Quattromilacinquecentonovantaquattro – Sul Coronavirus, dal Post

Manca una settimana a un Natale che sarà piuttosto diverso dagli altri, tra le limitazioni agli spostamenti e le opportune precauzioni che ciascuno di noi proverà ad assumere per ridurre il rischio di nuovi contagi. Anche se la situazione è migliorata rispetto a qualche settimana fa, il coronavirus continua a essere in circolazione e a causare problemi sia negli ospedali sia nelle comunità. Mentre continuano a esserci appelli da parte delle istituzioni a essere prudenti, e si valutano nuove restrizioni, può essere utile dare uno sguardo ai dati più recenti della pandemia in Italia, per farsi un’idea su come ci stiamo avvicinando alle feste.

Nell’ultima settimana sono stati rilevati 119.230 nuovi casi positivi al coronavirus, una quantità comparabile ai 122.318 nuovi casi rilevati nei sette giorni precedenti. Per tre settimane i nuovi casi sono diminuiti sensibilmente, ora sembra si siano stabilizzati e a livelli inferiori rispetto a quelli della seconda metà di ottobre.

Il numero dei decessi continua invece a essere consistente e questa settimana è persino aumentato, anche se di poco, rispetto alla precedente: ce ne sono stati 4.594, con una media di 656 al giorno; martedì ne sono stati segnalati ben 846.

Siamo esposti ogni giorno a nuovi dati sulla pandemia, che rischiano di rendere la lettura della quantità dei morti un numero come un altro. Oltre le barre nere del grafico qui sopra ci sono storie e vicende dolorose, per chi ha perduto una persona cara o per chi ha lavorato senza sosta al suo fianco, come fanno da mesi i medici e il resto del personale sanitario. Quattromilacinquecentonovantaquattro morti, in una settimana.

Cercando tra le buone notizie, i dati sulle terapie intensive sono migliorati sensibilmente in molte regioni: sono quasi tutte al di sotto della soglia considerata critica del 30 per cento di pazienti COVID-19 sul totale dei posti disponibili. Rimangono regioni ancora in difficoltà e nel complesso minori ricoveri in terapia intensiva non implicano che sia finito il momento di grande carico di lavoro per alcuni ospedali, dove i pazienti con sintomi gravi continuano a essere numerosi.

Nell’ultima settimana, il Veneto è la regione dove la circolazione del virus è risultata maggiore, con 559 casi ogni 100mila abitanti. Seguono poi il Friuli Venezia Giulia (413), la provincia autonoma di Trento (321) e quella di Bolzano (279). 

Il grafico qui sotto è l’ultimo, promesso, ma è utile per farsi rapidamente un’idea di come stia andando la pandemia nelle varie regioni. Mostra il tempo passato dalle singole regioni come area gialla (più grande il cerchio più tempo è passato), i dati sui nuovi contagi rapportati alla popolazione (a destra le incidenze più alte) e la variazione settimanale (in alto gli aumenti maggiori).

Se per esempio prendiamo la provincia autonoma di Trento e il Veneto, gli unici territori del Nord rimasti sempre zone gialle, vediamo che sono nella parte in alto a destra, cioè quella con i dati peggiori. 

Veneto
E questo ci porta al Veneto che merita qualche breve valutazione a parte. È la regione con più casi positivi in rapporto alla popolazione e per diversi giorni è stata l’unica a fare rilevare un aumento dei contagi.  Fino dall’introduzione dei tre tipi di aree (gialla, arancione e rossa), il Veneto è rimasto sempre area gialla, con restrizioni più leggere. Rapportati alla popolazione, il picco di positivi in Veneto è comunque più basso di quello raggiunto in Lombardia e in provincia di Bolzano, ma è più alto rispetto ad altre regioni che sono state zone arancioni, come il Friuli Venezia Giulia o l’Emilia-Romagna.

Il governatore della Regione, Luca Zaia, ha detto che i dati meno buoni dipendono dal fatto che la regione esegue un alto numero di test: è sicuramente un fattore, ma ce ne sono altri.

Al di là delle analisi, è andata a finire che sono state adottate regole più severe in Veneto in vista delle feste. Dal 19 dicembre al 6 gennaio non ci si potrà spostare dal proprio comune di residenza dopo le due del pomeriggio, tranne che per lavoro o necessità. La regione ha anche diffuso altri consigli e indicazioni per gli esercizi commerciali e per i singoli cittadini.

Vaccino in Italia
Mercoledì scorso la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il piano italiano per la somministrazione del vaccino contro il coronavirus. La prima distribuzione riguarderà il vaccino di Pfizer-BioNTech, che dovrebbe essere autorizzato a giorni nell’Unione Europea: disporremo inizialmente di 1.833.975 dosi, che saranno distribuite alle regioni in proporzione alla loro popolazione. Per ogni individuo da vaccinare sono necessarie due dosi, da somministrare a distanza di circa 3 settimane. Le prime somministrazioni gratuite e su base volontaria dovrebbero avvenire entro la fine dell’anno, ma si entrerà a pieno regime solo all’inizio del 2021, con la vaccinazione prioritaria per il personale sanitario e per gli ospiti delle residenze per anziani e strutture simili.

