania…Isabella, le tre donne protagoniste del dolore, e non a caso l’autore affida alle donne la voce del dolore.

Il testo però ha anche un significato religioso, “misterico: infatti, significa che la verità è la fede che ognuno di noi racchiude (in greco μύω = sto chiuso). Perciò, scandagliare la propria coscienza fa male… perché la verità non emerge facilmente, ma attraverso la lettura dei simboli. Di fronte a chi non crede ai significati misterici e simbolici, il protagonista dà la vera chiave interpretativa del romanzo: “I simboli fanno parte di una realtà superiore che va oltre l’orizzonte umano” (p. 76). Attraverso l’indagine interpretativa di 5 testi la verità subisce una ri-vela-zione (“le rivelazioni sono così traumatiche che, invece di regalare bagliori di verità, dischiudono ombre di inganni”, p. 22) ovvero la verità si vela, si copre di significati ancora più impenetrabili, di altri misteri: epigrammi contengono anagrammi e arcani segreti testuali che uniscono il passato e il presente (nel finale anche il futuro).

Il lettore viene condotto attraverso una affascinante interpretazione di enigmi che nascondono un senso “doppio”; e allora la scrittura perde il valore di testo fisso e diventa indizio di mistero (riscontrabile qui un allusivo omaggio dell’autore a Umberto Eco e all’episodio del labirinto della biblioteca nel capolavoro de “Il nome della rosa”).

Il thriller assume una forte valenza psicanalitica: i protagonisti dell’opera sono infatti sogni, incubi, sensi di colpa, complessi edipici. Un particolare stilistico va segnalato: l’uso del corsivo, che unisce due coscienze tormentate, le due Isabelle… la Isabella moderna che si immedesima e rivive la storia della Isabella rinascimentale, famosa poetessa morta tragicamente per mano dei suoi fratelli. Pertanto, la letteratura diviene re-incarnazione nella memoria interiore; entrambe le protagoniste sono accomunate dall’odio verso la propria madre. E proprio il sonetto 14 della poetessa rinascimentale induce la rivisitazione, l’allucinazione della sua lettrice moderna che nella sua psiche turbata rivede un “sogno ad occhi aperti”, segno di un’angoscia nevrotica. E allora Salerno dà a questo punto un grande esempio di pagina letteraria contenente un caso di quarta dimensione, di tempo misto e ubiquità spazio-temporale: nel leggere la sua omonima, poetessa e scrittrice, la Isabella del romanzo rivede il suo io, ri-conosce la rimozione del suo complesso di Edipo.

Per concludere, va segnalata sul piano artistico e stilistico una pagina particolare del testo che è il monologo interiore “indiretto” di un personaggio secondario come Annie, con la quale tecnica l’autore ci permette di entrare direttamente nella psiche del personaggio: tramite induzione ipnotica, la ragazza ci fa rivivere un evento traumatico della sua adolescenza, uno stupro raccontato non solo con il fluire del pensiero joyciano, ma ricondotto dalla memoria dove sono depositati i segreti indicibili dell’Io. Sottolineo questa pagina perché esempio di una tecnica raffinata usata dall’autore, ricca di pathos,tensione, di un linguaggio onirico, analogico, privo di coordinate logiche con forti simbologie quali il vento, i fenicotteri (l’“uccello dei 4 elementi vitali”), simbolo di vita e di bellezza femminile, che qui viene tragicamente infranta.

Guglielmo Caiazza

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