Qualche primo indizio – Sul Coronavirus, dal Post

Come passa il tempo quando si vaccina. Sono da poco trascorsi quattro mesi dall’inizio della campagna vaccinale in Italia e iniziano a essere visibili i suoi primi e incoraggianti effetti. 

L’Istituto superiore di sanità (ISS) ha analizzato gli andamenti dei casi positivi al coronavirus, dei ricoveri e dei decessi, poi ha provato a metterli in relazione con la progressione della campagna vaccinale. Non è un lavoro semplice ed è difficile trarre informazioni accurate, ma nel complesso l’analisi conferma che i vaccini contro il coronavirus sono efficaci soprattutto nell’evitare le forme più gravi di COVID-19, che a loro volta comportano un maggior numero di ricoveri in terapia intensiva e di decessi. Il dato italiano, pur con qualche differenza, conferma quanto emerso negli altri paesi dove sono stati vaccinati milioni di individui.

L’analisi dell’ISS è in gran parte basata sulle categorie e le fasce di età per le quali si è già raggiunta una buona copertura vaccinale: operatori sanitari, ospiti delle case di cura (RSA) e persone con più di 80 anni. 

Questo grafico dell’ISS mostra il calo dei contagi tra gli operatori sanitari: lungo la linea temporale viene mostrato il numero assoluto dei casi tra gli operatori sanitari e nel resto della popolazione.
La linea nera verticale tratteggiata segna l’inizio della somministrazione delle prime dosi, mentre la seconda (quella grigia sempre tratteggiata) indica l’avvio dei richiami. Il grafico arriva fino al 19 aprile e mostra come gli effetti della terza ondata dell’epidemia siano stati minori rispetto al resto della popolazione, in rosso.

Il grafico qui sotto mostra invece i ricoveri in terapia intensiva tra le fasce più anziane della popolazione. La linea verde mostra il tasso di ricovero in questi reparti tra gli individui con più di 80 anni: si nota una notevole flessione a partire da metà marzo, quando la copertura vaccinale in questa fascia è salita oltre il 40 per cento. 
L’Istituto superiore di sanità rileva anche che, grazie a questo andamento, nelle ultime settimane l’età mediana dei casi all’ingresso in terapia intensiva è calata fino a raggiungere i 67 anni. Una diminuzione, quella dell’età mediana, che il presidente dell’ISS Silvio Brusaferro ha ricondotto alle vaccinazioni. Ci sono stati effetti positivi anche nel ridurre il tasso di mortalità nella popolazione più anziana.

Le analisi sono ancora preliminari e sarà necessario attendere qualche mese per avere dati più completi, che diano qualche indizio sull’andamento sulla popolazione in generale. Considerate le evidenze che stanno emergendo negli altri paesi, c’è comunque da essere ottimisti sugli effetti che potrà avere la vaccinazione contro la pandemia. Perché ciò avvenga bisogna volere e avere l’opportunità di vaccinarsi, naturalmente. In vacanza
Il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, il generale Francesco Paolo Figliuolo, nel fine settimana ha detto che la sua struttura sta pensando a qualche opzione aggiuntiva per incentivare le vaccinazioni anche nel periodo delle vacanze estive, quando molte persone per lo più in giovane età si troveranno lontano dai centri vaccinali dei loro luoghi di residenza: «Pensiamo di utilizzare strutture presso centri montani o estivi, che potrebbero dare un appeal a quel tipo di utenti».

Il tema è dibattuto da qualche settimana: in molti si sono chiesti che cosa accadrà non solo durante le vacanze, ma anche nelle settimane che le precedono per chi sarà chiamato a vaccinarsi con la prospettiva di ricevere la seconda dose quando sarà in ferie. Per ora non ci sono molti altri dettagli.
Colori
Da lunedì la Valle d’Aosta è passata in area rossa. Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna sono in area arancione, mentre tutte le altre regioni sono rimaste in aerea gialla. 

