Riflessioni sul Vangelo di domenica 15 Marzo 2020 a cura di Don Franco Galeone

15 marzo 2020  –  III Domenica di Quaresima (A)

CREDERE ALLA LUCE ANCHE NELLE TENEBRE!

gruppo biblico ebraico-cristiano השרשים  הקדושים

francescogaleone@libero.it

1) Il ricchissimo episodio della samaritana è un saggio di educazione alla fede che si può dividere in tre grandi sequenze: dopo l’introduzione (vv. 1-6), il colloquio di Gesù con la samaritana (vv. 7-26), il colloquio di Gesù con i discepoli, mentre la samaritana si allontana (vv. 27-38), il coro finale dei samaritani che esprimono la loro fede in Gesù (vv. 39-42). Si tratta di una catechesi battesimale; Gesù si rivela progressivamente come colui che è più grande di Giacobbe, come colui che dona l’acqua viva, come un profeta che rivela i segreti, come il messia inviato dal Padre, e infine come il Salvatore del mondo.

 Era verso mezzogiorno …

2) E’ bellissima questa pagina di Vangelo, dove niente è programmato, ma tutto viene descritto con semplicità:  il pozzo, la calura nella sua ora più torrida, Gesù stanco e solo presso il pozzo, i discepoli in paese a comperare pane, una donna chiacchierata che viene ad attingere acqua. Ma quanti messaggi rivoluzionari vi sono contenuti! Certo, occorre conoscere un po’ la storia e i costumi degli ebrei di allora. Gesù, ad esempio, rivolge la parola a una donna, cosa che stupisce persino lei, oltre che gli apostoli: un rabbino, fuori casa, non poteva parlare neppure alla propria moglie; inoltre, si tratta di una donna samaritana, cioè di un’altra razza ed eretica, e, cosa più grave, è una donna dalla vita leggera. Ebbene, Gesù lo sa, e glielo dice anche, ma senza offenderla, anzi, diventano amici, che dico, lei diventa una missionaria! A una donna così, Gesù parla di cose sublimi: la vera fede, Dio adorato non più sul monte o nel tempio ma nello spirito e nella verità; addirittura le si rivela come messia e figlio di Dio. Tali rivelazioni le fa solo a lei, con nessuno presente. Quando i preti, durante la nostra infanzia ci dicevano che Gesù sarebbe morto anche per salvare uno solo di noi, facevamo fatica a crederlo. Questo episodio della samaritana ci dimostra che è proprio così. Un amore folle di Dio per l’uomo, anche per l’ultimo disgraziato, fa parte del suo stile. Come salvare un ladrone in croce, solo grazie a un atto di dolore.

3) Cristo non si ferma al pozzo perché ha un appuntamento con qualcuno da convertire, ma solo perché ha sete; la donna arriva al pozzo non perché ha sentito parlare di Cristo, ma solo per prendere acqua. Ci troviamo di fronte a due assetati! Suscita meraviglia solo l’ora: è insolito andare al pozzo in Palestina a mezzogiorno, quando il sole spacca anche le pietre. Ma un motivo forse c’è: è una donna che esercita il mestiere più antico del mondo, ha già avuto cinque mariti, e perciò vuole evitare le frecciate di altre donne. Poi, l’incontro con Gesù. Quando si incontra davvero Dio, la vita cambia; la nostra esistenza con i suoi compromessi, le sue tortuosità sentimentali, il suo grigiore o la sua disperazione. Ce lo dimostra questa donna. Anche pochi istanti prima della morte, una preghiera, un gesto di fiducia e il ladrone diventa “buon” ladrone. Davvero da ogni sepolcro si può uscire, da ogni tomba si può risorgere! Davvero ogni Maddalena può diventare santa Maddalena! Davvero tutte le ore sono buone per ricevere la salvezza, anche nella calura del mezzogiorno!

