Shamal soffia su Torino, mostra d’arte

Shamal soffia su Torino
Il 3 ottobre inaugura la nuova mostra di Andreja Restek, a cui si aggiungono le opere di sette artisti italiani che si sono ispirati ai suoi scatti.

Quadri, sculture e fotografie per raccontare la guerra, la fuga, sogni e speranze di interi popoli. E soprattutto per raccogliere fondi da destinare al campo profughi 022, in Libano. S’intitola Shamal. Soffia su Torino la retrospettiva che il 3 ottobre inaugurerà in città, negli spazi del Polo del ‘900, e che vede come protagonisti la fotografa torinese-croata Andreja Restek e sette artisti italiani (sei pittori e uno scultore) che si sono ispirati alle immagini catturate dalla fotoreporter in Siria, nei campi rifugiati in Libano, e nelle altre parti del mondo piegate da conflitti e povertà.
La mostra è organizzata dall’associazione ‘L’ambulanza dal cuore forte’ ADCF Onlus, dalla Fondazione Vera Nocentini e ideata dalla giornalista Stefania Aoi. Prendono parte ad essa la fotoreporter Andreja Restek, i pittori torinesi Ciro Palumbo e Akira Zakamoto, le pittrici romane Alessandra Carloni e Roberta Coni, il collega ligure Davide Puma, quello italo-tedesco Matthias Brandes e lo scultore romano Jacopo Mandich. La Fondazione Vera Nocentini ha inserito la mostra all’interno di un momento organizzato dal Polo del ‘900 per ricordare gli anni bui delle leggi razziali. Hanno contribuito alla realizzazione di questa mostra anche il Consiglio Regionale del Piemonte, l’Associazione Stampa Subalpina e Chiara Pizzighello per la ricerca di finanziatori.
L’evento prende il nome di Shamal, lo stesso di un impetuoso vento estivo che soffia nel Golfo Persico, perché come questo vento, considerato dai tempi più antichi portatore di cambiamenti, anche la mostra vuole contribuire a cambiare qualcosa nel suo piccolo. Anche i minimi aiuti possono determinare, come lo Shamal, risultati travolgenti e a volte duraturi. Per questo il ricavato ottenuto dalla vendita delle tele e delle sculture realizzate dagli artisti andrà, in parte, all’Associazione ‘L’ambulanza dal cuore forte’. Andreja Restek si occuperà personalmente di portarli ad alcune famiglie ridotte in schiavitù e obbligate a lavorare nei campi agricoli in Libano, zona nord, a 5 km dal confine con la Siria. Queste persone, per sopravvivere, sono costrette a orari massacranti: iniziano alle 5 del mattino e finiscono a tarda sera. La nostra donazione permetterà ad alcune di queste famiglie di pagare le cure mediche o di comperare beni di prima necessità, come il cibo.
“L’idea di organizzare questo appuntamento è nata su Facebook, grazie a una foto di Andreja Restek che ritraeva un bambino disperato. Questa mi ha ricordato il quadro del pittore norvegese Edvard Munch. Quell’urlo accusatorio, rivolto a un’umanità sorda o capace di ascoltare solo ciò che le interessa, mi ha fatto sentire il bisogno di fare qualcosa di più che dispiacermi: ho chiamato Andreja e alcuni degli artisti e tutto ha avuto inizio”, spiega Stefania Aoi, una delle organizzatrici.
“Condividere le esperienze con le persone vicine e lontane porta ad un arricchimento reciproco. È questo il pensiero che mi spinge a condividere il mio lavoro con il pubblico. Questa mostra potrà contribuire alla sensibilizzazione sul dramma di ciò che succede nel mondo. Attraverso la fotografia, la pittura e la scultura abbiamo raccontato i momenti drammatici e le realtà delle persone costrette a lasciare le proprie case a causa della guerra. In modi diversi abbiamo cercato di portare lo spettatore nel loro mondo, nel mondo dove contemporaneamente lo spettatore si trasformerà in testimone dei fatti che diventeranno storia”, afferma la fotoreporter Andreja Restek.
“Il lavoro che abbiamo fatto è guardare le foto di Andreja e provare a raccontare, ognuno attraverso il proprio linguaggio, quello della pittura e della scultura, il dramma di chi è costretto a spostare la propria esistenza altrove. L’arte ha il potere di arrivare dritta al cuore, di farsi sentire anche da chi a volte è distratto o preferisce non ascoltare”, aggiunge il pittore torinese Ciro Palumbo.
“La nostra fondazione ha accettato volentieri di supportare questa mostra perché è urgente tenere viva l’attenzione sulla guerra in Siria. Le ultime vicende drammatiche, l’indifferenza delle istituzioni, in primis l’Onu, ci chiedono di reagire. Questo è il nostro modo. E proprio in coincidenza con il centenario di conclusione della prima guerra mondiale ospiteremo al Polo del ‘900 questo evento e una serie di altri reportage che dimostrano come, dopo un secolo esatto, l’orrore continui”, afferma Tomaso Panero della Fondazione Vera Nocentini.

 

 

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