RECENSIONE DEL PROF. ALFONSO CAPRIO

F. NUZZO, Cancello Arnone Storie piccole di calcio e altro, Presentazione di Giorgio Barbieri, Cremona, IGEP, 2022, pp.

Francesco Nuzzo in questa sua ultima pubblicazione ridisegna un affresco di quello che è stato il gioco del calcio nella sua città natale Cancello Arnone a partire dal 1927 fino a giungere al 2022, di cui anche lui è stato per un periodo, quello della sua giovinezza, protagonista come portiere.

Il racconto, che il Nuzzo traccia con mano leggera e scorrevole, come afferma nella sua Prefazione Giorgio Barbieri. «un  atto d’amore straordinario verso un popolo che ha trovato nel calcio motivo di riscatto e voglia di stare insieme, dopo il terribile bombardamento alleato del 9 settembre 1943, che ha provocato 106 vittime» (p. 3). Lo stesso Autore sostiene che la storia narrata in questo piccolo libretto, vuole essere «una specie di romanzo per immagini, che non dispiacerà nemmeno alle persone poco interessate al calcio» (p. 6).

L’amore per il gioco del calcio a Cancello Arnone inizia, però, ben prima del tragico bombardamento, nel 1927, almeno secondo la tradizione paesana, questo perché il Fascismo considerava lo sport uno strumento indispensabile sia per promuovere lo sviluppo morale e materiale dei giovani, che la propaganda politica-ideologica del Partito. Nel 1932 una Unione Sportiva Cancellese, già operava in campo e spingeva i tifosi ad elaborare sagaci canzonette a sfottò, in cui sono ripostati persino i nomi dei calciatori dell’epoca.

La fede calcistica dei cancellesi si riaccende appena subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando il bombardamento del 9 settembre 1943, che rade al suolo il 95% dei paese compreso il palazzo comunale e la chiesa. Si riaccende, come riflesso condizionato, una voglia di gridare non solo sul campo ma al mondo intero, che chi è sopravvissuto sente insito nel proprio animo la voglia di continuare a vivere e di farlo, dopo i tragici eventi, stando tutti quanti insieme, accanto alla squadra che rappresenta la comunità, che è riuscita a sopravvivere e sente il bisogno di unirsi uno accanto all’altro per superare uno shock, che non li ha fiaccati nell’animo e nello spirito. 

Nel 1947 nasce la US Cattolica Cancello Arnone che da il là a tutta una serie di Società calcistiche che si sono succedute nel tempo, che hanno sempre portato il buon nome del paese sulle vette alte della classifiche agonistiche dei gironi ai quali si scrivevano, tutte afflitte, però, dagli stessi problemi economici, che però non hanno mai fiaccato il morale dei tifosi e dei giocatori.

L’Autore trae dai suoi ricordi personali tra cui le relazioni dei giovani giocatori cancellesi con i coetanei di Castel Volturno, che militavano nella stessa squadra con lo stesso gioioso entusiasmo,  tanto che lo stesso Autore afferma: «l’assemblaggio di cancellesi e castellani, in ragione del talento genuino degli stessi, funzionava alla perfezione e non provocava disarmonie di nessun genere» (p. 28). Vengono altresì narrati aneddoti curiosi, come la mancanza di un adeguato campo da gioco, di uno spogliatoio, per cui ci si serviva delle case private dei residenti vicino al campo, di scarpe da gioco, che potessero dirsi tali, degli occhiali perennemente rotti, o il trionfo con cui fu portato in giro per il paese un asino dopo la vittoria della squadra del Napoli contro la Juventus, le scazzottate tra tifosi, o contro l’arbitro per un mancato rigore calcistico, il tifo sfegatato delle donne e dei giovanissimi «che ancora negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo passato, si ritrovano compatti nel tifare calorosamente la propria squadra del cuore donando entusiasmo, affetto e incitamenti per «rimarginare le piaghe della guerra ancora dolorose» (p. 33), da cui ci si voleva riscattare con «la vittoria e il prestigio locale» (p. 35).

Una generazione di giovani calciatori e di dirigenti: presidente, segretario, allenatore e massaggiatore, con l’andare del tempo, si sostituisce ad un’altra ma il tifo degli sportivi paesani non viene mai a mancare, in tutti questi anni si cercano e si trovano sempre degli sponsor o imprenditori di buona volontà, che di tasca propria sovvenzionano la squadra, per la mancanza cronica di fondi, questo per non far morire quell’agone sportivo che Cancello Arone esprime con la propria voglia di fare sport per sentirsi comunità e anche quando Arnone forma una propria squadra che si contrappone a quella di Cancello, il derby che si giocò ha tutto il sapore, nella descrizione che ne fa il nostro Autore, di quelle contrapposizioni tra contrade che hanno dato vita per secoli al palio di Siena, ci si contrappone al momento delle scontro per poi ritrovarsi festanti tutti insieme, questo perché il gioco del calcio deve essere un momento di aggregazione soprattutto per i giovani ai quali dovrebbe insegnare i sani principi della contrapposizione sincera e leale e non di scontro, come invece molte volte capita.

Il libro, che Nuzzo dedica ancora una volta alla storia questa volta calcistica del suo paese, è una vera storia di eventi sportivi e di nomi e cognomi di calciatori, di dirigenti e di squadre che non saranno più dimenticati, chi ha dato un calcio ad un pallone sul campo sportivo di Cancello Arnone, resta un eroe, è vero locale, ma un eroe che ha saputo dare con il cuore il proprio contributo alla propria comunità per far si che si sentisse tale nell’afflato sportivo e non solo.    

Mi piace ricordare, a chiusura di questo mio intervento, la figura di Don Ernesto Branco, che nato a Cancello Arnone è stato per molti anni parroco della Parrocchia di San Castrese di Castel Volturno. che è ricordato nel libro e al quale va la mia riconoscenza per quanto si è speso per la nostra comunità parrocchiale non solo a livello spirituale e cristiano ma anche per la cultura che ha saputo incentivare nei tanti fedeli che seguivano il suo ministero e che in lui hanno trovato una figura di riferimento.

Cancello ed Arnone 02.09.2022

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