Ritardi e imprevisti – Sul Coronavirus, dal Post

Domenica 17 gennaio in Italia è iniziata la somministrazione delle seconde dosi del vaccino di Pfizer-BioNTech, a tre settimane dall’inizio della campagna vaccinale. Tra pochi giorni, quindi, migliaia di persone che avevano già ricevuto la prima dose svilupperanno una forte protezione contro la COVID-19. L’efficacia del vaccino rilevata nei test clinici è infatti del 52 per cento dopo la prima somministrazione, mentre a una settimana circa dal ricevimento della seconda dose si raggiunge il 95 per cento.

Secondo i dati più recenti, le seconde dosi somministrate finora sono state oltre 4mila, ma i ritardi nella consegna del vaccino da parte di Pfizer potrebbero influire sull’andamento della campagna vaccinale. In questi giorni l’azienda farmaceutica ha infatti ridotto le forniture per motivi tecnici, ricevendo diverse critiche.

Venerdì scorso, Pfizer aveva annunciato che tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio avrebbe consegnato meno dosi nell’Unione Europea rispetto a quanto previsto dagli accordi. La società aveva poi giustificato il cambiamento improvviso con la necessità di effettuare alcuni interventi tecnici nel proprio stabilimento di Purrs, in Belgio, che in prospettiva consentiranno di aumentare la produzione del vaccino nei prossimi mesi. Poterne produrre di più sarà un bene per tutti, ma nel frattempo i paesi europei devono fare i conti con la mancanza di vaccinazioni e gli inevitabili rallentamenti nelle loro campagne vaccinali.

Alla fine della scorsa settimana, Arcuri aveva detto che Pfizer avrebbe consegnato il 29 per cento dei vaccini in meno, rispetto ai 526mila previsti, calcolando anche la possibilità di utilizzare sei dosi per ogni flaconcino anziché cinque (quindi 165mila in meno). Pfizer ieri aveva annunciato ulteriori ritardi nelle consegne, seppure di un paio di giorni rispetto ai tempi previsti. 

Tenendo presente che i dati subiscono qualche variazione, man mano che vengono integrati e aggiornati, tra le regioni più penalizzate ci sono l’Emilia-Romagna, a cui sono state consegnate 25mila dosi in meno rispetto alle 52mila previste, il Veneto con 24mila dosi in meno rispetto alle 28mila previste, e la Lombardia con 25mila dosi in meno rispetto alle quasi 96mila previste. Ma il taglio pesa, in percentuale, di più sulle province autonome di Bolzano (4.680 dosi in meno rispetto alle 8.190 previste) e Trento (3.510 in meno sulle 5.850 previste). In Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta non ci sono stati ritardi.

La riduzione delle dosi non ha previsto un qualche sistema di ripartizione proporzionale, con Pfizer che non ha chiarito la presenza di eventuali criteri per il taglio in alcune regioni rispetto ad altre. Avendo meno dosi a disposizione, le regioni si stanno organizzando per effettuare le seconde somministrazioni, sospendendo le prime iniezioni. Questa scelta sta interessando soprattutto le regioni che non avevano tenuto da parte quantità consistenti del vaccino da impiegare per la seconda dose, preferendo somministrarne almeno una al maggior numero possibile di persone.

Pfizer consiglia di somministrare la seconda dose a tre settimane di distanza dalla prima, e così fanno anche le principali autorità di controllo dei farmaci. La scarsità delle dosi potrebbe complicare il rispetto delle scadenze, con qualche ritardo nella somministrazione della seconda dose. Non dovrebbero comunque esserci grandi problemi, considerato che il limite delle tre settimane può essere superato secondo diversi ricercatori, sulla base delle evidenze scientifiche raccolte finora.

Intanto non è ancora chiaro se e quando Pfizer riuscirà a recuperare i ritardi grazie all’aumento di produzione. In un comunicato diffuso venerdì, l’azienda ha detto: «Torneremo al programma originale di spedizioni in Unione Europea a partire dal 25 gennaio, con le consegne che saranno aumentate a partire dal 15 febbraio». Al momento, però, è impossibile prevedere se ci saranno nuovi ritardi.