In area gialla hanno riaperto i bar e i ristoranti, sia a pranzo sia a cena, ma solo per il servizio all’aperto. Hanno riaperto anche musei, cinema, teatri e sale da concerto, ma con capienza ridotta. Tra le regioni in area gialla ci si può spostare liberamente, mentre tra quelle in area rossa e arancione ci si può spostare per motivi di lavoro, salute o necessità, oppure con una certificazione di avvenuta vaccinazione, guarigione negli ultimi sei mesi o negatività tramite tampone effettuato nelle 48 ore precedenti.
Musei
Secondo gli ultimi dati del ministero della Cultura, dal 2019 al 2020 il calo dei visitatori è stato enorme: si è passati da 54,8 milioni di visitatori a 13,3 milioni, con una differenza di 41,5 milioni, una riduzione del 75,6 per cento. I dati hanno confermato le difficoltà ampiamente raccontate nell’ultimo anno, con l’epidemia da coronavirus che ha costretto la chiusura di tutti i luoghi della cultura per lunghi periodi: oltre ai musei e alle aree archeologiche, anche cinema, teatri e locali per concerti.

Il parco archeologico del Colosseo ha avuto il calo percentuale di visitatori più grave: è passato da 76 milioni di visitatori del 2019 a 10,8 milioni con una perdita dell’86 per cento. Anche nel resto del mondo i musei hanno visto ridursi drasticamente il numero di visitatori e di incassi. Una delle notizie più rilevanti degli ultimi mesi ha riguardato il Louvre di Parigi, che nel 2020 ha registrato un calo dei ricavi di 90 milioni di euro rispetto al 2019.
Ossigeno
Nelle ultime settimane la carenza di riserve di ossigeno negli ospedali indiani è diventata un problema enorme, e ha aggravato una situazione già drammatica provocata dalla durissima seconda ondata dell’epidemia da coronavirus che sta interessando il paese: l’ossigeno è infatti fondamentale nel trattamento delle persone malate di COVID-19 ricoverate in ospedale con insufficienze respiratorie.

La carenza di riserve di ossigeno nel paese non ha una sola causa e si deve a un insieme di fattori legati sia alla geografia della produzione dell’ossigeno in India sia alle difficoltà di trasportarlo rapidamente coprendo grandi distanze, su strade spesso dissestate e difficili da percorrere.

Seconda dose
Nonostante gli Stati Uniti siano tra i paesi che hanno vaccinato di più contro il coronavirus, nell’ultimo paio di settimane il ritmo delle dosi somministrate ha iniziato a rallentare facendo emergere soprattutto due problemi: convincere gli indecisi a vaccinarsi e assicurarsi che milioni di individui che hanno già ricevuto la prima dose si presentino per la seconda. 

Secondo i dati diffusi dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), più di 5 milioni di persone che avevano ricevuto la prima dose di Pfizer-BioNTech o Moderna non si sono presentate per ricevere la seconda. Il dato indica un raddoppio delle seconde dosi mancate rispetto alle prime settimane della campagna vaccinale. In termini percentuali, equivale all’8 per cento di chi aveva ricevuto la prima dose: se da un lato la percentuale è relativamente bassa, dall’altro osservatori e autorità sanitarie temono che possa aumentare nelle prossime settimane, riducendo la quantità di individui pienamente immunizzati nella comunità.

No J&J
La Danimarca non somministrerà il vaccino di Johnson & Johnson (J&J) contro il coronavirus perché secondo le autorità sanitarie danesi «i benefici dell’utilizzo del vaccino di Johnson & Johnson non superano il rischio di causare possibili effetti avversi».

La decisione della Danimarca arriva dopo che l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) aveva rilevato un «possibile legame» tra alcuni casi estremamente rari di problemi circolatori (trombosi) e il vaccino, come era già stato rilevato nel caso del vaccino di AstraZeneca che funziona con un principio simile. Secondo l’EMA, però, i benefici offerti dal vaccino di J&J superano gli eventuali rischi derivanti dalla sua somministrazione, soprattutto se confrontati con quelli molto più alti che si affrontano nel caso ci si ammali di COVID-19.

