Quanto manca al vaccino 💉 – Sul Coronavirus, dal Post

La possibilità di avere almeno due vaccini contro il coronavirus entro la fine dell’anno sembra sempre più concreta.

L’azienda di biotecnologie Moderna oggi ha avviato presso le istituzioni dell’Unione Europea le pratiche per ottenere un’autorizzazione di emergenza per il suo vaccino sperimentale, dopo avere fatto altrettanto con le autorità statunitensi ieri. Anche Pfizer-BioNTech hanno avviato negli ultimi giorni le stesse procedure per il loro vaccino, basato sull’RNA messaggero come quello di Moderna.

Insieme alla domanda presentata negli Stati Uniti, ieri Moderna aveva anche comunicato i risultati finali dei suoi test clinici, che hanno fatto rilevare un’efficacia del 94,1 per cento, in linea con il 94,5 per cento stimato nelle settimane scorse con un’analisi preliminare basata su parte dei 30mila volontari che avevano partecipato alla sperimentazione. Il dato finale non è molto distante dal 95 per cento di efficacia annunciato da Pfizer-BioNTech, lievemente in anticipo rispetto a Moderna nella comunicazione dei dati.

Per l’ultima fase (su 3) del loro test clinico, i ricercatori di Moderna avevano diviso i 30mila volontari in due gruppi: gli appartenenti al primo avevano ricevuto il vaccino, quelli al secondo una sostanza che non faceva nulla (placebo). Nei mesi del test si era poi atteso che un numero sufficiente di volontari si ammalasse di COVID-19 per trarre le conclusioni sull’efficacia del vaccino. 

Moderna ha annunciato che i casi di COVID-19 riscontrati sono stati 196: 185 si sono verificati nel gruppo del placebo e solo 11 in quello del vaccino. Nell’analisi sono stati inoltre identificati 30 casi con sintomi gravi da COVID-19, tutti appartenenti al gruppo del placebo, mentre nessuno dei volontari nel gruppo del vaccino ha avuto sintomi di questo tipo. Sembra quindi che il vaccino abbia un’alta efficacia nel ridurre i rischi di sviluppare forme gravi della malattia, che nei soggetti più a rischio possono comportare complicazioni e talvolta la morte.

Il vaccino di Moderna sarà rivisto da una commissione di esperti della Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia federale statunitense che si occupa di farmaci, il 17 dicembre. Per Pfizer-BioNTech una valutazione simile sarà effettuata il prossimo 10 dicembre, qualche giorno prima perché le due aziende hanno presentato la loro richiesta in anticipo rispetto a Moderna. L’FDA farà poi le proprie valutazioni e, salvo imprevisti, dovrebbe approvare i vaccini entro fine dicembre. Un percorso analogo riguarderà anche le domande presentate nell’Unione Europea: dovrebbe concludersi entro fine anno.
Registered Nurse Kath Olmstead prepares a blinded study experimental vaccine for COVID-19 developed by the National Institutes of Health and Moderna Inc. at the United Health Services facility, Monday, July 27, 2020, in Binghamton, N.Y. (AP Photo/Hans Pennink

Sia Moderna sia Pfizer-BioNTech dicono che una volta concesse le autorizzazioni potranno da subito consegnare i primi milioni di dosi dei loro vaccini. La produzione era del resto già stata avviata, scommettendo sulla possibilità che i test clinici dessero i risultati attesi. Pfizer-BioNTech forniranno almeno 25 milioni di dosi agli Stati Uniti entro la fine dell’anno, utili per vaccinare 12,5 milioni di persone (la somministrazione avviene con due dosi per persona a distanza di un mese). Moderna dice di poter produrre fino a 15 milioni di dosi entro fine anno, e sostiene che nel corso del prossimo dovrebbe arrivare a produrre almeno un miliardo di dosi.

La Commissione Europea ha prenotato 80 milioni di dosi dei vaccini di Moderna, con un’opzione per altri 80 milioni di dosi. Da Pfizer-BioNTech le autorità europee hanno prenotato 200 milioni di dosi, riservandosi di aggiungere un secondo ordine da 100 milioni di dosi. A queste si aggiungeranno i vaccini prodotti da altre aziende farmaceutiche e ancora in fase di sperimentazione. I vaccini saranno poi distribuiti tra i vari stati membri, in rapporto alla popolazione e ad altri fattori.

Il governo italiano sta lavorando a un piano per la distribuzione dei vaccini contro il coronavirus, ma non ci sono ancora dettagli chiari, anche perché la responsabilità sarà in parte delle regioni, che mantengono grandi autonomie per quanto riguarda la sanità. Come nella maggior parte dei paesi, l’orientamento è di procedere prima di tutto alla vaccinazione del personale sanitario e delle fasce della popolazione a rischio: i vaccini “per tutti” arriveranno a 2021 inoltrato.

Ma non è tutto.
 

Efficacia
Il fatto che l’uso di due vaccini sia prossimo a essere autorizzato è una buona notizia, ma ci sono ancora alcuni aspetti da chiarire. Non sappiamo per quanto tempo le soluzioni di Moderna e Pfizer-BioNTech offrano una protezione: esistono da troppo poco tempo per valutare la loro eventuale capacità di far sviluppare al nostro organismo un’immunità nel lungo periodo. Inoltre, solo l’impiego su milioni di persone potrà dirci quale sia l’effettiva efficacia dei due vaccini, rispetto a quella riscontrata nei test clinici.