Tre settimane
A proposito di ritardare la seconda dose. Nelle ultimi settimane ricercatori, medici e governi hanno iniziato a interrogarsi proprio sulla possibilità di effettuare l’iniezione della seconda dose più avanti nel tempo, in modo da avere a disposizione più dosi per aumentare la quantità di prime somministrazioni. Il Regno Unito ha deciso di seguire questa soluzione per ridurre i problemi legati alla scarsa disponibilità del vaccino, ma non tutti gli esperti sono convinti sull’utilità di questo approccio, e alcuni ne vedono qualche rischio.
 

Rosso, arancione, giallo
Dalla scorsa domenica, Lombardia, Sicilia e provincia autonoma di Bolzano sono area rossa, quella che prevede le limitazioni più rigide per provare a contenere la diffusione del coronavirus. Altre 12 regioni sono in area arancione, mentre Basilicata, Campania, Molise, Sardegna, Toscana e provincia autonoma di Trento sono in area gialla. Considerate le novità e le difficoltà nello starci dietro, vi lasciamo una mappa qui sotto per farvi un’idea di come siano distribuite le regioni tra le tre aree.

Qui invece trovate un po’ di informazioni pratiche sulle regole, con le ultime novità introdotte con il nuovo decreto del presidente del Consiglio.

Scuola
La scuola merita comunque un discorso a parte, considerato il grande dibattito in questi mesi sull’opportunità o meno di mantenere le lezioni in presenza tra i vari gradi d’istruzione. 

In generale, nell’area rossa la didattica è a distanza dalla seconda media in su, mentre nell’area arancione e gialla è in presenza fino alla terza media, e per le superiori è in presenza almeno al 50 per cento e fino a un massimo del 75 per cento degli studenti in aula.

Alcune regioni si sono però organizzate diversamente, con rinvii o scegliendo maggiori ritorni a scuola in presenza. Le novità regione per regione.

Da oggi a Milano è vietato fumare in diversi luoghi all’aperto 🚭

Influenza
Pochissime persone si stanno ammalando di influenza: quasi cinque volte in meno rispetto allo stesso periodo di un anno fa. In condizioni normali, sarebbe molto strano: solitamente, infatti, nella prima metà di gennaio la curva che misura la trasmissione del virus influenzale cresce sensibilmente, fino a toccare il picco del contagio tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. Quest’anno non succede per via delle mascherine, del distanziamento fisico, dei locali chiusi, degli assembramenti vietati, degli spostamenti limitati, e di tutte le misure in atto per contenere l’epidemia da coronavirus.

L’incidenza stimata dell’influenza è la più bassa negli ultimi 20 anni, ma i dati vanno guardati e interpretati con attenzione, perché proprio a causa dell’emergenza coronavirus ci sono molte variabili che potrebbero influire sul confronto con gli ultimi anni di influenza in Italia.

J&J
La scorsa settimana la multinazionale statunitense Johnson & Johnson (J&J) ha pubblicato i risultati dei primi test clinici sul proprio vaccino contro il coronavirus, confermando i dati promettenti anticipati lo scorso settembre. Il vaccino di J&J potrebbe rivelarsi fondamentale per contenere la pandemia, perché si conserva più facilmente rispetto a quelli autorizzati finora, che richiedono potenti congelatori, e potrebbe bastarne una sola dose per individuo, ma l’azienda negli ultimi mesi ha accumulato qualche ritardo nella produzione dei primi milioni di dosi.

Come avevano fatto Pfizer-BioNTech e Moderna, anche J&J si era messa a produrre il proprio vaccino prima di ricevere l’autorizzazione dalle autorità di controllo negli Stati Uniti e in Europa, in modo da avere scorte a sufficienza per avviare le consegne appena ricevuti i permessi. I suoi dirigenti si erano impegnati a fornire 12 milioni di dosi entro la fine di febbraio negli Stati Uniti, arrivando poi a 100 milioni di dosi entro la fine di giugno. La produzione è però in ritardo di circa due mesi e difficilmente potrà essere riportata in pari prima di aprile.

