SCORCI DI VITA ( Racconto breve di Matilde Maisto)

Correva l’anno 1975 e Gianni e Tilde erano pronti, convinti a convolare a nozze  scambiandosi reciprocamente le promesse  nuziali. I due sposi erano giovani, belli, ma estremamente emozionati: Tilde rideva continuamente, senza alcun motivo, facendo di conseguenza ridere tutti i partecipanti al matrimonio. Gianni, invece, elegantissimo nel suo abito blu con un farfallino ben abbinato, era talmente commosso che, ad ogni parola, sembrava piangesse. Ad un certo punto, verso la fine della cerimonia bisognava scambiarsi il segno della pace  e don Antonio, il prete che stava celebrando il matrimonio ci aveva raccomandato di scambiare il segno di pace con tutti gli invitati della prima fila, ma io nella foga del momento, ho lasciato Gianni ed ho fatto tutta una corsa verso la mia mamma che mi ha avvolta, sorridendo, nel suo meraviglioso abbraccio.  E’ stato un momento non previsto, ma bellissimo che non ho mai più dimenticato.

Naturalmente non sono mancate le promesse tra Tilde e Gianni: in ricchezza o in povertà, in salute o in malattia e così è accaduto per ben 45 anni di matrimonio.

In effetti tanto tempo abbiamo vissuto insieme sempre rispettandoci e volendoci bene. I primi anni del nostro matrimonio sono stati come un sogno ad occhi aperti. Lavoravamo entrambi a Milano occupando posizioni di grandi responsabilità e quindi con un adeguato stipendio. Eravamo entrati  in una cerchia di amici milanesi per cui ci eravamo adattati al loro modo di vivere: cene, teatro, vacanze favolose al mare d’estate e montagne innevate durante il periodo invernale. Otto lunghi anni per Tilde e Gianni che sembrava continuassero a vivere una lunga luna di miele.

Ma poi accadde che, improvvisamente, fummo chiamati dalla mia mamma al nostro paesello. Purtroppo era mancato mio padre e per me fu un dolore grandissimo. Mi chiedevo perché non ero venuta più spesso da lui, perché ero stata così egoista, io avevo sempre amato mio padre, come era possibile che per un periodo non avessi sentito il bisogno di stare con lui.

Intanto la vita che tutto aggiusta nel tempo, continuava, ma io non volevo fare lo stesso errore con la mia mamma, allora pensammo di portarla a vivere con noi. Lei era felicissima ed anche io e Gianni ci abituammo alla sua discreta presenza ed ai pranzetti che ci faceva trovare pronti la sera. Fu così che nel mio cuore scoprii il desiderio di mettere realmente “su famiglia”, desideravo avere un figlio e naturalmente Gianni, dopo qualche flebile obiezione mi accontentò ed io mi ritrovai in  dolce attesa . Dopo qualche mese scoprimmo che era un maschio, lo avremmo chiamato Luca e noi lo avremmo amato, viziato e coccolato solo come sanno fare amorevoli genitori.

Tutto avvenne come previsto, ma a quel punto io volevo di più, sentivo forte il richiamo del mio paesello, dove avremmo costruito la nostra casa. Avevamo lavorato sodo ed eravamo in grado di fare progetti futuri. Intanto Gianni si organizzò con uno studio commerciale in proprio, io gli davo una mano, Luca aveva iniziato la scuola e tutto procedeva bene. Ma all’improvviso accadde un evento, direi veramente inaspettato, rimasi nuovamente incinta, questa volta era una bellissima bimba, Elisa.

A questo punto tutto mi sembrava perfetto, finalmente avevo la mia famiglia, la mia casa e mi potevo ritenere ben felice della mia vita.

Ma allora cosa è accaduto dopo?

Ebbene per potermi spiegare è necessario fare una digressione: era lunedì 26 ottobre 2020, mentre dalla cucina attraversavo il soggiorno per andare nella zona notte, ho fatto una brutta caduta ed ho riportato la rottura della spalla. Naturalmente il dolore era veramente atroce ed io ho chiamato mio figlio Luca, che abita al piano superiore, affinché aiutasse suo padre a farmi alzare da terra.

Comunque il martedì 27 Ottobre 2020 mio marito ed io siamo andati al pronto soccorso di Pineta Grande di Castel Volturno e qui mi è sembrato di entrare in una bolgia dell’Inferno dantesco. Dopo aver fatto il tampone previsto per poter entrare nel pronto soccorso, sono finita nelle mani di un “sedicente” ortopedico che mi ha effettuato un’ingessatura pesante, e ben sapendo che la mia spalla andava operata ha fatto firmare una liberatoria a mio marito per evitare ogni responsabilità. (Approfittando della buona fede e della paura di due persone anziane e direi indifese, in quel momento). In effetti una volta a casa la spalla mi faceva malissimo ed il braccio continuava a diventare nero e a gonfiarsi. Insomma in un momento già critico e difficile, sono capitata anche in un uno spiacevole caso di malasanità. Comunque mio marito che non mi ha abbandonata un solo istante è riuscito ad avere un appuntamento con un luminare della spalla, ossia il professore Raffaele Russo, che tra l’altro, con nostra sorpresa, abbiamo appreso che lui opera anche alla clinica Pineta Grande di Castel Volturno.

Il professore appena mi ha vista mi ha subito anticipato che il giorno successivo sarei stata contattata dal professore Ciccarelli che mi avrebbe tolto quel maledetto gesso (durata la bellezza di tre settimane, inutilmente) e mi avrebbe fornito tutte le indicazioni per effettuare un prericovero (lunedì 16 Novembre), quindi il ricovero (mercoledì 18 Novembre) ed il giorno successivo l’intervento (giovedì 19 Novembre). Tutto è proseguito secondo i piani e l’intervento si può considerare riuscitissimo. In questi giorni sto facendo la fisioterapia con un bravissimo terapista, ma sento che la mia avventura si avvia positivamente a conclusione.

Ma intanto ritorniamo alla mia famiglia: la persona che si è preso cura di me è stato mio marito Gianni, in effetti lui lo aveva detto nelle promesse di matrimonio “nel bene e nel male”. Ma lui ha fatto molto più di questo si è fatto ricoverare insieme a me e mi ha accudita e curata così come si fa con una bambina.

I miei Figli? Li ho visti ben poco entrambi, ognuno per motivi diversi. Io sono la loro mamma e non posso fare a meno di amarli, ma non posso neppure evitare di pensare come diceva un tempo mio padre: “na mamm camp cient figl, ma cient figl nun campan na mamma!”

Intanto voglio approfittare di questo mio ricordo per ringraziare tutte le persone che telefonicamente o sui social si sono interessati a me, con un saluto, un incoraggiamento, una parola amichevole. E’ stato piacevole, mi avete aiutata a trascorrere il tempo, grazie! Anzi ringrazio anche quelli che non l’hanno fatto in quanto è facile ringraziare chi ti vuole bene, ma è molto più difficile ringraziare e amare chi per qualche motivo ti odia.

Bisogna sempre ricordare che: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.
(Mt. 22, 37-39)

Ciao amici, buon anno a tutti!

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