Leggendo “efficacia del 95 per cento” si potrebbe pensare che un vaccino protegga – in condizioni normali – 95 persone su cento. Ma i test clinici non possono per loro natura mostrare che cosa accadrà realmente tra la popolazione, una volta che i vaccini saranno somministrati a milioni di individui nella comunità. Quei test consentono di ottenere un’efficacia stimata, inevitabilmente diversa dall’efficacia nella comunità, che diventa nota sola dopo l’impiego del vaccino per diverso tempo e su larga scala.

Ma come si calcola l’efficacia di un vaccino in un test clinico? 
Immaginiamo che i volontari coinvolti siano 30, suddivisi in un gruppo da 18 sottoposto al vaccino, e in un gruppo da 12 che riceve invece un placebo. Nel primo gruppo si ammalano in 2, nel secondo in 5.

Il gruppo dei vaccinati ha quindi 2 malati su 18 → 2⁄18
Il gruppo del placebo ha invece 5 malati su 12 → 5⁄12

Per calcolare l’efficacia si segue questa formula: [(5⁄12 2⁄18) / 5⁄12] • 100 = 73,3
↓
efficacia del 73,3%
Se siete confusi vi basta sapere che l’efficacia indica in percentuale la differenza relativa tra i due rapporti nei rispettivi gruppi. Se non c’è differenza tra i due gruppi, il vaccino ha un’efficacia dello 0 per cento; se nessuno dei volontari vaccinati si fosse ammalato, l’efficacia sarebbe stata del 100 per cento. L’efficacia nella comunità, è tutta un’altra storia.

Sfratto
Mercoledì 25 novembre i gestori dell’hotel King, in centro a Milano, hanno ricevuto un avviso di sfratto dal gruppo immobiliare proprietario del palazzo. Da pochi giorni l’albergo, un quattro stelle, aveva avuto tutte le autorizzazioni per diventare “COVID hotel” – cioè una delle strutture alberghiere che ospitano malati di COVID-19 che non necessitano di ricovero in ospedale. La proprietà ha poi inviato una diffida all’assessorato regionale alla Sanità e all’ATS di Milano per impedire la trasformazione del King in “COVID hotel” ritenendo che ci possano essere conseguenze economiche per la struttura a causa della presenza dei malati.

In tutto questo, che fine ha fatto Immuni? 🔍

Nuovi colori
A partire da domenica 29 novembre, alcune regioni hanno cambiato il colore assegnato loro dal governo per indicare la gravità dell’epidemia nei loro territori. Lombardia, Piemonte e Calabria sono passate dall’area rossa – la più a rischio – ad arancione. Liguria e Sicilia dall’area arancione – quella a rischio intermedio – a gialla, con restrizioni meno severe. Trovate un riassunto qui.

Tamponi
“Tampone” è una parola che abbiamo sentito innumerevoli volte in questo 2020, probabilmente più di quanto avremmo voluto. La usiamo per riferirci più velocemente ai “test molecolari”, eseguiti in laboratorio per rilevare la presenza del materiale genetico del coronavirus sui campioni prelevati con un tampone, che viene spinto in profondità nella cavità nasale. Da febbraio a oggi sono stati effettuati più di 22 milioni di prelievi con tampone, svolti da migliaia di operatori diventati professionisti in una mansione che certamente esisteva anche prima, ma non veniva praticata su una scala così grande. Abbiamo parlato con alcuni di loro, per farci raccontare una professione diventata centrale durante la pandemia.

Gli effetti della pandemia sull’accesso alla contraccezione 💊

Debito
Per affrontare le spese straordinarie dovute alla pandemia da coronavirus, lo Stato italiano si è finora indebitato per circa 197 miliardi di euro. Non è un numero definitivo ed è probabile che aumenti ancora (si parla di un ulteriore scostamento di 20 miliardi già a inizio 2021). I provvedimenti contro la crisi sanitaria stanno facendo aumentare di molto il nostro debito pubblico, che già alla fine del 2019 era di oltre 2.400 miliardi di euro, circa il 135 per cento del prodotto interno lordo (PIL).

Siccome nel frattempo il PIL sta diminuendo perché produciamo meno a causa delle restrizioni, il rapporto tra debito e PIL quest’anno toccherà probabilmente livelli che non si vedevano dal secondo dopoguerra: la stima è del 162 per cento. Come faremo con tutto questo debito?

Altri test di massa
Il prossimo 4 dicembre l’Austria avvierà un test di massa sulla popolazione con tamponi antigenici rapidi (quindi un test diverso da quello molecolare), in modo da ottenere più informazioni sull’andamento della pandemia nel paese. L’iniziativa durerà circa un mese e il governo metterà a disposizione 7 milioni di test (in Austria vivono 9 milioni di persone), cui si potranno sottoporre volontariamente gli abitanti. Il progetto ha diverse cose in comune con i test di massa svolti nelle settimane scorse in Alto Adige e in Slovacchia.

Noi vi aspettiamo, in massa, venerdì prossimo con una nuova newsletter. Ciao!

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