Dal mondo
🇺🇸 Joe Biden, che si insedierà domani come nuovo presidente degli Stati Uniti, ha fatto sapere che ripristinerà i divieti di viaggio da Europa e Brasile per contenere la diffusione del coronavirus, appena eliminati da Trump.
🇧🇷 Il Brasile ha autorizzato l’utilizzo di emergenza dei vaccini di AstraZeneca e Sinovac, e ha iniziato a somministrarli.
🇨🇳 Nel 2020 la Cina è stata l’unica tra le maggiori potenze economiche a crescere.
🇮🇳 Sabato in India sono iniziate le vaccinazioni contro il coronavirus, a partire dai lavoratori sanitari. Nel paese vivono quasi 1,4 miliardi di persone e il governo spera di vaccinare 30 milioni di medici, infermieri e altri operatori sanitari e, entro luglio, 270 milioni di persone con più di 50 anni o particolarmente a rischio.

Componenti della Guardia Nazionale nei pressi del Campidoglio, in attesa della cerimonia di insediamento della presidenza di Joe Biden di domani, mercoledì 20 gennaio – Washington, DC, Stati Uniti (AP Photo/J. Scott Applewhite)

Palestinesi e vaccini
Israele ha escluso dalla propria campagna vaccinale i palestinesi che vivono nei territori occupati. Possono vaccinarsi, infatti, tutti i cittadini israeliani, siano ebrei, arabi o palestinesi, oltre che i palestinesi che vivono a Gerusalemme est, ma non possono farlo i circa cinque milioni di palestinesi che non hanno cittadinanza israeliana e che vivono in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, due territori sulla cui giurisdizione ci sono moltissime controversie storiche e di diritto internazionale. Finora, sono risultate positive al coronavirus circa 160 mila persone tra Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme Est, e i morti sono circa 1.800.

Collasso
Il Portogallo sta affrontando il proprio momento più difficile dall’inizio della pandemia: da inizio gennaio un marcato aumento dei contagi ha portato in pochi giorni il sistema sanitario al limite. I posti letto riservati ai pazienti malati di COVID-19 negli ospedali di tutto il paese sono teoricamente finiti: lunedì 18 gennaio i ricoverati erano oltre 4.200, mentre i posti a disposizione sarebbero teoricamente 3.801. In terapia intensiva restavano solo 8 posti sui 672 disponibili (il paese è quello con il numero stimato di terapie intensive più basso dell’intera Unione Europea, in rapporto agli abitanti), mentre i contagi continuano ad aumentare. Il 16 gennaio ci sono stati quasi 11mila contagi su 10,3 milioni di abitanti, il dato più alto dall’inizio dell’epidemia; il 18 gennaio invece è stato il giorno con più decessi di sempre, 167 per cause legate alla COVID-19.

The Terminal
Sabato 16 gennaio è stata segnalata alla polizia una persona sospetta in un terminal dell’aeroporto O’Hare di Chicago, uno dei più grandi e trafficati degli Stati Uniti. Quando gli è stato chiesto di identificarsi, Aditya Singh, un 36enne indiano, ha esibito il badge di un addetto aeroportuale di cui era stato denunciato lo smarrimento lo scorso 26 ottobre. Singh è stato quindi fermato e in seguito ha raccontato di avere vissuto per gli ultimi tre mesi nell’area di sicurezza a cui possono accedere soltanto i passeggeri e il personale dell’aeroporto (per intenderci, quella dove ci sono i collegamenti tra i vari terminal e i negozi, prima degli imbarchi). Secondo quanto ha raccontato, Singh era talmente spaventato dalla pandemia da coronavirus da non essersela sentita di prendere un altro aereo e ritornare in India: era rimasto nell’aeroporto, dove di tanto in tanto parlava con qualche viaggiatore e qualcuno gli comprava da mangiare.

Le verifiche sulla versione raccontata da Singh sono ancora in corso da parte delle autorità, ma nel frattempo la sua storia è circolata parecchio sui principali giornali di tutto il mondo – anche perché ha ricordato a molti quella del film del 2004 The Terminal, in cui Tom Hanks interpretava un cittadino dell’immaginaria repubblica di Krakozhia che si era a trovato a vivere per mesi nell’aeroporto JFK di New York – ma ha anche fatto sollevare qualche perplessità sulla sicurezza nell’aeroporto.

Noi ci sentiamo venerdì, al solito gate. Ciao!

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