Rifugiarsi nell’arte: il nuovo indice della finanza

L’investimento in arte è una pratica sempre più diffusa e se fino ad ora ha dimostrato una solidità notevole si pone la necessità di comprendere meglio le dinamiche di questa recente contaminazione tra arte e finanza, due mondi diversi e ugualmente soggetti al condizionamento di molteplici variabili.

L’arte permette di conservare in una forma ricca di significato, qualcosa di importante che ci appartiene. Questa affermazione da sempre vera e riferita a stati sociali, contenuti artistici, concettuali ed estetici, ha negli ultimi anni acquisito un senso più esteso e, in qualche modo, più venale che va ben oltre l’acquisizione di un semplice status symbol: l’arte (soprattutto contemporanea) è diventata sempre più un bene in cui investire (per profitto o come bene rifugio) anche con logiche scisse dal merito dei contenuti e connesse solo al valore di quello che è a tutti gli effetti un “titolo”.

L’arte si sta intrecciando sempre più con la finanza: in un mondo in cui anche i titoli di riferimento si fanno meno stabili o diventano praticamente privi di redditività, l’investimento in opere di artisti contemporanei più o meno emergenti sembra un oggetto sempre più interessante in cui convertire la propria liquidità, fiduciosi che il valore reale aumenterà o almeno si conserverà. Non a caso Gian Maria Mario, curatore della pittura per la Fondazione Sorgente Group, sottolinea come il mondo dell’arte sia oramai “governato da analisti finanziari più che da storici dell’arte”.

Quella finanziaria è una dimensione relativamente recente per l’arte e, come tale, deve essere ancora metabolizzata e compresa dagli operatori interessati. Il dato più evidente è che, mentre la borsa permette un accesso minimo a chiunque, avendo “tagli” di investimento adatti a tutte le tasche, l’arte opera invece una forte selezione “in ingresso”, richiedendo un capitale minimo per affacciarsi a questa realtà in una modalità che non sia solo simbolica.
Per farci un’idea anche in modo scomposto e non esaustivo dell’entità delle cifre in questione possiamo pensare al ‘One-Cent Magenta’, francobollo del 1800 emesso nell’ex Guiana britannica, e venduto all’asta da Sotheby’s per 9,5 milioni di dollari, oppure ricordare che Christie’s ha venduto un Bacon a 51 milioni di euro, o infine che sempre Sotheby’s ha battuto un lotto d’arte a gennaio 2011 per un totale di 172 milioni di euro.

Un dato sintetico, riportato da Art Economics e relativo al 2013, evidenzia come l’anno si sia chiuso con 4,9 miliardi di euro di vendite all’asta di arte e antiquariato.
La percezione errata quanto diffusa è che l’arte contemporanea sia più “semplice” e meno “volatile” della finanza pura. Se da una parte è vero che l’arte contemporanea ha dimostrato una capacità di resistere alla crisi degli ultimi anni decisamente maggiore del mondo finanziario, d’altra parte non bisogna scordare la complessità sottostante non solo all’interpretazione dei contenuti e del loro senso profondo (fatto acclarato, o quantomeno accettato) ma anche al fluttuare delle quotazioni e all’affermarsi sulla scena internazionale di un artista piuttosto che di un altro. Se da un lato vi sono sicuramente aspetti legati ai contenuti a pesare sul valore finale dell’opera, d’altra parte vi sono elementi legati alla rete di rapporti sottostanti l’oggetto e in cui si inserisce l’artista, quali i musei, le esposizioni, i curatori e gli advisor che a diverso titolo possono influenzare nel bene o nel male le sorti, in modo più o meno cosciente, voluto o interessato.

Quasi tutte le attività che gravitano intorno al mondo culturale manifestano una certa difficoltà nel rapportarsi con quantificazioni e schematizzazioni che non siano semplici descrizioni ex-post; cultura e “logiche economiche-finanziarie” sono spesso viste come distanti e non compatibili, eppure proprio l’arte si sta contaminando con la finanza, portando con sé il proprio senso intangibile ma anche la grande concretezza di contenuti.
Sta ora agli operatori elaborare nuovi punti di riferimento e schemi di pensiero adatti a interpretare le molte variabili del settore e identificare le differenze e le somiglianze con la finanza classica.

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