Seconda domenica di avvento (anno B). Commento di don Franco Galeone

Domenica 7 dicembre 2014

Seconda domenica di avvento (anno B)

Un pezzo di deserto per vivere bene!

“Commento di don Franco Galeone”

(francescogaleone@libero.it)

Preparare la strada al Signore

Pochi libri, a mio parere, hanno un incipit così solenne e incisivo come quello del vangelo di Marco. Si prova sempre un certo tremore e timore nel riascoltare le parole del profeta Isaia, nel rivedere come uscito dalle ombre del passato la gigantesca e fragile figura di Giovanni Battista, vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle, il cui cibo sono locuste e miele selvatico. Il vangelo, il lieto annuncio, ha il suo primo missionario in Giovanni Battista, cerniera tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Il vangelo di oggi ci ricorda una fondamentale verità: il cristiano non è la via, ma quello che prepara la via ad un Altro. Noi, invece, inconsapevolmente – perché nessuno lo direbbe esplicitamente – ci crediamo il centro della salvezza. Noi non siamo quelli che tracciano la via, ma quelli che la seguono; noi non siamo quelli che guidano gli altri, ma solo quelli che camminano dietro il Signore nella speranza che anche altri lo facciano. Il nostro compito, umile e grande insieme, non è quello di aprire la via ma di prepararla, mostrando come sia dolce e gioioso seguire Gesù fino al Calvario dove tutto sembra finire e dove tutto rinasce! Nessuno di noi è il Cristo, ma tutti possiamo essere il Battista! Chi prepara la via, alla fine sa mettersi da parte, permette a Gesù di crescere. Compito umile, ma necessario, perché la via di Dio ha bisogno della fatica dei credenti.

Giovanni ci ricorda la necessità del deserto

Chissà come avremmo giudicato Giovanni Battista se fossimo vissuti al suo tempo! Lo avremmo ammirato per il suo coraggio, il suo anticonformismo, la sua coerenza? Ci avrebbe convinto il suo invito alla conversione, alla giustizia, all’onestà? Saremmo diventati amici di questo contestatore sospettato dalle autorità civili e religiose? Ho il dubbio che il “credente borghese”, che è dentro di noi, lo avrebbe rifiutato. Gesù, invece, ha frequentato l’ambiente poco raccomandabile di Giovanni Battista e, tra quei suoi seguaci pericolosi, ha scelto i suoi discepoli migliori. Gli uomini di chiesa sono capaci di imitare l’umiltà di Gesù, che chiede il battesimo, che si mette in fila, che si confonde con quelle voci del deserto? Se questo avvenisse, anche oggi sarebbe l’inizio della salvezza. I primi credenti hanno incontrato una società di violenza, di giochi nel circo, di schiavitù legalizzata, di prostituzione sacra … Ma, davanti a quella “lieta e contagiosa minoranza” di credenti, i pagani sono crollati, hanno trovato quello che da sempre cercavano: la fraternità, la gioia, l’amore! Anche oggi: davanti ai tanti scandali, i credenti non devono girare al largo, come il sacerdote o il levìta della parabola, ma mostrare la gioia di chi ha incontrato il Signore!

La prima riforma deve partire da noi stessi
Gli eremiti attirano le folle. Se volete attirare molte persone, ritiratevi nel deserto. Più Giovanni Battista cercava la solitudine, più era seguito della folla. Anche oggi: giovani e donne accorrono dietro a individui singolari, eccezionali, rivoluzionari; una semplice deformità dell’anima (la follia) o del corpo (le stimmate) sveglia già l’interesse. Per una volta, però, le folle curiose si trovano davanti a un vero maestro; vanno per avere una formula, una ricetta, un consiglio, e si sentono queste esigenze radicali: “Raddrizzate la strada della vita. Convertitevi alle esigenze del regno di Dio. Praticate la giustizia”. Comprendiamo subito che non si tratta più di un gioco; ogni curiosità svanisce; sfuma ogni sentimentalismo religioso; convertirsi comincia a far soffrire. I problemi teologici, i dibattiti filosofici, le controversie politiche … Tutte queste cianfrusaglie brillanti e complicate svaniscono di colpo. Questo è l’effetto della parola di Dio: ci lascia nudi davanti a Lui, ci rivela il fondo del cuore. Vi è un segno che si tratta della parola di Dio, ed è che essa fa male, ci fa sapere quello che non vogliamo sapere, ci colpisce proprio nel punto a noi più caro: “Viva è la parola di Dio ed efficace, più tagliente di ogni spada a due tagli” (Eb 4,12). Il messaggio di Giovanni Battista è sempre attuale: l’uomo cerca la causa del suo malessere nella società, nella chiesa, nella politica, nelle strutture, e crede di trovare il rimedio nel cambiamento degli altri! E la risposta è sempre la stessa; il male è dentro di noi, la radice delle ingiustizie è nel cuore. Mettiamo il ferro nella nostra carne. La riforma deve partire da noi stessi!

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