Le dosi di vaccino che le regioni riceveranno in proporzione alla popolazione 💉

Insieme?
Da diversi giorni si parla della possibilità di avviare le vaccinazioni nell’Unione Europea nello stesso giorno. L’iniziativa, per lo più simbolica, è stata sostenuta dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che in un discorso durante la seduta plenaria del Parlamento Europeo ha detto: “Partiamo il prima possibile con le vaccinazioni, insieme, tutti e 27 nello stesso giorno. Così come abbiamo affrontato insieme questa pandemia, iniziamo a eradicare insieme questo terribile virus”. Il giorno del vaccino dovrebbe essere il 27 dicembre, ma per ora l’idea sembra più un auspicio e si attendono elementi di ulteriore concretezza, anche perché formalmente il vaccino di Pfizer-BioNTech è ancora in attesa di autorizzazione in Europa.

Sbilanciati
Buona parte dei paesi più ricchi ha prenotato milioni di dosi dei vaccini contro il coronavirus e questo potrebbe avere conseguenze sulle dosi a disposizione dei paesi più poveri. Secondo alcuni studi, mentre i cittadini degli Stati Uniti o dell’Unione Europea potrebbero essere vaccinati entro il 2021, nello stesso arco di tempo molti altri paesi potrebbero riuscire a vaccinare al massimo un quinto per cento della loro popolazione. Per farvi un’idea: se tutte le dosi che sono state prenotate dai paesi più ricchi fossero consegnate, entro l’anno prossimo l’Unione Europea potrebbe vaccinare tutti i suoi abitanti due volte e il Regno Unito e gli Stati Uniti quattro volte. Insomma, troppe dosi di vaccini per pochi paesi.

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Incidenti
L’ISTAT, l’Istituto nazionale di statistica, stima che tra gennaio e settembre del 2020 ci sia stato un forte calo degli incidenti stradali, una conseguenza indiretta delle misure prese dal governo per contenere la diffusione del contagio da coronavirus. In particolare il lockdown della scorsa primavera, iniziato a marzo e proseguito fino a maggio, «ha determinato il blocco quasi totale della mobilità e della circolazione» con la conseguente riduzione degli incidenti.

Da gennaio a settembre gli incidenti stradali con lesioni a persone sono stati 90.821, il 29,5 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. I feriti sono stati 123.061 (il 32 per cento in meno) e i morti 1.788 (26,3 per cento in meno). La diminuzione è ancora più accentuata se si prende in considerazione solo il periodo da gennaio a giugno del 2020.

(A proposito di statistiche: dove si vive meglio in Italia.)

Treni
Negli ultimi giorni migliaia di persone hanno prenotato un biglietto del treno per spostarsi prima di domenica 20 dicembre, perché da lunedì 21 sarà vietato uscire dalle regioni per motivi che non siano di necessità. Tantissime altre persone non hanno trovato posti disponibili, quindi dovranno stare a casa oppure trovare alternative, come acquistare voli o spostarsi in auto. Le ragioni del numero limitato di posti sono tante: l’alta domanda di biglietti dei treni non spiega tutto, e anche quest’anno ci sono state polemiche sull’andamento dei prezzi, che hanno portato all’apertura di un’indagine dell’Antitrust. Se avete in programma un viaggio in treno, questo può tornarvi utile.

Un musicista di strada suona indossando una mascherina bucata a Madrid, Spagna (AP Photo/Bernat Armangue)

Svezia
Del “modello Svezia” si è parlato molto in questi mesi, talvolta con descrizioni che avevano illustrato in modo troppo categorico la scelta del suo governo di non imporre lockdown veri e propri, per lo meno durante la prima ondata nella scorsa primavera. Negli ultimi mesi l’approccio è cambiato con l’introduzione di maggiori restrizioni, seppure in diversi casi meno rigide rispetto a quelle adottate nel resto d’Europa. Nell’annuale intervista di fine anno che concede alla televisione pubblica svedese, il re Carlo XVI Gustavo ha criticato l’approccio adottato dal governo nei mesi scorsi, con toni piuttosto netti: “Penso che abbiamo fallito. Un gran numero di persone sono morte, ed è terribile”.

Proprio in questi giorni, un’indagine sulla risposta del governo alla pandemia ha rilevato responsabilità nella gestione delle case di riposo per gli anziani, dove si sono verificati numerosi decessi.

Altre due cose dal mondo
🇯🇵 Il Giappone ha di nuovo problemi con il coronavirus: la terza ondata è molto più grave delle prime due, e il primo ministro Suga deve fare i conti con un calo di popolarità.
🇳🇱 I Paesi Bassi hanno imposto un lockdown piuttosto rigido: il governo ha chiuso le attività commerciali, tranne quelle essenziali, le scuole e le università: andrà avanti almeno fino a metà gennaio.

Ulteriori restrizioni
Tornando all’Italia, nelle prossime ore il governo dovrebbe fornire indicazioni su ulteriori restrizioni per le imminenti festività. Come sempre, preferiamo stare lontani dalla vertigine delle bozze dei decreti, che circolano tra conferme e smentite da qualche giorno. Non appena ci saranno notizie ufficiali, troverete tutto sul Post.

Insomma, ci pensiamo noi, voi cercate di rilassarvi un poco questo fine settimana, compatibilmente con tutto il resto.
Per le prossime due settimane ci troverete nella posta in arrivo solo al martedì. Ciao!

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