Qualche restrizione in meno – Sul Coronavirus, dal Post

Tra aree gialle, prime regioni in area bianca e le regole sulle riaperture graduali c’è il rischio di fare un po’ di confusione o perdersi qualche pezzo per strada. È il caso di cominciare con qualche informazione di servizio.

Da oggi inizia una nuova fase di riduzione delle limitazioni decise negli ultimi mesi per ridurre la diffusione del coronavirus. Le novità interessano le regioni in area gialla, con alcune regole in comune con quelle in area bianca e che sono Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Molise.

Bar e ristoranti
Bar e ristoranti possono tornare a fare servizio al chiuso e c’è di nuovo la possibilità di fare consumazioni al bancone. 

I ristoranti possono restare aperti fino alle 23 nelle aree gialle, in cui si applica ancora il coprifuoco, mentre nelle aree bianche non ci sono limitazioni di questo tipo. 

A proposito di coprifuoco, nelle aree gialle il limite delle 23 sarà spostato alle 24 a partire dal prossimo 7 giugno, mentre dal 21 giugno è prevista l’eliminazione del coprifuoco.

Eventi sportivi
È possibile assistere agli eventi sportivi all’aperto, ma con qualche limitazione. Non si può superare un quarto della capienza massima consentita dalla struttura, e comunque non possono esserci più di 500 spettatori negli spalti al chiuso e più di 1.000 all’aperto.

15 giugno
Le successive riaperture avverranno a partire dal prossimo 15 giugno. In area gialla riapriranno fiere e parchi tematici e potranno svolgersi feste relative a matrimoni e altre cerimonie. 

Come già succede al momento in zona bianca, dove queste riaperture sono già avvenute, l’accesso alle feste di matrimonio e ad altre cerimonie potrà avvenire solo con il cosiddetto “certificato verde”, che dimostra una delle seguenti condizioni: l’avvenuta vaccinazione nove mesi precedenti; la guarigione dal coronavirus nei sei mesi precedenti; o il risultato negativo di un test molecolare o antigenico valido nelle 48 ore dall’esecuzione.
12-15 
Lunedì, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha autorizzato la somministrazione del vaccino di Pfizer-BioNTech anche agli adolescenti tra i 12 e i 15 anni, come aveva raccomandato venerdì l’Agenzia europea dei medicinali (EMA). «I dati disponibili dimostrano l’efficacia e la sicurezza del vaccino anche per i soggetti compresi in questa fascia di età», ha spiegato l’AIFA. Finora il vaccino era autorizzato per la somministrazione solo su chi aveva almeno 16 anni.
Bianca
Come anticipavamo all’inizio della newsletter, da questa settimana Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Molise sono in area bianca, la fascia di rischio epidemiologico in cui sono previste meno restrizioni. Sono le prime tre regioni in cui per tre settimane consecutive è stata rilevata un’incidenza di contagi inferiore ai 50 casi per 100mila abitanti.

Tutte le altre regioni e province autonome continuano a essere in area gialla, ma considerati i dati positivi delle ultime settimane, è probabile che da lunedì prossimo siano in area bianca Abruzzo, Liguria, Veneto e Umbria. Le altre regioni potrebbero unirsi la settimana successiva, sempre nel caso in cui si mantengano i dati positivi dell’ultimo periodo.
Certificati COVID-19
La Commissione Europea ha aggiornato la propria proposta per i cosiddetti “certificati COVID-19”, che dovrebbero permette di circolare all’interno dell’Unione Europea nei mesi estivi. La novità riguarda l’esenzione da test e quarantena dopo 14 giorni dalla somministrazione dell’ultima dose del vaccino, oltre ad alcune altre modifiche alle restrizioni che ogni stato membro può imporre. 

L’emissione dei certificati sarà a carico dei singoli stati membri, che potranno scegliere le modalità di distribuzione in modo centralizzato, oppure affidare il compito ai centri dove si effettuano le vaccinazioni e i test per rilevare l’eventuale positività al coronavirus o agli operatori sanitari che verificano la guarigione dalla COVID-19. L’impressione è che ci siano ancora molti dettagli da sistemare, ormai in pochissimo tempo.

Da tenere d’occhio
Da alcune settimane nel Regno Unito viene osservata con attenzione la variante B.1.617.2 del coronavirus, derivata dalla cosiddetta “variante indiana”, ritenuta una delle principali cause della grave ondata di COVID-19 che ha interessato l’India tra aprile e maggio. La variante sta causando un aumento significativo di nuovi casi positivi in alcune aree del Regno Unito e un maggior numero di ricoveri. La campagna vaccinale è a uno stadio relativamente avanzato e dovrebbe consentire di ridurre la portata di un’eventuale nuova ondata, ma ci sono dubbi sulla protezione offerta dai vaccini per chi è ancora in attesa della seconda dose.

I primi focolai della variante erano stati rilevati nel nord-ovest dell’Inghilterra tra fine aprile e inizio maggio, ma ora i dati sembrano suggerire una maggiore diffusione anche in altre aree del paese. In molte zone B.1.617.2 è ormai prevalente e alla base dell’aumento dei contagi rilevato negli ultimi giorni. All’aumentare dei casi da B.1.617.2 stanno invece diminuendo quelli da B.1.1.7, la cosiddetta “variante inglese” di cui si era parlato molto nei mesi scorsi e ormai ampiamente diffusa in Europa. 

Secondo il ministero della Salute britannico, la protezione offerta dal vaccino si mantiene alta dopo la somministrazione della seconda dose anche nel caso di B.1.617.2. La protezione è invece inferiore, rispetto a quella offerta per altre varianti, nel caso in cui non sia stato completato il ciclo vaccinale.
Alfa, beta, gamma
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato una nuova nomenclatura per le varianti dell’attuale coronavirus (SARS-CoV-2), i cui nomi finora erano stati associati ai paesi in cui erano state rilevate. A ogni variante da ora in poi sarà associata una lettera dell’alfabeto greco: questo servirà, secondo l’OMS, a evitare che si creino episodi di stigmatizzazione nei confronti dei paesi in cui le varianti erano state rilevate inizialmente.

La nuova nomenclatura si affiancherà a quella scientifica, che rimarrà tale, e servirà a identificare le varianti più facilmente. «Sebbene abbiano i loro vantaggi, questi nomi scientifici possono essere difficili da pronunciare e ricordare e sono inclini a essere riportati in modo sbagliato», ha detto l’OMS. «Di conseguenza, le persone chiamano spesso le varianti in base ai luoghi in cui sono state rilevate, il che è stigmatizzante e discriminatorio».

Anche per questi motivi la malattia causata dall’attuale coronavirus era stata chiamata dall’OMS con l’acronimo COVID-19 (CO per “corona”, VI per “virus”, D per malattia, disease in inglese, e infine 19 per indicare l’anno in cui è emersa).

Vietnam
E sempre a proposito di varianti, nel fine settimana in Vietnam ne è stata individuata una nuova che ha alcune caratteristiche in comune con le varianti già identificate in India e nel Regno Unito e che sembrano rendere il virus più facilmente trasmissibile. I nuovi casi sono stati riscontrati all’interno di un focolaio individuato a Ho Chi Minh, la città più popolosa del paese, dove le autorità hanno annunciato una campagna di test di massa e rafforzato le restrizioni per contenere la diffusione dei contagi.

In seguito alla scoperta della nuova variante, il primo ministro del Vietnam, Pham Minh Chinh, ha annunciato l’avvio di una campagna di test di massa per la popolazione di Ho Chi Minh, la cui area metropolitana ha circa 13 milioni di abitanti. A partire da lunedì 31 maggio, inoltre, sono state introdotte nuove regole sul distanziamento fisico in tutta la città per 15 giorni: negozi e ristoranti rimarranno chiusi e le cerimonie religiose saranno sospese, così come tutti gli eventi pubblici con più di 10 partecipanti.
Due cose dal Sudamerica
Brasile – Sabato 29 maggio decine di migliaia di persone hanno manifestato in alcune delle principali città del Brasile per chiedere l’impeachment del presidente Jair Bolsonaro. Le città in cui si sono tenute le manifestazioni sono state circa 200. Buona parte dell’opinione pubblica brasiliana ritiene che Bolsonaro sia il principale responsabile della gestione disastrosa della pandemia, che ha portato il sistema sanitario brasiliano praticamente al collasso, e ha causato nel paese quasi 500mila morti, secondo il conteggio ufficiale (ma potrebbero essere di più).

Perù – Nel paese sono cambiati i criteri con cui si registra il numero di persone morte a causa del coronavirus. Il Perù è ora il primo paese al mondo per morti in rapporto alla popolazione per COVID-19, secondo le stime della Johns Hopkins University di Washington, che fornisce un conteggio aggiornato in tempo reale sui casi individuati in tutto il mondo. Il numero di morti è passato da 69.342 a 180.764; significa più di 500 morti per COVID-19 ogni 100mila abitanti.

Sesso, poco
Le misure introdotte in diversi paesi per ridurre la diffusione del coronavirus hanno prodotto effetti diretti e rilevanti, tra gli altri, sia sulle modalità che sulla frequenza dei rapporti umani, inclusi quelli sessuali. Riguardo a questi ultimi, una generale e diffusa riduzione della frequenza è stata attestata da studi e sondaggi sui rapporti sia tra partner conviventi che tra persone non impegnate in relazioni stabili.

Una delle conclusioni di uno studio in tema è che le misure restrittive durante il lockdown abbiano sproporzionatamente condizionato alcuni gruppi più di altri, con differenze significative in base al sesso e all’orientamento sessuale. È stata notata una maggiore propensione a segnalare un aumento dell’attività sessuale da parte delle persone di sesso maschile, impegnate in una relazione stabile e non eterosessuali. E riguardo al desiderio sessuale – altro fattore preso in considerazione – il campione dello studio ha mostrato una diminuzione del desiderio tra le donne e non tra gli uomini, durante il lockdown.

Il Kinsey Institute, un istituto americano di ricerche sulla sessualità umana presso l’Università dell’Indiana, ha condotto uno studio su un campione di 1.559 persone adulte, interrogate sull’impatto della pandemia sulla loro vita sessuale. Quasi la metà degli intervistati ha riferito sia un calo della frequenza dei rapporti sia un calo dell’autoerotismo. Circa un partecipante su cinque ha poi riferito di aver introdotto nuove pratiche nella propria vita sessuale, come per esempio il sexting (l’invio di testi, immagini o video sessualmente espliciti tramite smartphone o altri dispositivi).

Secondo la terapista Laura Vowels, consultata dal Guardian, il lockdown è stato per molte persone single un’occasione per riflettere sulla propria sessualità, sui propri desideri e sui propri bisogni anche in funzione del periodo particolare. «Non fare sesso è un’opzione assolutamente valida, soprattutto durante una pandemia», se questo fatto è frutto di una scelta e non crea preoccupazioni né problemi.

L’isolamento e le restrizioni hanno condizionato la vita sessuale di molti, sia coppie sia persone single, e non sempre in modi scontati.

A Pesaro
Finiamo anche oggi annunciandovi una nuova iniziativa del Post (un’altra! sì). Da venerdì 18 a domenica 20 giugno torna “Talk”, la giornata di incontri pubblici che dedichiamo a parlare di quello che succede e a vedersi di persona: dopo le due edizioni del 2019 e del 2020 a Faenza (dove Talk tornerà il prossimo autunno) abbiamo accolto la proposta del Comune di Pesaro e possiamo avviare l’intenzione originale di rendere il progetto “itinerante” e un’occasione per incontrarsi in tutta Italia, progetto che era stato sospeso – dopo i molti inviti ricevuti nel 2019 – insieme alle molte cose sospese di quest’ultimo anno.

Ci saranno Francesca Mannocchi, Alessandro Baricco, Annalisa Cuzzocrea, Marianna Aprile, Vasco Brondi, Massimo Zamboni, Matteo Ricci, Roberta Villa, Giacomo Papi, Lercio, Eva Giovannini, Marino Sinibaldi, Daniele Vimini, Matteo Bordone e naturalmente i giornalisti del Post. Se siete nei paraggi, venite a trovarci


Intanto ci fermiamo qui, per oggi, ma torniamo a trovarvi venerdì. Ciao!

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