Su le mani
Da alcune settimane il governo britannico ha avviato un programma di esperimenti su eventi dal vivo con migliaia di persone, per capire se e come sarà possibile riaprirli in sicurezza dopo più di un anno di pandemia. Il Regno Unito – che è molto avanti con il piano vaccinale, con più di metà popolazione che ha ricevuto almeno una dose, e sulle riaperture è guardato con interesse da diversi governi europei – non è il primo paese a realizzare esperimenti di questo genere, ma il suo programma è tra i più ampi e strutturati finora e comprende manifestazioni sportive, concerti, eventi in discoteca e congressi.

Lo scorso fine settimana ci sono stati i primi test su eventi in discoteca e concerti, senza mascherine. Venerdì 30 aprile a Liverpool erano presenti circa 3mila persone in un ampio magazzino. I partecipanti hanno dovuto effettuare un tampone il giorno prima e poi caricare il risultato su un sito, per collegarlo al biglietto acquistato. Una volta presentati biglietto e tampone negativo all’ingresso, sono potuti entrare e comportarsi come se nessuna restrizione contro il coronavirus fosse in vigore. Uno degli obiettivi dell’esperimento è capire se le persone siano ben disposte a seguire questa procedura per partecipare; dentro il magazzino invece sono stati usati sensori per calcolare il livello di ventilazione.

Troppo?
Da circa un anno la sanificazione delle superfici è una costante nelle nostre esistenze. È capitato a tutti di imbattersi in cartelli e dichiarazioni che segnalavano l’avvenuta pulizia di locali, negozi e mezzi di trasporto con prodotti disinfettanti come indicato dalle istituzioni sanitarie. 

A inizio aprile i CDC degli Stati Uniti hanno segnalato che il rischio di trasmissione del coronavirus attraverso le superfici è basso, e che in molti casi non è necessario disinfettare oggetti e superfici per ridurre i rischi di contagio.

Come in altri virus respiratori, anche l’involucro che protegge il coronavirus è poco resistente e si degrada velocemente nell’ambiente esterno, specialmente se entra in contatto con prodotti per la pulizia delle superfici. L’eventualità di entrare in contatto con qualcosa di appena contaminato, come una maniglia, e di toccarsi successivamente la faccia è piuttosto rara e implica che avvenga in tempi brevi rispetto all’avvenuta contaminazione, senza contare che al di sotto di una certa concentrazione virale il contagio avviene difficilmente.

Grazie a studi condotti in diverse parti del mondo, è ormai diventato evidente che la principale via di contagio sia aerea, e che i rischi di contrarre il coronavirus toccando una superficie siano bassi e tali da consentire di ridurre gli sforzi per disinfettare qualsiasi cosa, a patto di mantenere le normali buone pratiche per l’igiene. Insomma, nell’ultimo anno abbiamo disinfettato troppo?

Migranti
In fondo alla Val di Susa (Piemonte) volontari, attivisti e sacerdoti assistono quotidianamente i migranti che si preparano ad attraversare le montagne, diretti in Francia. 

Alcuni di loro – pochi, in realtà – hanno seguito la rotta del Mediterraneo centrale, che ha condotto in Val di Susa migliaia di migranti dal 2017 al 2019 dopo il blocco del passaggio da Ventimiglia deciso dalla polizia francese. La maggior parte, invece, è passata dai Balcani, dai campi tra la Bosnia e la Croazia, dove negli ultimi mesi migliaia di afghani, pakistani e iraniani sono rimasti bloccati nella neve a temperature molto rigide, in condizioni estreme. Dal marzo dello scorso anno, dopo il primo lockdown a causa della pandemia da coronavirus, sono cambiate tante cose: le rotte migratorie hanno portato più famiglie, anche madri con figli nati da pochi giorni, e meno giovani provenienti dall’Africa sub-sahariana.

Siamo andati a Oulx, in Piemonte, l’ultimo avamposto italiano della rotta balcanica, che migliaia di persone continuano a percorrere ogni anno, nonostante il rafforzamento dei controlli a partire dal 2016. È un racconto speciale, cui teniamo molto, e che siamo felici di condividere con voi e con chi ci ha dato una mano a realizzarlo, insieme a tante altre cose, abbonandosi al Post.

Noi ci sentiamo venerdì, e grazie davvero. Ciao!

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *