Riflessione al Vangelo del 14 Marzo 2021 a cura di Don Franco Galeone

14 marzo 2021/IV Domenica di Quaresima(B)/“Laetare”

Dio non manda il Figlio per giudicare!

Prima lettura: Il Signore suscitò lo spirito di Ciro (2Cr 36,14). Seconda lettura: Morti per il peccato, salvati dalla grazia (Ef 2,4). Terza lettura: Chi crede in Gesù ha la vita eterna (Gv 3,14).

Prima lettura

1) Gli ebrei credevano che nell’oltretomba, al giusto e al peccatore fosse riservato lo stesso destino: divenire ombre che vagano in un luogo di silenzio, tenebre, senza gioia (Sal 88,11). Per questo credevano che il bene e il male, il benessere e il malessere di questa vita fossero segni sicuri di benedizione o castigo divino. Siamo nel V-IV sec. a.C. e sono già passati molti anni da quando Nabucodonosor ha distrutto Gerusalemme e deportato i sopravvissuti a Babilonia (2Cr 36,20). Gli ebrei si chiedono: “Cosa abbiamo fatto per meritare queste sciagure?”. Nella prima lettura la risposta è che gli ebrei hanno peccato. Viene fuori l’immagine di un Dio permaloso e vendicativo. Ma è proprio così? Certamente il linguaggio biblico è arcaico, non è il nostro: presenta un castigo di Dio che, in realtà, è solo una conseguenza degli errori dell’uomo. Questa verità era già nota ai saggi dell’Antico Testamento: chi pecca contro Dio, danneggia se stesso (Sap 1,12). Non è stato Dio a mandare in esilio Israele ma la follia dei suoi governanti. Quattro secoli più tardi, l’errore si ripete. Gesù porta il vangelo ma i governanti lo rifiutano: “Gerusalemme, Gerusalemme, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e tu non hai voluto!” (Mt 23,37).

Il giudizio è oggi!

2) Riconosciamolo francamente: nessuno di noi ama il paradiso. Nonostante i dolori, le sofferenze, i fallimenti … siamo così innamorati di questa valle di lacrime, che la vita eterna la rinviamo sine die il più lontano possibile. Ma non è questo che ci deve preoccupare! È naturale che noi amiamo questa vita e questo mondo. Quello però che dobbiamo comprendere è che la vita eterna è in qualche modo già in noi. Per il credente, la vita eterna è già cominciata; essa sarà certo un “salto di qualità”, ma nello stesso tempo è un processo che inizia nell’oggi che viviamo. La vita eterna ci attende, eppure è già cominciata, se noi pratichiamo l’invito di Gesù a fare il bene e ad evitare il male. Questa piccola-grande verità ci aiuterà a non relegare la vita eterna tra i lontani e remoti futuribili. Anche se con interpretazione diversa da quella del suo autore, possiamo dire che è cristiana la frase del romanziere francese A. Camus, scritta nella sua opera La caduta: “Non aspettate il giudizio finale. Esso si svolge ogni giorno”. Il nostro futuro è già iniziato, e ne sentiamo la pace e la luce quando aderiamo in pienezza a Dio.

Testimoniare Gesù alla luce del giorno!

3) In questo brano, colpisce la figura di questo “notabile giudeo” Nicodemo, uomo ricco, potente, generoso, vissuto a Gerusalemme prima del 70 a.C. Nel vangelo di Giovanni incontriamo Nicodemo in tre episodi: quando ascolta l’insegnamento di Gesù (3,1), quando difende Gesù davanti ai farisei che vogliono farlo arrestare (7,45), quando aiuta Giuseppe d’Arimatea a deporre il corpo di Gesù nella tomba (19,39). Questo personaggio fa visita a Gesù, di notte. Particolare importante per comprendere il contrappunto ombra-luce. Per chi si avvicina a Gesù di nascosto, gli studiosi hanno coniato il termine “nicodemismo”, poco usato eppure tanto attuale. Oggi, numerosi credenti hanno la tendenza a celare la propria identità, a non uscire allo scoperto. Eppure è proprio oggi che i credenti non devono limitarsi a visitare Gesù di notte. A tutti è possibile manifestare liberamente la propria fede.

Dio ha tanto amato il mondo …

4) L’esperienza quotidiana ci dimostra il cosmo e l’uomo come sprovvisti di amore. Solo un’informazione pia e funzionale può sostenere che questo è il migliore dei mondi possibili! Lasciamolo pure credere a Leibniz e seguaci. La cultura scientifica ci costringe a guardare il fenomeno della vita come un’evenienza provvisoria e senza garanzie, a ricordare gli innumerevoli cataclismi che hanno preparato la vita, questa nostra vita. La conoscenza storica ci mostra quanto la terra sia stata insanguinata dall’uomo (e spesso nel nome di Dio!), e l’osservazione sulla realtà contemporanea ci ricorda che milioni di persone sono sterminate per fame, mentre milioni di persone hanno problemi di linea. Insomma, qualunque osservazione facciamo nel passato e nel presente, in senso diacronico e sincronico, resta l’interrogativo: “Ma Dio ama davvero il mondo?”. Siamo di fronte al paradosso evangelico: da un lato, noi affermiamo l’amore onnipresente e fedele di Dio; dall’altro, quest’amore è misterioso, esige fiducia. Tenendo uniti questi due estremi, ci è possibile entrare nella logica nuova della fede, che è e resta la logica dell’oscuro, della mancanza di prove, dell’abbandono in Dio. La fede, nella sua essenza, è rischio, salto, fiducia, è un dubbio superato, è credere in Dio prima ancora di vederlo Vi ho chiamati amici!

5) Dio, per farci capire quanto ci ama, ricorre alle diverse esperienze di amore che l’uomo ha nella sua vita. Tutti gli amori sono faville di un unico incendio che ha in Dio la sua sorgente e il suo modello. La Bibbia, in tante pagine, ci descrive Dio come un padre che ama; anche nel vangelo di oggi Dio padre ama tanto gli uomini da darci il suo Figlio (Gv 3,16). Altre volte Dio ci viene presentato come una madre: “Si dimentica forse una donna del suo bambino?” (Is 49,15). Gesù si serve di un’immagine nuova, quella dell’amicizia: “Vi ho chiamati amici!” (Gv 15,15). L’amicizia è un legame più forte della stessa parentela. La parentela consiste in legami necessari di sangue, l’amicizia invece consiste in legami liberi di gusti, di ideali, di interessi. Forse tanto amore ci spaventa. Se ci avesse amati di meno, ci sentiremmo più tranquilli. Forse ora possiamo comprendere anche la collera di Dio, quella di un sovrano che scopre dei sudditi ribelli, quella di un innamorato che non riesce a far capire il suo amore.

A cura del gruppo biblico השׁרשים הקדשים Le Sante Radici

Per contatti: francescogaleone@libero.it

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