Santa Maria La Fossa – Complesso agricolo denominato ‘La Balzana’, in corso di assegnazione definitiva.

Santa Maria La Fossa (Matilde Maisto) – Centinaia di ettari di terreno che potrebbero diventare di nuovo il cuore pulsante dell’economia di Santa Maria La Fossa e del basso Volturno. ‘La Balzana’ è un’area di grandissima estensione che in passato ha dato lavoro a tantissimi abitanti di Santa Maria La Fossa, ma da anni giace abbandonata e dismessa nella periferia del paese. All’interno di quello che è stato uno dei motori trainanti dell’economia della cittadina del basso Volturno, oggi evidenzia solo strutture fatiscenti, immondizia e rifiuti speciali disseminati un po’ ovunque.
Comunque dopo la confisca, il bene è entrato finalmente a far parte delle disponibilità dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati. Allo stato la società Agrorinasce e il Comune di S. Maria La Fossa sono in attesa della conclusione del progetto di divisione avviata dall’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie con relativo frazionamento dell’area tra i due terzi dell’immobile oggetto di confisca definitivo e il residuo terzo per il quale il giudizio è ancora in corso.
L’obiettivo di Agrorinasce e del Comune di Santa Maria La Fossa è quello di valorizzare l’intera struttura per finalità agroalimentare con il recupero di tutte le infrastrutture e i terreni agricoli. I luoghi, dopo oltre 10 anni di processi, versano in condizioni assai precarie e saranno necessari ingenti finanziamenti per l’investimento di soggetti pubblici e privati.
Ad una prima valutazione occorrerebbero solo per il completo recupero dei beni immobili e dell’area, con relativi sottoservizi (strade, piazzale, rete fognaria, rete idrica, pubblica illuminazione, impianti di telecomunicazione ecc.), circa 15/20 milioni di euro di finanziamenti.
Nell’attesa che l’Agenzia Nazionale concluda la divisione giudiziale per consentire l’assegnazione definitiva dell’area, Agrorinasce ha effettuato le seguenti operazioni preliminari: un primo studio dell’area in collaborazione con il Dipartimento di Architettura della Federico II nell’ambito del progetto culturale ‘Dal Degrado alla Bellezza’; l’analisi delle falde acquifere dell’intero complesso agricolo, al fine di verificare le possibilità di riutilizzo delle acque a fini agricoli, effettuata in collaborazione con la Regione Campania – Assessorato all’Agricoltura e l’ARPAC Campania; l’analisi dei terreni, sempre per una prima verifica dello stato dei luoghi dopo anni di abbandono dell’area, in collaborazione con il CIRAM – Centro di Ricerche Interdipartimentale in materia ambientale della Federico II.
Tutto ciò in considerazione della circostanza che il complesso agricolo, di notevole interesse architettonico e produttivo, riveste un valore simbolico importantissimo per l’intero comprensorio agricolo.
Per meglio comprendere l’importanza del progetto di valorizzazione del complesso agricolo denominato ‘La Balzana’ occorre ricordarne sia pur brevemente la storia.
L’azienda nasce negli anni 30 e 40, acquistata dalla società Cirio, presidente Paolo Signorini. ‘La Balzana’ presentava la peculiarità di essere una azienda con abitazione per i propri dipendenti. Le abitazioni circostanti l’azienda erano 20 mentre all’interno c’ erano due abitazioni per il direttore ed il vicedirettore. Ogni abitazione era goduta gratuitamente dai dipendenti ed era composta da 5 vani ed un bagno, oltre ad avere il pollaio, un porcile, ed un forno per il pane. In quegli anni l’intera attività produttiva, dalla lavorazione dei campi alla cura e mungitura degli animali, era realizzata a mano. I prodotti dei campi erano trasportati in azienda con carri trainati da cavalli, la fecondazione degli animali veniva effettuata da veterinari dell’azienda che avevano in considerazione il miglioramento genetico e la quantità di produzione di latte. Negli anni 60’ l’azienda aveva raggiunto l’apice della propria attività con circa 80 dipendenti fissi e oltre 800 dipendenti stagionali. Proprio negli anni 60’ si procedeva ad un’ampia trasformazione lavorativa attraverso la meccanizzazione di tutte le fasi lavorative del terreno, l’impianto di mungitura, passando dalla stabulazione fissa del bestiame alla stabulazione libera con un aumento di mille capi di bestiame. L’azienda, essendo cresciuta nella sua popolazione, realizzò al proprio interno la scuola elementare, (una classe con un’unica insegnante per tutte le classi elementari) e la chiesa. A tutti i dipendenti era distribuito giornalmente e gratuitamente un litro di latte.
In seguito l’azienda fu acquistata dalla S.M.E., azienda a partecipazione statale, che faceva parte del gruppo I.R.I. Con la privatizzazione della SME, l’azienda fu venduta a privati, liberando la struttura di tutti gli animali esistenti; ancora successivamente venduta alla IPAM dei fratelli Passarelli, prestanomi della famiglia Schiavone.
Oggi in attesa di assegnazione definitiva al Comune di Santa Maria La Fossa.

Matilde Maisto

 

CAS - (intranet) balzana 1

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