4) La prima cosa che spicca in questo racconto è il rispetto, l’accettazione e l’accoglienza umana di Gesù nei confronti di qualsiasi persona. Gesù si incontra con una donna non solo straniera ma anche disprezzata tre volte: gli uomini la disprezzano come donna, i giudei come samaritana, le altre donne come donna poco esemplare. Ebbene, a questa donna così disprezzata Gesù dice con certezza che le darà un’acqua che le sazierà tutti i sui bisogni ed i suoi desideri. Gesù le dice la verità, ma lo fa in maniera tale che non le rimprovera nulla, non le proibisce nulla, non le impone nulla. Gesù le offre di saziare la sua immensa sete. Sete, certamente, di stima, di rispetto e soprattutto di affetto.

5) Secondo grande insegnamento di Gesù: dove si deve adorare Dio? Quale religione è quella vera? In cosa consiste il culto autentico? Le religioni di tutti i tempi si sono preoccupate, prima di tutto, di rispondere a queste esigenze: la definizione di uno spazio sacro e la ricerca di un centro (F. Lenoir). Gesù ha detto che, a partire da quel momento, la vera religione, il vero tempio, il centro di tutto non stanno né in questo luogo né in un altro, né in questa religione né in quell’altra, ma “nel cuore dell’uomo”, nell’incontro con l’altro. Cioè, dove si riproduce quello che è avvenuto nell’incontro di Gesù con la samaritana. Gesù ha realizzato il passaggio: dalla religione esteriore alla spiritualità interiore. E qui, in questo, sta “il sacro”. La cosa più sacra è la vita retta e la bontà.

Il peccato è il passato!

6) La samaritana ricorda a Gesù il passato: non ci sono buone relazioni tra giudei e samaritani; gli stessi apostoli sono mentalmente legati al passato, quando si meravigliano che Gesù parla a una donna; insegnare la Legge a una donna era cosa indecente, come dare le perle ai cani. Gesù ci lascia intravedere il futuro di Dio. Quando dice che non si adorerà Dio “nel tempio di Gerusalemme” né sul sacro monte Garizim, dice qualcosa che appartiene più al futuro che al passato. Di chiese ne abbiamo costruite tante, e una contro l’altra! Per i cattolici, gli eretici erano tanti: protestanti, mussulmani, ebrei, atei … Avevamo anche regole rigide che impedivano contatti con loro. Il dialogo era tollerato come forma di carità, ma tenendo separate le coscienze, perché la verità è più importante della carità. E la verità è la nostra!

7) Liberarsi dal passato significa, per esempio, credere che l’Antico Testamento è stato scritto per liberare gli ebrei dalla presunzione di essere loro (e noi con loro!) il centro del mondo. Dopo l’Esodo, scritto per raccontare il viaggio compiuto dalla schiavitù alla liberazione, fu scritto il Genesi per ricordare agli ebrei che la promessa non è solo per loro ma per tutte le genti: “In te saranno benedette tutte le nazioni”. Ma l’ostinato nazionalismo ebraico non fu superato, e allora fu scritta la pagina della Creazione con la promessa fatta ad Adamo: non agli ebrei ma ad Adamo, cioè ad ogni uomo. Per cui la speranza si deve misurare non con Abramo o con Mosè, ma con l’uomo. L’orizzonte di Dio è quello di Adamo, di ogni Adamo. Questo atteggiamento ci restituisce all’amicizia con il genere umano, secondo la bella frase di un Padre della Chiesa: “I cristiani sono gli amici del genere umano”. Liberata dalle angustie delle teologie, la fede ritrova le dimensioni dell’Alleanza, della solidarietà, della simpa­tia. Non abbandoniamo la nostra certezza che Gesù è la salvezza, solo che non diamo a questa salvezza le nostre dimensioni giuridiche, le nostre definizioni canoniche. Questo significa che noi occidentali dobbiamo percorrere un itinerario di penitenza storica, perché abbiamo costruito troppe religioni, teologie, liturgie, leggi, teorie … che dividono e offendono la paternità universale di Dio. Buona vita, Maria ci protegga dal male e ci conceda salute!

ואצּרנּה עקב   ‎ הוֹרני יהוה דּרך חקיך   (Ps 119:33)

  Insegnami, Signore, la tua volontà, e io la eseguirò!

 

 

 

 

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *